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Napoli, virata su Pozzi

Galeotta fu la cena: e, tra una portata e l’altra, mercoledì sera, sul tavolo è spuntato un Pozzi così, tanto per gra­dire. Dessert del merca­to, ciliegina sulla torta, il progetto che continuereb­be, perché ventitré anni rappresentano l’ideale per guardar lontano e continuare ad essere il Napoli: la terza via del tridente conduce a Empo­li, fucina di giovani ta­lenti oppure splendido resort per recuperar quelli per­duti: Nicola Pozzi, scuo­la Milan, a diciotto anni nel primo Napoli dell’era De Lau­rentiis- Marino, aveva bi­sogno di rilanciarsi dopo la catastrofica stagione 2004-2005, tre presenze e un gol in azzurro e so­prattutto un infortunio.

IL TOCCASANA -
L'Empoli è stato il tocca­sana e fa niente se in due anni c’è scappato un altro accidente, sempre al san Paolo, nel pomeriggio di una doppietta dolorosa ma caratterizzata dalla rottura dei legamenti del ginocchio destro: Pozzi s’è preso il mondo sulle spalle, ha ripreso a segna­re con frequenza da kil­ler, s’è riguadagnato la stima di Marino ed ora è lì, nel plotone. Nicola Pozzi è la sorpresa calata nel bel mezzo della serata tra Pierpaolo Marino, dg del Napoli, e Tullio Tinti, procuratore del calciato­re, che ha informato l’Empoli, istantaneo nella valutazione: si discute della cessione intorno ai 10 milioni, si tratta e si può scendere sino a 8.

Napoli, anche Dzemaili

La conversione a U è un classico e il tempo che scorre via non cancella le antiche abitudini d’un cal­cio sempre eguale, immutabile, co­stretto a inventarsi la vita un giorno sì e l’altro pure. De Sanctis, Campa­gnaro, Zuniga, Cigarini e Quagliarel­la rappresentano l’antipasto d’un mercato che annuncia portate a vo­lontà, ma nell’attesa della necessaria meditazione le idee sgorgano e il Na­poli riflette. Julio Ricardo Cruz è già il bomber stantio di due notti di vir­tuale passione e mentre Gustavo Ghezzi e Jorge Cysterpiler - il tandem di procuratori de el jardinero - ascol­tano Atletico Madrid e Fiorentina, Pierpaolo Marino è già andato oltre, spostando la soglia d’attenzione al centrocampo, sondando il Palermo e provando a prendere con un colpo due piccioni: «Il Napoli ha necessità di coprire zone che noi riteniamo ga­rantite. Non per niente mi ha chiesto Simplicio e Nocerino».
 
IDEA DZEMAILI - Buonasera, si fa per dire, perché al­le 20,30 Maurizio Zamparini dà una bella scossa al vociare e rimette le co­se a posto, tracciando nuovi orizzon­ti, dimostrando che il Napoli ora è preso dalla ricerca d’un medianone e che dunque Blerim Dzemaili (23) può tornare d’attualità, essendo ripartite le perlustrazioni. Dzemaili è la prima idea per la zona nevralgica, il tuttofa­re che garantisce freschezza, elasti­cità, i centimetri necessari per andar­sela a giocare sui rinvii e pure i piedi buoni: il Torino lo ha teoricamente blindato, ma c’è materia di discussio­ne intorno alla contropartita tecnica e per il conguaglio e c’è un duello da vincere con l’Udinese, che ha occhi ovunque e mani allungate sui talenti in erba.

Napoli, Lavezzi resta

Il tecnico del Napoli, Roberto Donadoni, a "Radio Kiss Kiss" ha espresso tutta la sua soddisfazione per il mercato: "Direi che la società si è mossa bene in questo primo periodo di calciomercato. Le squadre si fanno non solo acquistando, ma anche cercando di sistemare numericamente la rosa e quindi ci manca ancora qualche tassello. E' tutto un cantiere aperto, ma il direttore in tal senso si sta muovendo bene". Lavezzi? "In ritiro ci sarà".

Il tecnico azzurro, soprattutto, ha fatto chiarezza sul caso del ribelle argentino, che ha tormentato le notti del presidente De Laurentiis, del dg Marino e di tutti i tifosi partenopei: "Lavezzi è un ragazzo perbene che ha capito le cose e conto senz'altro su di lui".

L'ex ct della Nazionale, però, regala anche una battuta sul Napoli che sarà: "Il modulo? Una volta che la squadra sarà ultimata faremo tutti i ragionamenti del caso, ora è inutile fare questi discorsi non ha senso. Napoli camaleontico? Tutte le squadre sono così, gli allenatori cercano di insegnare ad essere duttili, malleabili, sapendosi adattare all'avversario che si ha di fronte e quindi più conoscenze si hanno, più possibilità si hanno".

Donandoni, in conclusione, ha fissato gli obiettivi per la stagione 2009/2010: "Voglio una squadra che sappia crescere, migliorare e fare bene rispetto al recente passato. Giocheremo e cercheremo di fare le cose con questo obiettivo".

Parma, è fatta per Di Natale

Il Parma sta per tesserare Antonio Di Natale: l'attaccante della nazionale dovrebbe firmare a breve un contratto quadriennale da circa 1,3 milioni di euro all'anno. Come già anticipato da Sportsbook24.net, l'offerta del Parma all'Udinese per Di Natale è stata di quasi dieci milioni di euro: da definire ancora alcuni dettagli dell'operazione, c'è da capire se anche Domizzi e Dessena rientreranno nella trattativa per il fantasista bianconero. Nelle prossime 48 ore l'affare si chiuderà e il club di Ghirardi darà l'annuncio ufficiale, anche se la notizia già adesso ha tutti i crismi dell'ufficialità

Che Napoli!

L’onda verde che muove dal San Paolo è un concentrato di talento, fantasia, genio e sregolatezza che a ra­gione scatena curiosità e comprensibil­mente induce ad allarmarsi: la meglio gioventù vestita d’azzurro è la sintesi d’un progetto che guarda lontano e che opziona un decennio dal basso della sua invidiabile età. Il Napoli che si lancia nel futuro è una baby- band che pro­mette emozioni forti per palati fini e la voglia matta di consegnarsi a questi ra­gazzi della via Pal garantisce continui­tà almeno sino al 2015 o su di lì. Piac­cia o no, i numeri hanno un’anima e infilandosi tra le pieghe dei certificati di nascita si svela la strate­gia a lunga gittata scelta da De Laurentiis, Marino e Donadoni per dar sfogo all’Idea: Morgan De San­ctis, il portiere del penta­partito dei rinforzi, farà fatica a sentirsi vecchio, ma i suoi 32 anni faranno rabbrividire Luigi Vitale, ventiduenne, e per tre mesi - rispetto ad Hamsik - il più giovane di que­st’ancora ipotetico forma­zione. La beatà gioventù è indiscutibile e il Napoli si lustra gli occhi e dà profitto anche alle scelte del passato, appena appena roso­late dal finale dell’ultima stagione: Gargano, che già pare un veterano, ne ha appena 25; Lavezzi, ch’è una star ­seppur bizzosa - è appena approdato al­le ventiquattro primavere, che profu­mano assai. Undici uomini che messi assieme sommano 277 anni e media di 25,18 da strappare la viva ammirazio­ne: il Napoli ha scelto di seguire il suo corso, di strutturarsi assumendo quali­tà tecnica ma senza appesantirsi ana­graficamente e dentro allora Quaglia­rella con i suoi 26 anni i suoi 68 gol da professionista, e regia a Cigarini 23 an­ni da professore e leader dell’Under di Casiraghi, e fascia destra a Zuniga, 23 anni e spavalderia. L’eccezione per confermar la regola si chiama Campa­gnaro, 29 anni e muscoli d’acciaio, un mastino per scuotere Santacroce, un po’ di saggezza per gestire tanta sfrena­ta esuberanza. Largo ai giovani, però....

LE TENTAZIONI - La calma, avendo prov­veduto ad allestire l’organico, è virtù per diventare forti, e il Napoli se la prenderà con calma, per cercare il bomber. Aspettare Pandev è un’idea, potrebbe aiutare a freddare i bollenti spiriti di Lotito; intanto, a margine, sondaggi per Obinna con l’Inter e con Ghezzi, procuratore di Cruz. Poi, De Ceglie: che potrà decidere senza fretta, ma dovrà farlo pur senza troppi indugi.

I SALUTI -  Zalayeta è az­zurro tenebre: compro­prietà rinnovata con la Juventus, però con l’ac­cordo di favorirne la ces­sione e poi dividere la cassa. A Delgado, procu­ratore del panterone, hanno telefonato dalla Spagna, dalla Germania e dagli Emirati Arabi, i più seducenti - per ovvi moti­vi - della terna. Il rinno­vamento a tutto campo non risparmia nessuno, manco German Denis, che a un anno dall’arrivo a Napoli ha già avuto sentore dell’aria che tira: per lui, offerte olandesi e, so­prattutto, quella dei russi del Rubin Kazan.

IL RE - L’orgoglio di Castellammare è in quelle quattro righe incise sulla tar­ga, che alle 18,30 di oggi, a palazzo di città, il sindaco Salvatore Vozza conse­gnerà al suo bomber: «A Fabio Quaglia­rella, esempio di dedizione e impegno per quei giovani che si avvicinano alla pratica sportiva, atleta stabiese ai ver­tici del calcio italiano, che saprà rega­lare ancora numerose soddisfazioni ai tantissimi tifosi e ai suoi concittadini» . Per il principe del gol, un’accoglienza da re.

De Sancits: Genoa

«Mi risulta che il Napoli abbia proposto una comproprietà di due milioni di euro». Vincenzo Rispoli, uno degli agenti di Rubinho, parlando a Radio Kiss Kiss fa il punto sul futuro del portiere, che non ha trovato un accordo col Genoa sul prolungamento del contratto e ora deve guardare altrove. «Rubinho voleva rimanere al Genoa, ci siamo attivati e adesso deve decidere- dice- Purtroppo la trattativa che ha portato avanti direttamente lui non ha dato buoni frutti. È più orientato a giocare all'estero piuttosto che rimanere in Italia. Tuttavia, ci sono due società italiane interessate a lui: il Napoli e un altro club. Rubinho ha un contratto che scade nel 2010 ed il Genoa non potrà fare una richiesta esagerata».

LA CANDIDATURA - «Con il Napoli ci sono stati dei contatti, particolarmente in questi ultimi giorni, ma non è corretto parlare di trattativa già fatta». Lo ha affermato Federico Pastorello, agente di Morgan De Sanctis. «Si sta lavorando- dice a Radio Kiss Kiss Napoli- ma non c'è nessun tipo di offerta scritta sul tavolo. La volontà di Morgan di rientrare in Italia esiste e lui considera Napoli una piazza di primo livello. Ma bisognerà vedere se il club partenopeo considererà effettivamente Morgan la sua prima scelta, ed è una cosa che scopriremo a breve».

Napoli, le prossime mosse

Il mercato entra nel vivo e prima di intrufolarsi nella disfida della comproprietà, s’annunciano novità. Pierpaolo Marino è a Milano e ed ha fatto chiarezza su quelli che sono gli sviluppi delle varie trattative, concedendosi ai microfoni di Radio Marte. Mercato a trecentosessanta gradi, parlando di chi c’è e di chi non c’è.
 
QUAGLIARELLA - Punto primo, la napoletanità e un elogio di Quagliarella: «Criscito, Palladino ed altri giocatori napoletani dicono di amare il Napoli, ma devo dire che solo Fabio Quagliarella è stato davvero determinato nel venire a Napoli. Ha rifiutato grandi squadre tra cui la Juventus ed è venuto a Napoli scegliando di rientrare con il suo ingaggio nei nostri canoni societari».

GRATITUDINE - Punto secondo: la gratitudine, la riconoscenza, sfila in secondo piano: «So che i tifosi sono legati ai giocatori che ci hanno portato in Europa dalla serie C ma adesso bisogna pensare al futuro, già siamo stati abbastanza riconoscenti con loro».

NILMAR - Punto terzo: Nilmar. «Lo abbiamo trattato lo scorso anno ma il suo prezzo era inaccessibile. Oggi non rientra nei nostri piani».

PORTIERE - Punto quarto: il portiere. «Rubinho non credo sia sul mercato. Noi prenderemo un portiere subito e poi facendo spazio con una cessione ne prenderemo un altro in seguito, abbiamo a disposizione ancora due mesi di calciomercato. Per adesso il nostro unico acquisto ufficiale è Quagliarella, Campagnaro è ancora in argentina e Cigarini sta giocando l'Europeo. De Ceglie è ancora un giocatore della Juve, abbiamo solo un accordo sulla parola con i bianconeri, che nel caso di cessione lo daranno a noi».

COMPROPRIETÀ - Punto cinque: le comproprietà: «Con Siena e Juve non ci saranno problemi per le comproprietà, saranno risolte senza ricorrere alle buste».

CESSIONI - Punto sei: le cessioni: «Mi preoccupano gli elementi in esubero: con i loro procuratori bisogna cercare sistemazioni adeguate».

CAMPAGNARO - Punto sette: Campagnaro. «La trattativa tra Mannini e la Samp è a buon punto: Mannini non esce del tutto dal Napoli».

ZUNIGA - Punto otto: Zuniga: «Maggio non ci dà garanzie fisiche perchè viene da un brutto infortunio e Zuniga è un'ottima alternativa».

DENIS - Punto nove: Denis: «Se si chiedono nuovi attaccanti, potrebbe partire».

DATOLO - Punto dieci: Datolo. «Lui invece resta con noi».

Napoli: rifondazione

Il fine settimana del Napoli è stato perlopiù caratterizzato da questo botta e risposta e distanza tra De Laurentiis e Donadoni, che ha dato il là alle solite polemiche che da sempre gravitano attorno al mondo calcistico partenopeo. Ospite al Golden Goal di Sorrento, organizzato da Valter De Maggio, il presidente azzurro ha esternato a tutto campo, tirando simpaticamente le orecchie al mister per alcune sue presunte ingerenze durante l'impostazione delle trattative di mercato stilate dalla società. Il mister bergamasco ha a sua volta provveduto a stemperare i toni, evitando di cavalcare l'onda.
Conoscendo bene i due protagonisti, (dal 2004 De Laurentiis, dal 96 Donadoni) posso provare ad interpretare le schermaglie: il presidente si è certamente lasciato andare, sbagliando nel modo e nel tempo, ed andando certamente oltre a quelli che sono i suoi stessi pensieri.
In primis non credo che Donadoni si sia effettivamente intromesso, sono portato a pensare che abbia piuttosto segnalato le sue preferenze alla dirigenza. Da qui a parlare di intromissioni ce ne corre. Non ho prove per affermare ciò, a parte la conoscenza pluriennale che ho dell'uomo Donadoni, e quand'anche ciò fosse accaduto, sarebbe stato certamente meglio non gridarlo ai 4 venti. Essere lessicalmente più disciplinati può evitare di foraggiare i nemici del Napoli per queste sterili polemiche.
Sorvolando su questa buccia di banana, continuo a reputarmi piuttosto ottimista per la campagna acquisti che il Napoli sta conducendo. Sentire vivo l'interesse azzurro per elementi di valore come Pandev, Di Vaio e Marchetti è certamente confortante. Si può tranquillamente affermare che, dietro le 3 grandi, è il Napoli che sta facendo mercato in Italia. Sono certo che vi saranno altri 3 o 4 innesti, e non nego che mi ha fatto piacere e mi ha gratificato molto, il fatto che proprio a Sorrento il presidente abbia annunciato il cambiamento di rotta: stop con i sudamericani, più giocatori "indigeni".
Il sottoscritto, piaccia o meno, con 22 anni di esperienza alle spalle, lo consigliava da tempo. Chi conosce le dinamiche di Napoli e del Napoli, sa alla perfezione che assumere giocatori dal carattere difficile non è mai un affare. Il caso Lavezzi faccia scuola, con le abitudini notturne del Pocho criticate dal massimo dirigente azzurro.
A questo proposito, si è giunti ad un bivio. Lavezzi è bello ed impossibile, prendere o lasciare. Così come da anni non si vedeva un talento di queste dimensioni, allo stesso modo è veramente dura tenerne a bada le bizze fuori dal rettangolo verde. Non escludo però, che togliendogli i fiancheggiatori di uscite notturne anche lo stesso Pocho possa trarne giovamento.

Il Napoli su Ambrosini

Ambrosini al Napoli è una possibilità concreta. Fonti provenienti dall'entourage del giocatore ammettono che la società azzurra abbia offerto un triennale al centrocampista del Milan, con cui ha un altro anno di contratto. Il rapporto con la società rossonera si è incrinato negli ultimi mesi a causa proprio mancato accordo per rinnovare il contratto in scadenza nella prossima estate. Nell'anno dei mondiali rischia seriamente di rimanere fuori dal giro della nazionale. Sembra così che il biondo centrocampista stia pensando seriamente di accettare Napoli.

Napoli scatenato


Prendi uno, chiedi tre: perché lì, in quella gioielle­ria, c’è talento vero, costoso, ma autentico. Napoli- Udine è la rot­ta del giorno, il sentiero della fe­licità battuto da Aurelio De Lau­rentiis e da Pierpaolo Marino per imprimere una svolta decisa al progetto, per ar­ricchire d’ulteriore materia grigia un’ossatura incri­natasi in quattro terribili, inconcepi­bili mesi, però pun­tellata qua e là di esuberanza, vitalità e piedi buoni. Napo­li- Udine è l’asse in­torno al quale muo­ve il mercato ed è un caveau nel quale andare a pescare a piene mani, sapen­do di cogliere co­munque gioiellini a diciotto carati. Na­poli chiama Udine e lo rifà dopo aver ottenuto Fabio Quagliarel­la, sedici milioni di euro e l’altrà metà di Domizzi, prima di se­dersi di nuovo intorno al tavolo e lanciarla lì, senza bluffare, ma aspettando, come al tavolo di poker, eventuali rilanci: ma Di Natale ( 32) si vende? E Zapata ( 23) è accessibile? E’ comincia­ta mica per gioco ed è rimasta lì, sul panno verde, aspettando mosse e contromosse, ma a car­te scoperte, con un bel pacco di euro da quantificare e scambi da verificare.

TRATTIAMO - Di Natale e Zapa­ta rappresentano il nuovo che avanza nelle strategie d’un mer­cato che il Napoli ha deciso di griffare, verniciandolo d’azzur­ro, e procedendo con mosse son­tuose per l’allestimento della squadra. Di Natale è il partner ideale di Fabio Quagliarella, il genio imprevedibi­le da abbinare al bomber ma da af­fiaccare anche a Lavezzi, riemerso dalle brume d’un intrigo internazio­nale e ricondotto dagli eventi verso il san Paolo; e poi c’è Zapata, colombia­no, il difensore di spessore reclamato da Donadoni e indi­viduato a fari spen­ti da Marino. Di­scussione avviata in presenza di un book di calciatori da offrire come parziale contro­partita e che comprende Santa­croce e Mannini, in aggiunta ai danari.

TOTO’ E ZAPATA - Di Natale è l’oggetto del desiderio di Pier­paolo Marino, Di Natale è una delle prime scommesse in Na­zionale di Roberto Donadoni, Di Natale è l’estro allo stato puro per accelerare e facilitare il de­collo, Di Natale è considerato il calcio da offrire al san Paolo a intregazione di quanto già pos­seduto; e Zapata è fisicità, è il futuro, è un irrobustimento del settore difensivo, l’unico inne­sto d’un reparto apprezzato dal tecnico e che può avere in San­tacroce un elemento destinato all’addio, avendo l’italo- brasi­liano anche altrove estimatori. Napoli e Udinese sono semplice­mente ai preliminari di una vi­cenda che ha bisogno di tempo, molto tempo, ma che i connotati dell’autentico ( doppio) colpo d’un mercato sfavillante.

Napoli, ecco cosa serve


Quello di ieri è stato un giorno importante. Il Napoli ha infatti ufficializzato l'acquisto di un pezzo da novanta come Quagliarella, un segnale forte che la società ha intenzione di muoversi con il piede giusto. In questi giorni, tra le altre cose, è attesa anche l'ufficializzazione di Cigarini e la netta impressione è che di certo non sarà finita qui. Anche altre zone del campo, infatti necessitano di rinforzi. L'ideale da perseguire sarà quello di privilegiare la qualità e l'esperienza. Oltre a giocatori dall'alto tasso tecnico, serviranno almeno un altro paio di elementi di conclamata bravura per riuscire a centrare una qualificazione europea che si pone come evidente obiettivo della società. È palese che i 20 milioni investiti per Quagliarella ed i 12 per Cigarini hanno lo scopo di esportare il marchio Napoli al di là dei confini, e difficilmente sarnno tollerati fallimenti in tal senso.
A fare da contraltare all'esaltazione per l'arrivo dei nuovi campioni, c'è però la sempre viva paura di perdere i gioielli già presenti al San Paolo. Ovviamente il caso più scottante riguarda Lavezzi. Il Pocho vuole rimanere al Napoli, nonostante la forte lettera di ieri sera, ma pretende al tempo stesso un contratto adeguato a quello che è il suo indiscutibile valore. Una cessione di Lavezzi rischierebbe di rendere vano l'entusiasmo scaturito dall'acquisto di Quagliarella. Ed il Napoli, a meno di nuove idee tattiche ben precise da parte del mister Donadoni, non può assolutamente prescindere dal suo giocatore di maggior talento. Un'idea sarebbe quella di affiancare un esterno come Palladino al centravanti appena acquistato dall'Udinese, anche se è evidente come l'imprevedibilità di Lavezzi si sposerebbe alla grande con il talento di Castellammare di Stabia.
Per quanto riguarda Hamsik, invece, sono meno preoccupato: credo che lo slovacco prolungherà sino al 2014, restare almeno un'altra stagione a Napoli è la soluzione migliore per tutti. In tal maniera, se il Napoli dovesse centrare l'Europa, Hamsik finirebbe con lo sposare a tempo indeterminato la causa partenopea, qualora il progetto dovesse invece fallire il centrocampista avrebbe la possibilità di partire verso altri lidi da giocatore fatto e finito.
Capitolo difesa. Il primo aspetto da discutere è quello relativo alla porta: Navarro ha dimostrato discrete qualità, accompagnate però da numerose incertezze dovute ad una scarsa scuola calcistica pregressa, oltre a una pericolosa tendenza alla vita notturna. Non credo che il Napoli possa rischiare in un ruolo tanto delicato, soprattutto considerando i tanti problemi fisici dell'ottimo Iezzo. Un portiere va dunque acquistato. Se si crede in Navarro una soluzione potrebbe essere quella di affiancargli un giovane di valore come Cassano del Piacenza, con il quale giocarsi il posto. Qualora l'argentino non dovesse essere considerato all'altezza, credo che la scelta dovrebbe invece ricadere su gente di indiscutibile spessore come Amelia, piuttosto che De Sanctis o Marchetti. Serve poi un esterno sinistro di ruolo, non si può continuare con l'adattamento di Mannini ad una corsia non sua, oltre al fatto che lo stesso Vitale ha palesato la necessità di dover ancora fare parecchia esperienza dopo un solo anno di massima serie.
A centrocampo servono centimetri, data la scarsa altezza della seconda linea azzurra. Asamoah sarebbe stato l'ideale, ma non mancano in giro per l'Europa altri calciatori con caratteristiche assimilabili a quelle del ghanese.

Napoli, tre acquisti


Lunedì prossimo, a Cercola, in provincia di Napoli, si giocherà un triangolare di beneficenza (in campo la Nazionale Medici, una mista di vecchie glorie e cronisti Sky, e la rappresentativa dell'Ussi Napoli), il cui incasso verrà devoluto alla Fondazione Stefano Borgonovo, per supportare la ricerca sulla Sla.
 
«3-4 ACQUISTI DI QUALITA'»
- A margine della conferenza di presentazione dell'iniziativa, Pierpaolo Marino si è soffermato a parlare del mercato del Napoli: «Non mi piace parlare di trattative che sono in evoluzione- commenta il dg azzurro- sono venuti fuori tanti nomi, ma io mi sento di dire soprattutto che il presidente ha voglia di far partire questo nuovo ciclo di cinque anni muovendosi in modo tale da portare elementi di altissimo profilo. Quanti giocatori prenderemo? Molto dipenderà dalle partenze. Abbiamo fatto una seconda parte di stagione brutta, non giustificabile con la storia di aver cominciato prima la preparazione per disputare l'Intertoto. Questo significa che bisogna intervenire sull'attuale rosa in modo chirurgico, soprattutto nei confronti di chi non ha dato quanto avrebbe potuto. Gli acquisti di qualità saranno comunque tre-quattro».

IL MERCATO
- Poi Marino entra nel dettaglio, sia per quanto riguarda il mercato in entrata, sia per quanto concerne le voci sulle partenze eccellenti: «Continuo a dire che Quagliarella è un giocatore stratosferico, ma è stratosferica anche la valutazione che ha fatto l'Udinese. Conosco la voglia del giocatore di venire a Napoli, ma con Pozzo non abbiamo ancora discusso: la disponibilità del presidente bianconero è importante, se son rose fioriranno. Cigarini lo conosciamo da tempo, non potrei che essere felice se dovesse arrivare. Lavezzi? Sento e leggo che c'è gelo tra il Napoli e il giocatore. Preciso: noi siamo dell'idea che gli incontri frequenti con chi rappresenta un giocatore non sono giustificabili, soprattutto alla luce del cammino fatto in questa ultima metà di stagione. Offerte comunque non ne abbiamo mai ricevute, nè siamo interessati a riceverne. Si tratta solo di chiacchiere, telenovele, che fanno parte del gioco. Hamsik? Ha avuto un calo di rendimento, ma non ho mai riscontrato problemi di ingratitudine con lui. Ho anche sentito e letto che Maggio può essere sul mercato: Maggio è invece un giocatore sul quale puntiamo, e sottolineo che il suo infortunio ha contribuito alla crisi del Napoli. È un elemento importante».

LEGA
- Infine Marino chiude la polemica sorta attorno al Centro sportivo di Castelvolturno («È un centro bello, in una location importante»), parla della nuova Lega («Beretta farà bene, e la nuova Lega porterà vantaggi a tutti, anche alla serie B»), e chiosa: «Sono orgoglioso di essere in una società che ha il secondo bilancio della serie A. E poi, tirando le somme di questi primi cinque anni, anche il risultato sportivo è positivo, nonostante ultimamente siano stati commessi degli errori, e il Napoli sia scivolato nella crisi, senza che io sappia il perchè. De Laurentiis adesso è però motivatissimo, ha voglia di fare grandi cose, ed io sarò umilmente al suo fianco. Finora ho dovuto fare tutto da solo, ora scendiamo in campo in due, e questo ci dà grande forza».

5 domande al Napoli


E' stata una settimana caratterizzata da voci di mercato, ma anche dall'ennesimo ko del Napoli in campionato: ormai la squadra, come predico da tempo, è in vacanza da quando ottenne il punto salvezza a Reggio Calabria. Neppure mi soffermo sulle ingiuste critiche a Donadoni, colpevole secondo alcuni di non aver dato un gioco agli azzurri: non vale la pena commentare, preferisco appellarmi all'intelligenza dei tifosi napoletani, perchè il Mister ha semplicemente svolto un apprendistato in vista della prossima stagione, con annesse problematiche ormai croniche. Non avrebbe certo potuto, insomma, ridestare dal torpore una compagine schiacciata da una preparazione approssimativa e da una gestione singolare della vita notturna.
Basta ora, guardiamo avanti e proviamo ad immaginare un futuro migliore: il Napoli in queste ore sta tentando di strappare alla Juventus Quagliarella, visto che De Laurentis ha capito che per puntare in alto servono anche i campioni, oltre ai giovani.
Ripartire da Quagliarella e dal metronomo atalantino sarebbe davvero un bell'inizio, da proseguire affiancando a Gargano, Cigarini e spero ancora Hamsik, un giocatore di valore sempre sulla linea mediana; poi ci sarà da fare il possibile per trattenere Lavezzi o al contrario cederlo subito, qualora il Pocho dimostrasse di non credere al progetto, sostituendolo a dovere con i tanti soldi da incassare.
Per il resto mi affido alla saggezza e alla competenza di Donadoni, purchè le componenti societarie remino tutte dallo stesso verso: spero che Marino crei la giusta empatia con il tecnico bergamasco, anche se non l'ha scelto lui. Rilancio affermando che, qualora il Presidente dovesse capire in questi giorni che la convivenza tra i due non è serena, converrebbe lanciarsi in una scelta definitiva tra i due, per quanto questa ipotesi possa apparire ardita: il mio auspicio è che non si tolleri una convivenza forzata.
Il numero 1 azzurro dovrà essere chiaro prima di tutto con sé stesso e poi con chi come noi ama il Napoli: con Marino c'è vera fiducia, o lo si tiene solo in virtù di un contratto blindato? Se si è soddisfatti, perché chiedere conto di altri dg ai colleghi presidenti, informandosi su altri dirigenti presenti sulla scena? A che pro braccare questo tipo di mercato? Nel mondo del calcio, si sa sempre tutto di tutti, ed al sottoscritto, seppur in camera caritatis, ben due presidenti hanno fatto questo tipo di rivelazioni, aggiungendo che il patron partenopeo vedrebbe di buon occhio sotto il Vesuvio un giovane dirigente che opera in una società del centro nord... Senza contare i colloqui avuti in passato con l'amministratore delegato della Sampdoria Beppe Marotta.
Oltre a puntare forte sul mercato, mettendo il bavaglio a chi lo accusa ingiustamente di tirchieria, De Laurentiis deve fare chiarezza nell'aspetto societario, onde evitare problemi ormai arcinoti: imitando il bravissimo Ezio Mauro, anch'io sarei curioso di fare qualche domanda al Presidente.
A) Caro Presidente, lei crede ancora in Marino?
B) Lo conferma solo per il suo contratto oneroso, difficile da interrompere?
C) Se soddisfatto di Pierpaolo, perché tratta altri dirigenti?
D) E' certo che Donadoni e Marino si stimino reciprocamente?
E) Conoscendo Marino e sapendo quanto è orgoglioso, pensa davvero che accetterà di collaborare con un allenatore non scelto da lui?
Non essendo all'altezza del Direttore di Repubblica, mi fermo al 50% dei quesiti, sperando in risposte di sincerità e non di diplomazia. Ne va del bene del Napoli che non è solo del Presidente, ma dei milioni di tifosi sparsi nel mondo: in fondo perdonatemi, ma, come diceva Andreotti, "a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si prende".

Toro, sei ridicolo

La sconfitta del Toro allo scadere, la serie B ad un passo e poi la rissa. Torino-Genoa si è chiusa malissimo, e il giorno dopo il presidente granata Urbano Cairo cerca di spiegare cosa è successo: «Abbiamo ancora una piccola speranza che domenica siano tutte partite vere, non solo le nostre... Il campionato non è ancora chiuso- dice a Radio Anch'io Sport- Non è piaciuto sentire alcuni commenti della Menarini o di Di Vaio. Quando il presidente del Bologna dice che non si sono pestati i piedi col Chievo. Non ho visto una parata di un portiere, nemmeno un tiro in porta. Se questa è una partita vera... Il Genoa con noi ha giocato come se dovesse vincere lo scudetto. E mica mi lamento. L'Europa per loro era svanita dalla domenica prima, ma anche se non avesse avuto quell'obiettivo è giusto che il Genoa abbia fatto la sua partita. Ma deve essere così sempre».

LA RISSA
- Certo, il risultato non giustifica quel finale... «Un finale che non condivido, ma ci sono le provocazioni di Thiago Motta che zittiva la panchina, o lo stesso Olivera che ha dato un pugno a Colombo. Ho visto anche tifosi del Genoa in campo. Guardiamo bene le immagini. Chi ha provocato tutto è stato Thiago Motta, nel momento in cui gli animi sono esacerbati. Nella vittoria un filo di signorilità ci vorrebbe. Ma non giustifico nulla, multerò i miei giocatori che hanno sbagliato. Abate lo multerò, è chiaro. Ma credo che anche qualcuno del Genoa andrebbe multato. Il Genoa non ha saputo vincere. Gasperini ha detto cose da primo della classe. Ora mi auguro che il Catania faccia una bella partita col Bologna, domenica prossima. Zenga ha detto che andrà via, e poteva evitare di anticipare la sua decisione, ma ciò non toglie che possano fare una bella».
Cairo si lamenta, di cosa poi non si capisce. Dice che Chievo e Bologna si sono divisi un punto che ha fatto comodo ad entrambe le squadre: si, è vero, ma, caro Cairo se la tua squadra avesse vinto o quantomeno pareggiato contro il Genoa, il punto del Bologna sarebbe valso a poco, anzi a niente! Quindi, un bel esame di coscienza bisogna farselo per chi ha allestito una rosa scadente ed insufficiente e, soprattutto, da chi ha cambiato tre allenatori non dando a nessuno la fiducia necessaria per guidare un gruppo in una piazza come quella di Torino. E poi, Cairo ricordati come hai vinto la partita col Napoli... Hai la memoria corta!

Napoli scatenato: Iaquinta


Quello che c’era da seminare, è stato seminato. Il Napoli dispo­ne già del «sì» di Cigarini al trasferimento; aspetta en­tro lunedì pomeriggio di ricevere quello di Acqua­fresca; spera, infine, con il passare dei giorni, di «stregare» De Ceglie, già corteggiato quando gioca­va nel Siena. Tre naziona­li Under 21, giovani pron­ti da lanciare in orbita, co­me già fatto con Santacro­ce pescato a gennaio del 2008 quando era ancora in B e proiettato fino alle soglie della nazionale maggiore. Ormai è chiara la strategia portata avanti dal tandem De Lauren­tiis- Marino ed avallata da Donadoni: investire su giovani talenti di casa no­stra, puntare sul sicuro anche a costo di sborsare una manciata di euro in più e costruire così una squadra capace di decol­lare in tempi più o meno brevi. Ma non si limiterà qui: il Napoli sa che per trasci­nare i giovani occorrono anche un paio di elementi di spiccata personalità. Da qui, altre finestre aperte sul calcio mercato, un paio apparentemente difficili da condurre in porto (Quagliarella, ma c’è la Juve in pole, e Ia­quinta), qualche altra an­cora possibile ( Daniele Conti) e un’altra ancora spuntata nelle ultime ore (Crespo) ma anche tra­montata visto che l’argen­tino sta andando al Genoa facendo infuriare la Fio­rentina. De Laurentiis che domani compie gli an­ni (60) è scatenato. Lui si muove in una direzione, Marino nell’altra, entram­bi presenti su più tavoli e così quelle che sembrano trattative reali di mercato si trasformano all’im­provviso in amabili depi­staggi. Rientra nella nuo­va strategia avviata dal Napoli. «Mi dispiace, per queste cose deve parlare con Marino» , risponde uno. «Purtroppo per tali questioni decide il Presi­dente», replica l’altro. E così anche per quei pro­curatori che battono cassa diventa un rompicapo ar­rivare al nodo del proble­ma. Oggi a Catania ci sarà uno dei manager di La­vezzi, Mazzoni. Proverà a capire da Marino quali so­no le intenzioni del Napo­li per il suo assistito. Pro­spetterà le proposte di in­gaggio raccolte un pò in giro per l’Europa (Inghil­terra e Spagna) per il Po­cho ed anche la possibili­tà di una eventuale ces­sione a cifre importanti. Ma la risposta del Napoli sarà sempre la stessa:«Per noi Lavezzi è incedibile, il Presidente non ha alcuna intenzione di privarsi di lui» . Si va verso il braccio di ferro ma non sarà questo a spa­ventare De Laurentiis, a cui peraltro nessuno an­cora si è presentato for­malizzando una vera of­ferta per Lavezzi. Solo pa­role. A chi gioverebbe, poi, un vero braccio di ferro?

Ibra e Kakà: tentazioni spagnole


Real e Barcellona. La Spagna cerca di destabilizzare il mercato italiano, provando a portare via gli elementi migliori, a cominciare da Ibrahimovic e Kakà. Iniziamo dai catalani, che insistono. Ibrahimovic è il loro obiettivo principale per la prossima stagione e non molla la presa con l'Inter. Con l'attaccante il Barça è pronto a pareggiare il contratto di Messi, il giocatore della squadra che guadagna di più: circa 8,5 milioni netti a stagione. E sarebbe disposto pure a spendere i 70 milioni, la valutazione data dall'Inter al suo attaccante. Cash, oppure inserendo nella trattativa Eto'o, anche se Mourinho preferirebbe Drogba. L'ivoriano infatti lascerà quasi sicuramente il Chelsea, che lo rimpiazzerà con Adebayor. A Madrid Florentino Perez vuole fare le cose in grande. Cristiano Ronaldo, Kakà e Ribery sono i suoi obiettivi per rilanciare il Real. E due su tre arriveranno. Il portoghese ha buonissime possibilità di cambiare maglia, così per l'altro posto è affare tra il francese ed il brasiliano.

In Italia si scatena il mercato degli attaccanti. La Fiorentina ha trovato il suo vice Gilardino, prendendo Hernan Crespo da svincolato. L'accordo prevede un contratto da circa un milione di euro, più premi ed incentivi a seconda dei gol e degli obiettivi raggiunti. Ancora non è chiara invece la durata, annuale oppure biennale.

Crespo era un obiettivo della Lazio, che a questo punto si getta su un altro giocatore in orbita Inter: David Suazo, quest'anno in prestito al Benfica, ma sempre di proprietà della società nerazzurra. Molto probabilmente dalla Lazio se ne andrà Goran Pandev, che ha molte richieste in Italia e all'estero: tra queste, Juventus e Atletico Madrid. Più defilato a questo punto il Bayern Monaco, che in quel ruolo ha preso Olic dall'Amburgo. Ma per convincere Lotito servono almeno 12 milioni, visto che il contratto dell'attaccante con la Lazio scade nel giugno 2010.

Il Napoli punta dritto su Cigarini: vicino l'accordo con il Parma, che detiene la metà del cartellino del centrocampista, si parla di una cifra intorno ai 5 milioni, ancora distante quello con l'Atalanta, proprietaria della seconda metà. Si è parlato in queste ore di un possibile ritorno in Italia di Ujfalusi, alla Juventus. Categorico il suo commento: "Ma siete pazzi? Non andrei mai alla Juventus. A Madrid mi trovo benissimo e poi i tifosi della Fiorentina non me la perdonerebbero". Zuniga del Siena, oltre che alla società viola, piace pure al Palermo.

Napoli, Conti è tuo


Quando gli è stata prospettata l’ipotesi-Napoli, Daniele Conti non solo avrebbe sgranato gli occhi ma pare abbia raccolto l’invito anche con interesse e compiacimento. Tutto l’opposto di Floccari. Con­ti, pur legatissimo al Cagliari sul piano affet­tivo, aveva sognato fin da piccolo di giocare in due squadre soltanto: la Roma di papà Bruno, dove è cresciuto calcisticamente, ed il Napoli, appunto. Un giorno arrivò persino a chiedere al patron giallorosso Dino Viola: «Presidente, perchè non mi lascia andare al Napoli? Lì c’è Maradona, il mio mito» . Ed il Senatore gli mollò un paio di pizzicotti pri­ma di baciarlo sulle guance. Di recente, poi, il regista che a Cagliari è diventato una bandiera dopo dieci anni di onorata militanza e circa tre­cento presenze tra A e B (266) non ha nascosto le sue simpatie per la formazione azzurra: «Giocare al San Paolo fa sempre un certo ef­fetto. Ti dà una carica che non ritrovi in al­tri stadi», disse il 23 novembre scorso dopo aver obbligato il Napoli al primo pareggio casalingo della stagione, realizzando il gol del due a due in pieno recupero. Fu proprio lui ad interrompere una serie di successi in­terni che durava da sette mesi tra campiona­to e coppe. Conti ed il Napoli, il Napoli e Conti, un amore che parte da lontano, che prima o poi sarebbe dovuto sbocciare. Un segno del de­stino. Daniele ci ha provato anche con un paio di «dispetti»: la rete della vittoria-sal­vezza del Cagliari nello scorso campionato ed il bis al San Paolo sotto gli occhi dell’ex maestro Reja che festeggiava cento panchi­ne in A. Recentissimo l’ammiccamento, l’esplosio­ne del feeling, dopo averci provato con D’Agostino e finto un vago interessamento per Ledesma. Il Napoli aveva individuato in Daniele Conti l’elemento giusto per prende­re in mano le redini del Napoli e portarlo verso traguardi ambiziosi. Personalità, ca­rattere, mestiere e voglia di lasciare l’im­pronta in una grande piazza dopo aver fatto le fortune del Cagliari.

IL CONTRATTO - Conti, proprio a giugno scor­so, respingendo le sirene del Bayern Mona­co, del Celtic e del Palermo, decise di allun­gare il contratto con il Cagliari fino al 2011. Fu testimone papà Bruno di quel rinnovo di un connubio così felice e voluto da entram­bi. Ma non prima di aver ricevuto rassicura­zioni da Cellino che in caso di una chiamata importante si sarebbe trovata il modo per accontentare Daniele. La chiamata è arrivata. De Lau­rentiis e Marino sono decisi a metterlo a disposizione di Donadoni per il prossimo campionato. Ora resta da ve­rificare le pretese di Cellino, che intanto ieri ha blindato i suoi gioielli: «Smentisco qualsiasi tipo di trattativa che riguardi Daniele Conti o altri elementi della rosa. Nessun tesserato del Cagliari è in ven­dita. L'unico giocatore che lascerà la squa­dra il 30 giugno 2009 sarà Acquafresca».

Napoli, ecco i problemi

Strano ma vero, ora a Napoli va a finire che sotto accusa ci finisce Roberto Donadoni, che con questa grave crisi, con questo campionato umiliante, centra come un cavolo a merenda. L'unica colpa del bergamasco è stata il coraggio di accollarsi una nave alla deriva in corso d'opera, senza aspettare la fine della stagione per lavorare con del materiale da lui scelto. Trovo strano che alcuni miei colleghi, sempre molto teneri con Reja, cerchino invece il pelo nell'uovo nel valutare il Napoli griffato Donadoni. Si affannano a difendere il "povero" trainer goriziano, dimenticando che l'ex allenatore azzurro ha accettato senza batter ciglio l'assurda campagna acquisti estiva partenopea avallando in toto le ancor più assurde scelte di gennaio. Poteva anche dimettersi, per esempio, al momento dell'acquisto di Datolo, totalmente inutile alla causa; al contrario, pur di non rinunciare al suo lauto stipendio, ha preferito accettare senza la minima obiezione. State pur certi che il signor Donadoni questo non lo farà: il Napoli che vedremo dal prossimo ritiro sarà ad immagine e somiglianza del nuovo mister, tanto diplomatico davanti ai microfoni quanto risoluto e categorico con dirigenti e proprietari del club in cui lavora.

Certo, il Napoli delle ultime due gare ha fatto sostanziali passi indietro rispetto alle partite di inizio ciclo. Questa squadra, tuttavia, è totalmente priva di stimoli: molti dei giocatori sanno di non rientrare nei progetti futuri azzurri, e stanno con la testa già proiettata verso altri lidi. Molti altri, invece, non riescono a concentrarsi sul nuovo piano settimanale di lavoro imposto dal nuovo tecnico: si lavora molto sulla tattica, non tanto per l'oggi, quanto soprattutto per il domani. Assurdo chiedere a Donadoni di coinvolgere, tanto per fare un esempio, un anarchico come Lavezzi in poche settimane di lavoro assieme. L'argentino era abituato a fare quello che voleva durante la precedente gestione , un genio, un talento puro che va però rimodellato ed incanalato in modo da renderlo utile anche al collettivo, e non solo a sé stesso.
Donadoni ha poi preso le redini di una squadra atleticamente stanca, visto l'impegno dell'intertoto affrontato fin dai primi di luglio, e poi è evidente come si tenda ad un naturale rilassamento non avendo più alcun obiettivo da raggiungere.
Per non parlare delle voci che circolano in città riguardo la sregolata vita notturna di molti protagonisti partenopei, avvezzi più alla movida che all'impegno quotidiano negli allenamenti. Un frullato di guai che rende quasi impossibile al tecnico bergamasco concludere degnamente un campionato che nulla ha più da dire. Certo, ci sarebbe l'orgoglio, oltre allo stipendio percepito ogni mese da questi signori, ma purtroppo sono argomenti che non sempre fanno leva sui calciatori italiani. Ricordo, a tal proposito, l'ultima Juve dell'immediato post Lippi, una squadra che aveva vinto scudetti e coppe, e che nonostante la presenza di un tecnico di valore indiscusso come Ancelotti e di altri pluridecorati campioni, non arrivò oltre ad una misera qualificazione per l'Intertoto.
Questo Napoli è alle prese con un mesto precampionato, in attesa di rinforzi ed innesti che permetteranno alla squadra di affrontare la prossima stagione con altre credenziali. Gli ultimi spiccioli di questo torneo non fanno altro che confermare, è sufficiente un breve screening della rosa per rendersene conto, le pessime scelte effettuate in fase di mercato: tanti mediani e nessun metodista; tantissimi mancini e giocatori fisicamente uguali in difesa. Se eliminiamo Grava (ho detto tutto) il Napoli non ha brevilinei rapidi in terza linea. Per non parlare di ciò che succede tra i pali: in stagione si sono alternati ben cinque portieri, ma quasi nessuno ha convinto. Non a caso il mercato degli estremi difensori è uno di quelli più setacciati dalla società. In attacco non c'è un'alternativa tattica a Lavezzi: Pià non è all'altezza della massima serie, Russotto è un interessante ma ancora acerbo trequartista, e le due prime punte segnano con il contagocce, seppur per motivi differenti. Zalayeta è infatti cronicamente alle prese con i postumi del grave infortunio patito tempo fa, mentre Denis non ha garantito l'auspicato salto di qualità, nonostante l'ingente spesa sostenuta per il suo acquisto. Tutte cose che il signor Reja avrebbe dovuto far presente alla società e non accettare passivamente.
Ogni tipo di valutazione, anche critica, nei confronti del nuovo mister, dovrà dunque essere effettuata nel prossimo campionato: quest'ultimo è ancora figlio degli errori e della pavida accondiscendenza del suo predecessore.
Di Ciro Venerato per Tutto mercato Web

Inter: Aguero. Roma: Guberti

Ci vogliono vendere un' Inter più italiana per il futuro, può darsi. Intanto, occhio alle scadenze: aprile è un mese decisivo per Hernanes, delizioso metronomo del San Paolo, 24 anni a maggio e una voglia matta di sbarcare in Europa. I fatti: la scorsa estate il San Paolo non voleva venderlo, nè il ragazzo si sentiva prontissimo per il salto di qualità. Il Barcellona aveva offerto 18 milioni di euro cash, dopo relazioni eccellenti e il desiderio di prenderlo subito e portarlo in Catalogna. Ma l'Inter ha saputo lavorare benissimo nell'ambito dell'operazione Adriano, ha saputo strappare un'opzione che adesso – entro i prossimi venti giorni – deve decidere se rispettare o meno. Nel frattempo il San Paolo ha deciso di cederlo, il ragazzo freme per assaggiare l'Europa che conta, gli hanno parlato dell'Inter e ha detto sì. Hernanes non è una meteora, piuttosto una certezza: visione di gioco, qualità e quantità, una legnata dalla distanza che spesso va a morire sotto l'incrocio, spiccata personalità e un futuro da predestinato. Il Barcellona è tornato alla carica nei giorni scorsi, ha riproposto 18 milioni che a questo punto è la cifra giusta per ingaggiarlo. L'Inter alle stesse condizioni se lo porta a casa, avendo il famoso diritto di precedenza, e si parla di un imminente blitz in Italia del suo manager. Può darsi che sia un'Inter più italiana per il futuro, può darsi che Acquafresca torni alla base e che vengano scoperte altri soluzioni interne in grado di alzare il tasso qualitativo della rosa. Ma intanto Hernanes è una priorità, subito dopo toccherà ad Aguero e siccome ve ne parlo dal gennaio del 2008, è il caso di dire che i tempi stanno maturando. La valutazione perla stella dell'Atletico Madrid è di 40 milioni di euro, a dispetto della clausola di rescissione di una quindicina di milioni superiore. Dicono, scrivono, che sarà importante capire se l'Atletico Madrid riuscirà a prendere il treno per la prossima Champions League. Io credo che Aguero, dopo una stagione difficile anche nei rapporti interni, abbia voglia di tagliare la corda indipendentemente dalla partecipazione alla coppa dalle grandi orecchie. E non è una sorpresa che l'Inter abbia, fin da quando ha coinvolto amichevolmente il suocero di Aguero (tale Diego Armando Maradona), una corsia privilegiata, un canale preferenziale. Aguero non è certo un'alternativa alle paturnie di Ibrahimovic, non potrebbe essere considerate le caratteristiche e le virtù. Aguero è il formidabile partner di Ibra, nella speranza che il mal di pancia a Zlatan passi presto (o no?) perché in caso contrario bisognerebbe individuare in giro per l'Europa un grandissimo in grado di sostituire lo svedese senza i rimpianti che tuttavia farebbero inevitabilmente capolino. Nel frattempo, occhio alle scadenze sul calendario di Massimo Moratti e dei collaboratori di riferimento: Hernanes prima di Aguero, questo non è un pesce d'aprile; piuttosto aprile sarà il mese dei primi raccolti, quindi dei primi colpi di mercato in casa Inter.
Adesso che hanno scoperto le qualità di Stefano Guberti, stellina del Bari, mi chiedo cosa facessero e in cosa fossero impegnati gli operatori di mercato che fino a otto-dieci mesi fa avrebbero potuto prenderlo a cifre molto ragionevoli dall'Ascoli, un anno prima della scadenza del contratto. Dormivano, gli operatori, e se non dormivano erano distratti da altre operazioni. Nell'agosto del 2008 scrissi che Guberti era un predestinato alla Roma, a gennaio oppure entro l'estate 2009. Ci siamo. Le percentuali: 90 per cento che Guberti vada alla Roma, 5 per cento che resti a Bari, 5 per cento che si inserisca un altro club. Eppure in queste ore i movimenti sul ragazzo ci sono stati perché l'hanno visto in azione e si sono innamorati. E' stato il nome che Roberto Donadoni ha fatto pochi giorni dopo il suo insediamento a Napoli, al punto che recentemente si è mosso Aurelio De Laurentiis in persona per capire i margini di manovra esistenti. Margini vicini allo zero perché c'è un patto morale con la Roma che – a meno di clamorosi sviluppi -non sarà disatteso, persino se qualcuno (magari il Napoli) dovesse offrire il 40 per cento rispetto all'ingaggio che gli garantirà la famiglia Sensi. E' entrato in scena anche Fabrizio Preziosi, il figliolo di Enrico che agisce per le migliori fortune del Genoa. Porta sbarrata, Roma in pole e così sia.
A proposito di Bari: sono giorni fantastici per la città. Stasera Lippi contro il Trap, uno stadio pieno pieno e un entusiasmo coinvolgente. Orecchiette alle cime di rapa per tutti, dunque. Peccato che Lippi abbia voluto rovinare la vigilia con alcune dichiarazioni poco eleganti nei suoi predecessori (credo che siano fischiate le orecchie a Donadoni) che hanno utilizzato Cassano senza che la squadra abbia avuto un rendimento eccellente. Come se fosse stata colpa esclusiva di Cassano. Lippi sa gestire male le situazioni più semplici: non spiega i motivi di un'esclusione quando dovrebbe spiegare, è il suo compito. E ho la sensazione che se avesse allenato l'Argentina del miglior numero dieci al mondo, al secolo Maradona, con il criterio che utilizza avrebbe lasciato fuori il fuoriclasse degli anni Ottanta e Novanta. Per motivi caratteriali, sic. E avrebbe detto, ai giornalisti argentini,"non parlo di Maradona, preferisco non dare spiegazioni". Di sicuro Cassano non è Maradona, ma pur essendo sproporzionato il parallelo resta un concetto semplicissimo: la meritocrazia espressa dal campionato non può essere presa a calci nel fondo schiena senza dare una minima interpretazione (per la gente, non per i giornalisti) alle decisioni prese. Voto a Lippi: "tre più".
Cinquantottomila spettatori stasera a Bari, trentamila sabato quando ci sarà la sfida con il Parma. Sfida stellari tra quelli che potrebbero essere gli extraterrestri di questa serie B. Il Bari lo è già, ha nove punti di vantaggio sulla terza, potrebbe giocare per due risultati ma credo che non lo farà: si accontenterebbe del pareggio soltanto dopo aver provato a vincere. Il Bari manca alla serie A come la serie A manca al Bari: siamo vicini all'addio per sempre pronosticato qualche mese fa. Gli acquisti di gennaio hanno fatto quella differenza che era lecito immaginare: i difensori avversari hanno esaurito le scorte di novalgina, hanno svuotato qualsiasi boccetta tra una discesa di Guberti, una percussione di Barreto e una progressione di Rivas. E il mal di testa aumenta. Il Parma è una squadra che paradossalmente si esprime meglio in trasferta, anche se sabato ha giocato benissimo anche in casa contro il Piacenza e avrebbe meritato di vincere. Per questo motivo vedo il Parma favorito per la piazza numero due, in grado di giocare una buona partita anche a Bari, indipendentemente dallo scontro diretto a Livorno: non è detto che sia uno svantaggio giocarlo lontano dal Tardini. Se Corioni avesse fatto come Matarrese, il Brescia non sarebbe in questa situazione. Si è parlato molto in queste ore di un possibile aggancio a Papadopulo, ma non credo che Papadopulo abbia molta voglia di tornare in B per giocarsi i playoff senza una certezza sul futuro. A questo punto l'anno sabbatico potrebbe essere completo dopo aver sfiorato il Torino. Mi scrivono molti tifosi di Lecce che hanno paura della serie B: li capisco, ma il mercato di gennaio (e non solo) è stato disastroso, si pensava di prendere Edinho e di risolvere i problemi, dopo che lo stesso mercato di luglio non ha dato i frutti sperati. Errori colossali.

Fonte Alfredo Pedullà per Tutto mercato Web

Napoli, Galloppa vero obiettivo


Si chiama Daniele Galloppa (23) il primo obiettivo del mercato estivo del Napoli. Il centrocampista del Siena si sta confermando a grandi livelli anche in questa stagione, destando l'interesse di diverse squadre di serie A. Le sue brillanti prestazioni non sono, ovviamente, sfuggite neanche a Pierpaolo Marino, d.g. del Napoli. La conferma arriva dalle parole del procuratore del giocatore Davide Torchia: "Marino conosce bene il mio assistito e lo stima moltissimo, però smentisco l'esistenza di una trattativa e sinceramente non posso nemmeno dire che il Napoli sia effettivamente interessato al suo acquisto".

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