DISCLAIMER Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001. Le immagini pubblicate sono quasi tutte tratte da internet e quindi valutate di pubblico dominio: qualora il loro uso violasse diritti d’autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L'autore dichiara inoltre di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di persone terze non sono da attribuirsi all'autore, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima o criptata.
Visualizzazione post con etichetta Ranieri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ranieri. Mostra tutti i post

Roma, idea Mancini


Ultimatum a Spalletti. Entro martedì prossimo la società vuole sapere dal tecnico le sue intenzioni. Oggi, alla ripresa degli allenamenti a Trigoria, Spalletti incontrerà Pradè, forse non Conti, che è impegnato con i cerimoniali dell’Uefa per la finale di Champions League.

Ma l’incontro decisivo sarà quello con Rosella Sensi, che conta di parlare con l’allenatore entro l’inizio della prossima settimana, non più tardi. La Sensi proverà in tutti i modi a convincere il tecnico a restare, la Roma non ha ancora preso in consi­derazione l’ipotesi di cambiare e non vorrebbe prenderla. La società giallorossa spera che Juventus e Milan ufficializzino le loro scelte per la panchina (che non comprenderanno Spalletti) in tempi brevi, per arrivare all’incontro con il tecnico con un maggior peso contrattuale.

Chissà se gli attestati di stima ricevuti in questi giorni dai suoi giocatori possano far tornare Spalletti su una decisione che ha confidato di aver già preso ad amici e ad alcuni tifosi che lo hanno sostenuto. Se il tecnico mantenesse la sua posizione dovrebbe dimettersi, perché la Roma non accetterebbe nessuna transazione o buonuscita.

I nomi dei possibili successori di Spalletti sono stati già individuati. Ranieri e Giampaolo su tutti, con Allegri più defilato. Ma c’è un’ipotesi che non sarebbe sgradita alla piazza. Riguarda Roberto Mancini, che lunedì sera in una cena tra amici ha confidato che allenerebbe volentieri la Roma.

Ranieri-Juve: in tribunale


"Blanc si è rimangiato la parola data. E con lui la Juventus. Un comportamento del genere non è da uomini. E, soprattutto, non è da Juventus". La rabbia di Ranieri è una nube gonfia e nera che sembra poter travolgere tutta Torino. E che invece finisce incanalata nella strettoia giudiziaria di una causa civile. Il giorno dopo l'esonero è anche quello della decisione più pesante, di quelle che un uomo di sport come lui non vorrebbe mai prendere: "Li porto tutti in tribunale", dice al suo avvocato, Mattia Grassani. Come tutte le storie di non amore, anche il rapporto tra la Signora e l'uomo che l'ha illusa per due anni, finisce così davanti a un giudice. Tutti lì, in piedi, a elencare torti e angherie, incomprensioni ed equivoci. Vergogne private di un legame che non ha mai soddisfatto fino in fondo nessuna delle due parti. Motivo del contendere, i soldi. Che però, come spesso succede, non sono che un pretesto che nasconde tutta la rabbia accumulata dal tecnico per un trattamento ritenuto ingiusto. L'appiglio scelto da Ranieri e dal suo legale è una clausola minuscola. Voluta in calce al contratto dallo stesso Ranieri. Una clausola che prevede il pagamento di una indennità di buonuscita (caparra penitenziale), in alternativa alla modalità classica dell'esonero (mantenimento del vincolo di tesseramento e dell'impegno economico sino a scadenza del contratto, 30-06-2010). In pratica: Ranieri, in virtù di quella clausola, poteva essere licenziato solamente dopo il pagamento di una penale da un milione e mezzo di euro (come accade all'estero). La Juve, invece, lo ha silurato tenendolo comunque in organico (come si fa di solito in Italia) e ora continuerà a pagargli lo stipendio fino al 2010, o almeno fino a quando Ranieri non troverà un'altra squadra. Il tecnico e il suo vice, dunque, sono ostaggio della società alla quale devono continuare a rispondere, e alla quale devono chiedere il permesso in caso di contatti con altri club. "Quando abbiamo stipulato quel contratto - ha ricordato Ranieri al momento di decidere l'azione legale - con Blanc avevamo fatto un discorso chiaro, faccia a faccia, e mi aveva dato la sua parola di gentiluomo che qualora la Juventus non fosse stata soddisfatta si sarebbe avvalsa della clausola di recesso. Così non ha fatto. Ed è venuto meno alla parola data. Davvero non me l'aspettavo, pensavo che alla Juve certe cose non succedessero". A Ranieri non è andata giù l'intera operazione della Juventus, quella che lui considera "il voltafaccia" di una società che gli ha imposto di condividere tutte le scelte, anche quelle più discutibili, e che poi lo ha "scaricato all'ultimo e in maniera dannosa anche per l'immagine". Una riflessione, quest'ultima, che apre la strada a un secondo mandato all'avvocato: quello di valutare l'ipotesi per una richiesta di risarcimento danni. "Ma io spero che il fair play e gli impegni morali assunti dal club alla fine possano prevalere", si augura Grassani.

Ranieri, l'addio è immediato


E' in corso un incontro nella sede della Juventus, in via Galileo Ferraris, fra l'a.d. Jean Claude Blanc e il d.s. Alessio Secco, dopo il pareggio di ieri che ha consentito alla Fiorentina di accorciare le distanze e alle ombre dei preliminari di Champions di avanzare. Prossimamente potrebbe essere convocato Ranieri, che questa settimana è rimasto a Torino contrariamente alle sue abitudini, per dare chiarimenti alla società.

SOLUZIONI D'EMERGENZA — La società bianconera sta quindi valutando una soluzione di emergenza. E' assai probabile un ritiro sulle colline senesi già 4 giorni prima del match di domenica contro il Siena, ma nelle ultime ore sta prendendo quota un'ipotesi più radicale: quella di un esonero anticipato di Ranieri, che ha un contratto col club bianconero fino al giugno 2010. Al suo posto il club si affiderebbe per queste ultime due gare - la trasferta di Siena e l'incontro casalingo con la Lazio - ad un traghettatore. In pole position c'è Ciro Ferrara.

Juve, scelta fatta: Gasperini

La Juve ha scelto il suo futuro: Gian Piero Gasperi­ni. Resta ancora da convincere John El­kann, che ha un debole per Spalletti, ma la decisione ormai è stata presa. Se l’In­gegnere, come lo chiama Ranieri, non si impunterà, la squadra sarà consegnata all’allenatore del Genoa, che risponde all’identikit del perfetto uomo di casa juventina. Perché non solo ha il merito di far giocare bene i suoi calciatori. Ma ha anche personalità e ca­pacità manageriali - Preziosi lo ha so­prannominato Gasperson perché somi­glia a Ferguson nel modo di lavorare - ol­tre a uno stile affabile e accattivante, che con gli Agnelli fa sempre colpo. In più ha un vantaggio rispetto ad altri concorren­ti: conosce benissimo l’ambiente, avendo lavorato per molti anni nel settore giova­nile dove ha tirato su tanti ragazzi di ta­lento (vincendo un torneo di Viareggio) e ha lasciato un ottimo ricordo a un prezio­so consulente del mondo Juve, Marcello Lippi, che era alla guida della prima squadra mentre Gasperini studiava da grande tecnico.

Juve al capolinea


Fabio Cannavaro ha completato le visite mediche, cominciate domenica a Perugia e terminate stamattina di buon'ora a Torino alla Fornaca, la clinica di fiducia della Juventus. Dopo i test di ieri, oggi gli hanno scandagliato caviglie e ginocchia per capire, attraverso la risonanza magnetica, se oltre all'usura di un atleta che viaggia verso i 36 anni ci fossero problemi di altro genere. Pare che tutto sia andato molto bene e a questo punto il difensore del Real Madrid è ormai a tutti gli effetti un giocatore della Juventus, alla faccia della crescente contestazione che gli ultrà stanno organizzando nei suoi confronti. Stamane non ci sono state contestazioni, e d'altronde la società sta lavorando per placare tifosi sempre più inviperiti. Ma la nuova Juve, in un certo modo, è cominciata oggi.
I dirigenti continuano a starsene zitti, non si sa se per vergogna o per totale mancanza di argomenti. Ogni decisione sul futuro di Ranieri (futuro immediato: quello a lunga scadenza è già stato stabilito) è stata rinviata alla prossima settimana, quando nel corso del previsto cda, che dovrà servire non soltanto per organizzare le scadenze del divorzio dal tecnico, ma soprattutto per chiedere conto a Blanc e Cobolli Gigli di cosa diavolo stia accadendo a una squadra che s'è squagliata dopo che l'ad e il cittì della nazionale hanno condiviso una focaccia a Recco.
Martedì scorso, John Elkann ha salvato il lavoro dei suoi dirigenti, ma in consiglio d'amministrazione (dove la proprietà è rappresentata da Carlo Sant'Albano) si pretenderanno risposte approfondite e analisi specifiche, perché tutti sono sorpresi da come, a due anni di distanza, si stia riproponendo il medesimo copione che portò alla burrascosa separazione da Deschamps. Tra oggi e allora c'è una serie di analogie impressionante, ma anche una differenza sostanziale: il francese (che ha un carattere più impulsivo, rispetto al suo successore) presentò le dimissioni mentre Ranieri non ha intenzione di farlo, nonostante Blanc gli abbia rivolto calorosi inviti in tal senso. Pare che addirittura l'ad si sia arrabbiato molto quando il tecnico gli ha chiaramente fatto sapere di non voler rinunciare al contratto in scadenza nel giugno del 2010. Non è tanto una questione di soldi, anche perché Ranieri guadagna relativamente poco (circa un milione e 300 mila euro) e durante la carriera ha già monetizzato abbastanza, quanto di principio, perché l'allenatore non vuole fare sconti a una società che non lo ha mai veramente spalleggiato, lavorando piuttosto, e con notevole anticipo, per un futuro senza di lui. "Non sono legato a nessun carro, io corro da solo" ha detto Ranieri e in quella frase non si può non leggere un'allusione a quegli ambienti a cui la Juve continua a essere molto sensibile e che, molto genericamente, si possono definire moggiani. Una galassia attorno a cui orbitano Lippi, Conte, Ferrara. Tutti nomi papabili per la panchina della Juventus.
Domani, alla ripresa degli allenamenti, ci sarà il solito summit a Vinovo. Stavolta ci sarà anche qualcosa da chiarire all'interno della squadra, anche se la clamorosa lite nell'intervallo di Juventus-Lecce ha in qualche modo rafforzato l'immagine di Ranieri all'interno del gruppo ed emarginato Camoranesi, che ha punteggiato le ultime stagioni (compresa quella di serie B) con una serie intollerabile di insubordinazioni e scatti di nervi, senza che poi il rendimento in campo giustificasse tale arroganza. "Ci vuole più rispetto per giocatori di un certo spessore dopo otto anni di militanza alla Juventus - ha detto Sergio Fortunato, procuratore del giocatore - Per Camoranesi non ci saranno strascichi, ma lo si deve capire: ha giocato in un ruolo non suo ed aveva diritto ad un appello nel secondo tempo, giocando da esterno, come sa fare".
Intanto, il Milan si è allontanato mentre Fiorentina e Genoa si avvicinano. E i tifosi sono terrorizzati all'idea che domenica prossima non sarà Vives ma Beckham, non Tiribocchi ma Inzaghi, non Giacomazzi ma Kakà ad attentare alla pericolante porta di Buffon.

Juve: no a Conte. Gasperini o Spalletti

Sembra che tutto stia accadendo un po' troppo tardi. Lippi che fa chiarezza con Blanc, tre settimane dopo aver spezzato con lui una focaccia. I giocatori che difendono Ranieri, con Buffon, Legrottaglie e Chiellini che giurano di essere tutti dalla stessa parte. Nel frattempo, però, la Juventus è precipitata in classifica, si è fatta contestare per l'acquisto di Cannavaro, ha scoperto il razzismo dei suoi tifosi, ha perso o pareggiato e mai vinto (l'ultimo successo è del 21 marzo, in casa della Roma, prima che il campionato si fermasse e che Blanc e Lippi si incontrassero), è uscita dalla Coppa Italia, è scivolata dal secondo al terzo posto e s'è lasciata sforacchiare da qualsiasi avversario: soltanto l'Inter ha segnato un solo gol a Buffon, mentre Chievo e Genoa gliene hanno fatti tre e Lazio e Reggina due.

Analizzando fatti e conseguenze, sembra che tutto sia dipeso da quell'incontro clandestino che ha squassato la Juve, scatenato voci e illazioni e, soprattutto, svelato un piano segreto che poi è andato a monte proprio quando è emerso alla superficie. Non a caso, Blanc ha dovuto chiedere scusa ai membri del comitato sportivo: se l'ha fatto, un motivo ci sarà. E se poi magari Lippi avesse spiattellato subito le sue verità, magari avrebbe interrotto la frana quando era soltanto un sassolino. E se i giocatori avessero difeso pubblicamente il loro allenatore prima che la classifica degenerasse, la Juventus non sarebbe stata travolta dalla crisi più acuta delle ultime settimane.
La sensazione è che ci si stia preoccupando di chiudere la stalla a buoi già ampiamente scappati. E il rimedio rischia di essere peggiore del male. Così, mentre Buffon semina dubbi suo futuro ("Vediamo come si muoverà la società, poi deciderò"), a Torino si parla ormai soltanto dell'eredità di Ranieri. Bruciata la pista Lippi, adesso sono in risalita le quotazioni di Gasperini, perché l'idea di Secco (Conte) non convince Elkann, che teme il rischio di affidarsi a un allenatore troppo giovane. Spalletti piace molto alla proprietà e molto meno (anzi, quasi niente) alla dirigenza, che sta tentando di indirizzare gli azionisti verso una figura più aderente alla loro politica: il romanista c'è il sospetto che non lo sia. Nel frattempo, Secco si è preso qualche giorno di vacanza ma dalla settimana prossima tornerà a lavorare per l'acquisto di Diego, un giocatore che, curiosamente, sarebbe difficilmente collocabile sia del 4-4-2 spinto di Conte sia nel 3-4-3 dinamico di Gasperini sia nel 4-4-2 più canonico di Ranieri. A Spalletti, invece, andrebbe a pennello.

Ranieri, colpe zero


Magari ci sbagliamo, ma mentre la bufera-Juventus imperversa – ogni giorno con effetti più rovinosi -, la sensazione è che il ruolo di vittima designata (o capro espiatorio, fate voi) sia già stato assegnato: e che a caricarsi la croce sulle spalle alla fine di tutto sarà lui, Claudio Ranieri, senza nemmeno due ladroni a fianco a tenergli compagnia. Un classico, nel mondo del calcio. Noi però ci permettiamo di far notare quanto tutto questo sia ingiusto. E ingeneroso. E vile.
Non è colpa di Ranieri se i dirigenti della Nuova Juventus hanno venduto Ibrahimovic all'Inter: vero e proprio peccato originale dei novelli Adamo ed Eva del paradiso terrestre juventino, al secolo Cobolli Gigli e Blanc. Scendere in B e rafforzare l'Inter col campione più giovane, forte e sano del proprio organico ha significato creare un gap praticamente incolmabile tra Juventus e Inter: rendere imbattibile il proprio competitor. L'Inter da forte è diventata fortissima e la vita per i suoi avversari si è fatta impossibile: il Milan ha gettato subito la spugna e solo la Roma, nel campionato scorso, ha provato a vincere l'impari braccio di ferro, soccombendo alla fine proprio sotto i colpi di grazia indovinate di chi? Di Ibra. Che in tutta evidenza andava ceduto all'estero, Spagna o Inghilterra non aveva importanza, anche a costo di incassare qualche milione di meno. Per non rendere così impossibile il ritorno bianconero sul palcoscenico della serie A.
Non è colpa di Ranieri (o non è solo colpa sua) se la Juventus non è riuscita a risolvere - e oggi ne è schiacciata - il problema-Del Piero: che è il secondo peccato originale del nuovo management. Nessuno ha il coraggio di dirlo, ma sono anni che il macigno-Del Piero grava sulla squadra: ed è chiaro a tutti che Del Piero, oggi, rischia di seppellire quel che resta della Juventus. Se nessuno ha il coraggio di dire: proviamo a far finta che Del Piero non ci sia e ripensiamo la squadra – come aveva fatto Capello, che aveva messo in pista una Juve in cui Del Piero era riserva e Ibra e Trezeguet titolari -, la rifondazione della Juventus sarà impossibile. Lo spettacolo cui stiamo assistendo è grottesco: quello di un glorioso club che accompagna il fine-carriera del suo campione più amato accettando tutto di lui, dalla sua inamovibilità alla sua dichiarata pretesa di “giocare fino a 40 anni”, per non parlare del suo essere ingombrante e condizionante in fase di mercato.
Non è colpa di Ranieri se i soldi sono diventati pochi e se la società si è specializzata nell'arte dell'acquisto a parametro zero: che ha portato a Torino giocatori come Salihamidzic, Mellberg, Grygera, Stendardo, Knezevic. Chi più chi meno, giocatori mediocri.
Non è (solo) colpa di Ranieri se i pochi soldi da spendere, la Juventus li ha spesi male. Le somme importanti stanziate per gli acquisti di Tiago, Poulsen e Andrade pesano sulla coscienza del tecnico (Andrade a parte), che evidentemente non ha il fiuto del talent-scout (a proposito: vi raccomandiamo il talent-scout Lippi che all'Inter, lontano da Moggi, portò Domoraud e altri indimenticabili fuoriclasse); ma una dirigenza minimamente ferrata in materia calcistica non avrebbe mai avvallato operazioni di mercato così a capocchia.
Non è colpa di Ranieri se è vero – come pare - che ci fu l'occasione di vendere Buffon per 70 milioni e non se ne fece nulla. Quando Moggi cedette Zidane al Real Madrid per 140 miliardi di lire, si privò del miglior giocatore d'Europa – che infatti portò ai galacticos scudetti e una Champions -, ma ebbe i mezzi per ricostruire la squadra con gli acquisti di Buffon, Nedved e Thuram. La storia del calcio italiano è piena di squadre che hanno vinto scudetti con portieri non propriamente eccelsi: da Abbiati ad Antonioli, da Marchegiani a Pazzagli (per non parlare di Garella). E anche il fatto che il Manchester abbia appena vinto una Champions con Van der Sar (do you remember Van der Sar?), e sia in lizza per vincerne un'altra, dovrebbe insegnare qualcosa, crediamo.
Non è colpa di Ranieri, infine, se nel momento cruciale della stagione l'amministratore delegato della Juventus, Blanc, se ne va a pranzo, a Recco, col c.t. della nazionale Marcello Lippi per programmare le mosse della futura Juventus: destabilizzando il club e delegittimando l'allenatore non solo agli occhi dei giocatori, ma del mondo intero. Per leggerezze di questo genere servirebbe dare le dimissioni: Blanc non ci pensa e vedrete che alla fine a fare le valigie, in un modo o nell'altro, sarà lui, Claudio Ranieri. Come dicono a Napoli: cornuto e mazziato. 
Fonte Paolo Ziliani

Juve, Spalletti per Ranieri?

La Juventus è piena di dubbi e i dubbi scatenano pensieri e i pensieri suggeriscono idee e tra le idee fioriscono nomi: l'ultimo è Luciano Spalletti, il possibile successore di Claudio Ranieri sulla panchina juventina. L'inattesa piega che ha preso la stagione bianconera, oramai declinante verso un "normale" secondo posto (e sarebbe la migliore delle ipotesi), sta tormentando il club bianconero a ogni livello. Le certezze maturate durante l'inverno, quando i dirigenti erano convinti di avere per le mani una squadra già ampiamente competitiva e bisognosa solamente di un grande rinforzo (che con ogni probabilità sarà Diego) e di qualche lieve correzione, si stanno sbriciolando di fronte ai gol che incassa la difesa, all'involuzione nel gioco, ai punti lasciati per strada e al rendimento scadente di molti giocatori, soprattutto quelli dal nome più celebre.

Ha dubbi Ranieri, che per la verità aveva sempre avvertito la necessità di irrobustire sensibilmente un gruppo di cui, anche nel momenti migliori, aveva tracciato i limiti oggettivi. Fino a qualche settimana fa, però, aveva in pugno una situazione che adesso gli sta invece sfuggendo di mano: schemi, modulo e preparazione delle partite restano gli stessi, eppure la squadra non applica più le indicazioni del tecnico con lo stessa giudiziosa attenzione di prima. Il terzo gol incassato a Marassi è emblematico, con la linea difensiva piazzata a centrocampo: "Mi chiedo perché, io non avevo detto di salire", rimuginava sabato sera il tecnico di fronte all'involuzione di una squadra peggiorata con il ritorno degli ex convalescenti. Quando le scelte erano ridotte, le cose funzionavano meglio: "Abbiamo perso l'assetto".

Ha dubbi la società, unita nell'analisi del problema ma divisa nella ricerca della soluzione. C'è chi ha perplessità sui veterani, al punto che ormai nessuno - non Buffon, non Camoranesi non Trezeguet- è più considerato incedibile. Anzi. Ma sono sempre più numerosi i punti negativi rovesciati addosso a Ranieri che, nonostante il lavoro eccellente svolto in condizioni di oggettiva difficoltà, a questo punto rischia di giocarsi il posto in Coppa Italia, l'ultimo obiettivo rimasto a portata di mano. Il 22 aprile ci sarà la semifinale di ritorno con la Lazio (che a Roma vinse 2-1): un'eliminazione sarebbe fatale al tecnico, giù indebolito - almeno agli occhi della squadra - dall'inopportuna cena organizzata la settimana scorsa tra Blanc e Lippi, l'uomo del 2010, se non come tecnico almeno come dirigente. Ma se l'annata continuasse sulla falsariga delle ultime due settimane, a Ranieri non verrebbe consentito di rispettare il contratto in scadenza tra quattordici mesi. Di sicuro, in società hanno già cominciato a ragionare su eventuali alternative per non farsi trovare impreparati, almeno stavolta, di fronte alla necessità di un cambiamento non preventivato ed è così che si arrivati a Spalletti: piace da molto tempo, anche a Torino si sono accorti del logorìo del suo rapporto con la Roma e sulla sua figura, almeno su quella, ci sarebbe identità di vedute. Dissentirebbe solo Ranieri, a quel punto.

Fonte La Repubblica

Parole di fuoco, mister Ranieri


"David Trezeguet è un bambino viziato". Claudio Ranieri non ci sta e risponde per le rime al suo attaccante. Il tecnico della Juventus è infuriato, non ha gradito le critiche ricevute da Trezeguet a mezzo stampa per la sostituzione a 10 minuti dalla fine contro il Chelsea. Tra il giocatore e il tecnico ormai la rottura è totale, Claudio Ranieri è un fiume in piena.
RABBIA - "Le sue parole mi hanno dato molto fastidio, sono cose che di solito rimangono all'interno dello spogliatoio. Se ci siamo chiariti? Se lui mi parla tramite i media io rispondo tramite media. Mi sento tradito non dal giocatore ma dall'uomo che per me è la cosa peggiore. Quando escono fuori frasi come queste può darsi che ci sia qualcosa dietro. Dopo l'espulsione di Chiellini non stavamo giocando in 10 contro 11, ma in 9 contro 11. Trezeguet non stava più giocando e avevo bisogno di un giocatore al posto suo, un altro tipo di giocatore che lottasse tenendo alta la squadra come Amauri. Trezeguet aveva toccato 6 palloni nel primo tempo e 6 nel secondo, facendo un bellissimo assist e un colpo di testa. Quando ho visto che non riuscivamo più ad aggirare il Chelsea ho messo Amauri, il capocannoniere della Juventus. Ho fatto giocare a Trezeguet 80 minuti nella partita più importante della stagione, ho sempre avuto la massima considerazione di lui ma forse lui non l'ha avuta di me".
POSSIBILE ADDIO? - "Un addio? Aveva detto che se ne sarebbe andato già a fine stagione in serie B, ma qui nessuno lo voleva mandare via, io volevo puntare su di lui. Ora stiamo cercando di ricostruire una squadra per l'Europa, dobbiamo lavorare ancora molto e cercare giocatori che abbiano voglia di costruire insieme a noi. Quest'anno Trezeguet ha avuto problemi fisici, appena tornato ho cercato di inserirlo subito. Tutti i compagni sono dispiaciuti a causa delle sue parole ma se tornassi indietro le schiererei di nuovo titolare. Era molto motivato, se no non avrebbe fatto questa polemica sterile, avevo una grande fiducia che potesse risolvere la partita".
BAMBINO VIZIATO - "Quello che ha detto Trezeguet è francamente inspiegabile, mi è sembrato un discorso da bambino viziato. Giggs, Scholes giocano a singhiozzo e non si lamentano quando escono o stanno in panchina. Devo capire chi è con me e con la società in questo progetto e chi non lo è. Se mi aspetto delle scuse? Quello che vuole, ha sbagliato punto e basta, ora deve lavorare duro. Doveva essere superfelice di giocare col Chelsea. Se mi aspetto una multa da parte della società? Se decideranno che sarà il caso lui pagherà le conseguenze".
EMERGENZA INFORTUNI - "Trezeguet non è stato convocato a causa di un affaticamento al quadricipite, gli esami sono negativi ma lui sente male e noi ci crediamo. Fuori anche Amauri a causa di una distrazione al retto femorale destro, ne avrà per un mese. Non convocati anche Marchionni, Legrottaglie e Nedved. Gli ultimi due potrebbero tornare a disposizione per la prossima partita. Si è fatto male anche Manninger, abbiamo avuto moltissimi infortuni muscolari quest'anno ma ho piena fiducia nell staff medico".
BOLOGNA - "Di Vaio è un ragazzo d'oro, l'ho avuto al Valencia, ora sta ritrovando la continuità dei tempi d'oro, sono contento che sia il capocannoniere. E' un attaccante rapido con un gran tiro, dobbiamo stare attenti a fargli arrivare solo palle sporche. E' in un ottimo momento, sarà una partita difficile. E' importante vincere, per far capire ai tifosi che abbiamo voltato pagina e assorbito l'eliminazione in Champions. Anche per mettere pressione all' Inter? Non ci interessa. Pensiamo a noi stessi.
CHAMPIONS - "Sono molto dispiaciuto che tutte le italiane siano fuori dalla Coppa dei Campioni, anche perché non c'è stata una netta superiorità da parte dei nostri avversari. Siamo state tutte e tre lì lì, abbiamo dimostrato di essere sempre competitivi. La conferma di Blanc? Mi fa piacere"."Mi sento un po' tradito da Trezeguet". Claudio Ranieri è visibilmente arrabbiato con il giocatore per le sue dichiarazioni alla stampa francese, in cui si era lamentato per il cambio nel finale della gara con il Chelsea. "Uno sfogo inspiegabile, da bambino viziato, le sue frasi mi hanno dato molto fastidio - dice il tecnico della Juventus parlando dell'attaccante, non convocato per un affaticamento muscolare -. Sono cose che si dicono nello spogliatoio, lui può avere anche ragione, ma in quel momento eravamo in nove contro il Chelsea, perchè aveva toccato sei palloni nel secondo tempo e pochi nel primo. Allora ho provato a mettere Amauri in modo che corresse insieme agli altri e giocasse".
SUI GIORNALI - Trezeguet non ha però comunicato il suo disappunto personalmente a Ranieri. "Non ci siamo parlati, lo facciamo attraverso i giornali, visto che lui fa così... Speravo avesse preso fiducia dopo il gol al Palermo e quattro mesi di stop: gli stavo dando minuti e fiducia, mi sembra di avere sempre avuto la massima considerazione per lui. Evidentemente non è la stessa cosa da parte sua nei miei confronti".
L'INFERMERIA - In ogni caso, a prescindere dai veleni interni, Trezeguet e Amauri salteranno l'anticipo di domani con il Bologna. I due attaccanti della Juventus non sono stati convocati: affaticamento muscolare per il francese, distrazione al retto femorale per il brasiliano, che dovrà stare fuori per almeno un mese. Fermo anche Manninger per un affaticamento a un polpaccio. Assenti dalla lista diffusa da Ranieri pure Nedved, ancora alle prese con i problemi fisici accusati durante la gara con il Chelsea, e Legrottaglie, dolore al ginocchio sinistro. Le loro assenze si aggiungono a quelle di Camoranesi, De Ceglie, Sissoko, Knezevic, Cristiano Zanetti e Marchionni.
 
 
Fonte La Gazzetta dello Sport

Rifondazione Juve


Alessandro Del Piero lo diceva a proposito della partita di Londra, ma quell'acuta osservazione vale anche per quella di Torino: il Chelsea gioca una discreta partita e passa il turno, la Juve una buona e torna a casa. Basta questo per spiegare perché i bianconeri si sono arresi all'altezza degli ottavi di finale: gli inglesi sono più forti anche se viaggiano a tre cilindri, anche se il Chelsea è una delle squadre più problematiche della Premier League, anche se in giro c'è decisamente di meglio, anche se nel doppio confronto gli italiani hanno tenuto testa agli inglesi, anche se è sembrato che i bianconeri abbiano sputato l'anima e i Blues fatto il minimo indispendabile.

La Juventus non è ancora a quei livelli, magari ci sarebbe potuta andare più vicino se non avesse avuto quella sfilza di infortunati (la maggior parte dei quali, però, non dipendono dalla sfortuna ma dalla pessima gestione medica della squadra: in pratica, è un difetto bianconero che deve essere corretto) che ne ha ridotto le potenzialità nelle due partite decisive, ma il dato di fatto, alla fine della fiera, è che i bianconeri devono ancora crescere parecchio, per coltivare ambizioni europee.

Lo ha amesso lo stesso Ranieri a fine partita, d'altronde: "Non credo di offendere i miei giocatori se dico che il Chelsea è di un'altra categoria, rispetto a noi. Non so quanto ci manchi per arrivare a quei livelli, quest'anno abbiamo fatto un buon cammino in Champions, ma adesso dobbiamo prendere i giocatori che ci facciano fare il salto di qualità".

Finora, in due anni, non è successo. Nemmeno di Amauri, l'acquisto più azzeccato, si può dire che abbia elevato in maniera esponenziale il tasso di classe della Juve. E con gente come Poulsen, Grygera, Salihamidzic, Sissoko, Tiago la Juve si è garantita una buona classe media, non una categoria di giocatori di primissimo livello. Per il mercato, il club ha stanziato trenta milioni: potrebbero servire per prendere però un solo fuoriclasse (Diego? Silva?), non molti di più, mentre altri campioni stanno sfiorendo. Nedved lascerà, Trezeguet è logoro, Del Piero in perentorio declino, Camoranesi passa da un problema fisico all'altro. Forse, il salto di qualità dovrà essere almeno triplo.
Fonte La Repubblica

Il terreMouto

TerreMouto!Quasi una crasi tra terremoto e Mourinho, perché stavolta lo Mourinho ne ha per tutti. Per il giornalismo sportivo italiano, che tra "grandi manipolazioni" e "prostituzione intellettuale" non lo ha certo colpito per la sua imparzialità. Per i colleghi Spalletti e Ranieri, eternamente alla ricerca di popolarità analoga, solidali nel proporsi come 'coglioni' pur far passar lui come 'cazzone', almeno fino al prossimo incontro tra Roma e Juve. Mourinho contro tutti, neanche fosse Goldrake. E dire che gli estremisti nerazzurri lo accusavano di scarso interismo rispetto a Mancini e gli juventini negazionisti di Calciopoli, distorcendo certe sue frasi uscite da Appiano, addirittura qualche tempo fa lo applaudivano. Come lo applaudivano i soloni dell'informazione il giorno della sua investitura: chissà come se la caveranno ora, dopo che lo Special One ha insolentito l'informazione sportiva italiana, anzi calcistica, perché i colleghi che seguono discipline meno popolari non c'entrano nulla. Per quanto mi riguarda, ho la coscienza a posto: tolti i pochi che dichiarano apertamente da che parte stanno e non si atteggiano a soloni, non ho stima per la mia categoria. Adesso mi darete del classista, ma sono sincero: dei giornalisti di calcio che ho conosciuto, meno del dieci per certo unsa con disinvoltura il congiuntivo, meno del cinque per cento ha uno straccio di laurea, meno del due per cento conosce i rudimenti di una lingua straniera. Non conosco nessuno davvero al di sopra delle parti. Non lo sono io, lo dichiaro apertamente, e non lo sono soprattutto coloro che ve lo fanno credere. Quindi se Mourinho pensa e parla di manipolatori spara nel mucchio in una categoria in cui oggi è difficile distinguere i giornalisti dai tifosi. Come in tutte le professioni, anche tra i giornalisti ci sono i buoni e i cattivi, come ci sono buoni e cattivi architetti, e cosi via. Su questo però l'ultima parola spetta al pubblico e non a Mourinho che è liberissimo di pensarla come vuole. Certo sputtanare Ranieri raccontando di una chiamata non risposta il giorno successivo non sarà elegante, ma chi tra i colleghi, dietro i loro sorrisi patinati, è poi stato sempre elegante nei confronti di Mourinho? Non mi piace chi dice una cosa in pubblico e poi corre a scusarsi via telefono e privatamente con l'interessato. Forse Ranieri temeva la reazione che poi Mourinho ha avuto? Al momento Inter e Juve sono l'una contro l'altra armate, a suon di comunicati, ma presto tutto tornerà nella normalità. Come sempre. Mourinho aveva detto che il calcio italiano non lo avrebbe cambiato. In realtà è cambiato parecchio: ormai pare più italiano di un guaglione di Posillipo nei suoi continui e strategici richiami agli arbitraggi. Ha capito presto il giro del fumo nel Paese del sospetto? La madre di tutte le domande però è un'altra: è sempre lui a dominare quello che lo circonda o sta finendo stritolato? L'esternazione sui 91 giorni che mancano alle sue vacanze è stata accostata al manciniano "credo che tra due mesi, eccetera eccetera!" Esistono esegeti del pensiero dell'allenatore dell'Inter di turno: li aveva Mancini, li ha Mourinho. La mia sensazione è che lo Special One, più del Mancio, ci prenda tutti per il culo. E continua ad essere il grande mattatore di giornali e programmi TV. Non riesco però a capire se alla fine riuscirà a gestire il carico di merda che puntualmente gli arriva addosso o finirà per togliere il disturbo a giugno, scegliendo un ingaggio simile a quello percepito dall'Inter in un calcio più bello, più civile, più divertente in un Paese non più bello né più divertente ma sicuramente più civile del nostro: l'Inghilterra. Dipende anche dai risultati, ma intanto vi anticipo le notizie dei prossimi giorni: se come credo l'Inter settimana prossima l'Inter saluterà la Champions League, preparatevi alla fucilazione mediatica di Mourinho e all'imminente ritorno di Mancini. Dal primo giorno chi conosce l'Inter sa che se Mourinho dovesse lasciare anzitempo può tornare solo Mancini, perché ha ancora quattro anni di contratto che valgono una fortuna. Il rapporto tra Moratti e Mancini si ricomporrebbe in un baleno semplicemente perché conviene ad entrambe le parti e non solo economicamente. Ma sapete qual è l'incredibile fascino di casa Inter? Che basta un'idea improvvisa di Moratti per sparigliare tutte le carte. Ma questo ve lo racconto la prossima volta.

Fonte Gianluca Rossi per Tutto mercato Web

Ranieri, mago mancato

Claudio, ma come si traduce in italiano Tinkerman? "Non si traduce. Al limite, si può dire uno che aggiusta". O uno che pasticcia? "No, i pasticcioni siete voi". Claudio Tinkerman Ranieri è tornato a Stamford Bridge: "Abramovich mi disse che questa sarebbe sempre stata casa mia". Infatti l'hanno accolto come uno dei famiglia, giocando sui doppi sensi di quell'antico soprannome ma soprattutto spalancandogli le braccia, regalandogli sorrisi, miele, zucchero.
"Gli devo la carriera. Se non avesse fatto spendere 11 milioni di sterline per comprarmi dal West Ham, oggi non sarei quello che sono. Mi ha aperto gli occhi, ha insegnato il grande calcio: quando fu mandato via non venne trattato bene, gli dobbiamo rispetto e riconoscenza" dice Frankie Lampard con toni appassionati. Lampard, mica uno qualunque.

"Prima di lui, eravamo una squadra da quinto-sesto posto. Adesso, siamo tra i migliori del mondo". Non è tutto merito di Ranieri ma anche, o soprattutto, dei milioni di sterline (miliardi di rubli) che Roman Abramovich ha speso per collezionare fuoriclasse.

"Ma i padroni pensano che i soldi bastino per vincere. Non è così, per fortuna: la squadre si costruiscono pezzo dopo pezzo e il denaro non è tutto, anche se aiuta", osserva con puntiglio l'allenatore della Juventus, che lavorò al Chelsea dal 2000 al 2004: tre stagioni di fatica a passione, con un club sull'orlo del fallimento, e l'ultima, quando Abramovich cominciò a pompare banconote, ai confini della gloria. Ranieri si fermò alle semifinali di Champions League, estromesso dal Monaco di Deschamps che ancora addesso lo sbeffeggia: "Fece alcune mosse che ci favorirono. Diciamo che lo considero uno dei miei benefattori".

Qui Ranieri ha trovato solo caldi abbracci, e prima della partita riceverà applausi sinceri. "Eppure io qui non ne ho scritta molta, di storia. Per tre anni abbiamo tirato avanti senza un pound, ma riuscimmo a qualificarci per le Champions. Poi arrivò Abramovich e mi sembrava di essere al fantacalcio: compra chi vuoi, mi disse". Ma durò poco, perché Tinkerman non era abbastanza per i sogni di grandezza del magnate russo, che infatti si comprò anche Mourinho: arrivarono scudetti, non la Champions sfiorata invece l'estate scorsa da Grant, il successore di Mou. Oggi c'è Hiddink, successore del successore del successore, che definisce Ranieri "gentleman coach". Per ricevere tanti complimenti ha dovuto tornare a Londra, la città dove si annida il maggior numero dei suoi estimatori: non sarà per caso che si è comprato casa qui, lontano dall'Italia molto meno riconoscente e senz'altro più ingrata. "Ma a Torino posso scrivere una storia nuova".

Magari smettendola, per una vita, di preparare la strada alle vittorie degli altri.



Fonte La Repubblica

Tags

Contattami

Name:
Email Address:

Free email forms