Ballardini, c'è la Lazio
«Ho sentito il direttore sportivo della Lazio Tare e spero che ci risentiremo presto». Risolto il contro con il Palermo, l'ormai ex tecnico rosanero, Davide Ballardini, ai microfoni di Sky parla del suo sempre più probabile futuro sulla panchina della Lazio. «Abbiamo risolto il contratto con il Palermo - ha aggiunto Ballardini parlando al telefono con Sky Sport 24 - il mio rapporto con Zamparini (il presidente del Palermo, ndr) non era più quello di prima».
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Sempre e solo le grandi!
Le prime della classe vincono tutte, nessuna entusiasma, gli errori arbitrali sono sempre tanti e Adriano continua a giocare con le mani.
Le danze settimanali le aveva aperte proprio l'Inter a Bologna.
Una partita ben controllata per 75 minuti dai nerazzurri che stavano vincendo grazie alla prima rete in campionato di Cambiasso, ma che hanno rischiato alla fine anche di perdere, e forse l'avrebbero pure meritata la sconfitta.
L'avrebbero meritata perchè dal gol di Cambiasso in poi si è cominciato, giustamente, a pensare a Manchester prima che la pratica Bologna fosse chiusa, e ci è voluto uno J.Cesar strepitoso, secondo solo a Buffon nel mondo, e soprattutto una grossa dose di fortuna targata Balotelli per portare a casa tre punti che forse sono ancora più importanti di quelli conquistati nel derby. Può sembrare assurdo pensarlo, ma buttando un occhio al calendario delle prossime giornate, pensare di aver conservato un vantaggio così largo sulle concorrenti non è poi roba da poco.
Fa piacere che a realizzare una rete di tale importanza sia stato, come già detto, Mario Balotelli: una punizione beffarda che non aveva la pretesa di far male ad Antonioli, ma che può rappresentare il confine della carriera di questo straordinario ragazzo. Da qui può (ri)nascere la sua carriera, non può più fallire il buon super-Mario.
Alla vittoria dell'Inter ha risposto per prima in ordine cronologico la Juventus. Sul difficile campo di Palermo l'evento di straordinaria importanza non sono i tre punti incassati dalla squadra che fu degli Agnelli, ma il ritorno al gol di David Trezeguet, un'autentica macchina da gol che non accenna ad incepparsi.
Meno straordinariao ma non meno importante la rottura dell'incantesimo Sissoko: il centrocampista maliano aveva realizzato due reti sinora in maglia bianconera, entrambe le volte la Juve aveva perso in casa 2-3. La fantastica prodezza de "La Favorita" ha fatto crollare anche questo piccolo tabù, oltre ad aver ricordato ancora una volta a tutti che questo giocatore è si famoso innanzitutto per la sua fisicità, ma con la palla fra i piedi non è di certo l'ultimo arrivato.
Ai rosanero restano i tanti complimenti e nulla più, ma il sogno europeo resta vivo.
Vittoria difficile e importante anche per il Milan, seppur con qualche polemica legata al mezzo fallo di Inzaghi nell'occasione del gol di Seedorf, e a qualche errore dei guardalinee non abili a ravvisare i fuorigioco durante la sfida col Cagliari.
Milan costretto a giocare senza brasiliani, senza fantasia, e non è un caso che a segnare sia stato proprio Seedorf. Assurdi i fischi di S.Siro contro l'olandese, neanche ci si stesse rivolgendo ad un Andreas Andersson qualsiasi, o ad un Quaresma nerazzurro. Sono i misteri brutti del calcio questi, probabilmente non esiste una spiegazione a un simile atteggiamento, ma tant'è che ormai Seedorf pare essere il capro espiatorio di qualsiasi malumore dei tifosi rossoneri. D'altronde Gilardino non c'è più, con qualcuno dovranno pur prendersela, no?
Nella corsa ad un posto Champions brillano le stelle di Jankovic e Taddei.
Il primo si sta prendendo rivincite incredibili dopo che da Palermo l'hanno praticamente cacciato, e con il suo Genoa la cavalcata sembra non avere freni. L'altra faccia di questa stessa medaglia è Napoli: che crisi nera per Reja e giocatori, ora non solo si perde fuori casa, ma anche al S.Paolo si cominciano a perdere colpi decisivi. La sfida con la Juve della prossima settimana può essere la scossa giusta per l'ambiente partenopeo.
Dicevamo invece di Taddei, ex di turno che ha regalato una vittoria importante ai suoi contro al Siena in una serata di piena emergenza come quella a cui è andata incontro la Roma fra infortunati e acciaccati lievi.
Torna alla vittoria la Lazio, nonostante il gol annullato a Pandev, nonostante i suoi attaccanti continuino a restare a digiuno, nonostante fra Carrizo e Muslera ci sarebbe da mettersi le mani ai capelli. Ma va bene così in fin dei conti, per gli abbellimenti ci sarà tempo in futuro, intanto si pensi giustamente al sodo.
In fondo alla classifica pare che sia sempre meno critica la situazione della Sampdoria, quel Cassano è da alti livelli, e poi c'è Pazzini che pare essersi ricordato all'improvviso come si faccia a segnare, anche se comunque un buon 90% di merito delle sue realizzazioni è di FantAntonio. Impensanbile che Lippi continui a far a meno di lui, sarebbe come negare che il sole sorga all'alba di ogni giorno.
Le altre invece sono sempre le solite, e fra queste oggi troviamo il sorriso solo in casa Torino: la rete di Dellafiore con l'Udinese (altro fenomeno inspiegabile di questa stagione) fa uscire dalla zona retrocessione gli uomini di Novellino, ma la strada è ancora lunga considerando soprattutto l'ottimo momento del Chievo che si è visto scippare un sacrosanto punto in classifica da un arbitro probabilmente con la testa altrove: non si può non ravvisare l'evidente fallo di Mutu nell'azione che ha portato al sorpasso viola nella partita del Franchi.
La chiusura è ovviamente dedicata alla scomparsa di Candido Cannavò: non un giocatore, non un dirigente, non un allenatore, di certo non uno simpatico a tutti, ma sicuramente uno dei personaggi più conosciuti del mondo dello sport. Avrà già trovato un posto nella redazione del giornalino del Paradiso, quel giornale che racconta il campionato dei beati.
Ciao Candido, da oggi il cielo è un po' più rosa.
Juventus, al via l'operazione Chelsea
BANCO DI PROVA - Ranieri, però, si concentra sulla sfida con i rosanero che, alla vigilia degli ottavi di Champions, rappresenta un banco di prova davvero insidioso. "Sarà una gara importante per noi, la prova generale per la Champions. La squadra sta bene, dobbiamo avere quello slancio in più che ci permetterà di stare ancora meglio. E lo slancio ce lo può dare solo la vittoria. I prossimi saranno 100 giorni decisivi, abbiamo 18 gare sicure, siamo nel momento clou della stagione e il fatto che l'infermeria si stia svuotando - ammette il tecnico - ci da fiducia".
IL RITORNO DI TREZEGOL - Dovrebbe rientrare dal primo minuto David Trezeguet: "A Palermo farò un po' di turn over. Trezeguet giocherà dall'inizio e poi vedremo chi gli affiancherò, e dall'inizio ci saranno anche Chiellini e Camoranesi. Il francese - sottolinea Ranieri - non faticherà a calarsi di nuovo nei meccanismi della squadra: i compagni lo conoscono bene e non credo che si siano dimenticati di come gioca, e lui conosce bene loro".
PENSIERO CHAMPIONS - In campionato l'Inter sembra destinata a conquistare l'ennesimo tricolore. "Lo scudetto, come più volte ho ripetuto, lo può perdere solo l'Inter, noi dobbiamo continuare a lottare e stare sempre sul chi vive". Il pensiero, però, corre alla sfida di Londra: "Mi guarderò la prossima partita del Chelsea registrata. Buffon ha detto che la Juve è più squadra da Champions che da campionato, le somme le tireremo alla fine. Il campionato - continua - fotografa i valori reali delle squadre, la Champions, invece, è una competizione particolare, non sempre vince la più forte. Davanti a noi abbiamo 4-5 supercorazzate europee, ma le sorprese ogni tanto ci sono e noi ci crediamo. Forse dal punto di vista dei valori ha ragione Lippi quando dice che Manchester e Barcellona sono superiori a tutti, ma io non voglio essere d'accordo con lui. Farò di tutto affinché la Juve arrivi in finale".
Fonte La Repubblica
Ballardini versione vintage: "Il calcio è un sorriso"
Il Palermo continua a vincere e convince e soprattutto fa contento Zamparini. Battendo il Napoli comincia anche avedere l'Europa. Ballardini ha portato idee, concetti nuovi e la convinzione che con il calcio si può ancora sorridere sia in campo che in tribuna.
Ballardini, ma allora è possibile? Il calcio fatto con il sorriso sulle labbra...
"È proprio così, Il nostro, anche se è un lavoro bellissimo, è pur sempre un lavoro. Quindi è fondamentale riuscire a farlo divertendosi, riuscendo a trovare la giusta leggerezza che non faccia perdere la concentrazione e l'attenzione. La mia è una lotta contro la ripetitività. Io credo che, se lo fai divertendoti, tutto quanto diventa più facile e riesci a rendere di più. Ecco, questo è quello che cerco di fare con la mia squadra: cerco di fare lavorare i giocatori e, al tempo stesso, di farli divertire".
E come definirebbe il calcio giocato dalla sua squadra?
"Direi che la mia squadra gioca bene il mio calcio quando riesce a gestire il possesso della palla. Quando riesce a dare profondità a tutte le azioni. Quando resta attenta in fase difensiva e quando riesce a fare pressing sugli avversari. Questo, in sintesi, è il mio Palermo. Quando riusciamo a giocare delle grandi partite è perché mettiamo in pratica tutte queste cose. È chiaro che non sempre ci riesce bene".
Sembra un tipo di calcio nel quale lei chiede molto sacrificio ai suoi giocatori.
"È vero. Ci vuole una grande disponibilità. Tutti quanti devono essere pronti a dare una mano nelle due fasi del gioco. Grande attenzione in fase difensiva e in fase offensiva. È importante creare profondità, ma dare anche molta pressione agli avversari".
C'è qualcuno in particolare al quale lei si è ispirato?
"Ce ne sono tanti e facendo un solo nome rischierei di fare torto agli altri. Il mio calcio è fatto soprattutto di coinvolgimento, di grande applicazione, di partecipazione e di attenzione. Tutto questo si ottiene con il lavoro quotidiano. Un lavoro che deve essere anche divertente per riuscire a mettere in evidenza le qualità dei singoli giocatori".
La sue squadre riescono spesso a cambiare modulo anche a partita in corso. Significa che l'integralismo tattico non paga?
"Per me, più che i numeri, quello che conta sono i principi. Non è importante come sistemi i giocatori in campo, ma sono importanti i principi che dai al tuo gioco. È fondamentale sapere quello che si deve fare quando si ha la palla tra i piedi o quando la palla ce l'hanno i tuoi avversari. Ogni giocatore deve essere messo nelle condizioni migliori per esprimersi al massimo. Questo a prescindere dai numeri e dagli schemi".
C'è un giocatore del quale il suo calcio non può fare a meno?
"Sicuramente questo giocatore è il regista. Nel mio calcio il regista è fondamentale ed è un giocatore che deve avere qualità e grande senso tattico. Dai suoi piedi partono le azioni della squadra. È da lui che la squadra trova i suoi tempi giusti e i suoi equilibri. Nel mio Palermo ho la fortuna di avere uno come Liverani che è tra i migliori nel suo ruolo in Italia".
C'è qualche squadra in Europa che lei segue particolarmente e che magari cerca di copiare?
"In questo momento sono diverse le squadre che giocano bene e che riescono anche a dare spettacolo. Mi piacciono il Barcellona, il Manchester e l'Arsenal. Sono squadre spettacolari. Formazioni che riescono a unire il bel gioco con lo spettacolo e che fanno divertire".
Come riesce a mettere in pratica sul campo tutta la teoria che è alla base della tattica di un allenatore?
"Ci si arriva grazie al lavoro e all'abitudine. È importante trovare delle giocate e degli esercizi sempre diversi. Nella mia idea di calcio c'è la necessità di trovare sempre qualche diversivo che rompa la monotonia. È importante riuscire a diversificare il lavoro. L'allenamento non deve mai diventare una cosa noiosa, ma deve piuttosto essere un divertimento".
Intervista a Maurizio Zamparini
Ecco l'intervista a Maurizio Zamparini, presidente del Palermo calcio, presente sull'edizione odierna de "Il Corriere dello Sport".
Presidente, alla fine in Lega passerà l´idea di un manager al comando?
“Dai discorsi che sono stati fatti l´altro giorno mi sembra che sia emersa la consapevolezza di costruire una Lega proiettata nel futuro. Cercherò di organizzare prima della prossima assemblea un paio di riunioni. Mi piacerebbe che fosse bandita finalmente l´idea di una Lega intesa come centro di potere che poi produce i danni che sono venuti a galla con calciopoli”.
Date sempre l´impressione di essere molto divisi
“In realtà ci sono grandi club che temono quel modo d´essere della Lega che denunciavo prima”.
C´è la Juve in questo gruppo?
“Il problema con la Juve e con i grandi club è sempre stato di tipo economico. Ci ritroviamo a misurarci con un provvedimento come quello della Melandri che è un vero pateracchio: una legge incostituzionale visto che, ad esempio, indica con quali maggioranze dobbiamo prendere le nostre decisioni. Io dico che dobbiamo riportare al centro della Lega due virtù essenziali: buon senso e misura”.
Lei alla fine ha convinto i suoi colleghi a prendere tempo. Oggi quali sono i suoi alleati?
“Io dialogo con tutti, solo con Cellino il confronto è impossibile. Io ho la mia idea: la Lega deve funzionare nell´interesse di tutti. Quando sono entrato nel calcio, il nostro organismo associativo dava cinque miliardi di lire a ogni club di A e quattro a quelli di B. La realtà è che i nostri padri fondatori avevano principi etici più robusti, venivano dalla guerra e avevano una idea più forte del bene collettivo e si erano preoccupati di porre dei paletti per fare in modo che la competizione fosse equilibrata”.
Spesso i suoi rapporti con Galliani sono stati incandescenti.
“Ho grande stima di Galliani anche se lui per il Milan sarebbe pronto a vendere la madre. E´ un uomo intelligente ma non bisogna metterlo nelle condizioni di sentirsi onnipotente. Quando fu eletto presidente di Lega, fui uno dei suoi grandi elettori. Gli diedi un solo consiglio: non confondere gli interessi della Lega con quelli del Milan. Purtroppo non sempre lo ha seguito”.
Può esistere una ipotesi di alleanza fra i club medi?
Tra le società di questa fascia i rapporti sono buoni e la rivalità sportiva sana. Dovremmo incontrarci più spesso ma molti di noi alle riunione di Lega spesso mandano i propri manager. Dovremmo essere più coinvolti”.
Anche l´ultima assemblea di Lega è stata letta come una battaglia per la conquista di una poltrona in Consiglio. Interpretazione giusta?
“In effetti il copione era stato organizzato in quel modo. Il fatto è che si dà troppa importanza al Consiglio. Anzi, al Consiglio sono stati trasferiti ultimamente molti poteri a discapito dell´assemblea. Una scelta delle Grandi che erano minoranza in Assemblea ma diventavano poi maggioranza in Consiglio. Penso che è una visione politica che non regge più. La mia proposta è semplice: per i prossimi quattro anni condividiamo le decisioni in assemblea e diamo a tre manager di grande livello il compito di attuare le strategie decise”.
Domenica alla Favorita arriva il Napoli. Che idea si è fatto di De Laurentiis?
“E´ simpaticissimo e ha fatto cose straordinarie per il Napoli. E poi gli invidio il direttore sportivo, Pierpaolo Marino, il migliore”.
E perché non gli ha offerto una scrivania a Palermo?
“Certo che gliel´ho offerta”.
E cosa è accaduto?
“Marino è molto legato alla sua terra: preferì il Napoli in C1 al Palermo in A”.
La sue idee sul calcio coincidono con quelle di De Laurentiis?
“Su molte cose la pensiamo alla stessa maniera. Lui ha una visione più americana, più spettacolare, io, invece, preferisco un calcio che esalti i valori sportivi, un calcio io cui non vinca sempre il poi ricco, in cui trionfi la lealtà e il rispetto per l’avversario”.
Avete avuto anche rapporti commerciali
“Quando il Napoli era in C1: lo sponsorizzai con uno dei miei marchi, quello della grande distribuzione. Mandi. Avevo aperto un grande centro commerciale ad Afragola e pensai che quello era lo strumento più utile per pubblicizzarlo”.
A proposito di progetti, a che punto e lo stadio?
“Credo che nel giro di tre anni il Palermo avrà un nuovo stadio. Ieri sono stato in Sicilia anche per occuparmi di questo tema. Nel nostro paese il problema non sono i capitali ma il sostegno della burocrazia. Penso che ci sia e nel giro di un anno i lavori potrebbero cominciare. Io voglio regalare questo stadio alla città e tutti i soldi che produrrà finiranno io una società no-profit che si preoccuperà di reinvestirli sulla squadra".
L’attuale squadra la soddisfa?
“Sì, ora abbiamo perso Liverani che per noi è tanta roba. Questo è un anno di transizione”.
E il Napoli le piace?
“E´ al nostro livello, con qualcosa in meno dal punto di vista della squadra e qualcosa in più da quello delle individualità”.
E tra quelle individualità chi preferisce?
“Lavezzi. E´ al livello di Messi, cioè une dei cinque che in Europa possono fare la differenza”.
Il punto su... PALERMO
PALERMO: test in famiglia al Barbera contro la formazione primavera. Un buon test terminato con il risultato di 4 a 0 con tre gol di Cavani ( tutti nel primo tempo ) e De Melo nella ripresa. Archivio del blog
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