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La serie B cambia continuamente la capolista: che campionato!

Non segna il Livorno, non segnano Rimini e Parma, segnano il Sassuolo e soprattutto il Brescia. La seconda di ritorno è tutta qui, nella giornata storta di qualche attaccante (Lucarelli e Tavano su tutti): tra le prime della classifica il gol lo trovano solo il Sassuolo (con Pensalfini, entrato nel secondo il tempo) e il Brescia, che vince e avvicina il Livorno. Brutta notizia per l'Empoli, che esce dalla zona playoff e prolunga il suo periodo difficile. La partita del giorno però è Cittadella-Piacenza, finita 4-4 con un gol di Rickler al quarto di recupero. Doppio Corona per la vittoria esterna del Mantova, successi conquistati nel secondo tempo per AlbinoLeffe e Vicenza. Rimonta con goleada per il Grosseto, che va sotto ma poi ne fa quattro al Pisa.

ALBINOLEFFE-MODENA 2-1
Un’ora e un quarto di sofferenza, poi la rimonta. L’AlbinoLeffe sale a 30 punti con una partita strana, brutta, girata in qualche modo nel finale con i gol di Perico, un difensore, e Cisse, appena arrivato dopo quattro mesi di tribuna all’Atalanta. Per il Modena, altri segnali negativi in una stagione che sembra già scorrere lenta verso la Prima Divisione: non è bastato nemmeno il gol d’addio di Biabiany, pronto a trasferirsi all’Udinese. Il suo saluto, almeno, è spettacolare: corner da sinistra, il francese prende la difesa alle spalle e colpisce al volo col piatto destro.


BRESCIA-EMPOLI 2-0
Il Brescia arriva al campo pensando al grande assente (Savio, praticamente venduto al West Ham per 7 milioni) e se ne va con il terzo posto in tasca. Merito soprattutto delle palle inattive, perché come contro il Pisa i lombardi passano così: cross in mezzo e deviazione di un difensore. Questa volta non è Zoboli ma Mareco, che inventa una girata al volo col destro. Roba da attaccante. Al 2-0, sempre nel primo tempo, pensa Possanzini: fallo in area di Marzoratti (che rischia anche l'espulsione), rigore calciato forte e centrale. E l’Empoli? Gioca in rosso, attacca tanto ma raramente riesce a essere pericoloso. A proposito di rosso, Saudati a inizio secondo tempo si fa espellere per un’entrataccia su Martinez. E Baldini a questo punto potrebbe ripensare alle dichiarazioni della settimana (“Non siamo in crisi"): sicuri?


CITTADELLA-PIACENZA 4-4
Il numero è otto, come i gol segnati da Cittadella e Piacenza in una partita folle. D’accordo, le difese hanno sbagliato tanto ma allo stadio almeno si sono divertiti: il Cittadella nelle ultime dieci partite in casa aveva segnato appena tre gol. Tra i protagonisti Guzman (due gol, di cui uno su rigore), Iori (un rigore segnato e uno parato da Cassano) e soprattutto Rickler, che prima regala al Cittadella il rigore dell’1-1, poi segna il 4-4 al quarto minuto di recupero. Ah, in classifica la goleada serve a poco: il Piacenza sale a 25, il Cittadella a 22. Per una settimana di tranquillità serve altro.


FROSINONE-MANTOVA 1-2
La giornata di festa di Giorgio Corona gira attorno a due episodi. Al 29’ del primo tempo si fa abbracciare da Nocentini a centro area e trasforma il rigore, al 38’ del secondo tempo si libera a centro area con un movimento da grande attaccante e segna il 2-1. In mezzo era arrivato il momentaneo pareggio del Frosinone (testa di Scarlato, ma forse a centro area c’è una leggera deviazione di Eder), che durante la partita ha protestato: il rigore concesso da Mazzoleni probabilmente non c’era.


GROSSETO-PISA 4-1
Il Grosseto supera l’Empoli, rientra in zona playoff e lo fa anche con un certo stile: contro il Pisa va sotto molto presto (Genevier su rigore segna il primo gol della giornata) ma ribalta la partita tra la fine del primo e il secondo tempo. Decisivi Polito (a inizio partita ferma Joelson lanciato in uno contro uno), Pichlmann (sua la doppietta che chiude la partita) e soprattutto Cordova. Il cileno segna il gol più bello del sabato con un destro all’incrocio da 25 metri: impressionante come il palo colpito ancora su punizione nel primo tempo. Per il Pisa, sempre più vicino alla zona rossa, tante preoccupazioni e un pensiero fisso: sul 2-1 Degano ha calciato fuori un rigore che avrebbe comunque cambiato la partita.


LIVORNO-AVELLINO 0-0
Diamanti da centro area, Tavano da buona posizione, ancora Tavano da lontano, Rossini sul tap-in, Tavano anche su punizione. Il Livorno ci prova un po’ in tutti i modi ma finisce per lasciare un punto-salvezza all’Avellino, salvato da Gragnaniello. Il portiere torna tra i pali e gioca un partitone: para praticamente tutto e a un quarto d’ora dalla fine salva due volte in dieci secondi. Nella partita delle occasioni mancate, due rimpianti anche per gli ospiti: nel secondo tempo Pepe non trova la porta da posizione più che interessante, poi Koman sbaglia un rigore in movimento nel recupero. Per il Livorno, in controllo per tutta la partita, sarebbe stato un finale clamoroso.


RIMINI-PARMA 0-0
Vantaggiato era sicuro: “Io e Lucarelli siamo completamente diversi, possiamo giocare assieme”. La prima prova però non è andata benissimo: i due bomber hanno giocato assieme dall’inizio senza trovare il gol, poi Guidolin ha tolto Lucarelli e ci ha provato anche con Paloschi. Niente da fare, il Rimini ha organizzato la resistenza e ha rischiato il colpo da tre punti più volte, ad esempio quando Ricchiuti ha sparato alto da cinque metri. Per il Parma un po’ di gioco, qualche occasione da gol e tante proteste: Bergonzi non ha dato un rigore netto per una trattenuta in area su Paloschi, poi ha espulso Guidolin, arrabbiatissimo. Sabato in Emilia arriva l’AlbinoLeffe: a Guidolin, che guarderà dalla tribuna, servono tre punti per non perdere il treno della promozione diretta.


SASSUOLO-SALERNITANA 1-0
Su un campo-collage (erba di tre colori diversi, ampie zone ghiacciate o allagate, quasi ingiocabile), il Sassuolo fatica tantissimo e trova il gol da tre punti solo con Pensalfini, che segna il terzo gol della stagione a un quarto d’ora dalla fine. Il particolare interessante è che era entrato in campo al posto di Solvetti soltanto due minuti prima. In una giornata con pochi gol per le prime, basta e avanza per salire al quarto posto, a -3 dal Livorno.


VICENZA-ASCOLI 3-1
Eccolo, il Vicenza dei piedi buoni. In casa, contro l’Ascoli, i biancorossi tornano a vincere e hanno la conferma che sì, Forestieri in serie B può fare la differenza. Il talento arrivato da Siena segna dopo 20 minuti (corner, sponda di Volta, stop e tiro col destro da centro area) e si procura più di una punizione. Il Vicenza ringrazia e segna anche con Morosini e Margiotta nel finale. In mezzo, il momentaneo pareggio dell’Ascoli con Bucchi, tornato in campo dopo un mese e mezzo di assenza. Più che un gol, una carambola: sul destro in verticale di Sommese, Bucchi sbatte contro Fortin ma in qualche modo devia in porta.



Fonte Luca Bianchini per La Gazzetta dello Sport

Nuovo antidoping nel calcio: nuova farsa?

Sono cambiati i metodi dei test antidoping nel calcio. I 4 calciatori chiamati nello stanzino dopo ogni partita, non vengono più sorteggiati. Questo sistema è stato cestinato: dal 2009 infatti i giocatori vengono scelti da un funzionario del Coni.
Una svolta radicale: prima nessuno poteva conoscere quei nomi e ciò garantiva un'efficacia dei controlli. Non si capisce tra l'altro perchè la novità riguarda solo la serie A. Infatti, dalla serie B a scendere, si è rimasti con il controllo sorteggiato. Chiedendo delucidazioni in FIGC, si notano che i tecnici designati per questo nuovo sistema, si infumano solo a sentir parlare di questa novità.

"Con un'interpretazione a senso unico di un'ordinanza della Wada, si è abbattuto un sistema che per sei anni ha garantito segretezza ai test", dice Piero Volpi, ortopedico e membro della commissione: "Per ora le novità somigliano ad un abbassamento della guardia nella lotta al doping. Campioni sotto la lente di ingrandimento, nomi anticipati, serie B e Lega Pro abbandonate.
"Questo eccesso di responsabilità ai medici è pericoloso", continuano gli esperti in FIGC, "i rapporti professionali tra gli uomini delle Federazione medico-sportiva e il mondo del calcio sono quotidiani. Interrogato a riguardo, il presidente della Federmedici Maurizio Casasco si inalbera: "I nostri professionisti sono al di sopra di ogni sospetto e il regolamento Wada stila una lista di incompatibilità nei rapporti professionali".

Faccia a faccia Ancelotti - Ronaldinho

Per un brasiliano più che mai felice e sorridente, in casa Milan ora ce n’è un altro che negli ultimi giorni ha avuto meno motivi per cui sorridere. Aveva già destato scalpore il passaggio in mix zone di Ronaldinho dopo la vittoria contro la Fiorentina: sguardo triste e muso lungo, un vero e proprio inedito per lui che allora era sì preoccupato di perdere il compagno e amico Kakà, ma che aveva altresì mal digerito i soli 12 minuti di gioco. Prima ancora c’era stata una prestazione deludente contro la Roma con tanto di sostituzione, anche qui gradita per niente. Carlo Ancelotti ha percepito il malumore del suo numero 80 e ieri ha voluto un confronto: 15 minuti di colloquio a Milanello nei quali i due hanno analizzato la situazione sotto ogni punto di vista, dallo stato d’animo del Gaucho alla sua condizione fisica.

A conti fatti dopo un inizio a dir poco sorprendente, 9 le reti messe a segno, il brasiliano ha avuto un’ evidente involuzione: non segna infatti da quasi 2 mesi, dal naufragio di Palermo, ed è meno protagonista del gioco. E pensare che il lavoro nel ritiro in Dubai lo aveva spinto a dichiarare “Ora fisicamente mi sento perfetto”. In realtà proprio i carichi della preparazione invernale potrebbero adesso pesargli troppo sulle gambe e impedirgli di rendere al meglio. Ancelotti ha provato a modo suo a ricaricargli le pile ed è pronto all’ennesima iniezione di fiducia: domenica a dispetto di alcune voci che lo vorrebbero nuovamente in panchina, la maglia da titolare dovrebbe essere sua.

Fonte Telelombardia

Gennaio: calciomercato a lunga conservazione

Un calciomercato che non decolla: questa è l’impressione che si ha riguardo questa sessione invernale. Non decolla perché non ci sono operazioni, poche sono le trattative, molte quelle presunte (vedi Kakà). Ma l’apparenza inganna: si, perché si lavora e anche molto, ma sono trattative che riguardano investimenti e colpi da fare in futuro (mercato estivo). Un lavoro svolto sotto traccia e anticipatamente da diverse squadre, per evitare di trovare ostacoli andando avanti con il tempo: si sa, ci sono migliaia di avvoltoi.
Al momento sono tre le squadre che lavorano in ottica futura: la Juventus, il Napoli e l’Inter. Se del Napoli abbiamo già parlato nell’articolo di ieri (in cui si sottolineava il forte interesse per Palacio), capitolo a parte meritano la Juventus e l’Inter.

FLORENT MALOUDA IN BIANCONERO? - Questo è il nome nuovo: Florent Malouda, esterno sinistro del Chelsea, pagato tantissimo ma che ha avuto un rendimento decisamente al di sotto delle aspettative. I Blues, con Scolari in testa, vogliono liberarsene al più presto e la Juventus sembra molto interessata all’operazione che si potrebbe chiudere per 15 milioni di euro. L’eventuale arrivo dell’esterno francese precluderebbe di fatto all’arrivo di Diego alla corte juventina: sarebbero troppe, per Ranieri, le modifiche tattiche da effettuare con l’arrivo del fantasista brasiliano, ecco perchè il prescelto come sostituto di Nedved dovrebbe essere proprio Malouda.

INLER E DROGBA: OBIETTIVI NERAZZURRI - Come è ormai noto, l’Inter non farà operazioni di mercato (almeno in entrata) a Gennaio. Ci si sta muovendo soprattutto per rinforzare, dove è possibile, la squadra per la prossima stagione e i nomi da cui si vuole partire sono Gokhan Inler e Didier Drogba. Il centrocampista svizzero dell’Udinese è molto stimato da Mourinho e l’Inter, per accaparrarselo, mette sul piatto il cartellino di Biabany, centrocampista dalle spiccate doti tecniche, che si sta mettendo in mostra con il Modena. Per Drogba, invece, l’operazione è più complicata: il calciatore lascerà sicuramente Londra e il suo sogno è quello di seguire Mourinho a Milano.
Non sembra essere d’accordo il Chelsea che vuole cedere l’ivoriano, ma non ad una delle pretendenti alla prossima Champions League: più probabile che vada al Manchester City o che faccia addirittura ritorno al Marsiglia, club che lo ha lanciato nel calcio che conta.

Altro che Jodlowiec e Dedic. Il Napoli vuole Palacio

Jodlowiec e Dedic: questi sono i nomi accostati più volte al Napoli, in questa sessione di mercato. Nessuno dei due? Solo uno? Tutti e due?, le domande più frequenti. Io dico: “Nessuno dei due”. Si, perchè il vero e unico ( al momento ) obiettivo del Napoli si chiama Rodrigo Palacio, 27 anni, attaccante del Boca Juniors, che già la scorsa estate doveva trasferirsi all’ombra del Vesuvio. Il calciatore è molto stimato negli ambienti pallonari: basti pensare che due anni fa, il buon Rodrigo ( buono si, perchè non si chiama Don Rodrigo, come il celebre antagonista di Renzo nei Promessi Sposi ) doveva trasferirsi all’Arsenal per prendere il posto di Thierry Henry, da poco ceduto al Barcellona.

L’affare non si concluse per l’esorbitanti richieste del Boca e così l’Arsenal virò su Adebayor. L’operazione si può fare e sono due i motivi principali: il prezzo praticamente dimezzato del giocatore ( si parla di cifre vicine ai 12 milioni di euro ) e il canale privilegiato che ha il Napoli sul mercato argentino grazie ai buoni uffici di Marino con l’impresario Jorge Cyterszpiler.
Altro obiettivo primario è quello di riscattare al più presto, dal Bellinzona, il cartellino di Andrea Russotto. La cifra per il riscatto è fissata a 3 milioni e 800 mila euro e l’impressione è che il Napoli sia intenzionato a fare questo investimento, per non lasciarsi sfuggire un giovane talentuoso come Russotto. Le squadre interessate al fantasista azzurro sono molte, ma Marino non dovrebbe avere problemi e confermarlo quindi anche per la prossima stagione.

Inter, scricchiolii preoccupanti?

Iniziano oggi i quarti di finale di coppa Italia. Il piatto forte della serata è Inter-Roma, la finale delle ultime quattro edizioni. I nerazzurri arrivano a questa sfida non al meglio e con la tensione alta. E’ vero, a Bergamo mancava Samuel, “il muro” della difesa interista, ma la pesante sconfitta in campionato subita in casa dell’Atalanta potrebbe nascondere qualcosa di più: nella migliore delle ipotesi un segnale d'allarme in un momento comunque non cruciale della stagione; nella peggiore la prova che questa corazzata non è più tale se Ibrahimovic non gira. Emblematica è stata proprio la partita contro il Genoa, valida per gli ottavi di finale di Coppa Italia. Entrato al 77’ del secondo tempo sul risultato di 1-1, il genio svedese ha cambiato la partita portando la sua squadra a vincere ai supplementari.

CAMBI PUNITIVI – Lasciato lo spogliatoio, ieri Mourinho ha mantenuto alta la tensione. E la rabbia. Il tecnico portoghese è deciso a rivoluzionare la squadra: “Questa sconfitta non dobbiamo dimenticarla e cambierò qualcosa. State certi, alcuni usciranno perchè con me è così: chi non risponde, non gioca. Può essere il momento giusto per degli avvicendamenti. Turn over motivato, non tanto per fare”. I maggiori indiziati alla panchina nella partita contro la Roma sono Cordoba, Burdisso e Maxwell, disastrosi contro l’Atalanta.

DIFESA - Il pacchetto arretrato, orfano all’ultimo dell’influenzato Samuel, è finito nell’occhio del ciclone. “Difensivamente siamo stati un disastro – ha detto Mourinho -, la colpa è anche mia che non ho saputo trasmettere il giusto atteggiamento”. Giusto atteggiamento che l’allenatore nerazzurro vuole rivedere già mercoledì, segno che a questa Coppa Italia ci tiene parecchio: "Se c'é uno a cui piacciono le partite secche quello sono io - assicura -. Ho vinto tutte le coppe in Portogallo e in Inghilterra e voglio anche questa. Non capisco perché la Coppa Italia abbia poco appeal per il pubblico, ma io farò di tutto per cambiare il modo di guardare a questa competizione".

Fonte romanews (modificato parzialmente da Massimiliano Mogavero)

Osvaldo presto sposo del Bologna… Mentre Rocchi potrebbe tingersi di viola!

Giorni movimentati in casa gigliata. Non solo per l’imminente sfida di sabato contro la Juventus, ma soprattutto per il calciomercato che vede diversi giocatori viola inseriti in trattative più o meno importanti. La più vicina ad una conclusione positiva è quella che dovrebbe portare Osvaldo alla corte di Sinisa Mihajlovic in quel di Bologna. L’attaccante, dopo l’accordo di massima raggiunto tra la stessa società rossoblù e la Fiorentina, ha deciso di accettare il trasferimento abbandonando così il sogno di andare in Inghilterra.

Potrebbe percorrere la stessa strada anche Sergio Almiron che potrebbe rimettersi in gioco e dimostrare se e quanto vale: sia la Juve ( proprietaria del cartellino ) che la Fiorentina non ostacolerebbero il trasferimento; ora resta da vedere se il giocatore gradisce la destinazione emiliana. Altro giocatore che potrebbe lasciare Firenze è Donadel: il giocatore non è felice della sua situazione e dello scarso impiego e vorrebbe cambiare casacca, magari per approdare al Genoa di Gasperini. Obiettivamente sembra difficile che la Fiorentina lo lasci partire, soprattutto per una squadra concorrente come i liguri. Capitolo a parte merita la situazione Da Costa: anche lui entra nel novero degli scontenti e dovrebbe essere ceduto. Da escludere un suo passaggio all’Inter, tantomeno alla Juventus, per lui si parla del Torino che deve assolutamente intervenire sul mercato per allontanare definitivamente l’incubo retrocessione.

UN’IPOTESI SUGGESTIVA: TOMMASO ROCCHI – L’obiettivo numero uno della Fiorentina per giugno si chiama Tommaso Rocchi: il giocatore è stimatissimo da Prandelli ed è pronto a cambiare aria, visti anche gli screzi avuti recentemente con Delio Rossi. L’operazione che dovrebbe portare l’attaccante all’Artemio Franchi potrebbe prevedere anche il trasferimento di De Silvestri, altro pezzo pregiato della squadra laziale e altro scontento dei metodi di lavoro dell’attuale tecnico biancoceleste. Per i due giocatori, la Fiorentina potrebbe mettere sul piatto l’intero cartellino di Pasqual, la metà di Donadel più un conguaglio economico da stimare. A giugno, sono pronto a scommetterci, l’autostrada Roma – Firenze sarà intasatissima e non per i nostri cari concittadini che vanno in vacanza…

City-Kakà: oggi si decide!

Giornata decisiva quella di oggi per la trattativa della cessione di Kakà al Manchester City. Oggi infatti è arrivato a Milano il padre del giocatore Bosco Leite, che avrà un incontro con la dirigenza rossonera. L’impressione è che il Milan è intenzionato a cedere l’asso brasiliano; ora resta da vedere se Kakà accetterà il trasferimento o declinerà l’offerta.

A riguardo, il portavoce del giocatore è stato abbastanza chiaro: “Se il Milan deciderà di privarsi di Kakà, lui e solo lui deciderà cosa fare. Se accetterà o meno dipende anche dal progetto che il City presenterà, dalla squadra che è intenzionata a creare, al di là del mero aspetto economico.”
Il Milan cerca di cautelarsi. Se Kakà dovesse essere ceduto, i rossoneri hanno individuato come primo obiettivo Frank Ribery, talentuoso centrocampista del Bayern Monaco. L’offerta presentata ai tedeschi è di quelle importanti ed entra di diritto tra quelle difficili da rifiutare: 35 milioni di euro più l’intero cartellino di Massimo Oddo, attualmente in prestito proprio ai bavaresi. Altro obiettivo da inseguire si chiama Philippe Mexes: difficile arrivare al difensore francese che pochi giorni fa ha dichiarato di voler continuare la sua avventura capitolina. Al di là delle dichiarazioni di circostanza, il calciatore sarebbe lusingato di indossare la maglia rossonera e la Roma, a causa dei suoi problemi finanziari, si potrebbe trovare costretta ad accettare e lasciar partire il biondo centrale difensivo.

Il Milan sfoglia la margherita: Kakà si, Kakà no!

Diciamocelo chiaramente: un’offerta così avrebbe fatto tentennare chiunque. Stiamo parlando di 230 milioni di euro ( 150 al Milan e 80 al giocatore ), non proprio briciole. E non ci affrettiamo a dire che ormai il Milan è una squadra ridimensionata solo perchè cede (?) il miglior giocatore della sua squadra:

di fronte alla potenza economica degli sceicchi di Manchester, qualsiasi squadra ne uscirebbe ridimensionata. Ricordiamoci che la scorsa estate anche il Real Madrid ha ceduto di fronte ad un’offerta di 40 milioni per Robinho, che non è proprio Kakà, ma di certo non è l’ultimo arrivato. Molti tireranno fuori la questione che la Juventus ha rifiutato un’offerta di 75 milioni per Buffon, è vero, ma stiamo parlando della metà della cifra offerta per Kakà. Al di là di questo, la cessione del calciatore brasiliano non sembra così scontata: Kakà non vede di buon grado un trasferimento a Manchester; la sua intenzione è quella di restare a Milano, ma, nel caso in cui i rossoneri decidessero di cederlo, allora la sua preferenza cadrebbe sul Real Madrid.

IL NUOVO MANCHESTER CITY - In Inghilterra danno l’affare già per concluso e il quotidiano Guardian si è divertito ad ipotizzare la possibile formazione dei Citizens con l’arrivo di Kakà: Hart; Zabaleta, Dunne, Richards, Bridge; Ireland, Kompany; Wright-Philips, Kakà, Robinho; Santa Cruz. Non proprio una squadra imbattibile! Kakà ci penserà bene prima di smettere di giocare con i vari Ronaldinho, Seedorf, Pirlo per andare a giocare con Santa Cruz, Zabaleta e Ireland.

Il Chelsea, Drogba e la crisi del quinto anno

Di solito per i matrimoni si parla della crisi del settimo anno. Il Chelsea e Drogba hanno deciso di anticipare i tempi, facendo entrare in crisi il loro rapporto dopo soli cinque anni.

L’apice di questa crisi si è avuta ieri, quando il tecnido dei Blues Scolari non ha convocato l’attaccante ivoriano per la partita di FA Cup contro il Southend ( poi vinta 4 a 1 ): “Tutti i giocatori hanno avuto le loro chance, ora ho bisogno di risposte concrete da parte di tutti”, queste le dichiarazioni del tecnico brasiliano. La mancata convocazione sa un pò di punizione verso l’attaccante, dopo l’opaca prestazione contro il Manchester United, sfida in cui il Chelsea è uscito sconfitto per 3 a 0. Dicevamo, quindi, di un rapporto oramai incrinato e difficilmente risolvibile, rapporto che ha avuto ulteriori problemi dopo l’arrivo di Scolari sulla panchina della squadra del patron Abramovich. L’ipotesi di una cessione non è molto remota e, ovviamente, l’Inter segue con grande interesse l’evolversi della situazione, cercando di sfruttare il momento no dell’attaccante per portarlo a Milano. Certo che una coppia d’attacco Drogba - Ibrahimovic stuzzicherebbe le voglie di molti…
Un’altra ipotesi per risolvere la situazione è quella di sollevare dall’incarico di manager, Scolari. Se questa possibilità dovesse concretizzarsi, sulla panchina del Chelsea si siederebbe Roberto Mancini, alla ricerca della riscossa personale dopo essere stato abbandonato dall’Inter. È facile intuire che, con l’arrivo di Mancini a Londra, il trasferimento di Drogba ai nerazzurri diventerebbe impossibile.

Il nuovo film bianconero: “Il dopo Nedved”

Giugno 2009: ci sarà la proiezione di un nuovo film, prodotto esclusivamente per i tifosi bianconeri. Il dopo Nedved, questo il titolo del film, vedrà come protagonista il biondo ceco della Juventus insieme ad almeno altri 3 personaggi candidati alla sua sostituzione, e come registi il duo Secco - Blanc (che non sono proprio come Stanley Kubrick e Steven Spielberg) coadiuvati da Claudio Ranieri.

Lasciando stare i paragoni e le pellicole cinematografiche, in casa bianconera si lavora sul mercato in cerca di un sostituto di Pavel Nedved che il prossimo anno dovrebbe chiudere col calcio giocato. Al momento, i nomi più gettonati sono 3: Diego del Werder Brema, Renato Augusto del Bayer Leverkusen (seguito anche dalla Roma) e Florent Malouda del Chelsea (prossimo avversario dei bianconeri). Il più vicino e anche il più propenso a trasferirsi a Torino è il brasiliano Diego che ha già manifestato ampiamente la sua disponibilità e la sua gratitudine ad un eventuale cambio di maglia: dall’arancioverde del Werder al bianconero della Vecchia Signora. Il meno convinto dell’operazione è Claudio Ranieri che, con l’arrivo di Diego, si troverebbe costretto a dover cambiare modulo, vista l’inadattabilità del fantasista al ruolo di esterno sinistro e vista la poca propensione dello stesso alla manovra difensiva.

ALTRE OPERAZIONI DI MERCATO - I bianconeri lavorano anche per l’acquisto di un giovane terzino da far crescere e maturare alle spalle dei vari Grygera e Zebina: si tratta di Lorenzo De Silvestri della Lazio, che quest’anno gioca poco, vittima dell’esplosione dello svizzero Lichtsteiner. Anche per questa operazione ci si muove in ottica estiva, e potrebbe concludersi positivamente soprattutto se il nazionale under 21 dovesse continuare a trovare poco spazio.

Le pagelle della diciottesima giornata

Squadra per squadra, le pagelle della prima giornata di ritorno della serie A.

GENOA 8,5 - Reginetta della prima giornata del 2009, perché per la seconda gara consecutiva non prende gol e ne segna tre contro il Torino sempre con marcatori diversi, senza Milito. Ma soprattutto è l'unica squadra tra le prime sei che riesce a coniugare gioco e risultati. E allora complimenti doppi a Gasperini, anche perché non si lamenta delle assenze come Mourinho che sfiderà domani in Coppa Italia.
CAGLIARI 7,5 - Secondo posto ancora rossoblu, con un voto altissimo per come gioca e per come riesce a mettere in difficoltà l'Inter, riaprendo indirettamente il campionato. E il fatto che non avesse la coppia centrale di difensori titolari (Bianco e Lopez) è un ulteriore merito del bravissimo Allegri, che Cellino ha coraggiosamente confermato dopo le cinque sconfitte iniziali.
LECCE 7 - La più bella sorpresa della giornata. Non aveva mai vinto in trasferta e lo fa sul campo della Fiorentina che non aveva mai perso in casa. Si può discutere sulla regolarità del gol della vittoria di Castillo, ma non sul sorpasso al Torino e al Bologna che vale il quintultimo posto.
JUVENTUS 6,5 - Non brilla a livello di gioco, come riconosce con la consueta onestà Ranieri, ma la punizione di Del Piero è un gioiello che da solo vale i tre punti per la quinta gara consecutiva. E la capacità di soffrire nel finale è il marchio che distingue le grandi squadre, come insegnava Capello. In attesa dei ritorni di Buffon, Camoranesi e Trezeguet, la Juventus si conferma così l'unica alternativa all'Inter.
SIENA 6,5 - Non meriterebbe di perdere contro la Juventus, come non meritava di perdere contro l'Inter. Ma stavolta non deve prendersela né con l'arbitro, né con gli assistenti, perché l'unico (grave) limite di questo bel Siena è l'attacco che ha realizzato 13 gol, soltanto 3 più del Chievo che ha segnato meno di tutti.
LAZIO 6,5 - Va in svantaggio a Reggio Calabria, poi ribalta la partita e anche se incassa 2 gol alla fine ne fa uno di più, ritrovando il miglior Pandev, autore di una splendida tripletta. Quarta vittoria esterna e domenica proverà a fermare la Juve a Roma.
PALERMO 6,5 - Sembra in grado di stravincere dopo essersi portato sul 2-0 contro l'Atalanta. Poi si fa raggiungere, ma ha il merito di trovare il guizzo finale con un bel gol di Cavani, difeso dalle grandi parate di Amelia. Una dimostrazione di carattere, dopo l'uscita di Miccoli infortunato.
ATALANTA 6 - Regala un tempo al Palermo con un Vieri impresentabile, che toglie spazio al bravissimo Floccari. Poi dopo l'intervallo esce il fantasma dell'ex centravanti e con Cigarini si vede un'altra Atalanta, brava a portarsi sul 2-2 ma colpevolmente distratta sul gol di Cavani che la beffa nel finale.
CATANIA 6 - Ancora sconfitto in trasferta, ma a testa altissima. Frenato allo scadere del primo tempo quando la mancanza di buon senso dell'arbitro nega a Morimoto il gol dell'1-0, cede soltanto nel finale sconfitto da un tocco di Maggio.
CHIEVO 6 - Piccoli segnali di ripresa. A Bologna va in vantaggio con Pellissier, poi si fa subito raggiungere su rigore, ma se non altro riesce a difendere un pareggio da non disprezzare.
MILAN 6 - Il voto è la media tra ciò che promette con la splendida doppietta di Pato e ciò che non mantiene con la solita difesa ballerina, la peggiore (20 gol subiti) delle prime sei squadre. Anche se la colpa non è soltanto dei difensori, ma della mancanza di equilibrio tattico della squadra. La conferma che non bastano i grandi nomi, da Ronaldinho all'ultimo arrivato Beckham, per fare una grande squadra.
NAPOLI 6 - Sufficiente soltanto per la rabbia con cui insegue e ottiene una vittoria importantissima contro il Catania, che gli consente di scavalcare la Fiorentina, tornando al quarto posto. E stavolta l'uomo gol non è Lavezzi, ma il preziosissimo Maggio.
ROMA 6 - Come per il Milan, il voto è una media tra ciò che crea e ciò che spreca. Perché la Roma ha il merito di andare in vantaggio con Vucinic, ma poi spalanca la porta a un grande Pato riacciuffando soltanto nel finale il pareggio che la lascia a meno 9 dal quarto posto.
BOLOGNA 5,5 - Ottava gara senza sconfitte per Mihajlovic, ma continuando a pareggiare non ci si salva. E così l'1-1 casalingo contro la cenerentola Chievo è un risultato negativo. Unica consolazione il trono di capocannoniere di Di Vaio che trasforma il rigore e sale da solo a quota 13.
FIORENTINA 5 - Sconfitta per la prima volta in casa, contro il piccolo Lecce, viene scavalcata dal Napoli e raggiunta dal Genoa, ma soprattutto perde Mutu. E' vero che il gol dell'1-2 è in sospetto fuorigioco, ma è anche vero che poi Semioli sbaglia la conclusione del 2-2.
INTER 5 - Non perde, ma esce moralmente sconfitta dall'1-1 casalingo contro il Cagliari. Le assenze di Maicon e Stankovic non bastano per giustificare la mancanza di gioco di una squadra squilibrata nel finale, graziata dai clamorosi errori di Biondini, Acquafresca e Cossu. E siccome aveva deluso anche a Siena, è il caso di preoccuparsi, perché la Juventus si è avvicinata a meno 4.
SAMPDORIA 5 - Altra gara anonima di un campionato anonimo. Delvecchio segna il gol del vantaggio, ma poi si fa raggiungere dall'Udinese. L'ennesima conferma che Cassano da solo non basta.
UDINESE 5 - Un punticino casalingo contro la Sampdoria con tanti fischi di un pubblico giustamente deluso. E con questa sono 9 le gare senza vittorie, con appena 3 pareggi. Una retromarcia che porta alla lotta per salvarsi, non a quella per un posto in Europa.
REGGINA 4,5 - Ha il merito di andare in vantaggio, con il rigore trasformato da Corradi, poi però incassa tre reti che riportano la media a 2 gol esatti incassati a partita: 36 in 18 gare. E con una difesa simile si va dritti in B, a prescindere dal nome dell'allenatore.
TORINO 4 - Maglia nerissima, non granata, e la colpa non può essere di Novellino, tornato a guidare una squadra sopravvalutata che sul campo del Genoa incassa tre gol di testa, due su calcio d'angolo. Settima sconfitta in trasferta, dove ha ottenuto soltanto due pareggi. Cifre da retrocessione. O quasi.

Fonte: Alberto Cerruti per la Gazzetta dello Sport

Il Milan ha preso Pennant... e cede Thiago Silva

Importante colpo di mercato piazzato dai rossoneri. A giugno, infatti, arriverà a parametro zero Jermain Pennant dal Liverpool. L’ufficialità dell’operazione potrebbe addirittura arrivare nelle prossime ore, quando il procuratore del giocatore si incontrerà con Braida e Leonardo per firmare il contratto.

Un’operazione condotta in maniera certosina che ha portato all’acquisto di un ottimo cursore di fascia, che quest’anno però sta trovando poco spazio nei Reds proprio per i problemi avuti con il rinnovo del contratto. Pennant è un esterno destro molto veloce e bravo nei dribbling, pecca un pò nella fase difensiva ma risulta essere micidiale nei contropiedi. In passato ha avuto qualche problema con la giustizia inglese passando diversi giorni in cella per esser stato trovato alla guida della sua auto completamente ubriaco. Un’altra operazione importante il Milan la sta chiudendo con il Genoa di Preziosi. Il club di via Turati potrebbe cedere in prestito fino a giugno il neoacquisto Thiago Silva, dandogli così la possibilità di ambientarsi con il campionato italiano e soprattutto di maturare esperienza in termini di presenze effettive sul campo. Un’operazione, questa, che potrebbe anche aprire scenari importanti per il possibile arrivo di Milito a Milano, sponda rossonera.

Clamorosa Inter: che offerta per Milito!

Non conosce soste la corte dell’Inter a Diego Milito. Dopo il netto rifiuto di Preziosi ad una prima offerta presentata, i nerazzurri si sono rifatti sotto offrendo ben 25 milioni di euro più la cessione a titolo definitivo di Obinna e il prestito di Adriano fino a giugno.

Si sapeva che l’Inter fosse fortemente interessata al giocatore, ma nessuno avrebbe pensato che si sarebbe arrivati a tali cifre e a proporre in cambio questi uomini. Tutto ciò deriva dal fatto che Mourinho vuole una spalla ben definita per Ibrahimovic ed è ormai stufo e deluso dai vari Balotelli, Adriano e Crespo. L’offerta farebbe tentennare qualsiasi club e, siamo sicuri, che Preziosi, prima di un altro eventuale rifiuto, ci penserà non una ma cento volte. Il giocatore, dal canto suo, è ovviamente attratto dalla prospettiva di poter giocare, finalmente, alla soglia dei 30 anni, per un grande club che può dargli la possibilità di vincere qualcosa e di poter entrare in maniera definitiva nel giro della nazionale albiceleste.

Football clan: gli sporchi giri del calcio

Chi viene da fuori coglie solo il folklore. Gli striscioni che inneggiano ai boss come a Cosenza e a Crotone dove i tifosi scrivono ´Bentornato Franchino´ o ´Mario, la curva è con te´ per celebrare l´uscita da sei anni di carcere duro di un capobastone, Franchino Perna, o per protestare contro l´arresto di un amico, Mario Cimino, finito in manette per le armi trovate nel suo appartamento e in un casolare.

Chi sta dentro, chi di calcio ci vive, invece vede il resto e ha paura. Perché la mafia è nel pallone. E non è più solo una questione di ultras dall´incidente facile. Di curve che, come a Catania, secondo la polizia, sono in mano alla famiglia mafiosa dei Piacenti, o di gruppi di tifosi napoletani come le Teste Matte e i Niss - Niente incontri solo scontri - infiltrati dalla camorra.

Oggi le cosche guardano di nuovo in alto: vogliono controllare il mondo delle scommesse (clandestine e non); tentano di condizionare i risultati delle partite, le decisioni dei giudici sportivi e il valore dei calciatori; puntano agli appalti dei servizi allo stadio; usano il calcio per cementare legami con la politica; sognano il grande colpo sulla scia del clan dei casalesi che con la complicità, secondo l´accusa, di Giorgio Chinaglia nel 2004 voleva rilevare la Lazio per 24 milioni di euro. Mafia, camorra e ´ndrangheta, insomma, pretendono di comandare perché, lo si legge in una lettera tra due mafiosi calabresi sequestrata a Castrovillari, il football ha "un ritorno di immagine incredibile e fatto a livello aziendale porta posti di lavoro e guadagni insperati".

Tra i presidenti c´è chi dice no, come quello del Palermo, Maurizio Zamparini, che prima del blitz del 26 settembre in cui sono finiti in carcere un procuratore di giocatori e un allenatore in affari con la famiglia mafiosa dei Lo Piccolo, ha allontano tecnici e manager troppo chiacchierati. C´è chi pare indifferente come Lillo Foti, il big boss della Reggina che ha ancora al suo fianco, in qualità di vice, Gianni Remo, un imprenditore sotto inchiesta per estorsione, a cui la magistratura in maggio ha sequestrato l´azienda. Remo è cognato del latitante Michele Labate, considerato uno dei capi della cosca ´padrona´ proprio della zona dove sorge lo stadio. E c´è infine chi finisce in manette e viene condannato (in primo grado), come Raffaele Vrenna, ex vicepresidente della Confindustria calabrese, presidente del Crotone calcio (allora serie B ora C1), e legato a molti degli uomini della ´ndrina più importante della sua città, quella dei Vrenna-Corigliano-Bonaventura.

Se tra gli imprenditori, come fa la Confindustria siciliana, si arriva a espellere chi paga il pizzo, nel mondo del calcio si procede in ordine sparso. E i casi di Zamparini e Vrenna stanno lì a dimostrarlo. Quando, a Natale 2007, il cane di Rino Foschi, il direttore sportivo del Palermo, si mette ad annusare ossessivamente uno dei regali che il dirigente aveva messo sotto l´albero e dal pacco salta fuori una testa d´agnello mozzata, Zamparini non ci pensa su due volte e porta Foschi dal procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso. Poi avvia una sorta d´indagine interna e capisce che Cosa Nostra ha messo le mani sul settore giovanile dei rosa-nero. Scopre che "cinque ragazzi erano diventati professionisti su iniziativa di Foschi senza che ne avessero le capacità". A quel punto la manovra è chiara: far diventare professionista un calciatore, magari facendogli giocare qualche scampolo di partita in prima squadra, vuol dire aumentarne il valore. Per la gioia del loro procuratore, un avvocato che assisteva tutti i Lo Piccolo, e della famiglia mafiosa Palermo centro, che attraverso un suo uomo gestiva una scuola calcio attivissima in città.

Se il navigato Zamparini si rivolge al procuratore Grasso per tentare di arginare Cosa Nostra, in tutt´altro modo si comporta a Crotone il suo collega Vrenna. Anche lui ha buoni rapporti con la magistratura e i potenti, solo che delle cosche non è una vittima, ma un presunto complice. Così le sue relazioni le usa per chiedere favori. Da un assessore regionale si fa sponsorizzare per 100 mila euro e in cambio gli garantisce pacchetti di voti; poi si muove per ottenere la riduzione della penalizzazione di tre punti inflitta alla sua squadra nel 2005 per un petardo fatto esplodere dai tifosi durante una partita di B, con il Venezia. Il ricorso è approdato davanti alla Caf (Commissione d´appello federale), ma la segretaria di Giuseppe Chiaravalloti - ex procuratore generale di Reggio Calabria, ex presidente della Regione e in quel momento appena diventato vice-presidente dell´Authority per la privacy - lo rassicura. Chiaravalloti, sostiene la signora, si è già mosso. E per telefono, il 4 aprile, prima della riunione della Caf chiede se Vrenna vuole che "il presidente faccia un´altra chiamata" ai giudici sportivi. Il ricorso per il Crotone va però male. La penalizzazione è confermata: alle sette di sera la segretaria appare incredula. In mattinata, spiega, "il presidente aveva parlato personalmente con due giudici su tre delle commissioni e gli avevano detto (...) di stare tranquillo".

Ma c´è poco da stare tranquilli. Perché le infiltrazioni criminali, a lungo andare, corrono il rischio di far saltare tutto il sistema.

Ne sanno qualcosa a Cosenza, dove ormai da cinque anni si va avanti tra minacce ai vari proprietari (al terzultimo, quattro uomini armati hanno intimato di vendere la squadra), retrocessioni causa fallimento e tante auto bruciate. Finché i rossoblù giocavano in B, alla loro testa c´era un grossista d´arredamento per bar, Paolo Fabiano Pagliuso, buon amico del direttore generale della Juventus ´Lucky´ Luciano Moggi. Nel periodo della sua gestione guardiani e servizio ristoro erano in mano alle cosche. Per l´accusa, che lo ha fatto arrestare nel 2003, Pagliuso era un loro complice e utilizzava la malavita per minacciare soci e giornalisti sportivi. Per il tribunale invece era solo una vittima "passiva e omertosa" e per questo, nonostante le ore e ore d´intercettazioni ambientali che lo riguardavano, lui e tutti gli altri imputati sono stati assolti. In attesa dell´appello resta il fatto che attorno alla sua ex squadra continua ad accadere di tutto. E lo striscione che nel maggio scorso celebrava il ritorno tra i detenuti comuni, dopo sei anni di regime speciale del 41 bis, del boss Franchino Perna (zio di Pierino Perna, il gestore dei servizi allo stadio all´epoca di Pagliuso), testimonia come la partita per il controllo del team sia in pieno svolgimento.

Ma sentite che cosa ha raccontato al pm Eugenio Facciolla, il 23 aprile 2005, un cugino del presidente Pagliuso, il pentito calabrese, Maurizio Giordano: "Nel 2003 ero in carcere a Vibo Valentia assieme ad Alberigo Granata (un pregiudicato, arrestato sia per traffico di cocaina che per l´indagine su Pagliuso) mentre mio cugino stava nella cella di fronte. Tra i due scoppiò una discussione su alcuni assegni. Granata voleva sapere dove Pagliuso li avesse depositati. Fu così che Granata mi spiegò di essere stato solito pagare giocatori e arbitri per scommettere sulle partite. Mi disse che non si aggiustavano solo gli incontri del Cosenza, lo si faceva anche con altre squadre di C1,C2, B, promozione, e qualcuna di A, non di primo piano. I contatti con i giocatori, in genere ex calciatori di grido che scesi di categoria avevano subito una riduzione di stipendio, li teneva lui. Era Granata che aveva il compito di avvicinarli, di organizzare dei festini, anche a base di cocaina, nel corso dei quali li si convinceva a partecipare alla truffa".

Nello stesso interrogatorio il pentito svela inoltre a Facciolla che, per fermare le indagini, era stata posta sulla testa del magistrato una taglia da 100 mila euro. C´è poco da stupirsi. Secondo Sos Impresa, il mercato delle puntate clandestine vale in Italia 2 miliardi e mezzo di euro l´anno. E che sia in mano alla criminalità organizzata è cosa nota. Proprio Sandro Lo Piccolo, il boss palermitano che con i suoi famigliari stava infiltrando il Palermo, al momento dell´arresto aveva con sé una valigetta in cui era contenuta la contabilità del toto nero gestito dalla sua famiglia: fino a 200 mila euro alla settimana solo in città. A Villabate gli uomini della cosca, che per anni ha curato la latitanza di Bernardo Provenzano, gestivano poi una serie di punti Snai. Nelle loro sale, però, accanto alle scommesse legali si raccoglievano pure le puntate fuori legge. È quasi fisiologico, dunque, che i clan tentino la combine. Il terreno del resto è fertile.

"Da noi molti presidenti di squadre sono mafiosi o mettono i loro uomini di fiducia a dirigerle", denuncia, parlando del calcio minore, don Pino De Masi, parroco di Polistena e responsabile dell´associazione Libera nella Piana di Gioia Tauro. Don Pino si chiede se i futuri campioni, spesso più che a scuola di calcio, non vadano a scuola di ´ndrangheta. Per chi viene dal Nord può sembrare una provocazione. Per chi vive qui e ha visto l´11 dell´Isola Capo Rizzuto (promozione) osservare un minuto di silenzio prepartita, dopo l´omicidio a colpi di bazooka del boss Carmelino Arena, è solo un´ovvia constatazione.

Fonte: Lirio Abbate e Peter Gomez per L'Espresso

Mancini sulla panca del Real?

La notizia è di quelle clamorose e, se fosse vera, se ne parlerebbe fino all'anno prossimo almeno. Si parla infatti, di Roberto Mancini come prossimo allenatore del Real Madrid. Si si, avete capito bene!

L'ultimatum del Real Madrid a Schuster ha dato adito ad una ridda di voci sul nome del possibile sostituto del tecnico tedesco. Qualora non dovesse prendere corpo l'ipotesi di una soluzione interna, anche Roberto Mancini potrebbe entrare in corsa per succedere all'ex allenatore del Getafe, risultando quindi tra i papabili per la successione del tecnico tedesco.

Il punto sulla decima giornata di serie A

Maggio 2004: il Milan si laurea campione d´Italia. Novembre 2008: il Milan raggiunge nuovamente la vetta dell´Everest della Serie A. Dopo quasi 4 anni e mezzo di distanza rigustare la "cucina italiana" avrà sortito indubbiamente un piacevole effetto nei palati rossoneri, forse stanchi delle bacchette e del sushi giapponese che, Mondiale per club a parte, avevano probabilmente lasciato uno sgradevole retrogusto. E allora via bacchette di legno e spazio alle tanto amate forchette, o se preferite ai forconi, strumenti inseparabili, secondo l´iconografia classica, per l´operato di Lucifero.

L’ultima vittima sacrificale infilzata ieri dai tridenti dei diavoli di Ancelotti risponde al nome di Napoli; proprio così: la storia riscritta dai partenopei, primi in classifica la settimana scorsa dopo ben 22 anni di astinenza, è stata cancellata da una “diavoleria” che non ti aspetti, frutto della mente malsana del miglior “Belzebù” che, per una manciata di secondi, (probabilmente irritato dai riflessi felini di Gennaro Iezzo su Kakà in occasione del rigore) si è impossessato delle membra di Denis, ancora incredulo per la violentissima zuccata che ha beffato l’estremo difensore azzurro, dopo la punizione dal limite dell’area di un ispirato Ronaldinho, con tanto di coscia in mostra –per inciso va bene che Milano sia rinomata nel mondo per essere la capitale della moda ma, alle gambe del “dentone”, preferiamo indubbiamente quelle delle modelle che sfilano in passerella– Questo è il bello o il brutto del calcio, dipende ovviamente dai punti di vista (chiedere a Galliani che ieri dopo il fischio finale mostrò col suo sorriso una dentatura infinita, degna del miglior squalo bianco).
La settimana scorsa si sprecavano i paragoni tra il celebre trio Ma-Gi-Ca, (Maradona, Giordano e Careca) sempre più accostato al contemporaneo terzetto Lavezzi-Hamsik-Denis che per carità, benissimo ha fatto e sicuramente continuerà a fare di qui al termine della massima serie ma attualmente, i confronti col passato, lasciano il tempo che trovano visto che Ma-Gi-Ca più che un trio era un vero e proprio triumvirato l’unico, a cavallo degli anni 80’-90’ del secolo scorso, in grado di spodestare il governo olandese di Gullit, Rijkaard e Van Basten. Ad onor del vero, prendendo spunto dalle pagine dei più autorevoli quotidiani sportivi nostrani, una cosa è certa: la squadra di Reja più che sconfitta, esce ferita dalla “Scala del calcio” (probabilmente pochi giornalisti conosco il teatro “Massimo” di Palermo: sarà forse per questo che paragonano San Siro al noto teatro milanese? Ma questa è un’altra storia), dove gli azzurri giocano con diligenza e tengono alta la testa non lasciandosi intimorire dalle urla di “ringhio” Gattuso - forse l’unico un po’ impaurito dalla veemenza dialettica del calabrese è stato Hamsik, redarguito a suon di vaffa dal metronomo rossonero Gennaro. – Parolacce e sguardi da “Esorcista” a parte decisiva, nell’economia del match, è stata l’espulsione maturata per doppia ammonizione dell’esterno partenopeo Maggio. Sino ad allora, infatti, la supremazia nella zona nevralgica del campo era in mano ai napoletani che, grazie al tanto amato 3-5-2 “rejaniano”, non lasciavano spazio alle folate offensive del Milan. La vetta per il Napoli è sfumata, è vero, ma non è il caso di fare drammi alla Nino D’Angelo, visto che la prima piazza della classifica dista soltanto 2 punti. Ergo il somarello azzurro non dovrà far altro che caricarsi di duro lavoro e buoni propositi per tentare di riacciuffarla il prima possibile. Ma si sa il ciuchino partenopeo è abituato a soffrire e portare sulle spalle macigni, ma dopo le aule di tribunale e gli inferi della C2 questa sconfitta, più che amara, ha un sapore agrodolce (chiedere al patron De Laurentis comunque soddisfatto ieri a fine gara).

Dando un rapido sguardo alla classifica, dominata in solitudine dal Milan con 22 punti, un gradino nonché un punticino più in basso, troviamo l’Inter che, stanca del monolocale chiamato quarto posto, ha chiesto all’Udinese di dividersi l’affitto dell’attico che da al secondo. Detto fatto: i bianconeri friulani con lo spettacolare 2-2 contro il Genoa, accontentano i capricci di Mourinho che, con affanno e grazie al siluro di Cordoba al 91.mo, gelano una grande Reggina in grado di rimontare il momentaneo 2-0 nerazzurro. Un super Cagliari si sveglia dal tepore iniziale causato dal gol firmato Di Vaio, timido affondo degli emiliani preludio di batoste orbe sarde che affondano l’orgoglio rossoblù con un 5-1 tennistico. Forse la proverbiale pazienza della presidentessa del Bologna Menarini, nei confronti del suo tecnico Arrigoni, potrebbe essere giunta al capolinea. Un’altra sorpresa che non ti aspetti, regalata della 10.ma giornata, è l’impresa targata Giampaolo che da sapiente stratega ha guidato il suo Siena alla vittoria (di misura) nel sentitissimo derby toscano contro la più titolata Fiorentina di Prandelli. Continua il buio pesto per il Toro sconfitto dalla Sampdoria grazie all’euro-gol di Bellucci. La domanda sorge spontanea come mi suggerisce il maestro Lubrano: ma bisogna portare in dote un cognome straniero (non so Ibrahimovic ad esempio), per essere definito “genio” del calcio? Beh consoliamo il povero blucerchiato Claudio plaudendo al suo magnifico gesto e rinfrancando il suo spirito ricordandogli che, realizzazioni così belle, sono degne della miglior Monica che, guarda caso, anche lei si chiama Bellucci…
L’unico match terminato a reti inviolate è stato quello di Bergamo tra Atalanta e Lecce.

Chiudiamo il nostro quadro sulla Serie A parlando del doppio responso avuto da una singola sfida, vale a dire Juventus-Roma, anticipo serale di sabato. La "ex classica" del nostro calcio, vista la balbuziente classifica dei giallorossi (adesso terzultimi), ha infatti decretato la definitiva fine della crisi della “Vecchia Signora” che, testuali parole di Ranieri “adesso vede l’aurora” (ed anche il ritorno in Champions League al Bernabeu contro un infuriato Real Madrid ieri bloccato dal modesto Almeria) e il baratro della retrocessione per gli uomini di Spalletti, che potrebbe dimettersi qualora mercoledì all’Olimpico contro il Chelsea, la fanteria romana dovesse schiantarsi sulle solide palizzate inglesi. Staremo a vedere.

Fonte Simone Alibani per mediagol

Rocchi e l'arte sottile di indirizzare le partite senza che nessuno se ne accorga...

Maledetta sudditanza, ci risiamo. Niente da fare. E’ più forte di loro, cioè degli arbitri. Evidentemente non è proprio possibile fischiare senza avere uno se non due occhi di riguardo per Milan (stavolta in primis) ma anche per Inter e Juve. Le strisce di sempre, insomma.

Ognuno può rinfacciarsi all’infinito questo o l’altro torto subito così da lavarsi la coscienza, ma la realtà è lampante: con le grandi non si può, non si deve, non sta bene. Onore il potente, regola numero uno. Ed il bello è che stavolta non ci sono episodi così clamorosi, o se ci sono si può obiettare per ore, ma è la GESTIONE delle partite che è tornata saldamente in mano alle big ben aldilà delle capacità dei rispettivi campioni di far gol e vincere le partite. La “gestione” degli arbitri è cosa nota e arcinota: consiste nello spezzettare il gioco dei più deboli, distribuire qualche ammonizione al momento giusto, ignorarne altre. E ancora lasciar correre o invertire perfino la rimessa laterale sempre al momento più opportuno. Per le moviole è impossibile documentare tutte queste micro ingiustizie che però alla fine della partita sommate insieme fanno la differenza.

Illuminante è stato il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, a SKY nel dopopartita di San Siro: “Inutile tirare in ballo la sudditanza, andrebbe tirato in ballo tutto il calcio italiano.” ha detto in pratica il patron azzurro. Un’accusa gravissima che dimostra come il potere nel calcio abbia adesso vecchi-nuovi padroni rispetto al … passato. E non basta neanche Collina a spodestare quella straordinaria inimitabile virtù di cui si dota ogni italiano armato quando imbraccia un briciolo di potere: correre in soccorso al vincitore.

Gli arbitri, per non correre rischi e allo scopo di avvantaggiarsi sul lavoro, iniziano subito dallo 0-0 cioè dal primo minuto così che sconfiggere Milan, Inter o Juve è tornata l’impresa di sempre, ovvero dei tempi di Calciopoli.

Fonte calciomercato.com

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