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Assalto ad Aquilani

Il Liverpool è a Roma. La Roma ha detto ad Alberto Aquilani che se fanno un’offerta che riteniamo giusta, ti vendiamo. Huntelaar dice no allo Stoccar­da. Sono le novità del mercato giallorosso che continua comunque a rimanere stand­by.

AQUILANI - Riguardo alla possibilità di un trasferimento del centrocampista romani­sta ad Anfield Road, è una possibilità che con il passare dei giorni si sta rivelando sempre più concreta. Anche se i prossimi passi, cioè quelli decisivi, sono legati indis­solubilmente alla cessione da parte dei reds dello spagnolo Xabi Alonso sul quale, da tempo, ha messo gli occhi il nuovo Real Ma­drid di Florentino Perez. Aquilani, che in questi giorni si sta curando tra Roma e Amsterdam, è stato informato dalla società che potrà essere ceduto, l’atteggiamento esattamente opposto a quello di un anno fa quando per Aquilani entrò in scena in prima persona il presidente, dottoressa Rosella Sensi, che dichiarò come il giocatore non si sarebbe mosso da Trigoria. «Il Liverpool? Per ora non mi ha contattato. Non ne so niente, per adesso non c’è nulla di concreto», ha dichiarato ieri il suo procuratore Zavaglia.

HUNTELAAR - L’attaccante olandese ha fatto sapere allo Stoccarda che non ha intenzione di accettare il trasferimento allo Stoccarda. La Roma spera che non riesca a trovare accordi con altre società, accettando a fine mer­cato di arrivare in prestito a Trigoria.

Vucinic saluta la Roma

Una cessione illustre all'anno per proseguire sulla retta via. In casa Roma quest'anno potrebbe toccare a Vucinic. Il montenegrino sarrebbe il sacrificato di turno anche per via del contratto: 4 milioni di euro lordi quest'anno. Ecco allora che il sondaggio del Tottenham diventa concreto. Con 20-22 milioni Vucinic traslocherà a Londra. In arrivo, dall'Inghilterra, potrebbe esserci Jonas Gutierrez, esterno di centrocampo del Newcastle.

Vucinic ha firmato il prolungamento del contratto che lo legherà ai giallorossi fino al 2013. L'ultima stagione, secondo l'accordo, prevede un ingaggio da 4,7 milioni lordi. Tanti, troppi per la strategia della Roma che può permettersi uno (Totti), al massimo due (De Rossi) contratti extralarge (Aquilani sarà la prossima spina).
Il club, a quelle cifre, cederebbe Vucinic. Semmai è il giocatore che sembra titubare. A White Hart Lane non si gioca la Champions League (nemmeno a Roma quest'anno, ci mancherebbe). Eppure nella capitale italiana si respira un'aria diversa rispetto a quella degli Spurs. I dubbi di Mirko rallentano la trattativa.
Jonas Gutierrez potrebbe essere uno dei prossimi acquisti della Roma. Lo scrive il 'Mirror'. I giallorossi vorrebbero l'argentino in prestito con diritto di riscatto. Gli inglesi invece intendono cederlo e valutano il Nazionale (Maradona ha un'alta considerazione, lo fa giocare di solito esterno mancino a centrocampo) tra i 6 e gli 8 milioni.

Roma, Vucinic resta

«Mirko è contentissimo di rimanere a Roma, ha rinnovato il contratto da poco, lui è felice, la società è contenta, quindi ad oggi non ci sono i presupposti di vedere Vucinic lontano da Roma ». Parola di Alessandro Lucci. L'agente dell'attaccante montenegrino non ha notizie dell'interesse di club come Manchester United e Tottenham.

IL PROGETTO - «A me la società non ha mai detto niente, la Roma non mi ha mai comunicato niente, anzi, a me hanno detto che vogliono tenere tutti i pezzi importanti e Vucinic è uno di questi- ha spiegato a romanews.eu- Non saprei dire riguardo la cessione di Mirko, non so se siano voci o qualcosa di concreto, a me non ha contattato nessuno». «C'è interesse, soprattutto da parte di squadre della Premier League- ha concluso Lucci- ma a me non ha mai chiamato nessuno. La Roma ha un progetto competitivo ed importante, vuole tornare grande nel calcio italiano e nelle prime in Europa e non credo si priverà dei pezzi importanti».

Roma, ora la punta

Andriy Shevchenko, Julio Ricar­do Cruz, Klaas Ian Huntelaar. Uno ha mandato segnali, l’altro rappresenta una opportunità, il terzo oggi somiglia solo a un so­gno. La Roma cerca l’attaccante e sfoglia la margherita. Tre nomi, tre piste, tre strade diverse che portano tutte alla scelta di una punta con il vizio del gol. Sheva Pallone d’Oro ne ha fatte 238 in carriera, Cruz 111 e il più giovane, Huntelaar, già 164. Ognuno di questi rappresenta una ga­ranzia: chi per la sua storia (anche se l’ultimo anno del­l’ucraino al Milan è stato più ombre che luci), chi per la re­golarità dimostrata in carriera ( l’argentino sia negli anni di Bologna sia a Milano nel­l’Inter ha dato prova di grande af­fidabilità andando spesso in dop­pia cifra), chi per la sue grandi po­tenzialità (è innegabile che l’olan­dese le abbia, anche se gli 8 gol di Madrid chiamano un pronto ri­scatto).

PALLONE D’ORO -  ­Shevchenko ha mandato segnali espliciti alla Roma. « Verrei di corsa » . E da lì si è scatenato il tam tam. L’arrivo a Trigoria di Silvano Cotti, il fisioterapi­sta del giro azzurro, ex Chelsea, ma soprattutto collaboratore fida­tissimo di Sheva, ha amplificato il tutto e la voce è diventata una no­tizia. Sheva fisicamente è integro e ha solo bisogno di ritrovare gli stimoli per fare un anno ai suoi li­velli. Quelli che lo hanno portato a consacrarsi Pallone d’Oro nel 2004? Sono passate cinque stagio­ni ma l’attaccante ucraino si sen­te in grande forma. E dentro di sè ha la voglia di dimostrare che quello visto a San Siro nell’ultima stagione ( complici anche le in­comprensioni con Ancelotti) non era il vero Sheva. Per la Roma si ridurrebbe l’ingaggio. Ha un solo altro di contratto con il Chelsea.

EL JARDINERO - Doveva andare al Panathinaikos, ma ieri per il club greco ha firmato un contratto qua­driennale Djibril Cissè, che do­vrebbe essere l’acquisto più costo­so della storia greca ( 8 milioni, stando alle prima indiscrezioni non firmate della stampa locale). Adesso Julio Cruz ricomincerà a guardare in Italia. Alla Roma è sti­matissimo da sempre: sia nel­l’operazione Chivu che in quella che portò al passaggio di Amanti­no Mancini in nerazzurro, i diri­genti giallorossi, su indicazione dello staff tecnico, provarono a portare a Roma l’ariete argentino. E’ stato accostato al Napoli, al Pa­lermo, al Parma. Il mancato tra­sferimento in Grecia era stato an­ticipato pochi giorni fa dal suo ma­nager, Jorge Cyterzspiler. « Cruz non andrà in Grecia a giocare. Questa è l'unica certezza. Si ria­prono le piste italiane e ci sono tre club di A molto interessati a Cruz. Verificheremo nei prossimi giorni». La Roma seguirà questi sviluppi con grande attenzione.

IL SOGNO - Klaas Jan Huntelaar in questo momento rappresenta un sogno. Ma è un gran bel sogno. Non resterà al Real che sei mesi fa lo aveva pagato 20 milioni dal­l’Ajax: Il suo nome rientra nella grande epurazione degli olandesi in atto con il ritorno di Perez. Si sa che i rapporti tra la Roma e Real sono ottimi, il consulente e amico del presidente madridista, Erne­sto Bronzetti, ha seguito da vicino le ultime operazioni sull’asse Ro­ma- Madrid (Cicinho e Baptista le più recenti). Insomma si può ben dire che andando avanti con il tempo, se tra un mese Huntelaar fosse ancora a Madrid, è ipotizza­bile che la Roma possa andarlo a chiedere in prestito. E potrebbero anche essere maturate, a quel punto, le condizioni per mettersi a parlarne. Come ancora più un sogno dovrebbe essere Roman Anatolevich Pavlyuchenko, che pure piace a Trigoria, ma per il quale il Tottenham chiede almeno 15 milioni.

Fiorentina su Taddei

«Ai viola piace, ma anche la Roma lo considera un giocatore importante. Di certo con la situazione che vive la società giallorossa, non è una trattativa che si possa sbloccare adesso». Alessandro Lucci, agente di Rodrigo Taddei, svela alcune indiscrezioni di mercato che riguardano il centrocampista della Roma ma anche Andrea Esposito, difensore del Lecce, entrambi nel mirino della Fiorentina. «Su Esposito c'è anche la Roma, ma al momento non c'è niente di definitivo - dice Lucci a Radio Blu - Il Lecce vorrebbe 7 milioni ma è una cifra su cui si può lavorare, quel che conta è che ci sia però un interesse concreto. In comproprietà? Perchè no, non dev'essere per forza una cessione definitiva».

Roma-Fioranelli: è fatta

Romagiallorossa.com ha ascoltato in esclusiva l'avvocato Enrico De Santis, il legale di Vinicio Fioranelli. Poche battute fugaci, segno della riservatezza che i possibili acquirenti vogliono mantenere sulla vicenda, anche se ormai non è più un mistero che qualcosa stia cambiando, come ha confermato al nostro portale lo stesso avvocato: "Se è stata accettata la proposta di Fioranelli da Mediobanca? Sì, è stato scritto da tutti i giornali, quindi non vedo perchè si debba dire il contrario. Quando ci sarà l'annuncio? Non posso dirlo, non so che dirle. Si parla di domenica o lunedì? Non ho notizie in tal senso. Posso solo dirle che sicuramente ci sarà una nota da parte del gruppo Fioranelli e da parte della famiglia Sensi", conclude il legale di Vinicio Fioranelli.
Da registrare, per dovere di cronaca, la risposta di Mediobanca: "Non abbiamo notizie in tal senso. Se avete notizie diverse dalla controparte, ovvero dal gruppo Fioranelli, virgolettatele tranquillamente. Noi non sappiamo nulla al momento"

Il Real non vuole De Rossi

«Ma quando mai, ma quale interessamento...». Il Real Madrid non ha chiesto De Rossi alla Roma. È categorico Ernesto Bronzetti, mediatore internazionale esperto di mercato spagnolo. «Il Real sta per ufficializzare l'acquisto di Xabi Alonso dal Liverpool - ha detto a ForzaRoma.info - e non ha alcuna intenzione di prendere De Rossi, né ha fatto sondaggi con la dirigenza della Roma in questo senso, primo perché la famiglia Sensi non vuole cederlo e, come ho già detto in passato, Florentino Perez non farebbe mai uno sgarbo avendo con loro uno splendido rapporto, secondo perché De Rossi ama Roma e non vuole lasciare la città e la squadra in cui è cresciuto e di cui è tifoso».

DE ROSSI RESTA - Eppure i giornali...: «Ripeto che De Rossi non si muove da Roma né tantomeno il Real ha chiesto il giocatore, Florentino Perez è consapevole del fatto che la proprietà non lo cederebbe per nessun motivo a nessuna cifra...».

United su Vucinic

Perso un campione, ne arriva un altro. A Manchester, sponda United, sono pronti per l'assalto a Mirko Vucinic, attaccante montenegrino della Roma che, nei piani tattici di Sir Alex Ferguson, dovrebbe prendere il posto di Cristiano Ronaldo, ormai ceduto al Real Madrid.

Conferme arrivano direttamente da una fonte vicina alla società inglese, che a calciomercato.com ha ammesso: "Sì, è vero, Vucinic sarebbe una delle prime scelte della società. Ma ancora non c'è un'offerta concreta". E la Roma: "Personalmente penso che la società giallorossa non voglia privarsi del giocatore a cifre troppo basse, visto che lo stesso ha rinnovato il suo contratto con la società da poco sino al 2013, ma nel calcio non si sa mai".

Possibile che si parta da una base d'asta di 20 milioni di euro: "Ferguson ha chiesto alla società un bomber d'area - prosegue la fonte - ma anche qualcuno che, all'occorrenza, possa giocare da esterno, come faceva Ronaldo".

Roma, ora Sheva

Roma e Milan, lavori in corso. Visti i buo­ni rapporti tra le due società, potrebbero esserci quest’anno operazioni di mercato in comune. Non per Mexes, che il club rossonero non ha richiesto e la Roma considera incedibile, ma per un giocatore del Milan che potrebbe trovare poco spazio nel nuo­vo corso di Leonardo e che potrebbe arrivare in pre­stito.

OBIETTIVI - Il ventaglio di ipotesi riguardano Jankulowski (molto gradito a Spalletti, che lo ha avuto all’Udine­se), Kalac (la Roma cerca un portiere da affiancare a Doni) e Borriello, soluzione questa più remota per l’elevato ingaggio dell’attaccante (3,5 milioni), redu­ce tra l’altro da un grave infortunio muscolare. Ma a proposito di punte, non va scartata l’ipotesi Shev­chenko, che già la scorsa estate ebbe un contatto con la Roma e parlò an­che con Spalletti. L’ucraino è rientrato al Chelsea dal Milan per fi­ne prestito, ma a Londra ritroverebbe Ancelotti che non lo ha fatto gioca­re a Milano. Di sicuro non resterà lì, ha un altro anno di contratto con il Chelsea che potrebbe dargli la lista gratuita con una buonuscita. She­va sarebbe intenzionato a restare in Italia, accon­tentandosi anche dell’in­gaggio che può proporgli la Roma. E’ una soluzio­ne last minute da non sot­tovalutare.

Roma, solo incertezza

La Sensi è in questi giorni impegnata sul fronte societario, in continuo contatto con Mediobanca, l'advisor incaricato di dare una valutazione alla Roma, cercando acquirenti. Non ha quindi tempo di gestire la quotidianità del mercato e la programmazione della prossima stagione (dal ritiro alla riorganizzazione di Trigoria). In tal senso è stato investito Spalletti, mai come in questa estate al comando di una barca che nessuno vuol far affondare. Il tecnico sta lavorando insieme a Pradè e Conti per valorizzare una rosa di giocatori già considerata competitiva. L'obiettivo è quello di riuscire a ottimizzare cessioni minori, evitandone una eccellente (vedi Juan).

ABBASSARE L'ETA' - Si vuol provare ad abbassare l'età media, provando a sondare il mercato per giocatori in scadenza nel 2010: Perrotta, Taddei, Tonetto, per dirne qualcuno, oltre che Baptista, non considerato incedibile. Necessario ricavare risorse economiche all'interno della rosa stessa, per poi reinvestirle, soprattutto su un attaccante. Fuori portata sembra quindi Trezeguet, offerto dal manager Caliendo, ma valutato troppo dalla Juventus. Così come il russo Pavlyuchenko: per lui il Tottenham chiede 10 milioni. Fin quando i dirigenti giallorossi non sapranno il budget a disposizione o non saranno riusciti ad avere entrate, si guarda al mercato degli svincolati o dei possibili prestiti, all'interno di scambi.
PER ORA C'E' GUBERTI - Spalletti vorrebbe i nuovi già a disposizione per il ritiro, che comincerà il 2 luglio a Brunico, ma nell'attuale situazione d'incertezza appare difficile. Dovrà 'accontentarsi' di Guberti, già d'accordo da tempo con la Roma, e del riscatto di Motta. I tifosi, più che dal mercato, in questo periodo sono però attratti dai movimenti societari, in attesa di capire la reale consistenza delle promesse fatte da Fioranelli. Fonti bancarie si mostrano sempre più scettiche nei confronti della cordata capeggiata dall'agente Fifa, soprattutto Unicredit, che, comunque, al momento non è intenzionata a muovere alcuna azione legale contro Italpetroli per rientrare del debito. "Noi da un lato osserviamo, senza alcun coinvolgimento, queste trattative o pseudo tali- dice Paolo Fiorentino, alto dirigente di Unicredit - dall'altro facciamo le nostre valutazioni, come creditori. Valutazioni che rimangono nostre. Siamo comunque molto soddisfatti di Mediobanca come advisor, per noi è una garanzia".
IPOTESI GHEDDAFI - C'è anche chi colora di giallorosso la visita di Gheddafi a Roma. Il leader libico potrebbe essere coinvolto a investire con un suo fondo nel club di Trigoria. Cosa che non sarebbe nuova, visto come proprio Mediobanca, negli anni, ha agevolato l'inserimento dei fondi libici governativi in Italia, anche all'interno della stessa Unicredit.

Clamoroso scambio


Secondo alcuni media della capitale, il difensore brasiliano Juan, fresco di rinnovo fino al 2013, potrebbe essere ceduto al Real Madrid in cambio di Jan Klaas Huntelaar. Il Real Madrid è da tempo alla ricerca di un sostituto di Fabio Cannavaro, e viste le difficoltà per Vidic, potrebbe puntare forte sul 30enne brasiliano.

Alla Roma, dal canto suo, manca un goleador come Huntelaar, capace di segnare 8 gol in questa stagione, seppur utilizzato con il contagocce. La notizia è ripresa dalla stampa spagnola, che non esclude il clamoroso scambio. Huntelaar, infatti, è da tempo uno degli epurati di Florentino Perez

Roma, idea Mancini


Ultimatum a Spalletti. Entro martedì prossimo la società vuole sapere dal tecnico le sue intenzioni. Oggi, alla ripresa degli allenamenti a Trigoria, Spalletti incontrerà Pradè, forse non Conti, che è impegnato con i cerimoniali dell’Uefa per la finale di Champions League.

Ma l’incontro decisivo sarà quello con Rosella Sensi, che conta di parlare con l’allenatore entro l’inizio della prossima settimana, non più tardi. La Sensi proverà in tutti i modi a convincere il tecnico a restare, la Roma non ha ancora preso in consi­derazione l’ipotesi di cambiare e non vorrebbe prenderla. La società giallorossa spera che Juventus e Milan ufficializzino le loro scelte per la panchina (che non comprenderanno Spalletti) in tempi brevi, per arrivare all’incontro con il tecnico con un maggior peso contrattuale.

Chissà se gli attestati di stima ricevuti in questi giorni dai suoi giocatori possano far tornare Spalletti su una decisione che ha confidato di aver già preso ad amici e ad alcuni tifosi che lo hanno sostenuto. Se il tecnico mantenesse la sua posizione dovrebbe dimettersi, perché la Roma non accetterebbe nessuna transazione o buonuscita.

I nomi dei possibili successori di Spalletti sono stati già individuati. Ranieri e Giampaolo su tutti, con Allegri più defilato. Ma c’è un’ipotesi che non sarebbe sgradita alla piazza. Riguarda Roberto Mancini, che lunedì sera in una cena tra amici ha confidato che allenerebbe volentieri la Roma.

Milan, tentativo Mexes

Tocca fare in fretta, perché la concorrenza è pronta a saltare alla gola della Roma per assicurarselo. Philippe Mexes e il Milan è una storia vecchia di un anno che nei prossimi giorni arriverà a uno snodo cruciale: dentro o fuori, senza più possibilità di prendere tempo. Il francese, che a Roma vorrebbero tenersi stretto, è finito nel mirino dell'Inter, che ha per il momento sondato il terreno. Per prenderlo il Milan deve sborsare 15 milioni.

E, soprattutto, deve farlo in fretta. Il punto, ad oggi, è più o meno questo: i rossoneri, Berlusconi in testa, sono convinti che il centrale giallorosso sia il giocatore ideale da affiancare a Thiago Silva per rinforzare la difesa. La Roma, dal canto suo, fa resistenza - e questo complica le cose, perché i rapporti tra le società sono buoni e il Milan non si muoverà senza il consenso dei capitolini -, ma è consapevole della possibilità di fare cassa con il francese. Cassa, nel caso specifico, sono i 15 milioni previsti nel contratto di Mexes per liberarsi. O, se la concorrenza dovesse farsi importante, dai tre ai cinque milioni in più. Roba buona, insomma, con cui la Roma, che chiuderà con un lieve passivo il bilancio, potrebbe far tornare i conti.

Detta così, dunque, non resterebbe che mettersi attorno a un tavolo e chiudere l'affare. La questione, però, è leggermente più complicata. Intanto perché l'interessamento - interessamento, per ora niente di più - dell'Inter sta rompendo le scatole ai cugini rossoneri. Quindi perché, a Roma, la situazione societaria in evoluzione potrebbe cambiare tutte le carte in tavola. In altre parole, il rischio è quello di trattare un giocatore con la persona sbagliata - i Sensi - e di veder naufragare tutti i pre-accordi una volta cambiata la proprietà del club giallorosso.

Logico, in questo senso, che la rapidità di esecuzione diventi un fattore importante. Chiudere e chiudere al più presto. Manca solo un dettaglio affatto trascurabile: cosa pensa Mexes? Lui, dicono a ragione, a Roma sta bene e tutto sommato resterebbe lì volentieri. Però, come tutti, vuole certezze che l'attuale dirigenza, per ovvi motivi, non può dargli. Certezze economiche, e qui il problema è relativo, ma anche un progetto di rafforzamento che riporti Totti e compagni al livello delle migliori. Senza queste rassicurazioni, ben venga il Milan.

Primo match point: perso

L'Inter non chiude la questione scudetto: lascia pareggiare un ottimo Chievo (2-2) con il sempre verde Luciano e rimanda di una settimana le feste. Ma il Milan sa non sa approffitarne e si fa bloccare in casa dalla Juventus. In area Champions si avvantaggia una Fiorentina ancora in fiato in questo finale: perentorio due a zero a Catania con una rete per tempo. I viola, ora, hanno tre punti su un Genoa affaticato. I rossoblù hanno salvato al 90', con Criscito, una gara con l'Atalanta (1-1) di cui non sono mai riusciti a trovare il controllo. In zona Uefa pareggio nervoso della Roma a Cagliari, con gli ospiti che segnano il 2-2 finale nonostante un giocatore cagliaritano a terra. Malvagio Palermo, che non profitta di nulla facendosi beffare dal miglior Siena della sua storia. Nella lotta per non retrocedere un rigore a 5' dalla fine tiene a galla il Bologna: pareggio di Di Vaio contro il diretto concorrente Torino che mantiene i rossoblù solo un punto sotto i granata, a quota 31. A 29 punti si appiglia il Lecce, che pareggia in casa con il Napoli meritando la vittoria.
Al 9' Valdes va in contropiede sull'asse di manovra Floccari-Padoin: destro in scivolata dentro l'area e vantaggio dell'Atalanta. Floccari rischia il raddoppio, ma batte male a terra e Rubinho salva di piede. Nel finale del primo tempo Milito manca una doppia occasione in contropiede. L'Atalanta raddoppia le marcature di forza e ha più corsa. Il Genoa, dopo l'exploit del derby, riprende un trend di fine stagione in declino fisico. Nella ripresa i rossoblù spingono, cosa evitata per tutto il primo tempo, ma si espongono al contropiede di un Floccari - prossimo genoano - scatenato. Al 32' se la mangia Jankovic dentro l'area, ma questo Genoa va in avanti per abitudine, non per convinzione. Al 90', però, arriva il pari di Criscito ed è un regalo del solito Milito: acrobazia in area che spiazza Consigli e Criscito la spinge in rete a porta vuota.
La Roma gioca meglio, in generale. Ma non incide, non mette pressione. Al 34' Matri, con una girata di testa piedi a terra, ha messo in cassaforte la rete che fa sognare ai sardi la possibilità di disputare la Coppa Uefa. Reazione giallorossa: da fuori Pizarro, poi un anticipo sotto porta su De Rossi. Nella ripresa due errori consecutivi dei difensori romanisti regalano il 2-0 ad Aquafresca, ma lì scatta la reazione rabbiosa. 18' Totti raccoglie una deviazione in area, mette a terra, salta Marchetti e accorcia. Viene annullato un gol al vecchio Montella, che riprende una respinta su punizione di Marchetti: non c'era fuorigioco dell'attaccante, ma di tre compagni. E poi arriva Perrotta al 23', scarica di destro appena dentro l'area: 2-2 e parte la rissa. Già. Totti contro Daniele Conti, figlio di Bruno. Il gol era stato costruito con un giocatore del Cagliari a terra e il capitano della Roma non ha buttato via la palla nonostante le braccia alzate dei cagliaritani. Ancora Jeda, a meno dieci minuti: non riesce a tirare né a provare un pallonetto in un contropiede solo da trasformare.
Al 12' Jovetic potente da fuori, ed è il vantaggio che inchioda il Catania ai suoi limiti. Per i padroni di casa Giacomo Tedesco fa tutto bene, poi, davanti a Frey, la mette inspiegabilmente fuori. Vargas sfiora il raddoppio, che siamo già nella ripresa, e legittima un finale di stagione, da centrocampista, in crescendo. E a sua volta la Fiorentina legittima il risultato con Montolivo da fuori (deviazione in angolo) e una sforbiciata plastica ma innocua di Gilardino. Uno stato di forma da gran finale, per la Fiorentina. E infatti arriva il raddoppio di Zauri, primo gol di stagione: girata in area a porta spalancata. La Champions è lì davanti.
Crespo su tap in su tiro di Cambiasso: vantaggio dopo soli 3 minuti. E poi da fuori Marcolin al 27': siluro dritto e forte nell'angolo con Julio Cesar immobile. Gioca meglio il Chievo, ma nella ripresa, un Inter senza Ibrahimovic, prova a chiudere la questione scudetto senza farcela. E al 20' Balotelli fa il prezzo del biglietto: palla che rimbalza larga in area, di prima intenzione collo pieno e fulminante. Piattone di Luciano, libero, su cross di Mantovani, ed è 2-2.
Al 31' Inacio Pià controlla al limite dell'area e, dentro di quattro passi, batte basso di sinistro: vantaggio Napoli. Rigore al 43', mani di Cannavaro su tiro di Munari. E Zanchetta segna con paura, rasoterra il cui angolo viene individuato, solo individuato, da Navarro. Pareggio. Definitivo. Navarro salva due volte nel finale. Poi Tiribocchi coglie una traversa piena.
Noia, tanti errori, e poche emozioni. Eppure la sfida tra la seconda e la terza forza del campionato, tra il Milan che ancora poteva tentare di riaprire il campionato e far soffrire l'Inter e una Juventus che deve difendere il terzo posto dall'attacco della Fiorentina. Un primo tempo dove non è accaduto nulla con Kalac e Buffon semplici spettatori. Un po' più animata la ripresa. Prima va in vantaggio il Millan che riparte in contropiede dopo una punizione dal limite dell'area battuta dalla Juve: la palla è ribattuta dalla barriera. Pirlo lancia subito Indaghi che s'infila nella sguarnita difesa juventina, aspetta Ambrosini che colpisce male la palla in area ma serve a Seedorf un assist d'oro a pochi passi dalla porta: uno scherzo battere Buffon. Passano pochi minuti e la Juventus pareggia: cross dalla destra, s'avventa Iaquinta che brucia Flamini e di testa supera Kalac. La partita finisce qui.
Al 12' della ripresa Calaiò salta il difensore in area e manda avanti il Siena. Quasi nulla prima, quasi nulla dopo. Basta per certificare il miglior campionato del Siena e l'inconsistenza di un Palermo che rallenta a un passo dalla Coppa Uefa.
E al 36' Rosina concretizza su rigore, fallo dubbio di Castellini su Rubin, la lunga supremazia fin lì espressa. Raddoppio negato a Dzemaili per un fuorigioco netto dopo tiro parato di Bianchi. Al 40' st Di Vaio realizza il giusto rigore fischiato per il fallo di Calderoni in uscita su Osvaldo, fortunato nel controllo della palla.
C'è solo Zarate in questa Lazio di fine stagione, che lascia il campo all'Udinese e ai guizzi dei suoi talentuosi attaccanti. Bel vantaggio di Rocchi, girata potente a inizio della ripresa. Ma poi dilagano Floro Flores, bell'attaccante chiuso da troppi compagni forti, una punizione di D'Agostino, vicino alla convocazione in nazionale e il rigore finale di Quagliarella.
Diluvio Samp, che usa la Reggina per preparare la partita dell'anno: la finale di Coppa Italia, mercoledì, contro la Lazio. E getta alle spalle una stagione di campionato sotto tono e con la doppia sconfitta nei derby. Due tiri belli e potenti di Dessena poi il terzo gol di Delvecchio. Così va via il primo tempo. Poi segna il terzo gol dell'anno il Primavera Pazzini, alla seconda partita vera. E Pazzini undicesimo gol personale.

Roma, Spalletti lascia

Busta numero uno: di­missioni. Busta numero due: eso­nero. Busta numero tre: rescissio­ne consensuale del contratto. Non c’è nessun premio in palio, ma queste, oggi, sono le risposte pos­sibili a un’eventuale domanda sul futuro di Luciano Spalletti sulla panchina della Roma, come da contratto peraltro, visto che c’è un accordo che lega l’allenatore toscano al club giallorossi sino al trenta giugno del 2011. Perché, comunque la si rigiri, alla luce dell’incredibile accelerazione dei fatti delle ultime settimane, oggi co­me oggi appare francamente im­possibile che il ma­trimonio tra l’alle­natore che ha rico­struito la Roma dal­le macerie e la so­cietà possa conti­nuare.

SOROS - L’ultimo atto del botta e ri­sposta tra tecnico e società, è andato in scena domenica po­meriggio, nuova sa­la stampa del­l’Olimpico, subito dopo la conclusione della partita con Chievo, cominciata e finita tra i fischi di una tifoseria al limi­te della sopportazione. «Tutti tira­no in ballo i soldi... lo ha fatto an­che la dottoressa Sensi con il co­municato dopo Firenze, se ci sono in ballo i soldi, li lascio, dal mio punto di vista questo problema non esiste... Lo scorso anno mi hanno anche detto di andare in conferenza stampa e dire che non c’era niente con Soros e poi fece­ro il comunicato in cui si sostene­va il contrario»: queste, in parti­colare la seconda, sono le dichia­razioni che alla proprietà non so­no piaciute per niente, soprattut­to quell’accenno alla vicenda So­ros sarà impossibile o quasi da far dimenticare, è considerato quasi come un tradimento, consideran­do che sui comunicati dell’epoca la società è convinta di aver detto il contrario. Eppure, volendo ri­manere ai comunicati, in partico­lare quello della dottoressa Sensi subito dopo la quaterna incassata sul campo della Fiorentina, nelle parole del presidente c’era stata, pur auspicando un ritorno allo Spalletti delle prime tre stagioni, un’esplicita conferma del tecnico. Conferma che pure ieri è trapela­ta da Trigoria. Anche se la sensa­zione, in questo momento, è quel­la di una società in attesa di di­missioni e un tecnico, al contra­rio, sempre in attesa, ma di esse­re messo alla porta. Chi farà il primo passo?

INCONTRO - Una risposta dovreb­be, potrebbe darcela l’incontro che, dicono, ci sarà questa setti­mana tra l’allenatore e la dotto­ressa Rosella Sensi. Spalletti lo ha posizionato alla fine della stagione, ma è probabile che ven­ga anticipato, pro­prio alla luce degli ultimi fatti, com­presi quelli di cam­po che ormai dico­no Champions del prossimo anno im­possibile, Europa League aggrappata alla speranza di una Roma in grado di fare la Roma nelle ultime quattro par­tite del campionato. Il tecnico, parole sue, ha detto chia­ramente di essere pronto a lascia­re i soldi che gli garantisce il suo contratto per le prossime due sta­gioni. Gli crediamo, semmai il problema da risolvere sarebbe quello dei contratti dei suoi colla­boratori, i vice Marco Domenichi­ni e Aurelio Andreazzoli, i prepa­ratori Paolo Bertelli e Luca Fran­ceschi, il preparatore dei portieri Adriano Bonaiuti, l’osservatore e non solo Daniele Baldini, stipendi che, sommati l’uno all’altro, fanno oltre un milione di euro lordo a stagione. Tutto, ma proprio tutto, potrebbe essere risolto dall’arrivo di un’offerta per Spalletti, offerta che per il momento non è arriva­ta. Ma potrebbe arrivare. Ieri, in­fatti, a Torino, sponda Juventus, con Claudio Ranieri travolto dagli ultimi risultati negativi, il nome di Spalletti come nuovo tecnico bianconero ha trovato sempre più riscontro. E, certo, se si dovesse materializzare, qualcosa potreb­be cambiare in maniera radicale. Se poi pure il Milan accelerasse sull’uomo di Certaldo, allora...
Fonte Corriere dello Sport

Juve, Spalletti per Ranieri?

La Juventus è piena di dubbi e i dubbi scatenano pensieri e i pensieri suggeriscono idee e tra le idee fioriscono nomi: l'ultimo è Luciano Spalletti, il possibile successore di Claudio Ranieri sulla panchina juventina. L'inattesa piega che ha preso la stagione bianconera, oramai declinante verso un "normale" secondo posto (e sarebbe la migliore delle ipotesi), sta tormentando il club bianconero a ogni livello. Le certezze maturate durante l'inverno, quando i dirigenti erano convinti di avere per le mani una squadra già ampiamente competitiva e bisognosa solamente di un grande rinforzo (che con ogni probabilità sarà Diego) e di qualche lieve correzione, si stanno sbriciolando di fronte ai gol che incassa la difesa, all'involuzione nel gioco, ai punti lasciati per strada e al rendimento scadente di molti giocatori, soprattutto quelli dal nome più celebre.

Ha dubbi Ranieri, che per la verità aveva sempre avvertito la necessità di irrobustire sensibilmente un gruppo di cui, anche nel momenti migliori, aveva tracciato i limiti oggettivi. Fino a qualche settimana fa, però, aveva in pugno una situazione che adesso gli sta invece sfuggendo di mano: schemi, modulo e preparazione delle partite restano gli stessi, eppure la squadra non applica più le indicazioni del tecnico con lo stessa giudiziosa attenzione di prima. Il terzo gol incassato a Marassi è emblematico, con la linea difensiva piazzata a centrocampo: "Mi chiedo perché, io non avevo detto di salire", rimuginava sabato sera il tecnico di fronte all'involuzione di una squadra peggiorata con il ritorno degli ex convalescenti. Quando le scelte erano ridotte, le cose funzionavano meglio: "Abbiamo perso l'assetto".

Ha dubbi la società, unita nell'analisi del problema ma divisa nella ricerca della soluzione. C'è chi ha perplessità sui veterani, al punto che ormai nessuno - non Buffon, non Camoranesi non Trezeguet- è più considerato incedibile. Anzi. Ma sono sempre più numerosi i punti negativi rovesciati addosso a Ranieri che, nonostante il lavoro eccellente svolto in condizioni di oggettiva difficoltà, a questo punto rischia di giocarsi il posto in Coppa Italia, l'ultimo obiettivo rimasto a portata di mano. Il 22 aprile ci sarà la semifinale di ritorno con la Lazio (che a Roma vinse 2-1): un'eliminazione sarebbe fatale al tecnico, giù indebolito - almeno agli occhi della squadra - dall'inopportuna cena organizzata la settimana scorsa tra Blanc e Lippi, l'uomo del 2010, se non come tecnico almeno come dirigente. Ma se l'annata continuasse sulla falsariga delle ultime due settimane, a Ranieri non verrebbe consentito di rispettare il contratto in scadenza tra quattordici mesi. Di sicuro, in società hanno già cominciato a ragionare su eventuali alternative per non farsi trovare impreparati, almeno stavolta, di fronte alla necessità di un cambiamento non preventivato ed è così che si arrivati a Spalletti: piace da molto tempo, anche a Torino si sono accorti del logorìo del suo rapporto con la Roma e sulla sua figura, almeno su quella, ci sarebbe identità di vedute. Dissentirebbe solo Ranieri, a quel punto.

Fonte La Repubblica

Chivu, ritorno in giallorosso?

A volte ritornano. Cri­stian Chivu e la Roma, una storia che non è finita. E che un giorno potrà arricchirsi di nuove punta­te. Il romeno oggi è un punto di forza dell’Inter, si appresta a vin­cere il suo secondo scudetto con­secutivo, dopo averne sfiorati al­trettanti con la Roma. Ha un con­tratto impor­tante che lo lega all’Inter: scadenza nel 2012, con un ingaggio a sa­lire fino a 4,5 milioni. Chivu è un grande professioni­sta, da ragazzino andò via di casa per sfondare nel calcio. Aveva perso il padre, lasciò la madre e la sorella per garantirgli un futu­ro. Oggi ha ventotto anni, a dician­nove era già all’Ajax. Alla Roma è rimasto quattro anni. Pochi per vincere qualcosa d’importante, abbastanza per lasciarci il cuore. A Roma conserva amici e ricordi indelebili, spesso trascorre il suo giorno libero nella Capitale. In giallorosso era uno dei giocatori più importanti nello spogliatoio, uno con una personalità spiccata. La sua parola contava parecchio all’interno del gruppo. Non è mai stato un numero, un componente della rosa. Alla Roma lo hanno fatto sentire importante sin dal primo giorno, a cominciare dal presidente Franco Sensi. Fu il suo ultimo acquisto portato a termine in prima persona. E quando andò a Bucarest per un viaggio in ono­re di Giovanni Paolo II, Chivu ri­servò al presidente le stesse at­tenzioni che un figlio può avere per il pa­dre.

NEMICI MAI - Nella Roma Chivu ha an­cora tanti amici, che ogni tanto sente an­cora. Totti, De Ros­si, che sono stati in­vitati al suo matri­monio e anche con Spalletti ha mantenuto un buon rapporto. Lo stesso discorso vale per i dirigen­ti. Indirettamente Cristian Chivu ha favorito l’apertura della Roma nei confronti dei giovani romeni. Nel settore giovanile ce ne sono quattro, tutti provenienti dalla scuola calcio di Popescu. Il più bravo, Adrian Stojan, ha esordito in serie A due settimane fa contro la Juventus. I quattro giovani vi­vono a Trigoria e rappresentano un ottimo esempio di integrazione tra italiani e romeni.

Fonte Corriere dello Sport

Inter: Aguero. Roma: Guberti

Ci vogliono vendere un' Inter più italiana per il futuro, può darsi. Intanto, occhio alle scadenze: aprile è un mese decisivo per Hernanes, delizioso metronomo del San Paolo, 24 anni a maggio e una voglia matta di sbarcare in Europa. I fatti: la scorsa estate il San Paolo non voleva venderlo, nè il ragazzo si sentiva prontissimo per il salto di qualità. Il Barcellona aveva offerto 18 milioni di euro cash, dopo relazioni eccellenti e il desiderio di prenderlo subito e portarlo in Catalogna. Ma l'Inter ha saputo lavorare benissimo nell'ambito dell'operazione Adriano, ha saputo strappare un'opzione che adesso – entro i prossimi venti giorni – deve decidere se rispettare o meno. Nel frattempo il San Paolo ha deciso di cederlo, il ragazzo freme per assaggiare l'Europa che conta, gli hanno parlato dell'Inter e ha detto sì. Hernanes non è una meteora, piuttosto una certezza: visione di gioco, qualità e quantità, una legnata dalla distanza che spesso va a morire sotto l'incrocio, spiccata personalità e un futuro da predestinato. Il Barcellona è tornato alla carica nei giorni scorsi, ha riproposto 18 milioni che a questo punto è la cifra giusta per ingaggiarlo. L'Inter alle stesse condizioni se lo porta a casa, avendo il famoso diritto di precedenza, e si parla di un imminente blitz in Italia del suo manager. Può darsi che sia un'Inter più italiana per il futuro, può darsi che Acquafresca torni alla base e che vengano scoperte altri soluzioni interne in grado di alzare il tasso qualitativo della rosa. Ma intanto Hernanes è una priorità, subito dopo toccherà ad Aguero e siccome ve ne parlo dal gennaio del 2008, è il caso di dire che i tempi stanno maturando. La valutazione perla stella dell'Atletico Madrid è di 40 milioni di euro, a dispetto della clausola di rescissione di una quindicina di milioni superiore. Dicono, scrivono, che sarà importante capire se l'Atletico Madrid riuscirà a prendere il treno per la prossima Champions League. Io credo che Aguero, dopo una stagione difficile anche nei rapporti interni, abbia voglia di tagliare la corda indipendentemente dalla partecipazione alla coppa dalle grandi orecchie. E non è una sorpresa che l'Inter abbia, fin da quando ha coinvolto amichevolmente il suocero di Aguero (tale Diego Armando Maradona), una corsia privilegiata, un canale preferenziale. Aguero non è certo un'alternativa alle paturnie di Ibrahimovic, non potrebbe essere considerate le caratteristiche e le virtù. Aguero è il formidabile partner di Ibra, nella speranza che il mal di pancia a Zlatan passi presto (o no?) perché in caso contrario bisognerebbe individuare in giro per l'Europa un grandissimo in grado di sostituire lo svedese senza i rimpianti che tuttavia farebbero inevitabilmente capolino. Nel frattempo, occhio alle scadenze sul calendario di Massimo Moratti e dei collaboratori di riferimento: Hernanes prima di Aguero, questo non è un pesce d'aprile; piuttosto aprile sarà il mese dei primi raccolti, quindi dei primi colpi di mercato in casa Inter.
Adesso che hanno scoperto le qualità di Stefano Guberti, stellina del Bari, mi chiedo cosa facessero e in cosa fossero impegnati gli operatori di mercato che fino a otto-dieci mesi fa avrebbero potuto prenderlo a cifre molto ragionevoli dall'Ascoli, un anno prima della scadenza del contratto. Dormivano, gli operatori, e se non dormivano erano distratti da altre operazioni. Nell'agosto del 2008 scrissi che Guberti era un predestinato alla Roma, a gennaio oppure entro l'estate 2009. Ci siamo. Le percentuali: 90 per cento che Guberti vada alla Roma, 5 per cento che resti a Bari, 5 per cento che si inserisca un altro club. Eppure in queste ore i movimenti sul ragazzo ci sono stati perché l'hanno visto in azione e si sono innamorati. E' stato il nome che Roberto Donadoni ha fatto pochi giorni dopo il suo insediamento a Napoli, al punto che recentemente si è mosso Aurelio De Laurentiis in persona per capire i margini di manovra esistenti. Margini vicini allo zero perché c'è un patto morale con la Roma che – a meno di clamorosi sviluppi -non sarà disatteso, persino se qualcuno (magari il Napoli) dovesse offrire il 40 per cento rispetto all'ingaggio che gli garantirà la famiglia Sensi. E' entrato in scena anche Fabrizio Preziosi, il figliolo di Enrico che agisce per le migliori fortune del Genoa. Porta sbarrata, Roma in pole e così sia.
A proposito di Bari: sono giorni fantastici per la città. Stasera Lippi contro il Trap, uno stadio pieno pieno e un entusiasmo coinvolgente. Orecchiette alle cime di rapa per tutti, dunque. Peccato che Lippi abbia voluto rovinare la vigilia con alcune dichiarazioni poco eleganti nei suoi predecessori (credo che siano fischiate le orecchie a Donadoni) che hanno utilizzato Cassano senza che la squadra abbia avuto un rendimento eccellente. Come se fosse stata colpa esclusiva di Cassano. Lippi sa gestire male le situazioni più semplici: non spiega i motivi di un'esclusione quando dovrebbe spiegare, è il suo compito. E ho la sensazione che se avesse allenato l'Argentina del miglior numero dieci al mondo, al secolo Maradona, con il criterio che utilizza avrebbe lasciato fuori il fuoriclasse degli anni Ottanta e Novanta. Per motivi caratteriali, sic. E avrebbe detto, ai giornalisti argentini,"non parlo di Maradona, preferisco non dare spiegazioni". Di sicuro Cassano non è Maradona, ma pur essendo sproporzionato il parallelo resta un concetto semplicissimo: la meritocrazia espressa dal campionato non può essere presa a calci nel fondo schiena senza dare una minima interpretazione (per la gente, non per i giornalisti) alle decisioni prese. Voto a Lippi: "tre più".
Cinquantottomila spettatori stasera a Bari, trentamila sabato quando ci sarà la sfida con il Parma. Sfida stellari tra quelli che potrebbero essere gli extraterrestri di questa serie B. Il Bari lo è già, ha nove punti di vantaggio sulla terza, potrebbe giocare per due risultati ma credo che non lo farà: si accontenterebbe del pareggio soltanto dopo aver provato a vincere. Il Bari manca alla serie A come la serie A manca al Bari: siamo vicini all'addio per sempre pronosticato qualche mese fa. Gli acquisti di gennaio hanno fatto quella differenza che era lecito immaginare: i difensori avversari hanno esaurito le scorte di novalgina, hanno svuotato qualsiasi boccetta tra una discesa di Guberti, una percussione di Barreto e una progressione di Rivas. E il mal di testa aumenta. Il Parma è una squadra che paradossalmente si esprime meglio in trasferta, anche se sabato ha giocato benissimo anche in casa contro il Piacenza e avrebbe meritato di vincere. Per questo motivo vedo il Parma favorito per la piazza numero due, in grado di giocare una buona partita anche a Bari, indipendentemente dallo scontro diretto a Livorno: non è detto che sia uno svantaggio giocarlo lontano dal Tardini. Se Corioni avesse fatto come Matarrese, il Brescia non sarebbe in questa situazione. Si è parlato molto in queste ore di un possibile aggancio a Papadopulo, ma non credo che Papadopulo abbia molta voglia di tornare in B per giocarsi i playoff senza una certezza sul futuro. A questo punto l'anno sabbatico potrebbe essere completo dopo aver sfiorato il Torino. Mi scrivono molti tifosi di Lecce che hanno paura della serie B: li capisco, ma il mercato di gennaio (e non solo) è stato disastroso, si pensava di prendere Edinho e di risolvere i problemi, dopo che lo stesso mercato di luglio non ha dato i frutti sperati. Errori colossali.

Fonte Alfredo Pedullà per Tutto mercato Web

Rosetti ammette l'errore


L'arbitro numero 1 al mondo, Roberto Rosetti, ha ammesso l'errore: domenica a Marassi ha sbagliato clamorosamente ammonendo il giocatore sbagliato. E' successo al 25' del secondo tempo: Padalino aggancia Tonetto, rigore. E l'arbitro non sbaglia a indicare il dischetto. Indica anche nella direzione di Padalino, pronto ad ammonirlo: ma ecco che gli passa davanti Lucchini e così Rosetti mostra il cartellino giallo a lui e non a Padalino che era già stato ammonito e quindi doveva essere espulso. La partita Samp-Roma poi è finita 2-2, con un giocatore di troppo in campo. Lucchini: "Mi hanno detto i dirigenti della Samp che l'arbitro alla fine si è scusato dicendo di essersi confuso". Errore grave che ha sbalordito il designatore Pierluigi Collina, anche perché commesso dall'arbitro considerato il numero 1 al mondo (almeno dagli statistici tedeschi ma non da tutti) e non certo da un pivellino. Ora Rosetti sarà fermato per un paio di turni e domani il giudice sportivo, Gianpaolo Tosel, cercherà di rimettere le cose a posto, almeno in parte: nessuna ricorso da parte dei club ma l'ammissione dell'errore nel referto da parte di Rosetti e così, in base alla norma della giustizia sportiva sullo scambio di persona, verrà tolta l'ammonizione a Lucchini e data a Padalino (che così sarà squalificato). Niente ripetizione della partita, come succede all'estero per gli errori tecnici. Ma certo Rosetti non ci ha fatto una bella figura e la Roma ha avuto un grosso danno. L'arbitro di Torino quest' anno non era stato impiegato molto da Collina nella prima parte del campionato ma aveva deluso al derby di Milano (gol di Adriano di braccio, anche se per Collina era regolare, e mancato rigore su Inzaghi). Ai Mondiali di Germania l'arbitro inglese Graham Poll tirò fuori tre cartellini gialli prima di arrivare all'espulsione di un giocatore: errore gravissimo, la gara non venne ripetuta e l'arbitro fu rispedito a casa. Ora tocca Rosetti.

"Ho pianto, voglio la Champions

"Sì, ho pianto e non me ne vergogno. Solo chi è romanista come me sa che si può anche piangere per questa maglia". Francesco Totti sulle pagine del 'Corriere dello Sport' torna sulla cocente serata di Champions League contro l'Arsenal e rivela tutto il suo grande rammarico per non aver trascinato la Roma nei quarti di una manifestazione che, quest'anno, vedrà disputare l'atto finale proprio nella Capitale. "Il dispiacere è grande soprattutto ripensando che siamo stati ad un passo dal superare il turno", dice il capitano giallorosso che rivela di aver passato una notte insonne. "Il film della partita mi tornava in mente ogni momento - scrive -. Quando ho battuto il rigore e ho visto la palla entrare ho pensato e sperato che ce l'avremmo fatta".

Ora il quarto posto -
Totti alla sfida non è voluto affatto mancare nonostante i guai fisici: "Mi sentivo il dovere di giocare", dice. "L'appuntamento era troppo importante. I dolori in quel momento sono passati in secondo piano". Poi, però guarda già avanti: "Ora dobbiamo pensare a centrare la qualificazione alla Champions League, per tornare a disputare questa competizione così affascinante e importante anche l'anno prossimo".

Italiane, troppi infortuni -
Infine il capitano giallorosso prova a dare una spiegazione anche alle eliminazioni delle altre italiane: " Le cause possono essere molteplici. La prima è che mai come quest'anno si è arrivati a questo punto della stagione con tanti infortuni. Bisogna farne tesoro e cercare di porvi rimedio per arrivare alla prossima stagione evitando di avere gli stessi problemi".

Fonte La Repubblica

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