Una questione d'onore
Il primo gol incassato a Genova sabato sera è irregolare (per il fischio di Rocchi prima che venga calciato da Thiago Motta il pallone, poi entrato in rete), ma la Juventus ha deciso di non presentare alcuna riserva scritta. Lo conferma il presidente Giovanni Cobolli Gigli, spiegando anche la posizione della società. "Siamo convinti che le partite si debbano vincere sul campo - dichiara il numero uno bianconero al suo arrivo in Lega calcio, a Milano, per l'assemblea informale - e, anche se in questo caso l'errore arbitrale era evidente, non sarebbe stato producente. Noi dobbiamo vincere sul campo, anche se a volte ci sono arbitraggi che non ci aiutano".
Forse però i tifosi della Vecchia Signora vorrebbero una dirigenza un po' più forte, che si faccia sentire di più anche nei confronti del Palazzo.
"Anche se sarebbe il caso che io mi astenessi dal giudizio - la replica di Cobolli Gigli - credo non sia necessario urlare e dire parolacce per farsi capire. Si può anche parlare con voce normale, anche se qualche volta capita pure a me di sbattere i pugni sul tavolo. Penso che parlando in maniera normale si possa essere considerati più che essendo violenti. E' meglio essere autorevoli, cosa che non dico di essere ma alla quale aspiro, che essere aggressivi".
Inevitabile che, a pochi giorni dal testa a testa con l'Inter capolista di Mourinho, il presidente della Juventus si pronunci sul derby d'Italia. "E' una gara molto difficile, certamente complicata. Ci mancherà anche qualche giocatore importante per squalifica e qualcuno che non recupererà. E' una sfida che io come tifoso e la società sentiamo veramente molto e al di là dei punti ci giocheremo la faccia e l'onore", sottolinea Cobolli Gigli. Il quale, però, ammette di non credere più alla possibilità del titolo tricolore. "Lo scudetto? E' una chimera, ancora possibile solo matematicamente. Il secondo posto è estremamente importante e dobbiamo fare di tutto per difenderlo: la Juve lo vuole più del Milan".
Inoltre il numero uno bianconero non vuol sentire parlare di rapporto tormentato fra Del Piero e Ranieri o di dissidi. Uno dei due è di troppo? "No, credo che non sia possibile. Se mai hanno avuto qualcosa da dirsi, lo hanno chiarito parlando tra loro, come succede tra veri uomini".
Come Blanc, anche Cobolli Gigli infine ribadisce fiducia al tecnico.
"Le parole di Blanc sono il pensiero dell'intero consiglio di amministrazione: ha parlato anche di progetti a medio e lungo termine ai quali credo particolarmente perché per ottenere successi bisogna investire nel tempo. Intanto - conclude il presidente bianconero - mi auspico di chiudere l'anno vincendo la coppa Italia e difendendo il secondo posto".
Vicini all'impresa
Non è stata la partita perfetta che aveva invocato Pasquale Marino, ma c'è mancato davvero poco. L'Udinese esce dalla Coppa Uefa dopo una prova gagliarda, con occasioni da gol a ripetizione e gol da cineteca: il premio, gradito quanto magro rispetto all'impegno profuso, è il sostegno continuo (a tratti assordante) del pubblico friulano. Decisivi gli episodi e ancora una volta il brasiliano Diego. Non si era allenato, a lungo un suo forfait era parso scontato; invece Diego ha giocato, per tutti i novanta minuti e la sua presenza si è rivelata decisiva.
AVVIO DA GRANDE - Quando c'è da recuperare un risultato negativo è necessario segnare subito, per non cadere nella frustrazione: al quarto d'ora la saetta di Inler dimostra che il miracolo è possibile. Non si arresta la pressione bianconera ma un erroraccio di Zapata apre la strada a Diego per l'1-1; due minuti dopo, però, Quagliarella si fa perdonare i troppi pallonetti sbagliati all'andata e brucia Wiese in uscita. Galvanizzato dalla rete, il bomber di Castellammare di Stabia inventa un altro colpo dei suoi: una sua girata acrobatica dal limite rovescia il risultato dell'andata.
UN'ALTRA PARTITA - A inizio ripresa si riparte da zero: l'Udinese riparte a testa bassa e sfiora il gol ancora con Quagliarella ma a passare è ancora il Werder. Al quarto d'ora la traversa dice di no a Hugo Almeida ma sulla respinta c'è il solito Diego per la zuccata vincente, quella che vale la semifinale. Un palo colpito da Asamoah da fuori area precede l'assegnazione (generosa) di un rigore agli ospiti: Handanovic ci mette del suo e respinge la conclusione di Diego ma sul successivo corner non può nulla sulla deviazione sotto misura di Pizarro.
BIANCONERI SEMPRE IN GARA - Pur ormai fuori dal discorso qualificazione, l'Udinese spende ogni singola goccia di sudore per portare a casa almeno la vittoria parziale: Quagliarella è trascinante in campo ma è il finalizzatore di una squadra che stasera ha dato tutto il meglio del suo repertorio. Il palo di Domizzi in pieno recupero sottolinea ancora la sfortuna dei bianconeri che, non dimentichiamolo, hanno sfiorato l'impresa pur senza la stella Totò Di Natale. Il 3-3, però, non si schioderà più. L'applauso del Friuli forse vale quanto una semifinale ma contro l'Amburgo ci andrà il Werder Brema.
Avanti con il minimo
OPORTO - Con una prova di forza il Manchester United campione in carica coglie una vittoria fondamentale (0-1) ad Oporto ed approda alle semifinali di Champions League rimediando al 2-2 dell'andata. Un successo che assume ancora più importanza se si pensa che mai il Porto aveva perso con una formazione inglese in 12 precedenti ufficiali. Il Manchester impiega appena 6' per riprendersi la qualificazione: a sbloccare il risultato ci pensa il solito Cristiano Ronaldo con un destro terrificante da quasi 40 metri che si infila a fil di palo a mezza altezza alla destra di Helton. La reazione del Porto è affidata soprattutto al difensore Bruno Alves che spaventa van der Sar prima (20') con una punizione di poco a lato e poi (41') con un colpo di testa a fil di palo. Il Manchester non si chiude e prima della fine del tempo sfiora il raddoppio con Giggs (tiro bloccato da Helton al 30') e Vidic che da due passi manca (43') la deviazione vincente su torre di O'Shea.
Nella ripresa il Porto stringe i tempi e per quattro volte va vicino al pari, con un sinistro di Raul Meireles (48'), con una punizione di Hulk (58'), con un colpo di testa di Rolando (78') di poco alto su un'uscita a vuoto di van der Sar e, infine, con una rovesciata fuori di poco di Farias (81'). Nel finale i lusitani si sbilanciano e per poco non rischiano il raddoppio sulle conclusioni in contropiede di Rooney, Nani e Ronaldo. Lo 0-1 comunque basta al Manchester che entra così in semifinale nella massima competizione europea per il 3° anno consecutivo.
LONDRA - L'Arsenal vola in semifinale senza patemi, dimostrando anche nel ritorno a Londra di essere squadra ben più solida ed organizzata del Villarreal, travolto con un secco 3-0. La squadra di Wenger parte forte e, dopo un sinistro di van Persie, sblocca il risultato al 10' con Walcott che, smarcato in area da un tacco di Fabregas, salta Diego Lopez in uscita con un morbido pallonetto di destro in diagonale. Sulle ali dell'entusiasmo i 'Gunners' insistono e sfiorano il gol in altre due circostanze, con una punizione di van Persie (28') e con un colpo di testa di Adebayor (29'), salvato sulla linea, a Diego Lopez battuto, da Gonzalo Rodriguez. Il Villarreal fatica a farsi vedere dalle parti di Fabianski e per annotare il primo pericolo bisogna attendere il recupero del primo tempo: Godin svetta di testa su un angolo di Pires e sfiora di un nulla la traversa.
Nella ripresa il Villarreal si sbilancia e, al 60', è punito da Adebayor che mette al sicuro la qualificazione con un pregevole esterno destro in diagonale su lancio di van Persie. Gli spagnoli perdono la testa e al 69', dopo essere rimasti in 10 per l'espulsione per proteste di Eguren, incassano il 3-0 da van Persie che trasforma un rigore concesso dall'arbitro Stark per un fallo di Godin su Walcott. Il finale diventa una passerella per i Gunners che possono così festeggiare il ritorno in semifinale dopo tre anni.
Lippi chiude a Cassano
Marcello Lippi non ha alcuna intenzione di aprire le porte della nazionale ad Antonio Cassano. In un' intervista concessa a Sky Sport il Ct azzurro ha spiegato la sua decisione per motivi "psico-tecnici". Una spiegazione che sembrerebbe spegnere ogni speranza al talento barese malgrado Lippi gli conceda ancora un piccolo spiraglio: "Cassano deve continuare a giocare come sa. Poi, quando io farò le scelte, se per caso non ci sarà, non deve pensare assolutamente che io abbia qualche motivo particolare nè con lui, nè con nessuno. Sono semplicemente convinzioni mie psico-tecniche", ha ribadito.
NO A TROPPI ORIUNDI - In azzurro, invece, potrebbero presto sbarcare Amauri e Thiago Motta anche se Lippi per ora glissa: "Quando Amauri avrà il doppio passaporto, vedremo. Motta si è già proposto, dicendosi disponibile a giocare con noi. Così come lo hanno fatto Ledesma e Taddei. Fa piacere anche se deve essere chiaro che non vogliamo fare una nazionale di oriundi. Ci sono tanti buoni giocatori in Italia".
TOTTI, ADDIO DEFINITIVO - Uno di questi è sicuramente Francesco Totti il cui capitolo in azzurro non sembra però destinato a riaprirsi: "Ha abbandonato, gli è costato tanto, bisogna rispettare la sua scelta", dice Lippi. "Lui - prosegue - ha detto che se un giorno ci fosse bisogno tornerebbe. Abbiamo un rapporto talmente bello si renderebbe disponibile. Questa è una cosa che mi ha fatto molto piacere però non credo proprio che succederà".
ASPETTANDO GATTUSO - L'Italia si prepara alla Confederations Cup, in programma a giugno in Sudafrica. "Andrà il gruppo che ha lavorato negli ultimi mesi. Spero, ovviamente, di recuperare qualche giocatore che ultimamente ha partecipato poco come Camoranesi e Gattuso", dice Lippi. Il centrocampista del Milan sta recuperando da un grave infortunio: "Se lui giocherà qualche partita nel mese di maggio, perché no? Magari non potrà giocare tutte le partite ma l'esperienza di Gattuso nel gruppo sarà importante lo stesso".
MIX TRA GIOVANI E CAMPIONI - L'obiettivo di Lippi, ovviamente, è presentarsi con una squadra competitiva ai Mondiali del 2010. "La ricostruzione passa attraverso 2 anni nei quali dobbiamo cercare di fare ovviamente la cosa più importante", dice riferendosi alla qualificazione da centrare. "Siamo messi abbastanza bene ma dovremo lottare e ce la dovremo sudare", aggiunge riferendosi alla classifica del Gruppo 8 che gli azzurri guidano con 2 punti di vantaggio sull'Eire di Giovanni Trapattoni. L'ossatura della squadra sarà sempre costituita dai campioni del mondo del 2006: "Piano piano stiamo ricostruendo qualcosa, tenendo conto anche della carta d'identità di qualche giocatore straordinario di Germania 2006: bisogna stare molto attenti a lasciarli troppo precocemente per strada, bisogna accompagnarli, loro devono capire qual è il loro ruolo", dice il ct. "I veterani possono essere importantissimi in questo periodo e magari capire che tra un anno possono maturare i giovani".
MACHEDA PUO' ATTENDERE - E a proposito di giovani anche a Lippi non è sfuggito l' esordio eclatante del giovane Federico Macheda con la maglia del Manchester United: 2 gol in 2 spezzoni di partita. "Macheda è già in un elenco di giovani che sono andati a giocare all'estero e che seguirò con attenzione", dice il CT. "Certo è che non è che se uno fa una partita e un gol deve essere subito convocato in nazionale...". Come dire per ora aspetterà. Poi magari farà la sua bella trafila passando per l' U. 21 di Casiraghi. Un' opinione che non convince i bookmaker inglesi che reputano piuttosto probabile che il talento romano vada ai Mondiali. Tant'è vero che lo offrono appena a 2,65.
INTER, SCUDETTO MERITATO - Non c'è più quota, invece, per lo scudetto 2009 all' Inter. E anche Marcello Lippi incorona definitivamente i nerazzurri: " L'Inter ha ampiamente meritato lo scudetto". sottolinea. "Sono 3 stagioni che è la squadra più forte in Italia. L'anno scorso gli ha tenuto testa solo la Roma. In questi anni la società nerazzurra ha costruito una squadra importante e forte. Mourinho ha fatto rendere la squadra in maniera sufficiente per vincere il campionato, come ha fatto anche Mancini nelle stagioni precedenti. Invece a livello internazionale gli manca ancora qualcosa. Probabilmente una cavalcata importante che gli faccia raggiungere l'autostima sufficiente", conclude.
Juve, Spalletti per Ranieri?
La Juventus è piena di dubbi e i dubbi scatenano pensieri e i pensieri suggeriscono idee e tra le idee fioriscono nomi: l'ultimo è Luciano Spalletti, il possibile successore di Claudio Ranieri sulla panchina juventina. L'inattesa piega che ha preso la stagione bianconera, oramai declinante verso un "normale" secondo posto (e sarebbe la migliore delle ipotesi), sta tormentando il club bianconero a ogni livello. Le certezze maturate durante l'inverno, quando i dirigenti erano convinti di avere per le mani una squadra già ampiamente competitiva e bisognosa solamente di un grande rinforzo (che con ogni probabilità sarà Diego) e di qualche lieve correzione, si stanno sbriciolando di fronte ai gol che incassa la difesa, all'involuzione nel gioco, ai punti lasciati per strada e al rendimento scadente di molti giocatori, soprattutto quelli dal nome più celebre.
Ha dubbi Ranieri, che per la verità aveva sempre avvertito la necessità di irrobustire sensibilmente un gruppo di cui, anche nel momenti migliori, aveva tracciato i limiti oggettivi. Fino a qualche settimana fa, però, aveva in pugno una situazione che adesso gli sta invece sfuggendo di mano: schemi, modulo e preparazione delle partite restano gli stessi, eppure la squadra non applica più le indicazioni del tecnico con lo stessa giudiziosa attenzione di prima. Il terzo gol incassato a Marassi è emblematico, con la linea difensiva piazzata a centrocampo: "Mi chiedo perché, io non avevo detto di salire", rimuginava sabato sera il tecnico di fronte all'involuzione di una squadra peggiorata con il ritorno degli ex convalescenti. Quando le scelte erano ridotte, le cose funzionavano meglio: "Abbiamo perso l'assetto".
Ha dubbi la società, unita nell'analisi del problema ma divisa nella ricerca della soluzione. C'è chi ha perplessità sui veterani, al punto che ormai nessuno - non Buffon, non Camoranesi non Trezeguet- è più considerato incedibile. Anzi. Ma sono sempre più numerosi i punti negativi rovesciati addosso a Ranieri che, nonostante il lavoro eccellente svolto in condizioni di oggettiva difficoltà, a questo punto rischia di giocarsi il posto in Coppa Italia, l'ultimo obiettivo rimasto a portata di mano. Il 22 aprile ci sarà la semifinale di ritorno con la Lazio (che a Roma vinse 2-1): un'eliminazione sarebbe fatale al tecnico, giù indebolito - almeno agli occhi della squadra - dall'inopportuna cena organizzata la settimana scorsa tra Blanc e Lippi, l'uomo del 2010, se non come tecnico almeno come dirigente. Ma se l'annata continuasse sulla falsariga delle ultime due settimane, a Ranieri non verrebbe consentito di rispettare il contratto in scadenza tra quattordici mesi. Di sicuro, in società hanno già cominciato a ragionare su eventuali alternative per non farsi trovare impreparati, almeno stavolta, di fronte alla necessità di un cambiamento non preventivato ed è così che si arrivati a Spalletti: piace da molto tempo, anche a Torino si sono accorti del logorìo del suo rapporto con la Roma e sulla sua figura, almeno su quella, ci sarebbe identità di vedute. Dissentirebbe solo Ranieri, a quel punto.
Bologna, ecco Papadopulo
E' ufficiale. Il Bologna ha esonerato Sinisa Mihajlovic. Il nuovo tecnico dei rossoblù è Giuseppe Papadopulo. Alle 14, a Casteldebole, la presentazione.
VIA SINISA - Mihajlovic ha pagato a caro prezzo la pesante sconfitta casalinga (1-4) di sabato scorso contro il Siena (la quarta consecutiva, la nona nelle ultime 12 giornate), che ha fatto precipitare i rossoblù al terz'ultimo posto in classifica. Il tecnico serbo era arrivato in Emilia a novembre dello scorso anno al posto di Daniele Arrigoni. Dopo un ottimo inizio (nove risultati utili consecutivi) che aveva portato il Bologna fuori dalla zona a rischio, la formazione emiliana ha attraversato un momento no (tre sconfitte a febbraio) prima di tornare al successo contro la Sampdoria (a inizio marzo). Le ultime quattro sconfitte (due in casa con Cagliari e Siena) hanno fatto precipitare la situazione e convinto la società a cambiare.
ARRIVA IL PAPA - La scelta è caduta su Giuseppe Papadopulo, 61 anni, specialista in salvezze, fermo dallo scorso giugno dopo aver portato il Lecce in serie A. A lui la famiglia Menarini ha affidato il compito di salvare il Bologna nell'anno del centenario della società.
DECIMO CAMBIO - L'esonero di Mihajlovic rappresenta il decimo cambio in panchina in serie A dall'inizio del campionato, il secondo della società rossoblù. In precedenza avevano cambiato guida tecnica Palermo, Chievo, Torino (due volte), Reggina (due volte), Lecce, Napoli.
Il Lione vuole Rosina
Il Torino rischia di perdere Alessandro Rosina (24). Soprattutto nel caso in cui i granata dovessero retrocedere, il primo a partire sarebbe proprio il fantasista ex Parma, in rotta con il club e in particolare con Cairo. Verso quale destinazione? Si parla di un forte interessamento del Lione che sarebbe pronto ad investire una cifra vicina ai 10 milioni di euro per portare Rosina in Francia, a far compagnia a Fabio Grosso. Il tecnico dei francesi, Claude Puel, vede nel giocatore granata un futuro campione e vuole averlo a tutti i costi a sua disposizione per il prossimo anno, per poterlo utilizzare alle spalle di Benzema per formare una coppia imprevedibile e concreta allo stesso tempo.
Barça sublime, ma il Chelsea...
Primi importanti verdetti nei quarti di finale di Champions League. Il Barcellona stende, con un perentorio 4 a 0, il Bayern di Luca Toni; il Chelsea fa il colpaccio ad Anfield, superando 3 a 1 i padroni di casa del Liverpool.
Adriano: "Quante falsità"
Avete visto quante cose dicono di me? Persino che sono morto. Adriano lo dice ad un intervistatore brasiliano come se tutto fosse normale, come se non dovesse essere in Italia già da una settimana, come se la stessa fidanzata (o ex-fidanzata) non avesse detto di lui solo ieri che è un caso perduto.
E invece Adriano appare oggi per la prima volta in alcune immagini della TV Terra con l'aria di chi si stupisce di aver creato tanta confusione e non capisce perchè la gente parla tanto di lui: "Io sto bene, sto a casa dalla mia mamma, con la mia famiglia". Tutto a posto quindi, sono gli altri che si inventano chissà che. Ha persino negato problemi con la fidanzata Joana Machado, che da parte sua dice di averlo lasciato perchè non ce la faceva più.
Gli amici più stretti del fuoriclasse lo hanno "blindato" tutti questi giorni per evitare qualsiasi contatto con la stampa. La madre di Adriano, Rosilda, si lascia andare ad uno sfogo: "Pregate per lui. Quello che avevo da dire a lui e ad altre persone io l'ho già detto". E sembra che parli di un figlio discolo a scuola, e dei suoi compagni scapestrati. Rosilda si aggrappa alla fede, e ha chiesto al figlio monello almeno di passare la domenica di Pasqua con lei.
Persino Carlos Alberto Parreira, ct della Selecao nei mondiali del 2006 ("quando Adriano era il miglior attaccante del mondo"), si dice angustiato per il suo protetto. "Sono preoccupato per l'uomo, per l'essere umano - ha detto oggi il tecnico alla Sportv brasiliana - E' un problema personale, che deve essere curato, trattato a dovere. Non ho dubbi che continui ad essere un giocatore eccezionale, ma deve rispondere, è da lui stesso che deve cominciare il ricupero". Secondo la stampa brasiliana, infine, Adriano dovrebbe tornare in Italia all'inizio della prossima settimana.
Si ferma la serie B
È stata rinviata dalla Lega Calcio la 35ª giornata del campionato di serie B prevista per venerdì, giorno in cui è stato proclamato il lutto nazionale e si svolgeranno i funerali solenni per le vittime del terremoto in Abruzzo. Le partite verranno disputate martedì 14 aprile alle ore 19.
I nodi della Juve
Del Piero faro part-time: sbagliato rimandare Cassano. Nedved senza eredi, l'unico è stato bruciato dalla piazza.
Da Alex a Stankovic, tutti i nodi-Juve.
Il talento non si discute, ma a 35 anni bisogna guardare avanti.
La Juventus, seconda in Italia, ha raccolto 63 punti in trenta partite, cinque in più di un anno fa. Il Liverpool, secondo in Premier, «appena» 67 in trentuno. E poiché il Liverpool è il Liverpool, inutile barare: il livello medio del nostro campionato è modesto. L’analisi del dopo Pellissier non può non partire da questo dato. I rischi sono due: far finta di niente, far finta di troppo. Poteva fare di più, calcolando infortuni e variabili assortite, la squadra avvicendata dal 31 agosto a domenica? No. Poteva essere migliore, visti i quattrini investiti? Sì. In attesa del nuovo stadio, e delle sue ricchezze, le idee non conteranno meno dei soldi. Le idee e la chiarezza d’intenti. Dalla politica dei «normali ma molti» urge passare ai «pochi ma ottimi».
Dirigenti
Jean-Claude Blanc è amministratore delegato e direttore generale. Si tenga la prima carica e lasci la seconda. Serve un referente tecnico in grado di accompagnare il lavoro di Alessio Secco. Ce n’erano due: Bettega, ufficioso, e Tardelli, ufficiale. Troppi. Ma da due a zero è forse peggio.
Allenatore
Il contratto di Ranieri scade il 30 giugno 2010. La proprietà ha deciso di rispettarlo. Strano destino, il suo: quando la Juve vince, merito di Del Piero tutor; quando perde o pareggia, colpa sua. Peccato originale del mister, aver scartato Xabi Alonso e spinto per Poulsen. Non è poco, non è tutto. Come insegnano fin dall’asilo, è la società forte a fare forte l’allenatore. Piano piano, i lasciti tecnici della Triade si stanno esaurendo. Cruciale sarà il prossimo mercato: capiremo quale Juve la Juve vorrà essere. Con Ibrahimovic, era prima e l’Inter terza; senza, la gerarchia si è rovesciata. A buon intenditor.
Vecchia guardia
Il nodo dei nodi rimane Del Piero. Il 9 novembre compirà 35 anni. In discussione non ci sono né la classe, enorme, né la gratitudine, eterna. Se mai, l’età e il logorìo. I tifosi cominciano a dividersi: chi lo vorrebbe sempre, a prescindere, e chi dosato. Buona la seconda, nella speranza che accetti il ruolo di leader: non già dimezzato, ma meno impiegato. A chi scrive, piace la scommessa Cassano, 27 anni a luglio. Subito, però. Non dopo i Mondiali, ai quali aspirano entrambi. E non in cambio di Giovinco. Capitolo Buffon: di fronte a un’offertissima, si tratta; per il resto, magari tutti i problemi della Juve fossero Buffon, o il suo rendimento, non più galattico ma nemmeno banale. In Nazionale, sbaglio o ci aveva salvato sia in Montenegro che a Bari? Per il dopo Nedved, inutile inseguire un altro Nedved. Non esiste. L’elemento che più gli assomiglia, Stankovic, fu bocciato dalla piazza: complimenti. David Silva, Hamsik, Guberti: significa ricominciare da un modello diverso. Il reparto che, per paradosso, potrebbe restare tale quale, è l’attacco: Amauri, Del Piero, Iaquinta, Trezeguet (a patto che non venga ceduto per far cassa), Giovinco. A proposito: se credo in Giovinco, classe 1987, non corro dietro a Diego, ma alla Juve ci credono sul serio?
Esigenze
Alle spalle di Camoranesi, c’è Marchionni. I reparti che sollecitano i restauri più radicali sono difesa e centrocampo. Detto che la caccia generalizzata a Mexes dà la misura di una categoria di centrali non proprio eccelsa, la rosa pullula di mediani, uno dei quali, Sissoko, è diventato fondamentale. Ma neppure Sissoko è il regista che manca. Lo sarebbe stato uno Zanetti integro, versione 2007-2008, o lo Xabi Alonso corteggiato e poi frettolosamente scartato. La Juve non gioca peggio dell’Inter, che con Ibra e Vieira molto la ricorda: ha solo meno talento nei settori nevralgici, soprattutto in mezzo al campo, là dove si raffina la manovra e si danno i tempi. La Juve di Ranieri tende provocatoriamente a produrre più gol che palle-gol. I lettori inorridiranno avendo ancora sullo stomaco la tripletta di Pellissier, ma proprio l’organizzazione difensiva incarna la specialità della casa. Vero, Chiellini e Mellberg sono stati bruciati sullo scatto, ma vogliamo parlare di chi avrebbe dovuto (almeno) disturbare il «lanciatore»?
Obiettivi
Terza al ritorno in A e oggi seconda, eliminata negli ottavi di Champions League dal Chelsea, semifinalista in Coppa Italia (andata, 2-1 per la Lazio; ritorno, 22 aprile a Torino): siamo in linea con i programmi e i pronostici (persino di Moggi). L’ultimo salto, però, è sempre il più complicato e pericoloso. Basta con i Tiago, gli Almiron (ci cascò pure il sottoscritto), i Poulsen, i Knezevic contesi al Toro, gli Andrade senza una riga, dicasi una, che tutelasse il club da possibili ricadute, stop alla lunga sfilza di parametri zero. Meno quantità, più qualità. Con un occhio al bilancio e l’altro alla storia.
Ancelotti: Chelsea, Milan: Allegri
Massimiliano Allegri al Milan? Ecco la novità, soprattutto se Carlo Ancelotti dovesse prendere la strada per Londra, destinazione Chelsea. Il tecnico del Cagliari, grande rivelazione della serie A, ha il via libera dal presidente rossoblù Cellino se dovesse cercarlo una grande.
Allo stadio senza polizia!
"Gli stadi senza polizia": questo il sogno delcapo della polizia, Antonio Manganelli. Ora il sogno, finalmente, si avvera. Con l'esperimento di Empoli, che gioca quest'anno in serie B. Nello stadio ci sono infatti soltanto gli steward e i responsabili del Gos, gruppo operativo sicurezza. Prima di arrivare a questo test, il questore di Firenze, Francesco Tagliente, ex capo dell'Osservatorio, ci ha però lavorato a lungo. L'iniziativa è stata presentata oggi ad Empoli, in occasione della gara casalinga col Frosinone. Per sei incontri consecutivi in questa stagione- uno dei quali "attenzionato" (cioè segnalato) dall'Osservatorio nazionale (Empoli-Salernitana)- la sicurezza allo stadio Castellani è stata gestita solo con i componenti del Gos e gli stewards, sotto la supervisione del dirigente e di tre operatori della 'squadra stadio' del commissariato empolese.
In occasione delle gare, i contingenti della polizia e dei carabinieri, abitualmente in servizio nelle aree di pertinenza dello stadio, sono stati impiegati infatti "in attività di controllo del territorio in ambito cittadino, pur in stato di allerta per la gestione di eventuali criticità emergenti", come è stato spiegato nel comunicato della questura di Firenze. E questo è stato un successo importante, proprio quello che voleva Manganelli e si auguravano in tanti: recuperare poliziotti per le esigenze dei cittadini e non mandare più migliaia di agenti negli stadi. Un primato di cui sinora c'era da non essere orgogliosi. "I contingenti delle forze dell'ordine sono dunque rimasti a distanza dallo stadio-spiega ancora il comunicato della questura fiorentina- anche in occasione di accese animosità da parte dei tifosi, come accaduto lo scorso 7 marzo dopo la gara con la Salernitana, conclusasi con la contestazione della squadra campana da parte dei suoi sostenitori, prima dagli spalti e poi in prossimità della zona di accesso agli spogliatoi. L'intervento dei componenti della "squadra stadio" (della Digos, ndr), supportati da un gruppo di stewards, si è rivelato sufficiente a evitare che la situazione degenerasse". Momenti di tensione superati anche durante Empoli-Sassuolo (21 marzo) "quando un capo tifoso della squadra ospite, seguito da altri sostenitori, ha superato il blocco degli stewards, dirigendosi verso il settore dei sostenitori locali". L'intervento degli stessi stewards e del dirigente del commissariato hanno riportato la calma e al termine della gara il capo tifoso è stato fermato e sottoposto a Daspo". Come visto si può fare, si possono avere stadi senza poliziotti: si inizia da uno stadio impianto, ma ora-si spera-si tenterà anche in altre realtà.
Augurandoci che, come ad Empoli, i club di calcio collaborino con la polizia: Tagliente ci è riuscito, come è riuscito a Firenze a stabilire un rapporto con i tifosi del club viola. In altre città, ce ne rendiamo conto, non è per niente facile: ma questa è la strada da seguire. Con coraggio e anche con fermezza. I club per la verità non collaborano molto col Viminale. Basta pensare che sinora soltanto due società, il Milan e l'Inter, hanno adottato la tessera del tifoso: che farà il prossimo anno il ministro Roberto Maroni? Proibirà davvero le trasferte a chi non avrà la preziosa tesserina? Gli ultrà, per ora, non ne vogliono sapere e i club si muovono con estrema lentezza, più a parole che coi fatti. Da risolvere anche il nodo delle trasferte: troppe restano proibite. Da risolvere anche il problema (antico) del San Paolo: a Napoli ci sono stati incidenti durante e dopo la gara col Milan, causati anche da circa 300 tifosi milanisti e non solo dai napoletani. Non un ultrà è stato scoperto e punito. Niente di niente: speriamo che adesso che è cambiato il questore, si possa tornare alla normalità. Intanto, applaudiamo l'esperimento di Empoli, con la speranza che trovi altre città in grado di copiarlo.
Chivu, ritorno in giallorosso?
A volte ritornano. Cristian Chivu e la Roma, una storia che non è finita. E che un giorno potrà arricchirsi di nuove puntate. Il romeno oggi è un punto di forza dell’Inter, si appresta a vincere il suo secondo scudetto consecutivo, dopo averne sfiorati altrettanti con la Roma. Ha un contratto importante che lo lega all’Inter: scadenza nel 2012, con un ingaggio a salire fino a 4,5 milioni. Chivu è un grande professionista, da ragazzino andò via di casa per sfondare nel calcio. Aveva perso il padre, lasciò la madre e la sorella per garantirgli un futuro. Oggi ha ventotto anni, a diciannove era già all’Ajax. Alla Roma è rimasto quattro anni. Pochi per vincere qualcosa d’importante, abbastanza per lasciarci il cuore. A Roma conserva amici e ricordi indelebili, spesso trascorre il suo giorno libero nella Capitale. In giallorosso era uno dei giocatori più importanti nello spogliatoio, uno con una personalità spiccata. La sua parola contava parecchio all’interno del gruppo. Non è mai stato un numero, un componente della rosa. Alla Roma lo hanno fatto sentire importante sin dal primo giorno, a cominciare dal presidente Franco Sensi. Fu il suo ultimo acquisto portato a termine in prima persona. E quando andò a Bucarest per un viaggio in onore di Giovanni Paolo II, Chivu riservò al presidente le stesse attenzioni che un figlio può avere per il padre.
NEMICI MAI - Nella Roma Chivu ha ancora tanti amici, che ogni tanto sente ancora. Totti, De Rossi, che sono stati invitati al suo matrimonio e anche con Spalletti ha mantenuto un buon rapporto. Lo stesso discorso vale per i dirigenti. Indirettamente Cristian Chivu ha favorito l’apertura della Roma nei confronti dei giovani romeni. Nel settore giovanile ce ne sono quattro, tutti provenienti dalla scuola calcio di Popescu. Il più bravo, Adrian Stojan, ha esordito in serie A due settimane fa contro la Juventus. I quattro giovani vivono a Trigoria e rappresentano un ottimo esempio di integrazione tra italiani e romeni.
Maicon, ecco l'offerta Real
Il futuro di Maicon? Mourinho al Chiambretti Night ha dichiarato che giocherà l'ultima di campionato, ma a dire il vero in Spagna si guarda oltre, grazie alle dichiarazioni che arrivano dal Brasile. Mario Rosi, consigliere e rappresentante del nerazzurro avrebbe, infatti, parlato di un'offerta ufficiale da parte del Real Madrid all'Inter, già arrivata via fax in via Durini. Voci non confermate da Antonio Caliendo, agente del giocatore.
I giovani di Mourinho
Mourinho l'ha sempre detto: questa Inter è da svecchiare, bisogna lanciare nuovi giocatori giovani, possibilmente dal proprio settore giovanile. E dunque, dopo Balotelli e Santon, ecco che lo Special One ha deciso: dalla prossima stagione, come appreso da calciomercato.com tramite una fonte molto vicina alla società, in pianta stabile, in Prima Squadra, ci saranno tre altri giovani: Luca Caldirola, Rene Krhin e Aiman Napoli
Nato l'1 febbraio del 1991 a Desio (Mi), difensore, è uno dei giovani più interessanti e sicuramente più promettenti di tutto il panorama nazionale italiano. Trovare difensori capaci e con la personalità di Caldirola, oggi giorno, è molto difficile. Fa già parte delle diverse rappresentative nazionali.
Nato il 21 Maggio 1990 a Maribor, in Slovenia, centrocampista acquistato dall'Inter nel gennaio 2007 dal Branik; ha fatto un'ottima figura sia tra gli Allievi Nazionali che in Primavera e ha avuto modo di allenarsi spesso, quest'anno, con la prima squadra. Dalla prossima stagione sarà inserito direttamente in rosa. Punti di forza? Senso della posizione e intelligenza tattica.
Nato il 2 Luglio 1989 a Paderno Dugnano (Mi), attaccante, ha tirato i primi calci nell'Oratorio San Luigi, per passare poi al Palazzolo Milanese e, successivamente, alla Pro Sesto, club dal quale l'Inter lo acquistò in comproprietà nel gennaio 2007. Rimase tutta la stagione a Sesto San Giovanni per tornare poi nella Primavera nerazzurra a giugno 2007. Ha fatto il suo debutto nella sfida di Coppa Italia contro la Reggina il 19 dicembre 2007.
Buffon va via?
SOLO UN'OFFERTA FOLLE - "Gianluigi è attualmente il più forte portiere in circolazione - dice Martina in un'intervista a Radio Kiss Kiss -. Su una eventuale partenza di Buffon ritengo che tutto quello che scrivono i giornali non corrisponda a verità". Mai dire mai, però. "Gigi sta bene alla Juve ed è legato da un contratto fino al 2013, se qualcosa arriva però lo valuteremo insieme alla società, insomma non c'è nessun prurito di Buffon di andare via, però se leggiamo che Messi potrebbe andar via dal Barcellona per 100 milioni di euro, allora vuol dire che non esiste calciatore al mondo che dinanzi ad una follia non sia sul mercato, insomma se dovesse arrivare un'offerta incredibile ne parleremo con la Juventus".
NESSUN INCONTRO IN PROGRAMMA - I tifosi bianconeri possono comunque stare tranquilli. "Solo l'anno scorso Gianluigi ha firmato un prolungamento di altri cinque anni. Posso quindi garantire che in programma nessun incontro e non c'è nulla che possa lasciar presagire ad una partenza di Buffon", spiega Martina. Solo davanti ad una proposta indecente la società torinese potrebbe valutare l'ipotesi di una cessione del portierone azzurro, come del resto in passato ha spiegato lo stesso Buffon e non ha escluso neanche il presidente della Juve, Giovanni Cobolli Gigli.
BUFFON E JULIO CESAR - Attualmente a insediare a Buffon il titolo di miglior portiere al mondo è Julio Cesar, estremo difensore dell'Inter e del Brasile. "Gigi è il numero uno in assoluto, valorizza anche il reparto difensivo con la sua bravura - afferma Martina - è da dodici anni a questo livello di eccellenza e da questo si misura la bravura di un portiere, invece Julio Cesar è su questi valori solo da due anni, Dida lo è stato solo per due anni, Van der Saar, invece, è un grande portiere, ha sbagliato solo quando ha giocato con la Juve, lui è tra i più forti portieri degli ultimi vent'anni. Anche io sono stato più bravo di Zoff per due mesi (Martina ha militato a lungo anche in A, ndr), ma il valore di un portiere si vede sulla lunga durata e Gigi rappresenta il massimo".
Chiambretti/Mourinho show
Almeno un centinaio di persone ha atteso l'arrivo fuori dagli studi di Italia 1 di Mourinho. ''Tutto esaurito'' anche lo studio dove, oltre a 25 giornalisti italiani e stranieri, c'era anche Fulvio Collovati, già campione del Mondo con l'Italia nel 1982, e il giornalista Tiziano Crudeli, volto noto per i tifosi rossoneri, imbavagliato. "Chiedo scusa - ha esordito Piero Chiambretti - ma lei deve stare muto come un pesce". Mourinho accenna a Maicon "Giocherà l'ultima partita di campionato", quindi replica a Chiambretti che incalza (''E' il primo allenatore ad essere più figo dei calciatori"). ''No, non è vero e gli allenatori devono solo vincere le partite e non essere fighi. Certo, voi conoscete Josè che sta in panchina per 90' durante le partite e in quei 90' non si scherza e poi dopo la partita ho un' altra gara con la stampa".
Chiambretti ha chiesto anche se l'allentore fosse juventino dopo le dure parole pronunciate nello spogliatoio di Bergamo. "Io sono Mourinista - spiega l'allenatore - e da quando sono all'Inter sono il più grande interista. Io sono un trascinatore e alcune volte bisogna essere duri nello spogliatoio".
Capitolo campagna cqauisti e lancio giovani: "Su Quaresma ho sbagliato, forse. Ma di Santon che dici?". Quindi Roberto Mancini, il predecessore. "Mancini il giorno dopo che è uscito dalla Champions ha detto che si dimetteva mentre io ho detto che volevo convocata una riunione per capire cosa era necessario per vincere. Credo che questa sia la differenza". Questa la risposta del portoghese dopo che è stato fatto vedere il video in cui Mancini, rispondendo ad una domanda di Daria Bignardi, si diceva "obbligato per contratto ad un eventuale richiamo sulla panchina dell'Inter". Mourinho ha anche difeso la finale di Champions League a Roma. "E' giusto che resti a Roma".
"Il mio sogno è vincere i tre campionati più importanti: ho vinto in Inghilterra con il Chelsea e farò di tutto per vincere in Italia. Poi quando finirà il mio rapporto con l'Inter vorrei vincere anche in Spagna". Infine, la gestione di Adriano. "Credo che abbia subito influenze negative ed è lui che da solo deve capire e deve arrivare a conclusioni sulla sua vita e sulla sua carriera. Capisco che sono ragazzi - prosegue Mourinho - ma sono professionisti e devono pensarci a questo. Lo vedrò venerdì quando tornerà". E su chi stila la formazione nella sua squadra, Mourinho risponde così:"La mia formazione la faccio io e al massimo mi aiutano i miei collaboratori che non sono assunti solo per portare il sacco con i palloni durante gli allenamenti'
Pari condizionato
Inter: Aguero. Roma: Guberti
Ci vogliono vendere un' Inter più italiana per il futuro, può darsi. Intanto, occhio alle scadenze: aprile è un mese decisivo per Hernanes, delizioso metronomo del San Paolo, 24 anni a maggio e una voglia matta di sbarcare in Europa. I fatti: la scorsa estate il San Paolo non voleva venderlo, nè il ragazzo si sentiva prontissimo per il salto di qualità. Il Barcellona aveva offerto 18 milioni di euro cash, dopo relazioni eccellenti e il desiderio di prenderlo subito e portarlo in Catalogna. Ma l'Inter ha saputo lavorare benissimo nell'ambito dell'operazione Adriano, ha saputo strappare un'opzione che adesso – entro i prossimi venti giorni – deve decidere se rispettare o meno. Nel frattempo il San Paolo ha deciso di cederlo, il ragazzo freme per assaggiare l'Europa che conta, gli hanno parlato dell'Inter e ha detto sì. Hernanes non è una meteora, piuttosto una certezza: visione di gioco, qualità e quantità, una legnata dalla distanza che spesso va a morire sotto l'incrocio, spiccata personalità e un futuro da predestinato. Il Barcellona è tornato alla carica nei giorni scorsi, ha riproposto 18 milioni che a questo punto è la cifra giusta per ingaggiarlo. L'Inter alle stesse condizioni se lo porta a casa, avendo il famoso diritto di precedenza, e si parla di un imminente blitz in Italia del suo manager. Può darsi che sia un'Inter più italiana per il futuro, può darsi che Acquafresca torni alla base e che vengano scoperte altri soluzioni interne in grado di alzare il tasso qualitativo della rosa. Ma intanto Hernanes è una priorità, subito dopo toccherà ad Aguero e siccome ve ne parlo dal gennaio del 2008, è il caso di dire che i tempi stanno maturando. La valutazione perla stella dell'Atletico Madrid è di 40 milioni di euro, a dispetto della clausola di rescissione di una quindicina di milioni superiore. Dicono, scrivono, che sarà importante capire se l'Atletico Madrid riuscirà a prendere il treno per la prossima Champions League. Io credo che Aguero, dopo una stagione difficile anche nei rapporti interni, abbia voglia di tagliare la corda indipendentemente dalla partecipazione alla coppa dalle grandi orecchie. E non è una sorpresa che l'Inter abbia, fin da quando ha coinvolto amichevolmente il suocero di Aguero (tale Diego Armando Maradona), una corsia privilegiata, un canale preferenziale. Aguero non è certo un'alternativa alle paturnie di Ibrahimovic, non potrebbe essere considerate le caratteristiche e le virtù. Aguero è il formidabile partner di Ibra, nella speranza che il mal di pancia a Zlatan passi presto (o no?) perché in caso contrario bisognerebbe individuare in giro per l'Europa un grandissimo in grado di sostituire lo svedese senza i rimpianti che tuttavia farebbero inevitabilmente capolino. Nel frattempo, occhio alle scadenze sul calendario di Massimo Moratti e dei collaboratori di riferimento: Hernanes prima di Aguero, questo non è un pesce d'aprile; piuttosto aprile sarà il mese dei primi raccolti, quindi dei primi colpi di mercato in casa Inter.
Adesso che hanno scoperto le qualità di Stefano Guberti, stellina del Bari, mi chiedo cosa facessero e in cosa fossero impegnati gli operatori di mercato che fino a otto-dieci mesi fa avrebbero potuto prenderlo a cifre molto ragionevoli dall'Ascoli, un anno prima della scadenza del contratto. Dormivano, gli operatori, e se non dormivano erano distratti da altre operazioni. Nell'agosto del 2008 scrissi che Guberti era un predestinato alla Roma, a gennaio oppure entro l'estate 2009. Ci siamo. Le percentuali: 90 per cento che Guberti vada alla Roma, 5 per cento che resti a Bari, 5 per cento che si inserisca un altro club. Eppure in queste ore i movimenti sul ragazzo ci sono stati perché l'hanno visto in azione e si sono innamorati. E' stato il nome che Roberto Donadoni ha fatto pochi giorni dopo il suo insediamento a Napoli, al punto che recentemente si è mosso Aurelio De Laurentiis in persona per capire i margini di manovra esistenti. Margini vicini allo zero perché c'è un patto morale con la Roma che – a meno di clamorosi sviluppi -non sarà disatteso, persino se qualcuno (magari il Napoli) dovesse offrire il 40 per cento rispetto all'ingaggio che gli garantirà la famiglia Sensi. E' entrato in scena anche Fabrizio Preziosi, il figliolo di Enrico che agisce per le migliori fortune del Genoa. Porta sbarrata, Roma in pole e così sia.
A proposito di Bari: sono giorni fantastici per la città. Stasera Lippi contro il Trap, uno stadio pieno pieno e un entusiasmo coinvolgente. Orecchiette alle cime di rapa per tutti, dunque. Peccato che Lippi abbia voluto rovinare la vigilia con alcune dichiarazioni poco eleganti nei suoi predecessori (credo che siano fischiate le orecchie a Donadoni) che hanno utilizzato Cassano senza che la squadra abbia avuto un rendimento eccellente. Come se fosse stata colpa esclusiva di Cassano. Lippi sa gestire male le situazioni più semplici: non spiega i motivi di un'esclusione quando dovrebbe spiegare, è il suo compito. E ho la sensazione che se avesse allenato l'Argentina del miglior numero dieci al mondo, al secolo Maradona, con il criterio che utilizza avrebbe lasciato fuori il fuoriclasse degli anni Ottanta e Novanta. Per motivi caratteriali, sic. E avrebbe detto, ai giornalisti argentini,"non parlo di Maradona, preferisco non dare spiegazioni". Di sicuro Cassano non è Maradona, ma pur essendo sproporzionato il parallelo resta un concetto semplicissimo: la meritocrazia espressa dal campionato non può essere presa a calci nel fondo schiena senza dare una minima interpretazione (per la gente, non per i giornalisti) alle decisioni prese. Voto a Lippi: "tre più".
Cinquantottomila spettatori stasera a Bari, trentamila sabato quando ci sarà la sfida con il Parma. Sfida stellari tra quelli che potrebbero essere gli extraterrestri di questa serie B. Il Bari lo è già, ha nove punti di vantaggio sulla terza, potrebbe giocare per due risultati ma credo che non lo farà: si accontenterebbe del pareggio soltanto dopo aver provato a vincere. Il Bari manca alla serie A come la serie A manca al Bari: siamo vicini all'addio per sempre pronosticato qualche mese fa. Gli acquisti di gennaio hanno fatto quella differenza che era lecito immaginare: i difensori avversari hanno esaurito le scorte di novalgina, hanno svuotato qualsiasi boccetta tra una discesa di Guberti, una percussione di Barreto e una progressione di Rivas. E il mal di testa aumenta. Il Parma è una squadra che paradossalmente si esprime meglio in trasferta, anche se sabato ha giocato benissimo anche in casa contro il Piacenza e avrebbe meritato di vincere. Per questo motivo vedo il Parma favorito per la piazza numero due, in grado di giocare una buona partita anche a Bari, indipendentemente dallo scontro diretto a Livorno: non è detto che sia uno svantaggio giocarlo lontano dal Tardini. Se Corioni avesse fatto come Matarrese, il Brescia non sarebbe in questa situazione. Si è parlato molto in queste ore di un possibile aggancio a Papadopulo, ma non credo che Papadopulo abbia molta voglia di tornare in B per giocarsi i playoff senza una certezza sul futuro. A questo punto l'anno sabbatico potrebbe essere completo dopo aver sfiorato il Torino. Mi scrivono molti tifosi di Lecce che hanno paura della serie B: li capisco, ma il mercato di gennaio (e non solo) è stato disastroso, si pensava di prendere Edinho e di risolvere i problemi, dopo che lo stesso mercato di luglio non ha dato i frutti sperati. Errori colossali.
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