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Eto'o-Ibra: è fatta!

Milanesi sempre protagoniste di questa fase del calcio mercato. L'Inter per chiudere la trattativa con il Barcellona, il Milan quella in uscita con il Chelsea.

Eto'ò-Ibra, domani giorno decisivo -
"Domani". Il direttore tecnico dell'Inter, Marco Branca, risponde con una sola parola alle domande dei giornalisti sull'incontro con Josè Maria Mesalles, procuratore di Samuel Eto'o. L'attaccante camerunense del Barcellona dovrebbe passare ai nerazzurri nella trattativa destinata a portare Zlatan Ibrahimovic ai catalani. : "L'agente dell'attaccante camerunense sarà a Milano nella giornata di domani. Se la trattativa è già conclusa? No, c'è ancora molto di cui discutere, ma sono ottimista", dice Branca.

Moratti: "Sono fiducioso". "Finchè la cosa non è compiuta non c'è..., ma sono fiducioso". Il presidente dell'Inter, Massimo Moratti conferma che la trattativa per concludere l'affare Ibra-Eto'o è nella fase decisiva. Mentre Moratti viene intercettato davanti dagli uffici della Saras, potrebbe essere già in corso l'incontro tra Marco Branca e il procuratore del camerunese, Josè Maria Mesalles. Quest'ultimo, diversamente da quanto detto dallo stesso Branca, sarebbe già a Milano per trovare l'accordo con l'Inter. Poi si tratterebbe solo di parlare con il Barcellona per uan buonuscita. "Stiamo trattando", ha continuato il patron nerazzurro che interrogato sul reale valore del giocatore camerunense ha detto: "Il valore di Eto'o non me lo invento io, è uno dei giocatori più importanti che ci sia sul mercato. Lui, assieme a Ibra, è uno dei più desiderati. E' una buona occasione per noi avere un altro grande campione".


Stampa spagnola: agente già arrivato - Secondo la stampa spagnola l'agente del giocatore, Josè Maria Mesalles, è già arrivato a Milano per incontrarsi con Marco Branca, direttore dell'aria tecnica dell'Inter.

Ufficializzato Lucio - Intanto, con il deposito della
documentazione negli uffici della Lega calcio, è stato perfezionato l'acquisto a titolo definitivo da parte dell'Inter del difensore brasiliano Lucio. "A Lucio, che si è legato alla società fino al 30 giugno 2012, il benvenuto di tutta l'Inter e di tutti i tifosi nerazzurri", si legge nella nota della società

Napoli: non arrivano Obinna e De Sanctis - Salta l'arrivo al Napoli per Obinna e De Sanctis. La causa, una questione relativa ai diritti d'immagine. A spiegarlo è stato il presidente partenopeo, Aurelio De Laurentiis, arrivato nel ritiro di Lindbrunn in Austria.
Secondo il produttore cinematografico "non c'è accordo con i calciatori che, per questo motivo, non arriveranno".

Luis Fabiano, si complica - Come legate da un elastico, le posizioni del Milan e di Luis Fabiano oscillano ogni giorno. Oggi è quello dell'allontanamento. Almeno a sentire le parole del manager Josè Fuentes. "Sono pessimista" ha detto a calciomercato. it, riferendosi alla possibilità che il giocatore approdi in rossonero. "Il Milan ha fatto un'offerta di 14 milioni - ha detto Fuentes - Una cifra non sufficiente per acquistare il centravanti della nazionale brasiliana, è un prezzo che svaluta il calciatore. Non si può fare, il Siviglia non lo può fare e ha tutte le ragioni per non farlo. Noi ora aspettiamo di vedere se ci sarà una seconda offerta del Milan per Luis Fabiano, però se il Milan questa seconda offerta non la fa è chiaro che il club non ha tutto questo interesse a prenderlo". Ce ne vorrebbero almeno sei di più: "La mia personale opinione è che il prezzo giusto siano 20 milioni. Non sto dicendo che questo sia il prezzo di Luis. Ma, viste le cifre che girano nel calciomercato, 20 milioni è il prezzo giusto".

Pirlo s'avvicina ad Ancelotti -
Pirlo e il Chelsea sono sempre più vicini. In Inghilterra danno ormai per imminente l'annuncio ufficiale del passaggio del centrocampista alla corte di Ancelotti: da definire il costo del cartellino con il Milan


Pelè Gomes al Valladolid - Il Valladolid ha reso noto di aver raggiunto l'accordo con il Porto per l'ingaggio del centrocampista, ex Inter, V¡tor Hugo Gomes Pacos, "in arte" Pelè. Il giocatore, che aveva anche sostenuto le visite mediche col Genoa, andrà in Spagna in prestito per una sola stagione, con opzione d'acquisto a favore degli spagnoli.

Guardiola scarica Eto'o. "Non ci sono motivi calcistici per l'uscita di Eto'o dal Barca, è una questione di feeling - dice l'allenatore del Barcellona, Pep Guardiola. "Capisco che la gente si chieda perchè vada via, è un giocatore meraviglioso. Samuel è sempre stato una delle chiavi del successo. E' un giocatore straordinario che si sacrifica. Ma sono convinto che la cosa migliore per il club è che Etò'o se ne vada...". Insomma, nulla di personale, ma solo una questione di "sentimento".

La Roma prova per Huntelaar - L'attaccante olandese lscai il Real Madrid e la Sensi cerca di portarlo a Roma. Vuole provare a convincere Florentino Perez ha cederglielo con la formula del prestito non potendo in questo momento fare investimenti sul mercato. Il giocatore aspetta notizie e ha chiesto tempo allo Stoccarda.

Lampard non blocca Terry -
Il centrocampista del Chelsea Frank Lampard ha parlato delle voci relative a un passaggio del suo compagno di squadra John Terry al Manchester City. "Non so cosa farà nel suo futuro - dice Lampard- io sono stato nella sua posizione lo scorso anno quando ho avuto la possibilità di lasciare il Chelsea per andare con Josè Mourinho all'Inter. Non è stata una decisione facile e non credo che la gente dovrebbe criticare Jonh. Lui sarà sempre una leggenda, nessuno potrà cancellare quello che ha fatto al Chelsea".

Zebina, no al Bordeaux - Jonathan Zebina esclude un suo possibile approdo al Bordeaux, smentendo le voci di mercato degli ultimi tempi. "Non ho nessuna voglia di tornare in Francia, per me sarebbe un ritorno indietro"

Ibra e Maicon restano

Ibrahimovic e Maicon rimarranno all’Inter. Prima le parole del presidente Massimo Moratti, ieri quelle del consulen­te di mercato Gabriele Oriali che, dopo un colloquio con il numero uno nerazzurro, a Sky ha dato l’annuncio che i tifosi interisti aspettavano da tempo: «Per Ibra e Maicon - ha iniziato - non credo ci siano problemi particolari: le cose si sono sistemate con il tem­po e di fatto i giocatori sono mol­to contenti di rimanere da noi. Ci auguriamo che possano contribuire al raggiungi­mento di obiettivi im­portanti. Lo svedese pen­so che dome­nica salirà sull’aereo diretto in America mentre il brasiliano, insieme a Julio Cesar, si aggregherà diret­tamente a Boston». Sembra la pa­rola fine a una telenovela che ha tenuto con il fiato sospeso il po­polo interista finora. Ma se per l’attaccante le certezze sono maggiori, e lui le ha confermate dando mandato di concludere per agosto i lavori della sua casa sul lago di Como ( gli impianti elet­trici sono curati dalla stessa dit­ta che sta "trasformando" la Pi­netina), per Maicon qualche dub­bio in più esiste. Il Real Madrid non è ancora sparito, mentre il Manchester City è tornato alla carica con un'offerta ricchissima ( 30 milioni più Elano). Dal mana­ger del giocatore, Antonio Ca­liendo, ha però ricevuto la stessa risposta di qualche settimana fa ovvero un garbato "no, il ragazzo non andrà al City". La proposta degli arabi rischia solo di trasfor­marsi in un boomerang per l’In­ter che entro la fine della setti­mana incontrerà Caliendo. Mo­ratti ha detto che non ci saranno ritocchi del contratto, ma è pro­babile che un accordo per il « ri­conoscimento » richiesto dal ter­zino sia trovato attraverso un suo maggior utilizzo nel­le campagne pubbli­citarie con tanto di indennizzo econo­mico.

CHELSEA - Eccoci alla trattativa Deco­ Carvalho. Ieri l’emissario neraz­zurro presente a Londra ha avuto un contatto con il Chelsea e ha ricevuto la confer­ma che l’operazione è complicata perché Abramovich per i due ha fatto lievitare la richiesta fino a 20 milioni. Troppi per due over 30. «Mourinho li conosce molto bene ed è convinto che possano fare bene all’Inter, ma la trattati­va è ferma perché certe condizio­ni per noi sono improponibili. Ve­dremo se si sbloccherà più avan­ti, ma al momento non esistono i presupposti per discutere del tra­sferimento. Un intermediario a Londra? Il presidente e io non lo abbiamo inviato. Mi auguro che nessuno lo abbia mandato per­ché l’Inter non ne ha bisogno vi­sto che trattiamo con il Chelsea direttamente». Poi sulla rosa: «Per ora rimaniamo così e tutti i giocatori sotto contratto parti­ranno per l’America. In un secon­do momento vedremo se sarà possibile cedere coloro che non rientrano più nei nostri piani tec­nici e incamerare così dei soldi».

Bufera Ibra

Mino Raiola, il procuratore di molti calciatori di spicco tra cui Ibrahimovic, Maxwell e Nedved, si scatena a Radio Radio tv intervenendo sulle parole di Moratti e sulla situazione dell'Inter: parole pesanti nei confronti del presidente del club nerazzurro, che l'agente invita a farsi sentire se davvero vuole privarsi dell'attaccante svedese: «Io non ci credo per niente, mai visto un direttore sportivo andare in un posto per vendere qualcosa. Dovevano venire quelli del Real… Lo devo vedere. Se Branca è andato a Madrid per vendere qualcuno è da licenziarlo per vendere Maicon o qualcun altro. Da licenziare in tronco, non sei fatto per questo lavoro… Per questo non ci credo: conosco Branca e non è andato lì per vendere Maicon o il mio giocatore, non ha bisogno Ibra di essere venduto. Per Ibra non c’è bisogno di viaggiare: se lo vogliono vendere, ci penso io. Gliela trovo io la sistemazione: a me finora non me l’hano detto e allora io non mi muovo. Quando sei dal barbiere e ti fai la barba, ti devi stare fermo… Sarà l’Inter a decidere, ma a me – a parte Paolillo e le sue frasi, nessuno incedibile, c’è un prezzo pure per Monna Lisa… - ma a me non mi ha detto nulla e a Zlatan hanno detto che lui è incedibile. Se ha cambiato idea, non mandi Branca in giro per il mondo: bastava un colpo di telefono».

SE C'È UN'OFFERTA DICANO QUAL È - «Se queste sono le dichiarazioni di Moratti, per me vuol dire che c’è l’offerta, poi deve vedere se io sono d’accordo - prosegue Raiola - Ribassare l’ingaggio per venire incontro al Real? No, prima fatemi vedere chi compra, fatemici mettere a tavolo. Non c’è solo il Barcellona: ci sono tre-quattro squadre al mondo che possono prendere Ibra. Se lo possono permettere Chelsea, Real, Marchester, Barcellona e… Inter, sono cinque. Chi fa movimento, ora, è l’Inter: se Branca ha preso un aereo ha sprecato i soldi dell’aereo, bastava una telefonata a me. Forse oggi mi dicono che vogliono vendere Ibrahimovic, ma me lo devono dire».

MOURINHO? PARLA DI PROSTITUZIONE INTELLETTUALE - Finale al veleno su Mourinho, che secondo Raiola predica bene e razzola male: «Se Mou ha detto a Drogba che sogna una coppia con Didier e Eto’o, non è corretto. Mourinho è un grande artista, parla lui di prostituzione intellettuale… Magari porta all’Inter Drogba, Eto’o e Ibrahimovic. Moratti mercoledì incontra Perez? Ah, bene… Apprezzo quando qualcuno vuole fare il mio lavoro, loro facciano il loro lavoro che all’accordo di Ibra ci penso solo io. A me mi può tagliare fuori da questa trattativa solo Zlatan».

Il Real non vuole Ibra

Kakà, Cristiano Ronaldo e nada otro, nessun altro. Jorge Valdano chiude le porte del Real Madrid a Zlatan Ibrahimovic e riconsegna, se così si può dire, lo svedese a Mourinho. "Hanno accostato ai blancos Forlan e Ibra, ma non arriverà né l'uno né l'altro. Nel ruolo abbiamo due o tre alternative, ma tra queste non ci sono né l'interista né l'attaccante dell'Atletico". Stesso discorso per Ribery, di cui "Zidane dice meraviglie, ma costa troppo".

Il tempo delle spese folli, insomma, è già finito. Perché, e lo spiega bene Valdano, "la strategia del Real è quella di avere grandi campioni, ma siamo partiti con una velocità di crociera che sicuramente non possiamo sostenere...". Come dire, a tutto c'è un limite. Anche se ti chiami Florentino Perez e ti presenti con due acquisti da fantascienza. Dopo lo tsunami è arrivato quindi il tempo della bassa marea, sperando il ritirarsi lento delle acque lasci ancora qualche pesce sulla spiaggia. Villa, ad esempio, come sperava Valdano fino all'altro ieri. Fino a quando, cioè, anche il Valencia s'è reso conto dell'aria che tirava e ha pensato bene di non rimanere fuori da questo giro folle di euro.

Una scelta che il Real non ha gradito per nulla. L'affare era chiuso, poi è saltato. Dietrofront, per buona pace di Florentino: "Se il Barcellona offre 50 milioni, Bojan e Caceres - è l'idea di Valdano - e io fossi un dirigente del Valenciam, lo lascerei partire perché noi non arriveremo mai a cifre del genere. In questi giorni abbiamo lavorato su questa pista, la trattativa sembrava a buon punto, poi abbiamo incontrato qualcuno nel nostro cammino e il prezzo è salito troppo".

Meno uno, perciò, nel senso che a queste condizioni Villa non si tratta nemmeno. Come non si tratta, alle condizioni di Moratti (50 milioni più uno o due giocatori), nemmeno Ibra. "Abbiamo due o tre obiettivi in attacco, ma tra questi non ci sono né l'interista né Forlan", spiega Valdano. Che, in realtà, fa il suo gioco e chiarisce ai diretti interessati, Inter e Atletico, che la luna non si può pretendere nemmeno da un club di marziani come la "casa blanca". Lo stesso dicasi per Ribery e Xabi Alonso: "Zidane dice meraviglie di Ribery (ha lo stesso procuratore, ndr), lo abbiamo seguito, ma il Bayern vuole cifre astronomiche, ritengo che non vogliano cederlo. Per Xabi Alonso c'è una nota ufficiale del Liverpool - spiega Valdano -, credo che difficilmente potrà arrivare al Real. Silva? Penso che per il Valencia sia incedibile".

Resta il tempo per chiarire un altro paio di concetti in pieno stile-Valdano. Il che, tradotto, significa senza peli sulla lingua. Quindi sotto con Laporta ("Imperialismo è una parola molto grande, c'è molta demagogia di cattivo gusto in alcune cose che ho sentito Questi acquisti tra l'altro sono un bene per tutta la Liga, abbiamo impoverito il calcio italiano e quello inglese") e con il capitolo Raul: "Avrà le stesse chance di tutti, ma nella lotta tra l'uomo e il tempo vince sempre quest'ultimo altrimenti giocherebbe ancora Di Stefano. E' il capitano ed un uomo intelligente, la maturità lo aiuterà ad affrontare la stagione". Ultima battuta su Cristiano Ronaldo e sulle sue abitudini da viveur: "Abbiamo bisogno di grande disciplina, ne è consapevole e ci aiuterà, noi, da parte nostro, lo proteggeremo".

Il gioco sporco di Ibra


La «battaglia del grano» di Mino Raiola, come osserva acutamente Fabio Monti sul Corriere della Sera, sposa la scelta di Ibrahimovic di chiudere al più presto la sua esperienza italiana per giocare in Spagna. Il Barcellona accoglierebbe Ibra a braccia aperte, ma senza firmare assegni da 70 milioni di euro. Così lo svedese sta spingendo per una rottura traumatica con l'Inter, anche se il giochino ormai è più goffo che sporco. Ibra spera che, a suon di complimenti al Barcellona, Moratti s'incazzi e lo liberi a cifre ragionevoli. A non aver ancora capito la strategia dello svedese è rimasto ormai qualche allocco, che vorrebbe che l'Inter cacciasse Ibra a calci in culo. Ibra si spedisce solo a fronte di un'offerta irrinunciabile. In tal caso è un dovere. Ma guai a imprigionare Moratti in certi corridoi, perché in questi casi il presidente diventa più duro del granito e decide proprio nella direzione opposta. In effetti, se l'Inter agisse d'istinto finirebbe per fare il gioco di Ibra e invece questa è una partita da giocare con calma e con astuzia, forti di un contratto in vigore fino al 2013. Moratti per cedere Ibra vuole 70 milioni di euro in contanti, trattabili solo se il Barcellona proponesse come contropartita tecnica Samuel Eto'o, pure lui classe '81, che ha appena chiuso la Liga segnando 30 gol in 35 partite e ha già vinto tre campionati in Spagna e due Champions League. Insomma, palmarès alla mano, non è poi escluso che l'affare non lo faccia l'Inter. Ibra può ovviamente perseverare nei suoi capricci da bizzosa rock-star, ma deve stare attento a non esagerare, perché deve mantenere alto il suo valore di mercato, prima ancora che sognare il Pallone d'Oro! Si può pure immaginare lo scenario apocalittico di uno spogliatoio interista spaccato dallo svedese, ma Mourinho non è certo un tipo morbido in questo genere di situazioni. Concludo suonando la sveglia per chi si ostina a credere che il calcio sia ancora questione di sentimenti proprio nel momento in cui la telenovela Kakà sta avviandosi alla sua naturale conclusione. In realtà i mercanti sono entrati nel tempio già da un pezzo, altro che calcio delle bandiere. Agli inguaribili sognatori è rimasto solo il vecchio Subbuteo.

Ibra va in... Barça


Novità dalla Spagna: Pep Guardiola, allenatore del Barcellona fresco vincitore (anche) della Champions League, ha deciso di puntare con decisione su Zlatan Ibrahimovic, 27 anni, e ne ha chiesto ufficialmente l'acquisto al presidente Laporta. Via libera dunque per Eto'o, sul quale il tecnico ha sempre avuto delle riserve. E che ancora una volta, nonostante il gol (anche) nella finale di Champions, avrebbe definitivamente bocciato. ibra vale 70 milioni — Uno scenario che spalanca le porte dell'Inter al camerunese, 28 anni, in attesa che l'agente di Ibrahimovic, Mino Raiola, incontri il Barcellona, ma anche il Real Madrid. Quanto all'Inter, il presidente Moratti ha già chiarito a tutte le parti in causa che non intende scendere al di sotto dei 70 milioni nella valutazione del suo giocatore. E quindi Eto'o più 30 milioni potrebbe essere il prezzo giusto...

Confronto tra numeri 10


Impossibile non partire dal capocannoniere del campionato, quello Zlatan Ibrahimovic che o si ama o si odia. Lo svedese dell´Inter, fisico da granatiere e piedi da fenomeno, ha segnato ben 25 gol, di cui alcuni di fantastica fattura, come ad esempio il colpo di tacco contro il Bologna. Il suo impatto sul campionato quindi è stato assolutamente devastante e di diritto gli spetta anche il trono di miglior “Numero 10” della stagione.

E a proposito di 10, un fantasista che ha conservato il prestigioso numero sulle spalle è Fabrizio Miccoli, attaccante del Palermo. Il “Romario del Salento”, meno bersagliato dai problemi fisici rispetto allo scorso anno, ha giocato una stagione da grande campione. Impossibile non essersi divertiti quest´anno quando Miccoli è sceso in campo: doppi passi, rabone, carezze d´esterno al pallone, senza dimenticare un bottino importante di gol (14),tra cui alcuni bellissimi. Fortunati i tifosi rosanero a vederlo ogni due settimane dal vivo.

Ottima stagione anche per il giovane più interessante espresso quest´anno nel ruolo, ossia l´argentino Mauro Zarate, attaccante della Lazio. Il “maurito” biancoceleste ha dimostrato grandi doti, unite ad un caratterino mica male per un appena ventiduenne. Il suo micidiale destro, capace di traiettore liftate come di siluri impressionanti, ha trascinato la Lazio alla conquista della Coppa Italia, via secondaria per la UEFA.

Uno che raramente ha sbagliato un campionato è Alessandro Del Piero, storico capitano della Juventus. Nelle previsioni stagionali si pensa sempre che possa essere l´anno dell´arresa alla carta di identità, ma il bravo Alex riesce sempre a smentire queste sirene. Un bottino annuale di 21 gol e ben 10 assist, roba da far invidia ai tanti colleghi più giovani di lui.

Rimanendo tra i talenti di casa nostra, Antonio Cassano, “El pibe de Bari”, ha dimostrato ancora una volta quanto genio calcistico sia insito in lui. Tante reti e ancor più assist per il trequartista blucerchiato, quest´anno per sua fortuna lontano dalle famose cassanate che l´hanno contraddistinto in passato. Nonostante tutto però anche questa volta Antonio di Bari Vecchia è rimasto fuori dalle porte di Coverciano.

Tra i sempre positivi anche Cristiano Doni, non più giovanissmo, ma pur sempre capace di grandi invenzioni e prestazioni eccellenti. La sua Atalanta è stata protagonista di una buona annata, così come il suo leader. Il capitano nerazzurro ha chiuso a quota 9 gol, di cui ben 4 alla corazzata Inter. Per lui pure la soddisfazione di essere stato nominato “Cittadino Benemerito della città di Bergamo”, prima volta per un calciatore.


Ovviamente ci sono stati anche giocatori che hanno vissuto un annata negativa e tra loro troviamo nomi di altissimo profilo.

Il flop più rumoroso è stato quello di Ronaldinho, fiore all´occhiello della campagna acquisti rossonera della scorsa estate. Dopo un inizio a buon ritmo, condito anche da gol importanti, l´ex pallone d´oro è pian piano sparito, sino ad essere relegato al ruolo di panchinaro di lusso. Sicuramente i tifosi rossoneri si aspettavano ben altro da un campione che ha saputo incantare l´intero pianeta.

Anche il suo collega Kaka´ non ha vissuto una stagione brillantissima. Sia chiaro, parlare in maniera negativa della stagione del brasiliano sarebbe quantomeno un azzardo, ma il trequartista rossonero ci ha abituato a performance ben più incisive. A sua discolpa anche alcuni infortuni che ne hanno minato il rendimento.

Poco positiva anche il campionato di Francesco Totti, bandiera della Roma. Sotto il punto di vista realizzativo il suo apporto non è mancato, ma le condizioni fisiche precarie non gli hanno dato la possibilità di esprimersi ai massimi livelli e quindi di mantenere la Roma tra le big del campionato.

Infine, tra i negativi, sicuramente Adrian Mutu. Il suo crollo verticale è stata di quelli che fanno il botto, visto che ai nastri di partenza si era presentato con la corona del migliore dell´annata 07/08. Questa stagione invece tra screzi con l´ambiente fiorentino e due gravi infortuni, il rumeno non ha potuto essere tra i fattori decisivi della grande annata dei viola.

"Il futuro, chissà!"


"Il mio futuro? Non sono certo di nulla, io non faccio percentuali come Mourinho". Zlatan Ibrahimovic non lascia tranquillo il presidente Moratti e i tifosi dell'Inter. Il fuoriclasse nerazzurro non si sbilancia sul suo futuro e non offre nessuna garanzia sulla sua permanenza tra i campioni d'Italia. "Non ci sono percentuali, perché quando non c'è niente sul tavolo, non si può parlare di possibilità". Ibra lo dice ai microfoni di Telelombardia e Telenova, due emittenti private. Poi però lascia intendere che l'anno prossimo rimarrà ancora alla corte di Mourinho e parla già di Milito come di un ottimo compagno d'attacco: "Ci sono tanti attaccanti con cui mi trovo bene, il prossimo anno con Milito non ci sarà una competizione perché è un giocatore che ha fatto tanti gol. Sono contento per lui e per l'Inter".

CAPOCANNONIERE? PROVIAMOCI - Domenica pomeriggio contro l'Atalanta Ibra punterà a diventare capocannoniere: "Ho la possibilità di vincere il titolo - spiega - sono contento e farò di tutto per farcela: quello di diventare capocannoniere è uno degli obiettivi, ma non è il primo, perché prima di tutto bisogna vincere come abbiamo fatto nelle ultime partite. Prima si vince e poi i miei compagni mi aiuteranno a fare gol".

Di mercato e del possibile arrivo di Cassano ha invece parlato Mario Balotelli. Il giovane attaccante nerazzurro si è detto pronto ad accogliere a Milano il talento barese. "Secondo me se ne dicono tante su Cassano, ma è veramente un bravo ragazzo. Ha la testa a posto, mi piacerebbe tanto perché è troppo simpatico, poi calcisticamente è un genio". La concorrenza non spaventa Balotelli. Anzi, con un Cassano in più l'Inter potrebbe finalmente sfatare il tabù Champions. "Con lui vinciamo la Champions. Io credo che il mister abbia le idee chiare, però con tanti attaccanti magari è più difficile sapere chi far giocare. Ma sono affari di Mourinho".

Ibra, il West Ham e il razzismo nei suoi confronti. Balotelli non ha problemi a parlarne. "Secondo me è difficile convivere con me, non con lui, perché gli altri attaccanti quando giocano con lui giocano bene", dice riguardo alla convivenza col fuoriclasse svedese. Capitolo Hammers: "Sì, ero in contatto con Zola. Poi non si sono sentiti con l'Inter, o l'Inter non si è fatta sentire, non so bene cosa non sia andato. Alla fine meglio così". Infine la battuta sul brutto episodio di Torino. "Prima di Juve-Inter sono entrato con la nostra divisa, parlavo con Chiellini e già mi facevano 'buuu'. I cori sono tutti gravi, anche quando danno dello zingaro a Ibrahimovic come hanno fatto a Cagliari".Il futuro

Mou, Ibra e il Real


Quello del cronista è un mestieraccio, nel senso che per deformazione professionale si è portati a considerare scenari diversi. A voler pensar male, dietro la pista Real per Mourinho, forse non c'è l'idea di lasciare l'Inter ma quella di trasformarla.
Riflettete un attimo: quante volte Mourinho si è lamentato di di un'Inter ereditata da Mancini per giustificare certe carenze nella personalità a livello europeo?
Ora, forte di un campionato vinto in carrozza, Mourinho punta dritto all'Europa e non vuole perdere tempo. Le sirene spagnole sono lo strumento per convincere Moratti a grandi esposizioni finanziarie per 'mourinhizzare' l'Inter. Lo Special One è tutt'altro che stupido e sa che la cantonata presa con Quaresma ha tolto forza alle sue indicazioni di mercato presso Moratti, ma un terzo della rosa attuale non gli piace e vuole spazzarla via. Poi, a voler pensare proprio male, anche gli ultimi atteggiamenti di Ibrahimovic sembrano dargli una mano. Moratti insiste per un mercato morigerato ma intanto ha già preso Milito, Thiago Motta e Arnautovic, e tratta D'Agostino.
Mourinho vorrebbe aggiungere pure Obi Mikel, Deco, Drogba e Carvalho. Investimenti pesantissimi, a cui Moratti non era preparato. Certo, dovesse spuntarla lo Special One, per i tifosi nerazzurri sarebbe una pacchia con l'Inter più forte di sempre e con buona pace del Real. Senza contare che secondo indiscrezioni provenienti da Madrid sarebbe stato proprio Mourinho, attraverso il suo procuratore Jorge Mendes, a contattare Florentino Perez e non viceversa. Anzi, fonti vicine a Florentino Perez riferiscono che l'aspirante presidente, favorito nell'elezione del 14 giugno, sulla panchina del Real più che Mourinho vedrebbe volentieri Arsene Wenger o al limite Manuel Pellegrini, il tecnico del Villarreal che, giungendo ai quarti di finale di Champions League, ha recentemente superato nel ranking Uefa lo stesso Real Madrid, umiliato dal Liverpool negli ottavi. Un sorpasso storico per il calcio spagnolo.
Insomma diverse verità per una tipica vicenda da mercato estivo, destinata comunque a chiudersi presto. Almeno per quest'anno. E a voler essere ancora più maligni, siamo proprio sicuri che Moratti si strapperebbe i capelli per un improvviso addio dello Special One? Al presidente i tecnici che pretendono carta bianca non sono mai piaciuti. Marcello Lippi docet.

Ibra gela i suoi tifosi

Ebbene sì, anche se ha già il titulo in tasca, l’Inter ha ancora una missione sportiva nel campionato 2008-09. Cioè nelle prossime – e ultime – due giornate. Una missione che ha molto a che vedere con la scenata di Zlatan Ibrahimovic nei confronti di Mario Balotelli in occasione del gol di quest’ultimo, il secondo dei nerazzurri al Siena ieri sera.

IL GOL DELLA DISCORDIA — E’ lo stesso Mourinho a spiegare il siparietto: “Colpa mia – dice -. Avevo detto ai ragazzi che era importante giocare per Ibra: per me l’obiettivo che lui diventi capocannoniere del campionato non è individuale ma di squadra, e dunque la squadra doveva fare qualcosa in più per lui. Ho cambiato modulo mettendogli più vicino un giocatore, in modo che lui partecipasse meno alla manovra e puntasse più alla porta. Così quando Mario ha segnato ci siamo arrabbiati tutti: lui poteva, anzi doveva fare l’assist per Ibra, anche a costo del rischio che l’azione poi sfumasse. Ma, dopo la reazione emozionale iniziale, abbiamo considerato che Mario è fatto così, è giovane e naif, davanti alla porta la sua abituale fame del gol gli ha fatto dimenticare le mie parole e gli obiettivi di Ibra, e ha segnato: non va colpevolizzato, è un bravo ragazzo”.

I DUBBI DI IBRA: in campo — Certo, prosegue Mou, ieri sera in quel momento Ibra può aver avuto dei dubbi sull’appoggio della squadra nei suoi confronti, e infatti chiedeva alla panchina di fare qualcosa: “Ma allora non mi stanno veramente aiutando - avrà pensato, secondo Mou -. E io avevo paura che decidesse per conto suo di uscire dal campo – spiega l’allenatore -. Poi però tutto è finito per il meglio, Zlatan ha segnato ed è ancora in corsa per il titolo. E’ vero, infatti, che Di Vaio gioca in una squadra che ha una grossa motivazione, quella di non retrocedere, ma su questo punto c’è anche una grossa pressione. Ibra invece è in una squadra che gioca tranquilla”. Tranquilla sì, ma da adesso anche con il dovere di giocare per Ibra più ufficiale che mai.

I DUBBI DI IBRA: fuori campo — In campo ha litigato praticamente con tutti i compagni. Ma anche dopo la partita Ibra non ha dato segnali di miglioramento nell'umore. Anzi, non ha proprio dato garanzie sul suo futuro all'Inter: "Sul mio futuro non posso dire niente. Se Mario non segnava, lo ammazzavo". "Mancano ancora due partite e faccio di tutto per vincere - ha proseguito - ma nel calcio non c'è garanzia. Nel futuro non so dove sarò, non sono certo un uomo che rimane nello stesso club tutta la vita". Ha anche detto che questo è lo scudetto più bello che abbia mai vinto: "C'era tanta pressione, un nuovo allenatore e dei dubbi su di lui - ha spiegato - ma Mourinho ha spiegato che ha la mentalità per vincere. Ora dobbiamo portare questa mentalità in Europa". Lo svedese ha poi scherzato sullo screzio con Balotelli in campo: "Mario ha fatto gol, se non lo faceva lo ammazzavo". L'insofferenza dello svedese non solo nei confronti del suo giovane compagno, ma anche verso quasi tutta la sua squadra, Mourinho compreso, non è passata inosservata e Massimo Moratti si aspettava che qualcosa andasse storto anche nel giorno della festa scudetto: "È fantastico - sorride il presidente nerazzurro -. Questa è l'Inter e mi sembrava strano che in una partita così tranquilla non ci fosse qualcosa che ce lo ricordasse. Ma non credo sia così importante. Lui rimarrà, con il suo carattere fatto così".

GIAMPAOLO
— Dal canto suo, il tecnico del Siena Giampaolo fa eco: “Gli episodi come quello tra Ibra e Balotelli succedono a cose fatte, tutti cercano di ritagliarsi il proprio momento di gloria, magari mettono il proprio io davanti alla prestazione della squadra, e poi arrivano le discussioni, ma si chiudono lì. E appunto, accadono in quelle situazioni, non certo quando la posta della partita è alta”. Già, ma in ogni caso chi parla è Giampaolo, allenatore e giovane ed emergente: la domanda su quanto si senta adeguato a una grande è inevitabile. Come la risposta: “Lo si capisce solamente quando ci si ritrova dentro quel tipo di esperienza”. Tradotto: io sono qua, venghino signori.

Ibra e Kakà: tentazioni spagnole


Real e Barcellona. La Spagna cerca di destabilizzare il mercato italiano, provando a portare via gli elementi migliori, a cominciare da Ibrahimovic e Kakà. Iniziamo dai catalani, che insistono. Ibrahimovic è il loro obiettivo principale per la prossima stagione e non molla la presa con l'Inter. Con l'attaccante il Barça è pronto a pareggiare il contratto di Messi, il giocatore della squadra che guadagna di più: circa 8,5 milioni netti a stagione. E sarebbe disposto pure a spendere i 70 milioni, la valutazione data dall'Inter al suo attaccante. Cash, oppure inserendo nella trattativa Eto'o, anche se Mourinho preferirebbe Drogba. L'ivoriano infatti lascerà quasi sicuramente il Chelsea, che lo rimpiazzerà con Adebayor. A Madrid Florentino Perez vuole fare le cose in grande. Cristiano Ronaldo, Kakà e Ribery sono i suoi obiettivi per rilanciare il Real. E due su tre arriveranno. Il portoghese ha buonissime possibilità di cambiare maglia, così per l'altro posto è affare tra il francese ed il brasiliano.

In Italia si scatena il mercato degli attaccanti. La Fiorentina ha trovato il suo vice Gilardino, prendendo Hernan Crespo da svincolato. L'accordo prevede un contratto da circa un milione di euro, più premi ed incentivi a seconda dei gol e degli obiettivi raggiunti. Ancora non è chiara invece la durata, annuale oppure biennale.

Crespo era un obiettivo della Lazio, che a questo punto si getta su un altro giocatore in orbita Inter: David Suazo, quest'anno in prestito al Benfica, ma sempre di proprietà della società nerazzurra. Molto probabilmente dalla Lazio se ne andrà Goran Pandev, che ha molte richieste in Italia e all'estero: tra queste, Juventus e Atletico Madrid. Più defilato a questo punto il Bayern Monaco, che in quel ruolo ha preso Olic dall'Amburgo. Ma per convincere Lotito servono almeno 12 milioni, visto che il contratto dell'attaccante con la Lazio scade nel giugno 2010.

Il Napoli punta dritto su Cigarini: vicino l'accordo con il Parma, che detiene la metà del cartellino del centrocampista, si parla di una cifra intorno ai 5 milioni, ancora distante quello con l'Atalanta, proprietaria della seconda metà. Si è parlato in queste ore di un possibile ritorno in Italia di Ujfalusi, alla Juventus. Categorico il suo commento: "Ma siete pazzi? Non andrei mai alla Juventus. A Madrid mi trovo benissimo e poi i tifosi della Fiorentina non me la perdonerebbero". Zuniga del Siena, oltre che alla società viola, piace pure al Palermo.

Valzer di attaccanti


Sono le squadre più grandi d' Europa. Quelle più quotate e più titolate. Eppure quasi tutte queste il prossimo anno potrebbero cambiare il punto cardine del gioco, il centravanti. O comunque un attaccante. Basti che se ne sposti uno. Il resto sarà una catena che si muoverà di conseguenza. Con tanti, tantissimi soldi in ballo.

LA PARTENZA DI TREZEGUET - Cominciamo con le fresche dichiarazioni di Antonio Caliendo, procuratore di David Trezeguet, rilasciate a Radio Kiss Kiss stamani: "Sono abituato a parlare solo dopo il mercato, ma facendo delle ipotesi c'è da dire che non ci sono grandi possibilità che Trezeguet resti alla Juve, visti i rapporti che si sono instaurati in quest' ultimo periodo. Per concludere direi che ne dobbiamo riparlare tra due settimane e vedere un po', anche d' accordo con la società, che interessi e intenzioni ci siano da entrambe le parti". E per lui si parla già di un possibile ritorno in Francia, al Marsiglia, dove ritroverebbe Didier Deschamps come allenatore. Ma non c'è solo il Marsiglia. Perché anche il Barcellona nel recente passato ha spesso chiesto notizie dell'attaccante francese.

ANCHE ETO'O SUL MERCATO -
Tra l'altro proprio il Barcellona rientra nella lista di squadre che potrebbero cambiare centravanti. Samuel Eto' o, che a dir la verità in questo periodo è spesso sul mercato, ma poi alla fine è sempre rimasto in Catalogna, potrebbe cambiare aria. Il Manchester City lo vuole, anche se il presidente del Barcellona Joan Laporta ha dichiarato: "Una trattativa col City? Non ho mai discusso del trasferimento di Eto'o con loro. Non è una questione di soldi. Il Barcellona non è un club che vende, noi i giocatori li compriamo".

IL CASO IBRAHIMOVIC - Poi c'è sempre l' Italia, con Milan ed Inter alla porta. Già, l'Inter. E la grana Ibrahimovic. Per lo svedese si è parlato proprio del Barcellona, magari con uno scambio, più conguaglio, con lo stesso Eto' o. Ma su Ibra c'è pure il Real Madrid, sempre più pressante. Comunque sia c'è da pagare uno stipendio da 12 milioni netti l' anno. Ma intanto Moratti pensa con grande insistenza a Milito.
Il Chelsea stasera si gioca l' accesso alla finale di Champions League con il Barcellona, ma c'è ancora il dilemma Didier Drogba in agguato. Eduardo Garcia, uno dei candidati alla presidenza del Real Madrid, ha dichiarato di avere già raggiunto un accordo per portare l' attaccante in Spagna. Difficile al momento capire quanto possa reale la sua affermazione oppure rientrare nelle classiche sparate da campagna elettorale. Fatto sta che Drogba è uno che piace a molti.

PARTE ADEBAYOR -
All' Arsenal c'è Adebayor. Ci sono buone probabilità che il giocatore lasci la formazione allenata da Wenger. Anche per lui il Milan ha sempre nutrito un grande interesse, ma le richieste più pressanti al momento sono arrivate da Spagna e Inghilterra. Il Manchester United, primo finalista di Champions League, dovrà sostituire Carlos Tevez, che se ne andrà quasi sicuramente. A proposito, per l'argentino si è parlato spesso dell' Inter. Ferguson, senza Tevez, dovrà così trovare un altro attaccante. E un nome potrebbe essere quello di Karim Benzema, punta del Lione, il cui valore si aggira intorno ai 25 milioni. Ma Benzema potrebbe interessare pure il Real Madrid, che in questa fase di ristrutturazione è pronto a buttarsi su ogni obiettivo possibile. Il Bayern Monaco non ha problemi con il centravanti, visto che Luca Toni rimarrà quasi sicuramente. Però c'è Ribery, che potrebbe andare via. Il Manchester United guarda gli sviluppi della situazione con attenzione, ma l'operazione è legata alla trattativa che potrebbe portare Cristiano Ronaldo al Real. Insomma, tutti alla ricerca di un attaccante. Solo il Liverpool, al momento, sembra escluso.

E mentre c'è grande fermento sulle panchine italiane, pure all' estero sta già iniziando a muoversi qualcosa. Marco Van Basten ha dato le dimissioni dall' Ajax, mentre Felix Magath ha annunciato che a fine campionato lascerà il Wolfsburg, attualmente al comando della Bundesliga, per andare allo Schalke 04.

Ibra, Buffon e Kakà: è addio


Tre storie differenti tra loro, ma che alla fine qualche punto di contatto lo hanno. Perché si parla di tre campioni, delle tre big del campionato e di tre bandiere nelle rispettive squadre. Ma che in tutti i casi a fine stagione potrebbero cambiare aria: Buffon, Ibrahimovic e Kakà. E un futuro tutto da decidere.
Gianluigi Buffon sta vivendo giorni di particolare insofferenza e l'intervista rilasciata a "L'Èquipe" è servita a confermarlo: "Ormai da sei mesi mi criticano, come se non potessi più permettermi di prendere un gol. Sì, ho un problema: non ho più diritto di subire ua rete". E pure la Juventus non considera più il suo portiere incedibile. Il problema semmai adesso è trovare un acquirente. La spaventosa offerta del novembre scorso del Manchester City, pronto ad investire su Buffon addirittura 75 milioni di euro, è ormai solo un lontano ricordo. Ultimamente si è fatto vivo solo il Tottenham, che però non si è spinto oltre i 20 milioni. Pochi, troppo pochi, visto che la società bianconera vuole recuperare dalla cessione del suo giocatore una cifra molto vicina ai 40 milioni. Che in pochi possono permettersi. E quelle poche che ci possono arrivare non hanno problemi in porta. Situazione in evoluzione.
Passiamo ad Ibrahimovic. L'attaccante sta facendo di tutto per rompere con l'Inter ed i suoi tifosi. Tra dichiarazioni di voler cambiare dopo cinque anni di Italia e gesti eloquenti rivolti al pubblico nerazzurro sabato scorso durante la gara con la Lazio, Ibra sta tirando la corda. Moratti non ne vuole sapere di cederlo. Ma di fronte ad un'offerta di almeno 70 milioni potrebbe pure vacillare. Richiesta che al momento potrebbe arrivare solo dalla Spagna, il campionato più gradito allo svedese. In prima battuta è stato il Barcellona a farsi avanti, potendo contare su una parziale contropartita tecnica come Eto'o. Più almeno 40 milioni cash. Ma adesso è il Real Madrid a farsi sotto. Florentino Perez ufficializzerà la sua candidatura alla presidenza del Real il prossimo 14 maggio. E in fase di elezioni presidenziali vengono sempre spesi nomi di giocatori importanti per accaparrarsi voti. Ibrahimovic è uno di questi.
E così arriviamo al terzo giocatore, Kakà. Anche lui rientra nei piani di Florentino Perez per la rifondazione del Real Madrid. Oppure ci può essere il Manchester United, nel caso in cui perdesse Cristiano Ronaldo. Per prendere il brasiliano servono però circa 80 milioni.
Chiudiamo infine con un punto della situazione sull'uomo del momento, Diego Milito. L'attaccante molto probabilmente a fine stagione lascerà il Genoa. L'unica possibilità per trattenerlo è che la squadra di Gasperini arrivi in Champions League. Ma il futuro dell'argentino pare proprio essere all'Inter. Anche se piace pure fuori dall'Italia. Con Preziosi che incasserà tra i 20 ed i 25 milioni.

Ibra ma che vuoi?


Tra una settimana potrebbe essere scudetto: l'Inter di Mourinho e di Ibrahimovic è quasi giunta alla fine della sua corsa. E già questo è il punto fondamentale della questione, posto che ormai non c'è più alcun dubbio sul quarto titolo nerazzurro consecutivo. E' l'Inter di Mourinho o quella Ibrahimovic? Se dovessimo scegliere un leader unico di questa squadra, il suo marchio, il suo timbro identificativo diremmo l'Inter dell'allenatore showman portoghese o quella del fenomeno svedese?

L'acrobata Ibrahimovic - 28 anni ancora da compiere, atleta probabilmente al clou della sua carriera - si è preso tutto il finale dell'ultima recita: gol di classe e potenza insieme, un assist sopraffino e persino una rottura clamorosa con il pubblico che aveva cominciato a fischiarlo per il suo egoismo insistente sotto porta (e ci mancherebbe altro...). E probabilmente anche per le sue paturnie esternate recentemente, in quanto non propriamente convinto a restare ancora troppo a lungo nell'Inter. Dopo tanti anni e tanti scudetti (uno con la Juve revocato più due consecutivi e un altro in arrivo con l'Inter) vorrebbe un approdo più sicuro alla Champions League - unico trofeo che manca ancora al suo già ricco palmares - e magari un contratto ancora più ricco. Proprio quest'ultima pubblica uscita ha deluso e sconcertato Moratti che già paga al suo Zlatan un contratto da favola.

Ma non è nemmeno escluso, a questo punto, che si faccia muovere a compassione e conceda pure un ritocchino alla decina di milioni già concessi al fuoriclasse. Unico giocatore del panorama italiano (a parte Kakà forse...) in questo momento in grado di competere con lo star system del football internazionale: Cristiano Ronaldo e Messi in primis. Secondo Mourinho - giudizio di parte, ovviamente - Ibra è anche meglio di loro.

E' soprattutto dopo la partita contro la Lazio, che il marchio di Ibrahimovic si presenta quasi stampato a fuoco sulla pelle dell'Inter. Marchio probabilmente predominante rispetto a quello di Mourinho. Non per sminuire l'importanza e l'apporto del portoghese a questo quarto scudetto consecutivo che si va velocemente costruendo, ma i gol dello svedese sono stati determinanti. Nella partita di sabato sera a San Siro - prima del micidiale gol di Ibrahimovic: una bordata di destro a oltre 100 all'ora, arrivata dopo una finta che gli ha aperto lo specchio della porta (è qui il vero segreto del fuoriclasse) - l'Inter non c'era proprio.

Difettava in gioco, mostrava una manovra lenta e poco costruttiva, non riusciva a creare molte nonché efficaci occasioni. E anche dal punto di vista fisico, che è sempre stata il suo elemento distintivo, sembrava in netto calo rispetto alle giornate migliori e più travolgenti.

E' stato Ibrahimovic a tirarla fuori dalla palude, col suo 21° gol del campionato: un livello cui mai mai era giunto prima. E' stato Ibrahimovic a consegnarle lo scudetto in mano. Come aveva fatto l'anno prima a Parma, quando era rientrato proprio all'ultima giornata per partire dalla panchina, entrare e segnare i gol decisivi che avrebbero tenuto a distanza di sicurezza la Roma. E' addirittura un Ibrahimovic più forte e deciso dell'anno prima. E' stato lo stesso Mourinho ad ammetterlo: "Lo scorso anno Ibra è stato a lungo infortunato, in questa stagione invece è stato sempre bene".

Ibrahimovic in questa stagione ha giocato da unica punta o quasi, tutti gli altri intorno (da Balotelli, a Cruz, a Crespo per non parlare di Adriano) hanno praticamente fatto da comparsa. Gli hanno fatto da assistente. Ibrahimovic ha trascinato la squadra quando le punte intorno sono venute meno: Adriano si è autoescluso fino a decidere di abbandonare, follemente, una squadra ancora in grado di vincere moltissimo; Cruz non è mai entrato tra gli eletti di Mourinho, il quale lo considera indisciplinato tatticamente; Crespo, un attaccante ancora integro e in grado di dare molto nonostante l'età, è stato soltanto una riserva e per un lungo periodo addirittura riserva della riserva; Balotelli, giovane puledro di razza, dopo una partenza burrascosa è diventato il partner ideale di Ibra, ma deve ancora trovare un equilibrio psicologico che gli dia continuità. Ma tra Ibra e gli altri quest'anno c'è un vero abisso. Dopo i 21 gol dello svedese si precipita ai 6 di Balotelli. Già questo dato giustificherebbe da sola l'affermazione che l'Inter è una squadra Ibra-dipendente.

Ingaggiato nell'estate 2006 sfruttando il precipitare della Juventus in serie B e pagando 26 milioni (si dice che ora ne valga addirittura 100) alla società bianconera che non è mai riuscita a rimpiazzarlo efficacemente, nei suoi tre anni all'Inter Ibra è andato progressivamente aumentando il suo tesoro di gol. Quindici reti al primo campionato, diciassette al secondo e siamo già a ventuno al terzo, con possibilità di finire ancora più in alto (anche se domenica prossima a Verona contro il Chievo sarà fermo per squalifica). Con Mancini alla fine il rapporto si era molto logorato, il vecchio tecnico lo pungeva perché restava troppo fermo a causa dell'infortunio, i due non si amavano. Mourinho lo ha rimesso al centro del suo progetto: anzi a dir la verità, se si togliesse Ibrahimovic dal progetto-Mourinho non si sa bene che Inter sarebbe.

Il suo punto debole (ma anche quello di forza) è il caratteraccio: irascibile e litigioso Ibra si fa spesso saltare i nervi, rimedia ammonizioni inutili. Ma è lo stesso carattere che gli permette anche di pensare l'impossibile, di essere egoista e micidiale quanto serve.
Già con Ibrahimovic in formazione l'attacco dell'Inter, per fare un salto di qualità verso la Champions" ha bisogno di rinforzi. Senza di lui la ricostruzione dovrebbe essere totale e diventerebbe un fortissimo punto interrogativo. Ibra sogna la Champions e il Pallone d'Oro: farselo scappare prioprio ora che è al top della sua carriera, significherebbe ricominciare da capo.

Paradossalmente l'Inter potrebbe arrivare allo scudetto proprio nel match col Chievo, quando Ibra non ci sarà per squalifica. Sarebbe proprio un bello scherzo e tutto sommato ci vorrebbe un crollo del Milan, al momento non ipotizzabile. La festa potrebbe essere per il match in casa col Siena (anche lo scorso anno l'Inter doveva festeggiare col Siena, poi rimandò tutto all'ultima giornata...): un'occasione d'oro per riconciliarsi col pubblico dopo i fischi, i veleni, i gesti e i gestacci della partita di sabato sera. O anche l'occasione per darsi un clamoroso addio.
Fonte La Repubblica

Allarme Inter


Dopo una prova inguardabile, l'Inter cade rovinosamente a Napoli e il suo vantaggio sullo scatenato Milan by Inzaghi & Kakà scende da dieci a sette punti. A cinque giornate dalla fine, sono sempre i campioni d'Italia a protendere le mani verso lo scudetto, ma questa sconfitta fa suonare le campane a martello. Lasciati alle spalle quattro pareggi e un insuccesso, Donadoni comincia a raccogliere i frutti del suo lavoro e Dio solo sa quanto lo meriti l'ex ct, trattato a pesci in faccia dalla Federazione.
Rispetto all'Inter ammirata contro la Juve nella trentaduesima di campionato e applaudita davanti alla Samp in Coppa Italia, nonostante l'eliminazione, la squadra fulminata da Zalayeta è apparsa una lontana e sconclusionata parente. Così molle, fiacca e floscia l'avevamo vista solo a Bergamo. Figo e Vieira camminano, tant'è vero che, nella ripresa, Mourinho è stato costretto a rimpiazzare il primo con Mancini e il secondo con Cruz: che bisogno c'era di schierare il portoghese e il francese, in questo momento due pesantissime palle al piede? E ancora: che fine ha fatto Santon?
Ma il vero caso si chiama Ibrahimovic: è clamorosamente scomparso. Abulico, inconcludente, irritante: lo svedese ha mandato un campo il sosia che non sa giocare al calcio. Forse, per Zlatan (e per il procuratore che gli tiene bordone), sarebbe il caso di concentrarsi sull'Inter, sullo scudetto, su Balotelli che corre il triplo di Ibra e si becca insulti e ammonizioni, anzichè pensare a che cosa fare e a dove andare nella prossima stagione. Moratti garantisce all'ex Juve 12 milioni di euro netti all'anno, cioè 1 milione di euro al mese, 32.258 euro al giorno, 1.344 euro all'ora, 22 euro al minuto, anche quando Ibra dorme in campo, com'è accaduto al San Paolo.
Se i nerazzurri sono quelli naufragati a Napoli, il Milan ha il diritto di aggiornare la tabella dei sogni. Occhio alla sindrome del 5 maggio. 
Fonte ilquotidiano.net

Inter, le voglie di Ibra la tua forza

Il mal di pancia sembra passato, o forse non c'è mai stato e il malato era per così dire immaginario. Ibrahimovic segue i consigli di Mino Raiola, procuratore furbissimo e dai modi sbrigativi, per usare un eufemismo. Dopo l'uscita dalla Champions league a Ibra sono venute strane idee e con alcune allusioni le ha fatte sapere a tutti. Quel vediamo dopo Inter-Reggina a proposito del suo futuro all'Inter ha aperto scenari che una decina di giorni prima lo stesso Raiola aveva paventato parlando ad un'emittente spagnola: Ibra al Barcellona? Nulla è impossibile. Non è un caso. A ruota il numero 8 nerazzurro ha colto la palla al balzo per lasciare tutti con il fiato sospeso. Moratti però non si è lasciato incantare dai serpenti e ha risposto con i fatti alle parole astute pronunciate dallo svedese e dall'agente di origini italiane. Ibra ha 4 anni di contratto e che contratto. Percepisce la bellezza di un milione di euro al mese e nel mondo, in questo momento, non esistono squadre in grado di offrirgli una cifra del genere. Il giocatore si sente un po' isolato e poco gratificato: tutti pensano che lui non sia stato ancora decisivo in Europa, ed è un dato di fatto, e per questo lascia intendere che se la squadra non ha ancora raggiunto risultati importanti in Champions, bhè , la colpa non è sua, ma della società che non avrebbe acquistato giocatori di un certo valore. Sa che non può tirare la corda per via dell'ingaggio principesco che riceve, ma allo stesso tempo fa capire, tramite Raiola, che la volontà del giocatore è predominante. Sulla carta non sarebbe così, ma l'esperienza insegna che alla fine comandano gli atleti in barba a tutti i contratti firmati. Ibra fa il suo gioco, Raiola vuol strappare più soldi a chiunque gli si avvicini, ma questa volta ha trovato pane per i suoi denti. Tutti hanno un prezzo - ha detto Moratti - ma alla fine a decidere è la società. E tutti i dubbi Ibra li può risolvere soltanto se si presenta una società con almeno 50 milioni di euro. In caso contrario dovrà tenersi il mal di pancia, sempre che ce l'abbia avuto veramente.

Fonte Tutto mercato Web

Inter, allarme Ibra

Nel pre-partita di Inter-Roma, quando sono state comunicate le formazioni ufficiali, qualche tifoso rossonero ha ironicamente sospettato che l'assenza improvvisa di Ibra fosse dovuta al fatto che l'Inter non volesse ostacolare più di tanto la rincorsa champions della Roma.
Sospetti infondati.
Ibra ieri mattina ha avvertito un improvviso dolore all'adduttore destro che lo ha costretto a guardare tutti i novanta minuti dalla panchina. Riposo precauzionale, ma situazione del tutto eccezionale visto che in questa stagione lo svedese ha saltato solamente una partita, Inter-Sampdoria dello scorso 25 gennaio perchè squalificato.
L'espressione all'uscita dallo stadio non era delle migliori: .
Questa mattina il numero otto nerazzurro non si è allenato. Solo terapie e fisioterapia. Sicuramente salterà la sfida di andata di coppa Italia mercoledi contro la Sampdoria a Genova, ma dovrebbe scendere in campo al Marassi già sabato alle diciotto contro il Genoa.
Magari solamente per un tempo, per testare la condizione in vista della partita che vale una stagione. Partita che Ibra non salterebbe per nessun motivo. A Manchester ci sarà. L'allarme insomma è scattato, ma Mourinho può star sereno. 

Fonte Telelombardia/Tutto Mercato Web

La finale di Champions? Sarà Inter-Barça

Marcello Lippi a 360°. Stimolato da Gianluca Vialli e Paolo Rossi, nell'ambito della trasmissione "Attenti a quei due", la rubrica settimanale di Sky, il ct azzurro parla di italiane in Champions League, Nazionale, Del Piero, Ibrahimovic, Santon, il momento della Juve.

LA CHAMPIONS
- Si comincia proprio dalla Champions League che Lippi vinse nel '96 alla guida della Juventus, battendo in finale l'Ajax ai rigori. "Il ricordo più vivo non sono i rigori, ma i 120 minuti splendidi - spiega Lippi -. Il ricordo più frequente è l'emozione con la quale i giocatori sono venuti verso di me, volevano battere i rigori. I cinque rigoristi di solito sono prestabiliti, poi, però, ci sono i cambi e le sostituzioni. Anche ai Mondiali mi è successo, tutti sono venuti verso di me. Nell'altra finale di Champions League, quella persa contro il Milan, invece, capii subito che sarebbe andata male".

Secondo Lippi la squadra che in Europa ha le stesse caratteristiche della Juventus vincente del '96 è "il Manchester United. Noi giocavamo con tre attaccanti e vedere Rooney che segue il difensore fino alla bandierina, poi cambia posizione e riparte, mi ricorda molto l'atteggiamento di Vialli e Ravanelli". Ma l'Inter agli ottavi dovrà vedersela contro il Manchester United. "Negli occhi dei giocatori dell'Inter e nell'allenatore traspare l'autostima e la convinzione. Sarà una bella partita e sono convinto che passerà l'Inter. Le squadre italiane hanno qualcosa in più delle altre nella gara secca, nel dentro o fuori. Certo, se arrivano con il 60% della forma è un altro discorso...".

IBRA - La stella nerazzurra è Zlatan Ibrahimovic che cerca la consacrazione in Europa. "Lui deve semplicemente fare una grande vittoria a livello internazionale, o con una squadra di club o con la Nazionale - spiega Lippi -. Se vincerà la coppa dei campioni con l'Inter, l'anno prossimo sarà Pallone d'Oro. Lui è considerato uno dei più grandi calciatori del mondo, incute timore. Se non è stato finora in grado di ottenere grandi risultati, non credo sia da imputare alle sue prestazioni. Credo sia uno dei più forti giocatori del mondo". Dall'Inter alla Juventus, in calo nelle ultime partite. "Il problema maggiore è che ha avuto per troppo tempo giocatori infortunati. Un dosaggio di energie adeguato è determinante nella gestione. L'Inter arriva al massimo perché adesso sono tutti partecipi di un progetto, giocano tutti, si sentono tutti importanti. Mourinho può permettersi di fare un turn-over. Adesso anche la Juve ha una disponibilità maggiore". La Roma se la vedrà con l'Arsenal.
"Sono convinto che il passaggio al turno delle tre italiane dipenda solo da noi: se noi ci presentiamo al massimo della condizione psicologica, tecnica, al di là di uno-due infortuni, che hanno anche gli altri, se noi arriviamo al 100% passiamo il turno, anche contro il Manchester". Per lui la finale sarà "tra il Barcellona e la vincente di Manchester-Inter. Il Barcellona non fa calcoli, gioca sempre al massimo''

LA NAZIONALE
- Dalla Champions League alla Nazionale. "Ho ufficializzato che avrei lasciato la Nazionale prima del Mondiale, l'abbiamo vinto, l'ho lasciata, poi dopo pochi mesi mi resi conto della cavolata che avevo fatto e, appena si è ripresentata la possibilità di ritornarci, ho dato la mia disponibilità. E stata la mia maniera di ripagare la Federazione, perché mi sono reso conto che andar via dalla Nazionale in quel momento non era una cosa tanto normale". L'amichevole con il Brasile non gli ha permesso di stabilire il nuovo record mondiale di imbattibilità per una Nazionale. "Quella con il Brasile era una partita organizzata da tempo. Noi abbiamo bisogno di incontrare squadre importanti. In questo momento loro sono una squadra motivatissima: giocavano contro i campioni del mondo, giocavano in una cornice fantastica, probabilmente ora sono più forti di noi, ma non è detto che lo siano tra un anno e mezzo". Il suo progetto intanto continua: "devo stare attento a non lasciare perdere troppo presto giocatori straordinari che magari hanno qualche anno in più, ma che hanno una capacità, una tecnica, una saggezza, che prima di rinunciare a questi bisogna stare molto attenti. Nel frattempo bisogna far fare esperienza a chi non ce l'ha, può darsi che giocando contro la Russia o contro la Finlandia, magari fanno una figura diversa.
Due anni fa giocammo contro Olanda e Germania dopo un anno e mezzo di lavoro, questa volta dopo sei mesi, contro il Brasile, quindi ci sta la sconfitta. Due anni fa vincemmo in Olanda con grande autorità e personalità, ma eravamo a un punto diverso della costruzione, con la Germania lo stesso".

IL GRUPPO
- "Il motivo più importante - continua Lippi - è che non sono tornato in Nazionale perché voglio vincere un altro Mondiale, certo ci proveremo con tutte le nostre forze, ma il mio obiettivo è quello di ricostruire un gruppo che abbia gli stessi presupposti psicologici che aveva l'altro, di grande compattezza, complicità, voglia". Lippi non esclude nessuno dal suo progetto, ma per quanto riguarda Totti, Lippi spiega: "lui ha detto che abbiamo un rapporto talmente bello, di stima, che se mai glielo chiedessi, è a disposizione. Sia Totti che Nesta hanno preso questa decisione, sono dei professionisti seri, gli è costata tanto, abbiamo visto anche il perché, perché non possono gestire il doppio impegno e perciò bisogna rispettare questa decisione".

IDEA SANTON - "Lo conosco da 14 anni, l'ho allenato per 12. Se continuo a chiamare sempre gli stessi come faccio a vedere gli altri? Se poi, tra un anno e mezzo sarà ancora in splendide condizioni è un altro discorso", quindi Amauri: "è un giocatore brasiliano, quando avrà il passaporto italiano...", quindi il dribbling alla domanda su Cassano. "Ci sono tanti giocatori che stanno facendo bene, come Floccari, Di Vaio. Io li sto seguendo, ma non è che posso chiamarli tutti insieme. Santon è un giocatore che mi piace tantissimo, mi sembra predestinato, mi fa pensare a Maldini giovane. Marchisio, Giovinco, Acquafresca li lascio all'Under 21, perché hanno l'Europeo, li lascio a Casiraghi, poi da giugno in poi avrò anche loro a disposizione. Io a distanza di tre anni e mezzo dal Mondiale non sono ancora sicuro adesso di aver portato i più bravi tecnicamente, ma sono sicuro di aver portato dei fuoriclasse, per la testa e per il saper far parte di un gruppo, di una squadra".

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