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Maledizione inglese


Maledetta Inghilterra del pallone. Che elimina la Juventus una volta di più e minaccia, stasera, Inter e Roma. Ma se i ritorni degli ottavi di Old Trafford e Olimpico di Roma sono tutti da giocare, aperti a ogni risultato, quello decretato dall’Olimpico di Torino ieri sera è già definitivo. Juve fuori, Chelsea avanti. Ancora. Perchè se è vero che era una sfida inedita tra i due club, è vero anche che la Juve di recente con le squadre inglese non ha avuto per nulla fortuna. Gli ultimi quattro confronti nelle sfide andata e ritorno di Champions ad eliminazione diretta sono finiti con altrettanti addii alla coppa della Vecchia Signora. Tre addirittura nelle ultime tre stagioni europee della Juve, contro Liverpool, Arsenal, e ora Chelsea.
K.O. DIVERSO - Nel senso che la Juve contro Reds e Gunners dopo i k.o. in Inghilterra non era riuscita a segnare al ritorno. Insomma, era stata un’incompiuta. Stavolta i bianconeri se la sono giocata sino alla fine, fino al gol di Drogba. Il popolo bianconero, che prima del fischio d’inizio aveva fatto suo lo slogan "Yes, we can" con tanto di sventolio di bandierine bianconere e tricolore, ha salutato la squadra con un "Grazie ragazzi" che sa di assoluzione. La Juve ha dato tutto quello che aveva in questo momento. Che non è stato abbastanza per battere una signora squadra come il Chelsea. Delusione e rammarico, più ancora di rabbia e voglia di recriminare, sono stati i sentimenti più evidenti nel dopopartita.
FACCE SCURE - Inglesi di un’altra categoria? La parola ai protagonisti. Buffon ha così sintetizzato: "Chelsea più forte? No, le situazioni hanno fatto sì che il piatto della bilancia pendesse a suo favore. Se fossimo stati al completo non so se sarebbe finita così. Non credo ci sia da dare un giudizio netto. All’andata al completo non meritavamo di perdere, oggi con tanti acciaccati ce la siamo giocata. La chiave è stata il gol subìto a fine primo tempo". Tesi condivisa da Tiago, ex Chelsea, così scoraggiato in area interviste nel dopogara, che veniva voglia di dargli una pacca sulle spalle: "Ci è mancata un po’ di fortuna. Abbiamo preso un gol pesante alla fine del primo tempo. Abbiamo fatto due belle partite, ma abbiamo sbagliato all’inizio della gara di Stamford Bridge. Non si può dire che la loro qualificazione non sia meritata. Ma noi avremmo potuto farcela". Per Ranieri, l’unico che è riuscito ad abbozzare un sorriso ieri a fine partita, e Trezeguet, la qualificazione è stata persa all’andata. Il tecnico, ex dei Blues: "La cosa più penalizzante è stata non riuscire a segnare a Londra". Il francese concordava, con una faccia scurissima: "C’è rammarico per la partita di Londra, in cui potevamo andare a bersaglio e non ci siamo riusciti. Ma usciamo a testa alta". La pensa così anche Giovinco, che aveva dato verve ai bianconeri con il suo ingresso in partita: "Non ci può essere rimproverato nulla. La chiave dell’eliminazione? L’espulsione di Chiellini". Tra i più provati dall’eliminazione capitan Del Piero. Che non si è gustato neanche il 44° gol in Champions: "Non ho neanche voglia di raccontarlo - ha poi dichiarato -. L’esito del campo bisogna accettarlo, anche se dispiace tanto. Cosa hanno in più? A caldo è difficile da dire. Vanno comunque riconosciuti loro i giusti meriti per quello che hanno saputo fare, segnando due gol qui".
SGUARDO AVANTI - Gli inglesi incassano la qualificazione, ma non stravincono a parole. Lampard non fa proclami guardando alle sfide Italia-Inghilterra di stasera: "Se mi aspetto tutte le quattro squadre inglesi qualificate ai quarti? No, perchè l’Arsenal ha una gara difficile. E l’Inter è una squadra molto forte". Ma questa sarà un’altra storia. Le altre italiane in coppa hanno ancora la chance di battere l’Inghilterra asso pigliatutto. La Juve dovrà aspettare come minimo la prossima stagione. 
Fonte La Gazzetta dello Sport

Donadoni a Napoli


Roberto Donadoni è il nuovo tecnico del Napoli. L'ex c.t. prende il posto di Edy Reja, esonerato in serata dal presidente Aurelio De Laurentiis, che ha fatto sottoscrivere a Donadoni un contratto per le prossime due stagioni e mezzo. Presentazione alle 11.30 a Castelvolturno.
IL CAOS - Silenzio totale, un incontro con Donadoni non confermato ufficialmente e una certezza: Edy Reja, reduce da 2 punti in 9 partite, ha diretto regolarmente l'allenamento del Napoli andato in scena oggi al centro sportivo di Castelvolturno e, a questo punto. Dire che a Napoli sia stata una giornata convulsa è poco: mentre l'ormai ex tecnico dirigeva la prima seduta della settimana in vista della trasferta di Reggio Calabria, da Roma filtravano indiscrezioni mai confermate dal club di un incontro tra De Laurentiis, Marino e l'ex c.t. della Nazionale. Reja sembrava dover rimanere al timone della squadra almeno fino a domenica, poi in serata tutto è cambiato.
LE CIFRE - Reja paga per tutti la crisi del Napoli, sprofondato all'undicesimo posto in classifica dopo un gran girone d'andata. I partenopei non vincono dall'11 gennaio, quando in casa batterono 1-0 il Catania. Da allora in nove partite sono arrivati appena due punti (i pari casalinghi con Udinese, 2-2, e Bologna, 1-1) e nelle ultime tre gare altrettanti k.o. senza segnare nemmeno una rete. In trasferta la serie nera dura addirittura dal 26 ottobre, quando il Napoli si impose 1-0 in casa della Lazio: da allora otto sconfitte di fila. "Non mi va di parlare, lo farò domani", le prime parole di Reja.
LA NOVITA' - Donadoni, 45 anni, torna in panchina dopo l'esperienza con la Nazionale, chiusa con l'eliminazione a Euro 2008 ai rigori contro la Spagna. L'ex c.t. ha diretto l'Italia dalla panchina 23 volte, cogliendo 13 vittorie, 5 pareggi e altrettante sconfitte. Da allenatore vanta anche esperienze sulle panchine di Lecco, Genoa e Livorno.
IL COMUNICATO - Il club partenopeo ha confermato il cambio di panchina attraverso una nota: "La società sportiva Calcio Napoli comunica di aver sollevato dall'incarico di allenatore della prima squadra il signor Eduardo Reja e di aver affidato la guida tecnica a Roberto Donadoni. La società ha preso tale decisione con grande sofferenza, in considerazione del fondamentale ruolo svolto da Reja durante gli ultimi cinque campionati che hanno proiettato il Napoli dalla serie C alla serie A e quindi alla Coppa Uefa. Naturalmente la società ringrazia con profonda gratitudine Eduardo Reja per la grandissima opera professionale profusa in tutte queste stagioni vincenti". Quella di Reja è l'ottava panchina di serie A a saltare in questa stagione.

Febbre Champions


"Di quale giocatore della Juventus abbiamo paura noi tifosi del Chelsea? Di nessuno. Sono vecchi. Trezeguet, Del Piero. E poi in difesa abbiamo Terry". Roberto indossa la maglia del Chelsea, è a seduto a un tavolo in Piazza San Carlo, a godersi un bel sole, con altri tifosi inglesi dei Blues - colorito bianco, ventri prominenti e immancabile birra davanti -, ma ha un nome italiano. Perchè? Mistero subito svelato. Quando domandiamo in inglese ci risponde "parlo italiano, sono di Londra, ma mia mamma ha origini parmigiane, e mio padre di Frosinone". E ci racconta la trasferta dei supporter della City a Torino. "Siamo tanti, allo stadio dovremmo essere circa 2.000. Siamo arrivati ieri, in maggior parte. Torino, ma anche Genova e Milano. Passiamo il turno noi".
BLUES - Il turno è l’ottavo di finale di Champions, perchè stasera alle 20.45 c’è Juventus-Chelsea, ritorno dell’1-0 per Drogba e compagni della sfida di Stamford Bridge di due settimane fa. E sì, i tifosi del Chelsea arrivano anche da Milano. In treno in mattinata abbiamo incrociato Ashley (come Cole, il terzino sinistro di Hiddink), ragazzone londinese con addosso la polo d’ordinanza, in viaggio con papà e zio. Ieri hanno "fatto shopping e visitato San Siro". I tifosi inglesi non hanno invece individuato l’albergo ospite. Là davanti non c’è nessuno, il pullman bianco della squadra è parcheggiato di lato, sotto copertura: per intravedere il gagliardetto Chelsea Fc devi passarci ad un metro.
BIANCONERI - Oggi i fan del Chelsea saranno nel settore ospite di un Olimpico stracolmo, dove i colori stradominanti saranno il bianco e il nero. Quelli della Vecchia Signora. Quelli ha cui ha inneggiato ieri Del Piero, il capitano di mille battaglie, quando ha chiamato con orgoglio a raccolta i suoi tifosi. Appello recepito. Perchè il pomeriggio di Torino è calibrato su Juve-Chelsea. A Piazza Castello già dalle 14 si vendono le sciarpe celebrative della partita. 5 euro. Lo Juventus Store, a due passi, in via Garibaldi, è preso d’assalto. C’è la fila fuori per entrare. E in giro di sciarpe bianconere se ne contano molte più del solito, prima di una partita in notturna, nonostante il clima primaverile, da gelati e gite di turisti. C’è la Juve nei discorsi dei passanti, dei curiosi che si chiedono cosa succeda, nei tifosi accampati davanti all’albergo bianconero che ospita la squadra. Rintanata. Con il solito pullman nero in bella vista. C’è la Juve nei cori da stadio che ogni tanto partono spontanei, c’è la Juve nell’attesa di un qualunque movimento dalla lussuosa hall. "Si è visto nessuno? Ancora no" - dicono -. Ancora per poco, però. Perchè alle 20.45 si gioca. Perchè a quell’ora la Juve si giocherà il più prestigioso obiettivo stagionale. Perchè sarà notte da impresa o di delusione. Nessuna via di mezzo.
SCHIERAMENTI - In difesa la linea a 4 della Juve l’ha fatta il medico. Legrottaglie e De Ceglie sono k.o. Davanti a Buffon giocheranno da destra Grygera-Mellberg-Chiellini-Molinaro. A centrocampo Marchisio è favorito su Poulsen per far coppia con Tiago, mentre con Nedved inamovibile a sinistra, sull’altra fascia Salihamidzic sembra precedere di un’incollatura Iaquinta. Davanti Trezeguet-Del Piero. La formazione del Chelsea sembra ugualmente fatta per nove undicesimi. Cech tra i pali, Bosingwa e Cole esterni, in mezzo Terry e uno tra Alex e Carvalho (in recupero, ma non al meglio), in mediana Mikel a coprire le spalle a Ballack e Lampard, davanti Drogba in mezzo e Kalou a destra, con Malouda favorito su Anelka (recuperato, ma non al meglio). Una wild card per entrambe: la Juve in panca ha un Amauri da buttare dentro alla bisogna, il Chelsea un ritrovato Essien
 
 
Fonte La Gazzetta dello Sport

Stop a De Rossi


Due giornate di squalifica per il romanista Daniele De Rossi a seguito dell'espulsione rimediata sabato scorso nell'anticipo contro l'Udinese. Lo ha deciso il Giudice sportivo Gianpaolo Tosel. De Rossi paga "per proteste nei confronti degli Ufficiali di gara; sanzione aggravata perché capitano della squadra (Sesta sanzione); per avere, al 23' del secondo tempo, rivolto all'Arbitro espressioni insultanti". Una giornata di stop per Biava, Ferrari, Motta (Genoa), Carrozzieri (Palermo), Corini (Torino), Dainelli (Fiorentina), Galloppa (Siena), Mexes (Roma).

Tra le società, ammenda al Napoli (5.000 euro) "per avere suoi sostenitori, nel corso del secondo tempo e per un paio di minuti, esposto uno striscione ingiurioso nei confronti del Presidente della Societa' avversaria".

Reja resta


Nessun cambio di allenatore: Edy Reja resta al Napoli fino al termine della stagione. La decisione è stata presa in queste ore dalla società partenopea dopo che il dg azzurro Pierpaolo Marino, comandato da De Laurentis, ha avuto un colloquio chiarificatore con l'allenatore. Reja è convinto di poter risolvere la situazione e di poter risollevare il Napoli in questo momento così delicato (due punti nelle ultime 9 partite). Il tecnico si è subito rimesso al lavoro ed è pronto a dirigere l'allenamento alla ripresa dopo il ko interno di domenica con la Lazio.

Tornerò


"Non appena riuscirò a gestire il dolore, tornerò a giocare". Così Kakà ha spiegato le sue condizioni fisiche, rivelando che l'infortunio al piede sinistro rimediato il 7 febbraio con la Reggina interessa una zona particolarmente delicata. L'affermazione, che non farà felici i tifosi rossoneri, lascia intravedere tempi più lunghi di recupero.
INFORTUNIO RARO - Il problema riguarda infatti l'articolazione di Lisfranc e "purtroppo è un infortunio che non capita spesso: serve un po' di tempo per recuperare perché in quella zona passano diversi tendini che si infiammano in continuazione", ha spiegato il brasiliano, a margine della presentazione del progetto 'Milan per la scuola" a Milanello.
FUORI DI MELONE - "In passato - ha aggiunto - ho giocato un anno con un dolore al ginocchio, ma questo dolore fino a settimana scorsa non sono riuscito a gestirlo. E fa ancora un po' male". "Chiunque pensi che Kakà non abbia voglia di tornare a giocare è fuori di melone" ha tagliato corto l'a.d. rossonero Adriano Galliani per smentire alcune voci che si erano diffuse negli ultimi giorni: "Il suo senso di appartenenza e la sua volontà che il Milan raggiunga i suoi obiettivi sono totali" ha concluso l'amministratore delegato rossonero.

La tua notte

Juventus-Chelsea. La gara della svolta si avvicina ed Alessandro Del Piero antepone la Juve a tutto, anche alla sua prestazione personale: "Mi auguro che più che la mia partita sia la partita della Juve e che riesca a passare il turno". Del Piero crede nell'impresa, vuole tornare a vincere con la Juve dopo che la squadra bianconera è riuscita a tornare ai vertici in seguito alle vicende di calciopoli. Intanto troverà un vecchio 'nemico', Guus Hiddink: "A certi livelli è difficile con chiunque, ma questo non vuol dire che non ci riusciremo. Hiddink? Con la Corea ai mondiali del 2002 non ho un bel ricordo di lui (ha eliminato l'Italia, ndr). Ha dimostrato di essere un allenatore preparato in tutti gli aspetti e anche stavolta ha a disposizione grandi giocatori".

LEGROTTAGLIE NON CE LA FA -
A proposito di giocatori, altra assenza pesante in casa Juve: non ci sarà Nicola Legrottaglie. Ad annunciare il forfait del difensire, il tecnico Claudio Ranieri: "Legrottaglie è indisponibile, non ha recuperato dall'infortunio. Ha fatto l'allenamento ma non si sente sicuro". Al fianco di Giorgio Chiellini, di conseguenza, dovrebbe giocare Olof Mellberg.
Nonostante le assenze (out anche Sissoko, Zanetti, Camoranesi e Marchionni), Ranieri è fiducioso: ''Abbiamo tanto ancora da dare - le parole del tecnico - ho dei giocatori stupendi che in questo periodo hanno fatto vedere cosa sono capaci di fare. Sono sicuro che faremo una grandissima partita. I ragazzi sanno che questa è una maglia pesante ma sanno anche che devono tirare fuori il massimo. Domani sera dobbiamo andare oltre il massimo e i miei ragazzi lo faranno''.
L'allenatore bianconero non si aspetta un Chelsea molto diverso rispetto a quello dell'andata: "Hiddink (tecnico dei blues, ndr) riproporrà il suo solito calcio, non cambia molto. E' un allenatore che cerca di occupare tutte le zone del calcio con questo modulo 4-3-3, come all'andata a Stamford Bridge", ragiona Ranieri, "se non gioca Anelka gioca Malouda che è un tornante a tutto campo. Noi dovremo essere molto attenti e agili a capire come aggirare il suo gioco".
Ranieri vuole andare avanti in Europa: "Abbiamo fatto tanta fatica per arrivare al palcoscenico internazione e non vogliamo abbandonarlo".

Arrivederci, Mourinho


Non tutti se ne sono accorti, ma è ricapitato. Un anno fa, di questi tempi, pochi minuti dopo l'eliminazione in Champions per mano del Liverpool, negli spogliatoi di San Siro un Mancini sull'orlo di una crisi di nervi annunciò che a fine stagione – contratto o non contratto – avrebbe tolto il disturbo. Successe davvero, anche se alla fine fu Moratti a cacciarlo mentre lui, Mancio, tentò in tutti i modi di rimanere in sella (e ancor'oggi il contenzioso tra presidente e allenatore, a proposito della buonuscita milionaria su cui non venne trovato l'accordo, è aperto). Dicevamo, pochi se ne sono accorti, ma la cosa è successa di nuovo. Giocando d'anticipo, e ad eliminazione-Champions non ancora consumata (l'appuntamento per il rien ne va plus è fissato per mercoledì 11, all'Old Trafford, per Manchester United-Inter), avvertendo puzza di bruciato un Josè Mourinho a sua volta sull'orlo di una crisi di nervi se l'è praticamente fatto scappare. Nell'ormai famosa conferenza-stampa della “prostituzione intellettuale”, i 7 minuti di paradiso (per i suoi fans) e di inferno (per i suoi detrattori), l'allenatore dell'Inter non ce l'ha fatta a trattenersi: e a un certo punto ha annunciato molto chiaramente il suo addio.
Questo il resoconto stenografico del passo incriminato. Dice Mourinho: “Io penso che chi sa è l'ultima volta che io parlo di questo modo in una conferenza-stampa. Manca novanta e uno giorni... novanta e uno giorni mancano per io dire a tutta l'Italia: arrivederci... buona vacanza... Io vado via vacanza, per un mese e mezzo arrivederci...”. Ecco. Essendo Josè più furbo – e più scaltro – di Mancini, all'ultimo momento ha tentato di pigiare sul freno e fare un'inversione a U. Ma quel “vado in vacanza, per un mese e mezzo arrivederci” è stato il rattoppo messo lì, un po' alla buona, come viene viene. Se però andate a rivedervi il filmato, tutto in Mourinho lascia intendere che il suo è un vero e proprio annuncio (un po' piccato, tra l'altro), l'annuncio di un congedo in piena regola. Fatto con furbizia. Non avendo battuto il Manchester 2-0 – anzi, avendo rischiato di affondare già a San Siro -, e consapevole dell'involuzione in cui è caduta l'Inter, Josè sente che sta per fallire il vero, importante appuntamento della sua stagione: e cioè il ritorno ad una competitività in Europa che con Mancini non c'era e con lo Special One, ahinoi, non si è mai vista.
Mourinho è un uomo intelligente e sa bene che il banco di prova su cui sarà giudicato è la Champions e non il campionato: un campionato che anche Mancini, pur con tutte le facilitazioni del dopo-Calciopoli, vinceva una volta in scioltezza e una volta ansimando. E siccome Mourinho “non è un pirla”, dopo Inter-Manchester 0-0 ha capito che il passaggio del turno – all'Old Trafford - diventa un'impresa titanica, troppo netta essendo la differenza di gioco tra la banda-Ferguson e la banda-Mourinho. Morale della favola: avendo Josè una soglia di suscettibilità bassissima (il solo sentir dire che il gol di Adriano nel derby era da annullare gli fa venire l'orticaria), sa perfettamente di non essere in grado – in caso di sconfitta all'Old Trafford – di presentarsi in conferenza-stampa per ammettere d'aver fallito, sostanzialmente, la missione affidatagli da Moratti.
Ed è talmente alta la sua sfiducia nella squadra, talmente alto il suo pessimismo, che a 7 giorni dalla sfida di Manchester Josè è diventato preda della sindrome-Don Abbondio: che non potendo evitare i bravi che l'attendevano sul sentiero, accelerò il passo per abbreviare, almeno, la sofferenza dell'attesa (dello sgradito incontro). Ebbene, in attesa dello sgradito incontro di Manchester, Mourinho ha dato un'accelerata ai suoi pensieri (e ai suoi progetti): e senza rinunciare al gusto di dare dei bidoni ai suoi giocatori, quelli che avevano appena perso 3-0 contro la Samp, e dei cretini ai giornalisti, che alla Pinetina lo scocciano in continuazione chiedendogli come mai faccia giocare sempre gli stessi undici (“adesso l'avrete capito, vero?”), lo Special One non ha resistito e l'ha detto: “Tra 91 giorni me ne vado”. E il fatto di avere aggiunto: “Per un mese e mezzo, arrivederci”, non tragga in inganno. Come dice quel proverbio: a volte è peggio la toppa del buco.
Tutto chiaro, se non altro. Mourinho, che per definizione non può accettare di passare – nemmeno per un giorno – per un perdente qualunque, ha detto che toglierà il disturbo. E se l'Inter non ce la farà a superare lo scoglio di Manchester, lui non dovrà in alcun modo rispondere di questo insuccesso: perché il disgusto che prova per noi e per le cose del calcio made in Italy lo hanno già, definitivamente, allontanato da tutto. Noi non l'abbiamo capito? E allora lo perdiamo. Colpa nostra.
C'è lo sceicco del Manchester City che lo aspetta. E lo sceicco Mansour, sì che se ne intende! 
Fonte Paolo Ziliani

Processo a Firenze

Un confronto per uscire dalla crisi, per ritrovare l'unità del gruppo e il gioco, per non vanificare la corsa Champions. La Fiorentina è uscita dalla partita col Palermo con una sconfitta ma, soprattutto, con una nuova consapevolezza di se. Squadra senza personalità, senza carattere, senza voglia di reagire. Una squadra irriconoscibile, insomma. "Martedì ci confronteremo, voglio capire che cosa è successo - ha detto Prandelli -. Ai miei giocatori chiederò sincerità assoluta, soltanto loro mi possono aiutare a capire".

Da quel faccia a faccia dipende tutta la stagione della Fiorentina. Il quarto posto è ancora lì, ma la distanza dal Milan è aumentata e quella da Roma e Lazio è un po' diminuita. Da ora in poi la squadra di Prandelli non può permettersi altri passi falsi. Dopo la sconfitta con il Palermo sono arrivati anche i fischi. "Quelli ci stanno, li prendiamo e ce li portiamo a casa senza dire niente - dice il tecnico -. Per tutta la partita, però, i tifosi sono stati accanto alla squadra, per questo alla fine li ho applauditi".

Il problema è dentro la squadra, non fuori. Può darsi che sia un problema fisico - alcuni giocatori stanno tirando da mesi - oppure, più probabilmente, un problema psicologico. Forse un po' di paura, un po' di tensione. Forse serviva una sconfitta come quella con il Palermo per ripartire. "Certe batoste a volte fanno bene" è l'opinione di Prandelli. Anche dopo la sconfitta a Roma contro la Lazio il tecnico chiese un confronto con i suoi giocatori, dopo quella chiacchierata la Fiorentina ricominciò a correre. "Non voglio rimandare il problema, voglio risolverlo subito. Da qui alla fine del campionato ci aspettano undici finali" ha detto ancora Prandelli. Che poi ha aggiunto: "Da un po' di tempo non siamo brillanti, arriviamo sempre un metro dopo gli avversari. se continuiamo a giocare così sarà difficile tenere certe posizioni".

È stato un black out collettivo, un crollo globale. La Fiorentina ha retto venti minuti poi è sparita dal campo. Un segnale preoccupante, per questo Prandelli vuole intervenire in fretta. Domenica c'è l'Inter, poi a Firenze arriva il Siena. Due partite che possono segnare il cammino della squadra viola. "Dopo il confronto con i miei giocatori avrò le idee più chiare" insiste l'allenatore.

Anche Andrea Della Valle è sicuro che la squadra si tirerà fuori da questo momento difficile. "Tutti insieme possiamo farcela, il calcio è fatto anche di queste cose. In settimana ci vedremo, affronteremo insieme il problema e sono sicuro che già domenica vedremo un'altra Fiorentina".

Fonte Giuseppe Calabrese

Secondo atto

Italia-Inghilterra, atto secondo. Quello decisivo. Il conto alla rovescia per il ritorno degli ottavi di finale è già partito. Domani Juventus-Chelsea, mercoledì Manchester United-Inter e Roma-Arsenal. Le squadre inglesi hanno chiuso il "primo tempo" in vantaggio: due vittorie e un pari, ma i risultati dell'andata lasciano in bilico le tre sfide. C'è ancora margine per rimediare.

JUVENTUS-CHELSEA(and. 0-1) di Riccardo Pratesi
JUVENTUS
Cosa va
- I bianconeri hanno il loro attacco a cinque stelle - Amauri, Trezeguet, Del Piero, Iaquinta e Giovinco -, finalmente a pieno regime. All'andata la Vecchia Signora ha dimostrato una tenuta alla distanza superiore ai Blues, che ha trovato riscontro anche in campionato. Il ritorno di Chiellini irrobustisce la miglior difesa del campionato.
Cosa non va - Gli infortuni. A Stamford Bridge Ranieri ha perso Camoranesi. E nel frattempo pure Marchionni, suo sostituto naturale, e Sissoko, ancora più indispensabile in contumacia Zanetti. Manca pure De Ceglie. Lo 0-1 dell'andata è un risultato balordo: serve la partita perfetta, e i recenti precedenti contro gli inglesi non inducono all'ottimismo.
L'uomo in più - Trezeguet. Porta in dote 161 gol in maglia bianconera. È recuperato, e fresco come una rosa. Dategli un pallone nell'area piccola e si candiderà a castiga-Chelsea. In coppia con Del Piero, poi, fa paura. La Juve sarà costretta dal risultato dell'andata a giocare una partita d'attacco, una manna per lui che dipende dai rifornimenti in arrivo.
CHELSEA
Cosa va
- Cinque partite con Hiddink in panchina, altrettante vittorie. Entusiasmo ritrovato, scuse e dita puntate dell'era Scolari nel dimenticatoio. Il recupero di Essien è un ulteriore valore aggiunto di una squadra che ha raggiunto 4 semifinali nelle ultime 5 edizioni di Champions.
Cosa non va - Giocano sempre gli stessi. Un po' perchè Hiddink aveva bisogno di risultati e certezza immediate, un po' perchè la rosa non è da portaerei. E giocando ogni tre giorni la condizione, già non brillantissima, non migliora di certo. Poi il gioco non è esattamente sfavilllante, e, in caso di guai, il salvagente sono le prodezze individuali.
L'uomo in più - Drogba. Tre gol nelle ultime quattro partite. All'andata le tre palle gol dei Blues sono state tutte farina del suo sacco. Che giochi con Anelka, o al centro di un tridente leggero con Kalou e Malouda, resta il pericolo numero uno. Come Trezeguet, l'infortunio di inizio stagione gli ha evitato fatiche invernali: viaggia come un treno.
LA CHIAVE - I nervi saldi, come sempre nelle sfide di alto livello tra squadre con valori tecnici poco distanti. Entrambe le squadre hanno giocatori che si esaltano nelle sfide dentro-fuori. All'andata l'atteggiamento mentale fece la differenza, e la Juve pagò a caro prezzo le titubanze iniziali. Saranno decisive le scelte, anche a gara in corso, degli allenatori.

MANCHESTER UTD-INTER (and. 0-0) di Antonino Morici
INTER
Cosa va - Motivazioni, tradizione, solidità. Rispetto al 2008, quando Kuyt e Gerrard condannarono i nerazzurri a una rincorsa impossibile, la situazione è diversa. Il ritorno si gioca nella "tana delle Tigri", il luogo meno confortevole d’Europa per chi viaggia, ma si riparte dallo 0-0 e la speranza di sovvertire il pronostico è fondata. Il successo pieno sul Genoa ha allontanato i timori di un calo di forma e di tensione. Certo, servirà quella che Stankovic ha definito come "la partita che può entrare nella storia dell’Inter". Ma Mourinho ha una squadra solida e non parte battuto contro il vecchio rivale, che ha "fregato" il portoghese solo una volta in 13 confronti diretti.
Cosa non va - I numeri dicono che, Genoa escluso, la difesa ha raccolto 7 palloni nella rete in 3 partite. L’infermeria aggiunge che i centrali a disposizione sono tre, Rivas, Cordoba, più Samuel a mezzo servizio. Per passare indenni attraverso le accelerazioni di Ronaldo e le esibizioni di pura potenza di Rooney occorrerà probabilmente un’altra partita da urlo di Cambiasso e una gara senza errori da parte di Cordoba. Considerato lo stato di grazia di Ibrahimovic, il back court resta l’unico punto di domanda nerazzurro.
L'uomo in più - Ibrahimovic, naturalmente. Perché se l’Inter accederà ai quarti quasi sicuramente parleremo di una prima, convicente, notte europea dello svedese. Tutti lo aspettano al varco. L’Old Trafford gli garantisce una vetrina mondiale dalla quale affacciarsi e mostrare il sorriso dei giorni migliori.
MANCHESTER UTD
Cosa va - In casa i Red Devils sono una macchina da guerra: solo in Premier quest’anno hanno segnato 30 gol subendone appena 5, con un pareggio e 12 successi in 13 gare. Rooney ha appena infilato il sesto gol in 7 partite. Berbatov e Tevez farebbero la felicità di qualsiasi squadra d’alto livello e invece sono lì, tra campo e panchina, a contendere il posto agli altri. Ah, poi c’è Cristiano Ronaldo... Quello che si conosce meno, è il grado di affidabilità di Carrick e Fletcher, già apprezzati al Meazza quando l’Inter ha sostanzialmente battuto la testa su un muro di granito. Il blocco, essendo composto da umani, può cedere. Ma sarà un lavoro durissimo da portare a compimento.
Cosa non va - Ferdinand ha problemi alla caviglia, O’Shea non è al meglio per guai muscolari. Ferguson riavrà Vidic dopo la squalifica ereditata dal Mondiale per club, ma una piccola crepa potrebbe aprirsi in ogni caso, come in occasione della leggera deviazione di Cambiasso all’andata, su palla inattiva.
L’uomo in più - Ronaldo vince di un’incollatura, se non altro per la quantità di interventi firmati da Julio Cesar all’andata proprio sul numero 7. Santon all’andata ha fatto un ottimo lavoro. Nonostante la giovane età, il terzino che ricorda a Mourinho i grandi del passato interista dovrà per forza ripetersi.
La chiave - I primi 15-20 minuti. Il Manchester Utd partirà ad andatura folle, come il Liverpool un anno fa, contando sul "miedo scenico" dell’Old Trafford. Se l’Inter scollinerà questo primo punto cruciale avrà il tempo di organizzare le risorse e piazzare un attacco importante. E’ poco probabile che Ferguson concederà a Mourinho di menare le danze. Sarà quindi "assalto a Julio Cesar" vs. "coperti e pronti al contropiede". Spesso ha funzionato. L’Inter ha le possibilità per ripetere il giochino.
 
ROMA-ARSENAL(and 0-1) di Stefano Cantalupi
ROMA
Cosa va - Vucinic ha dimostrato contro l'Udinese di essere recuperato, Totti e Juan stringeranno i denti per aumentare la qualità in attacco e difesa. Le note davvero liete per la Roma, di questi tempi, sono poche, anche se la squadra di oggi è ben diversa da quella opaca e smarrita di inizio stagione. Forse il lato più incoraggiante è l'aver limitato i danni all'andata: all'Olimpico può essere un'altra storia.
Cosa non va - L'1-0 per l'Arsenal maturato a Londra è un risultato "ribaltabile", ma comunque insidioso. Il problema più grosso, però, è l'infermeria: ci sono giocatori di classe che proveranno a scendere in campo in condizioni imperfette (Totti, Juan, Aquilani, Pizarro), ma anche indisponibili sicuri (Cassetti, Cicinho, Perrotta). E la squalifica di De Rossi peserà come un macigno.
L'uomo in più - Vucinic. Il montenegrino si è lasciato alle spalle i guai fisici e ha i mezzi tecnici per mettere in difficoltà la difesa dei Gunners. In un tridente, in appoggio a Totti o anche da prima punta, il suo contributo può essere determinante.
ARSENAL
Cosa va - Il gioco dei Gunners è spettacolare: veloce, tecnico, preciso nei movimenti. Lo si è visto anche nella gara d'andata, in cui la Roma è stata soverchiata. La qualità dei giovani di Wenger è altissima e i recuperi di Walcott ed Eduardo aggiungono soluzioni a un attacco che non sempre concretizza le mille occasioni create. In più, l'Arsenal è una squadra già matura a livello internazionale: difficilmente si scioglierà col calore dei tifosi giallorossi.
Cosa non va - L'unico, vero problema, finora, è stata la cronica difficoltà a "buttarla dentro". L'Arsenal ha talento da vendere e gioca meravigliosamente, ma in molte gare ha sprecato tantissimo. L'assenza di un uomo-gol come Adebayor non è trascurabile. I londinesi avrebbero potuto e dovuto chiudere i conti nella partita d'andata, dominata in lungo e in largo. Non l'hanno fatto e rischiano di pagarla cara.
L'uomo in più - Nasri. La posizione del francese, due settimane fa, si è rivelata un rebus irrisolvibile per i giallorossi. Insieme a Van Persie, con cui ha grande intesa, è il giocatore che apre la difesa avversaria e che sa creare la superiorità numerica saltando l'uomo.
LA CHIAVE - L'Arsenal giocherà una partita leggermente più prudente rispetto all'andata: non rinuncerà ad attaccare perché non è nello stile di questa squadra, ma aggredirà un po' meno. La questione principale è capire come farà il centrocampo romanista, privo di De Rossi, a non farsi travolgere da quello dei Gunners, già superiore all'Emirates Stadium.

Martedì di fuoco


Non sono davve­ro giorni ordinari quelli che attendono giocatori e dirigenti della Juventus. Oggi a Torino arriva il Chelsea, domani sarà la volta di Jo­sé Segui, l’agente Fifa a cui il duo Blanc- Secco si appoggia per molte opera­zioni di mercato, soprat­tutto in terra di Spagna (ma non solo). Segui in questo periodo è chiamato a propiziare un terzo arri­vo, quello di David Silva in bianconero. Presente e fu­turo dunque si intreccia­no, all’insegna di una ri­trovata grandeur.

COME UN SALOON - Ave­va destato qualche per­plessità la scelta di Roman Abramovich di affidarsi a un allenatore con la sca­denza, neanche fosse uno yogurt. Invece Guus Hid­dink, anche lui un tipo fuori dall’ordinario, è riu­scito a ricompattare uno spogliatoio che prima del suo arrivo aveva preso le sembianze di un saloon (molte bevute e qualche scazzottata). Cinque vitto­rie in altrettanti match so­no il segnale che molto è cambiato rispetto al gior­no del sorteggio e d’altron­de la Juve se n’è accorta da sola a Stamford Bridge. Però il monito di Jonathan Zebina («Passeremo il tur­no, a patto di non avere complessi d’inferiorità») è un ottimo manifesto d’in­tenzioni. E per allontana­re eventuali cattivi pen­sieri è sufficiente rianda­re alle vigilie delle sfide con Zenit e Real Madrid, accompagnate da molti ti­mori e relative certezze.

CORSA AD HANDICAP - L’approccio alla partita non sarà un problema, ne siamo certi. La stanchezza che accompagna alcuni elementi della rosa bian­conera potrebbe esserlo, ma non è che al Chelsea abbiano giocato poco. Quanto agli infortuni, alla Juve faranno bene a inter­rogarsi su quanto è avve­nuto nell’attuale stagione, ma in un altro momento. L’unico reale, tangibile handicap per Del Piero e compagni è quello schiaffo subito al 12’ del match di andata da Didier Drogba. Non è poco, ma in casa bianconera abbondano i precedenti di rimonte (gli ultimi tre confronti a eli­minazione diretta con il Real ad esempio), quindi pensare positivo non è so­lo consigliabile, ma anche giustificato.

Le grandi vanno


Alla fine della giornata numero 27 resta tutto invariato nelle posizioni di vertice in virtù dei successi delle tre “big” del campionato: nelle gare giocate sabato l’Inter si è imposta a “Marassi” sul Genoa e la Juventus ha fatto suo il derby della Mole contro il Torino; domenica, invece, il Milan ha superato l’Atalanta tra le mura amiche.

Reduci dalla pesante sconfitta in coppa Italia contro la Sampdoria, proprio nello stadio genovese, gli uomini di Mourinho hanno continuato la marcia verso lo scudetto grazie alle reti di Ibrahimovic, autore di un pregevole pallonetto in apertura di gara e di Balotelli, tornato al gol con una certa continuità, anche se c’è da dire che la realizzazione del giovane attaccante ha scatenato delle aspre polemiche poiché forse la sfera non aveva sorpassato interamente la linea di porta. Il 2-0 dei meneghini è arrivato alla fine di una prova convincente e pragmatica allo stesso tempo contro un Genoa volitivo che, però, ha perso l’imbattibilità in casa. In vista del ritorno di Champions League contro il Manchester United all’ “Old Trafford”, i nerazzurri, dunque, rafforzano la prima posizione, occupata adesso a quota 63.

Nella stracittadina torinese, invece, un sostanziale equilibrio dovuto anche agli interventi decisivi del portiere granata Sereni è stato rotto da un’imperiosa incornata dello juventino Chiellini a dieci minuti dalla fine. I bianconeri, che restano a -7 dall’Inter, hanno faticato parecchio a trovare la via del gol, poiché ancora una volta le punte sono rimaste a secco. Grandi rimpianti, quindi, per l’allenatore del Torino Walter Novellino che nel derby ha visto svanire una striscia di sette risultati utili consecutivi e che dovrà lottare fino all’ultima giornata, con il suo team, per rimanere al di sopra della zona retrocessione, evitata per ora solo grazie alla migliore differenza reti rispetto al Chievo, anch’esso fermo a 24 punti.

Chi invece dovrebbe fare meno fatica, da qui al termine della stagione, è Carlo Ancelotti: il suo Milan, duramente contestato a inizio gara dai propri tifosi, si è imposto con un perentorio 3-0 sull’Atalanta di Del Neri, orfana delle star Doni e Floccari. I rossoneri, che hanno beneficiato di una stupenda tripletta del “sempreverde” Pippo Inzaghi, rimangono ben saldi in terza posizione con 51 lunghezze: se dovessero mantenere questo trend, l’allenatore romagnolo potrebbe anche rimanere nonostante le critiche dell’intero ambiente milanista.
Per quanto riguarda la lotta per l’ultimo posto disponibile per la Champions c’è da registrare il mezzo passo falso della Roma che, nella prima partita giocata sabato, non è andata oltre l’1-1 contro l’Udinese all’ “Olimpico”. Per i giallorossi, privi di Totti e falcidiati durante il match dagli infortuni di Pizarro e Cicinho e dall’espulsione di De Rossi è stata decisamente un’occasione mancata, considerando i concomitanti stop del Genoa e della Fiorentina, avversari diretti per la conquista della quarta piazza.

Nella bagarre entra a pieno titolo anche la Lazio di Delio Rossi, vittoriosa sul Napoli al “San Paolo” grazie a una doppietta di Rocchi, subentrato nella ripresa all’argentino Zarate. I capitolini si trovano adesso a quota 41, solo cinque punti sotto i viola e a meno quattro lunghezze dai cugini e dai grifoni.
Per i partenopei, quindi, continua una crisi che non sembra più fare notizia, così come i dissidi interni allo spogliatoio, la cui divisione è stata palesata ancora una volta dagli schiaffi che si sono scambiati Santacroce e Denis nell’ultimo allenamento prima dell’incontro.

In questa ottava giornata del girone di ritorno suscitano grande clamore i due 3-0 con cui il Bologna e il Siena regolano rispettivamente Sampdoria e Catania: al “Dall’Ara” i felsinei hanno frenato la banda di Mazzarri che mercoledì aveva umiliato l’Inter in Coppa Italia, mettendo in bella mostra il capocannoniere del campionato Marco Di Vaio, che con la decisiva tripletta contro i blucerchiati ha raggiunto quota 19 reti; per i toscani, invece, la vittoria al “Massimino” è stata firmata dalle marcature di Maccarone, Ghezzal e Jarolim. Niente magie e festeggiamenti smodati, stavolta, per gli etnei, forse ancora troppo pieni di sé dopo la vittoria nel derby contro il Palermo dello scorso week-end.

Infine chiudono il tabellone di questa tappa i pareggi tra Chievo e Cagliari, che al “Bentegodi” hanno chiuso sull’1-1 (reti degli ex rosanero Jeda e Makinwa, quest’ultimo a segno dopo due anni) e fra Lecce e Reggina, che al “Via del Mare” non sono andati oltre lo 0-0 in una gara giocata meglio dai calabresi, che potrebbe segnare la fine dell’avventura di Mario Beretta sulla panchina dei salentini, che nel match contro il Palermo della prossima settimana potrebbe essere occupata da Papadopulo.

Le pagelle

Le pagelle della 27ª giornata di serie A, l'ottava del girone di ritorno.
SIENA 8,5 - C'è una squadra bianconera al comando nelle nostre pagelle, ma non è la Juventus e nemmeno l'Udinese. E' il Siena che stravince 3-0 a Catania con tre gol uno più bello dell'altro. E siccome il gioco non era mai mancato, applausi doppi a Giampaolo artefice di questa piccola grande rivelazione, avviata verso una salvezza tanto anticipata quanto meritata.
INTER 7,5 - Voto alto perché aveva il compito più difficile a livello tecnico e psicologico. Conferma di avere la miglior difesa del campionato, malgrado i kappaò di Materazzi e Burdisso, e un contropiede micidiale. Trasformare le poche occasioni da gol create non è fortuna: è il merito che distingue i più forti.
LAZIO 7,5 - Si rivede la bella Lazio di inizio stagione, che esce alla distanza come contro la Juventus in coppa Italia. Bravo Rossi che fa i cambi giusti e bravissimo Rocchi che firma la doppietta del 2-0 a Napoli. Scavalcato il Cagliari si porta nella scia della Roma, tornando a sognare un clamoroso sorpasso.
PALERMO 7,5 - Salvato dal palo di Jorgensen sullo 0-0, affonda la Fiorentina con la zampata di Simplicio e un gran gol di Miccoli. Ci vuol altro per riscattare lo 0-4 del derby, ma questa è una bellissima vittoria che conferma le potenzialità di una squadra da cui è lecito attendersi più continuità.
BOLOGNA 6,5 - Fatica a lungo, poi torna al successo sulle ali di Di Vaio, volato a quota 19 con la tripletta che stende la Sampdoria. Soffre anche sull'1-0, e arrotonda il bottino soltanto nel finale tornando a scavalcare il Torino al quintultimo posto, con un esagerato 3-0.
JUVENTUS 6,5 - Mezzo voto in più per l'importanza del risultato, perché il derby è il derby e soprattutto perché l'Inter non allunga. Il gioco non è granchè, ma se Sereni è il migliore in campo del Torino vuol dire che la Juventus è stata pericolosa: un delitto perfetto ricordando il turnover massiccio in vista del Chelsea.
MILAN 6,5 - Il voto è la media tra il 9 per la tripletta di Inzaghi e il 4 per gli sbandamenti della difesa, salvata sull'1-0 da tre grandi parate di Abbiati. Tante assenze e poco gioco, ma il terzo posto è consolidato perchè dietro non vince nessuno.
CAGLIARI 6 - Continua a rallentare, facendosi scavalcare dalla Lazio. Non vince da tre partite e dopo essere passato in vantaggio sul campo del Chievo si fa raggiungere. Due mesi fa non sarebbe successo, ma evidentemente i ragazzi di Allegri hanno la pancia piena dopo tanti punti e tanti elogi.
CHIEVO 6 - Fischiato nel primo tempo, ancora una volta riesce a risalire la corrente, acciuffando l'1-1 in casa contro il Cagliari. Non è molto per la classifica, ma intanto riaggancia il Torino e conferma di avere un grande carattere, almeno quello da salvezza.
GENOA 6 - Non aveva mai perso in casa dove aveva segnato più di tutti, senza mai rimanere all'asciutto. Contro l'Inter gli va tutto storto, per le parate di Julio Cesar e gli errori di mira dei suoi giocatori. Ma anche se con una marcia in meno, il gioco c'è sempre e almeno per questo merita la sufficienza.
TORINO 6 - Povero Toro, cornuto e mazziato. Fa la partita, riscattando se non altro la scena muta dell'andata, ma non raccoglie nulla contro la Juventus, perché per vincere bisogna prima tirare e poi segnare. Ed è questo il grave punto debole della squadra, malgrado gli evidenti progressi con Novellino.
UDINESE 6 - Penalizzata dall'arbitro che non le concede un rigore solare sullo 0-0, ha il merito di andare in vantaggio e il demerito di non mantenerlo. Ma noi vogliamo premiare la sportività di Marino che non si lamenta per il torto subito. Un esempio che dovrebbe essere seguito da tutti.
REGGINA 6 - Molto meglio del Lecce sul piano della personalità e delle occasioni, fallite da Brienza e compagni. Il coraggio, però, non basta e alla fine lo 0-0 è un granellino di sabbia troppo piccolo per rinforzare il castello della speranza di una salvezza sempre più difficile.
ATALANTA 5,5 - In partita per più di un'ora conferma di avere un gioco, malgrado le assenze di Doni e Floccari, facendo tremare il Milan sullo 0-1. Cede soltanto alla distanza allo scatenato Inzaghi, pagando errori difensivi. E con questa sono 3 sconfitte consecutive.
ROMA 5 - Un passo indietro sul piano del gioco dopo la bella partita contro l'Inter. Fatica a riacciuffare il pareggio in casa contro l'Udinese con il solito Vucinic. E soprattutto mostra nervi scoperti. De Rossi, squalificato in Champions e stupidamente espulso in campionato, ormai è diventato De Rosso.
SAMPDORIA 5 - Non perdeva da 6 partite e in un colpo solo ne becca 3. Fermato Pazzini, dopo 5 gol consecutivi, sfiorato l'1-1 con Cassano nel suo momento migliore, la squadra di Mazzarri si affloscia nel finale, sotto i colpi di Di Vaio. Pesa l'assenza di Palombo, ma anche l'effetto "pancia piena" dopo le abbuffate con il Milan in campionato e l'Inter in coppa Italia.
LECCE 4,5 - Aveva la grande occasione, vincendo, di scavalcare Chievo e Torino. Invece non va oltre un inutile 0-0 casalingo contro la Reggina, dopo aver rischiato più volte il naufragio. Se il migliore è il nuovo portiere Rosati, con almeno 4 interventi decisivi, c'è poco da stare allegri. E la colpa non è certamente di Beretta.
FIORENTINA 4 - Rimane al quarto posto soltanto perché Genoa e Roma non vincono, ma il kappaò casalingo con il Palermo è grave a tutti i livelli: per il gioco e il morale. Unico piccolissimo alibi il palo di Jorgensen sullo 0-0. Nella ripresa, però, dopo lo 0-1 il crollo è verticale senza reazione.
NAPOLI 4 - La crisi continua, come prima più di prima. Battuto in casa dalla Lazio, perde anche Maggio fino al termine della stagione. Ma soprattutto non si vede l'uscita dal tunnel. E la contestazione non aiuta, perché non serve prendersela con Reja, che al massimo è uno dei colpevoli, non "il" colpevole.
CATANIA 3 - Brutto testacoda. Dopo due 10 consecutivi, si merita un 3 come i gol incassati in casa dal Siena, che aveva il penultimo attacco del campionato. Si può perdere, ma non così. Costretto a risalire la corrente dopo il gran gol di Maccarone, colpisce la traversa con Martinez, poi affonda altre due volte. E senza alibi. 

Il nuovo calcio

Tra vent'anni sarà tanto cambiato che neppure lo riconosceremo. Forse, o forse no, ma probabilmente sì. Avrà più occhi, elettronici e umani. Avrà più spazi da percorrere e più tempo per farlo. Avrà l'illusione dell'esattezza scientifica e la presunzione di saperla usare. Sarà un calcio meno tecnico e più tecnologico, sempre più rapido e muscolare, dove le moviole - naturalmente in campo - faranno scansioni di ogni azione come se fossero disegni di Leonardo, e si continuerà a litigare e a sospettare proprio come adesso: solo, avremo più presunti colpevoli con i quali prendercela.

E magari sentiremo malinconia di questi giorni preistorici in cui si litigava per un rigore: però sarà difficile accusare un sensore di sudditanza psicologica. La regia dello spettacolo, televisiva, agirà dentro stadi costruiti apposta, senza settori ospiti, massimo quarantamila persone. Tutti gli altri a casa, davanti allo schermo dove la partita si vedrà comunque meglio. Il telecomando sarà una consolle che permetterà di costruirsi la propria moviola personale (anche tu Biscardi). Il gioco sarà dissezionato in una lunga, continua autopsia e avremo molti spazi per seguire i consigli per gli acquisti: ad esempio, l'intervallo tra un tempo e l'altro durerà venti minuti, cinque più di adesso, e ci saranno quattro "time out" a partita, due per tempo, due per ogni allenatore. In apparenza serviranno ad aggiornare le indicazioni tattiche, nella sostanza saranno solo contenitori di spot pubblicitari.
Le due esigenze, cioè una più vasta commerciabilità del prodotto e una maggiore certezza tecnica che riduca l'errore umano, procederanno insieme su un terreno minato. Oggi, le pupille degli arbitri in campo sono otto: arbitro, due assistenti e il quarto uomo. Diventeranno quattordici: arbitro capo, due arbitri d'area, due assistenti, quarto uomo e quinto uomo addetto alla moviola e ai contatti con gli altri sei.
Tre direttori di gara in campo è l'ultima idea dell'International Board, ovvero l'organo della Fifa (la federazione del calcio mondiale) che vigila sulle diciassette sacre regole del pallone e che - unico ente supremo - può modificarle. Va detto che in oltre cent'anni è accaduto rarissimamente, essendo il football uno degli sport più conservatori, o forse essendo nato nella seconda metà dell'Ottocento già quasi perfetto: se piace così com'è in tutto il mondo, e da sempre, una ragione ci sarà.
Anche se poi, dall'epoca dei padri fondatori inglesi (26 ottobre 1863, Taverna dei Framassoni, Great Queen Street, Londra) fino ai giorni controversi di Collina e Rizzoli, le tavole della legge sono cambiate proprio poco. Da quel primo regolamento ufficiale della Football Association, ecco arrivare in seguito il fuorigioco (1867), arbitro, rigore e reti nelle porte (1891), calcio di punizione (1895), area di rigore (1901), regola del vantaggio (1903). Da allora, la novità più rilevante è stata la sostituzione dei giocatori infortunati, datata 1968. Poi, a parte il divieto per il portiere all'uso delle mani su retropassaggio (1992) e i tre punti per la vittoria (1994, questa sì una svolta epocale), il calcio ha saputo innovarsi (oddio) scrivendo i cognomi sulle magliette e distribuendo agli atleti numeri fissi, talvolta simili a quelli degli autobus (1995). Totalmente naufragati, invece, "golden gol" (o "morte istantanea", 1996: la partita viene vinta dalla prima squadra che segna nei supplementari) e il suo ancor più sfortunato gemello "silver gol" (chi segna nel primo tempo supplementare vince, se poi la frazione si chiude senza altre reti).
Comunque sia, i due arbitri d'area verranno collaudati già nella prossima Coppa Italia (la quale ospitò, anni fa, un non memorabile doppio arbitro in campo). Nel calcio di dopodomani avremo quasi certamente il cartellino arancione, via di mezzo tra ammonizione ed espulsione. E gli allenatori potranno sostituire un quarto giocatore, ma solo durante i supplementari. Come dice Zoff, aumenterà la confusione. Come dice Blatter, il gran capo del calcio, ci sarà più spettacolo, bisogna solo capire a quale prezzo.
Proprio il celeberrimo colonnello dell'esercito svizzero, una specie di dittatore senza veri avversari (caratteristica dei poteri forti del calcio, non solo all'estero), da anni cerca di introdurre norme più ludiche, a volte un po' carnevalesche, perché il prodotto più piace e più si vende, più annoia e meno si guarda. Dunque, la sua famosa (e famigerata) proposta di allargare le porte, fin qui respinta al mittente, avrà buone probabilità di essere accolta.
Oggi sono larghe 7 metri e 32 per 2 metri e 44: potrebbero estendersi a 7 metri e 50 e alzarsi a 2 metri e mezzo, per la gioia dei portieri. I quali, nell'ormai lontano 1992 sono stati i protagonisti dell'ultimo cambiamento regolamentare di un certo peso, quando venne loro proibito di prendere con le mani i passaggi all'indietro (intenzionali) da parte dei compagni.
Poi, è chiaro che le novità più importanti riguarderanno le due situazioni che da sempre fanno più discutere, cioè rigori e gol fantasma. Per i falli in area, i due arbitri supplementari dovrebbero bastare, tenendo conto che la moviola in campo farà il resto: verrà azionata da tecnici e supervisionata dal quinto uomo, in collegamento via radio con i colleghi. Sarà lui a rivedere in tempo reale le azioni contestate (e in tv passeranno nel frattempo altri spot supplementari) per poi comunicare il verdetto all'arbitro capo, cui comunque spetterà la parola definitiva. Un giorno potrebbero abolire il fuorigioco e magari il pareggio attraverso i rigori a oltranza, oppure quell'americanata degli "shoot out", i rigori in corsa provati senza esito in qualche dimenticabile torneo estivo. E che dire del "corner corto", già testato invano a livello giovanile? Oppure delle rimesse laterali con i piedi? Torneranno di moda? Sarà totalmente elettronica la soluzione degli scabrosi casi da linea bianca: il pallone l'ha superata oppure no? Era gol o non lo era? Il perimetro di porta ospiterà i sensori, e il pallone conterrà un dispositivo che sarà "letto" da questi, dunque senza margini d'errore (in teoria, perché poche cose sono fallibili e capricciose come la tecnologia). Il principale sponsor tecnico planetario, che produce anche palloni, ha già messo a punto un sistema che non è entrato in produzione a causa dei costi: infatti, il regolamento del calcio prevede una necessaria uniformità a livello mondiale, e tutti devono poter sostenere le spese di eventuali innovazioni. Se oggi l'Uefa, guidata da Michel Platini, spinge per una maggiore democrazia e una più equa distribuzione delle risorse, domani la ragion di stato potrebbe ridurre il numero delle federazioni, lasciando in vita soltanto le più ricche: e queste si compreranno tutti i giocattoli che vogliono. Forse, per giocarci da sole.
Fonte Maurizio Crosetti

Manovre d'estate

Al 9 di Marzo non si sente ancora l'odore di primavera che già si pensa all'estate? Meteorologi e bagnini staranno pensando "questi sono pazzi", non troppo se il tema in questione (come sempre) è il calciomercato. Ringraziando Milan e Galaxy per la chiusura (momentanea)della trattativa Beckham, si può guardare avanti: c'è l'autorizzazione scritta di Galliani. E per una volta, non è la prima e non sarà l'ultima, Milan, Juve, Inter e Napoli sono interessate solo parzialmente. I direttori sportivi di serie A e B hanno il merito e la bravura di non fermarsi mai. Corvino incontra a Firenze agenti brasiliani per trovare il Felipe Melo di domani, Sabatini a Palermo cerca ancora il colpo che Zamparini, e soprattutto la piazza, aspetta da luglio. La Sampdoria prova a trattenere Antonio Cassano: sarebbe una follia cederlo dopo aver trovato, finalmente, la spalla giusta. Rispetto ed ammirazione per Bonazzoli e Bellucci, ma Pazzini è altro pianeta. I nomi di domani partono da Roma ed arrivano a Siena. Delle telenovele siamo stufi: Alberto Aquilani, ad esempio, vorrebbe conoscere in fretta il suo futuro. La Roma gira la palla al suo agente Zavaglia, che aspetta il momento opportuno per metterla in rete. Ma di questo passo restiamo in difesa fino al 2010 (anno di scadenza del contratto). Più facile immaginare il francese Mexes al Milan. D'accordo le smentite di rito, ma il difensore della Roma ha ammesso con alcuni suoi amici di riflettere seriamente sulla proposta fattagli recapitare da Ariedo Braida. Come il Milan, anche la Juventus, dovrà sistemare la difesa: Zapata da Udine potrebbe spostarsi in estate. Leonardi oggi non può confermare gli sviluppi di una trattativa che procede da diversi mesi. Il suo agente Vidal è attivo. Stesso discorso per D'Agostino, che dopo aver prolungato con i friulani, si sente pronto per il grande passo. E' stato proposto all'Inter, ma di questi periodi Branca ha altri problemi per la testa. Non è e non sarà più un problema dell'Inter Hernàn Crespo, che meritava maggiore fiducia da parte del buon vecchio Josè ed invece si è ritrovato a fare la sesta punta. A giugno sarà addio e non più arrivederci. Difficile un futuro in Italia, se non in un club di seconda fascia. Discorso interessante e che prevede un giro ben più ampio per gli attaccanti. Roberto Stellone, in scadenza al Torino, ha rifiutato in passato proposte dall'Estero perché convinto di poter continuare a giocare in serie A. Empoli e Livorno, in caso di promozione, hanno già fatto il primo passo.

Un intrigo il futuro di Michele Paolucci, attaccante del Catania ma a metà tra Udinese e Juventus. Pronto per il bianconero, ma non quello più nobile. Potrebbe restare ad Udine; Leonardi a gennaio non ne ha voluto sapere di cedere la propria metà del cartellino ai siciliani. Che fine farà Sergio Pellissier, in caso di retrocessione del Chievo Verona? Acquafresca rientrerà all'Inter, ma si profila un altro anno di prestito. Matri valuta una proposta della Fiorentina, mentre su Sergio Floccari si sta facendo troppo rumore per un calciatore che pensa di aver già dimostrato tutto ed invece è difficilmente idoneo a grandi club, quali Juve e Roma. A proposito di Atalanta, il vero gioiello di Osti si chiama Padoin. Ne parlano in pochi, ma state a vedere che sarà lui il vero pezzo pregiato? Unico tassello nello scacchiere di Del Neri capace di ricoprire almeno 4 ruoli, se non 5.
Dicevamo di Siena: occhio alle operazioni dei toscani. In uscita almeno tre gioielli: Kharja, Zuniga (richiesto da Fiorentina, Palermo e soprattutto West Ham) e Galloppa, vecchio e futuro obiettivo del Napoli.
Mancano tre mesi al mercato estivo. Un po' presto, ma abbiamo preferito portarci avanti.
Fonte Michele Criscitiello per Tutto mercato Web

Brividi inglesi

Le pagelle di Fabrizio Bocca per la Repubblica

Inter 6,5

L'Inter vista a Marassi non sarà poi così diversa da quella di Manchester. Mourinho ha scelto una via di mezzo tra l'Inter 2 schierata con la Samp e l'Inter 1 (Ibra, Adriano etc) cui si è detto affezionatissimo. Al contrario delle riserve che, secondo lui, lo avrebbero tradito in Coppa Italia. E così dentro Ibra, ma non Adriano, fuori Cordoba e Muntari. La probabile mancanza di Materazzi e Burdisso in difesa, i dubbi su Chivu e Samuel, provocano ansia (ricordando anche la papera di Rivas...) in vista del match dell'Old Trafford: la soluzione Cambiasso difensore centrale sa proprio di emergenza e non sempre funziona. La difesa - soprattutto in campionato - è stata uno dei punti di forza dell'Inter, portarne una malridotta a Manchester significa doversi raccomandare ancora di più al solito Julio Cesar. Non sarà così, ma intanto la teoria che l'Inter sia Ibra-dipendente si rafforza. Col Genoa ha risolto lui la partita, difficile dimostrare che le fortune della squadra non dipendano per la maggior parte dallo svedese. La potente macchina da gioco si è vista solo in parte, a Genova l'Inter ha vinto ma non ha dominato come in altre occasioni (se ci mettiamo anche i dubbi sul gol di Balotelli...). Certo, meglio di quella timorosa e incerta e che ha rischiato il ko con la Roma, ma che ha anche avuto la forza di risollevarsi fino al 3-3; meglio soprattutto di quella scioccante, quasi umiliata, a Marassi in Coppa Ialia. Ma a Manchester servirà un'Inter imperiale, perfetta in attacco e in difesa, la saprà rispolverare Mourinho?

Manchester 7

L'immagine è quella di un Ferguson che addirittura corre in mezzo al campo, e aspetta proprio con grande gusto la sfida col rivale Mourinho, che si accredita ormai anche della chance di ereditare la panchina del guru mondiale di Manchester. Se Sir Alex mette a riposo Giggs e Cristiano Ronaldo, impegnato in battaglie feroci con tutti anche a livello mediatico (lo accusano di essere spietato e provocatore anche gli avversari) ecco che il manager scozzese sfodera una squadra con Tevez e Rooney in attacco che fa un solo boccone del Fulham in Fa Cup (4-0). Fantastico, tra l'altro, il secondo gol di Tevez dalla distanza. Unico brivido l'infortunio di Rio Ferdinand in difesa. Il Manchester è lanciatissimo nel suo progetto di voler vincere tutto ciò che c'è da vincere nella stagione. Fa veramente paura.

Roma 5

Trasformata rispetto a San Siro. Non si capisce se questo faccia parte delle sue paturnie attuali o se davvero gli infortuni e la testa rivolta all'Arsenal possano averle fatto tirare il freno a mano, magari inconsciamente. Difficile sapere quale delle due Roma vedremo: quella brillante (e polemica...) di San Siro, quella abbastanza abulica del match con l'Udinese. Molto si gioca nell'attesa del ritorno di Totti che a Londra fece cilecca, mentre una bella mazzata è il ko di Pizarro che con l'Arsenal dette una svegliata ai giallorossi quando fu buttato dentro nel secondo tempo. Il difetto fondamentale della Roma comunque sembra essere sempre il solito: giocare senza un centravanti o quasi. Contro l'Udinese in quel ruolo è stato messo Baptista, salvo poi cambiare tutto con l'ingresso di Montella prima e di Vucinic - tenuto a riguardarsi in panchina - poi. L'assenza di De Rossi (squalificato) e Pizarro e Perrotta (infortunati) costringeranno Spalletti a inventare un altro centrocampo e a rinunciare probabilmente al 4-2-3-1 cui nelle ultime due partite si era nuovamente affezionato. Il ritorno di Champions, così, diventa ancora più complicato del previsto.

Nervi e polemiche 4

Le tensioni sono state ancora protagoniste. L'espulsione di De Rossi per proteste plateali contro l'arbitro sono segno di un ambiente eccessivamente carico, forse anche stressato. Eppure l'arbitro aveva graziato la Roma di un rigore netto per un mani di Mexes...

Juventus 6

Anche contro il Chelsea serve una Juve almeno un paio di gradini più su del livello derby risolto con un gol di Chiellini. Il Chelsea, secondo in Premier League, non è certo il Toro. Con gli inglesi bisognerà vincere almeno 2-0, ma il problema principale di Ranieri al momento sembra essere l'attacco. Il più in forma è Iaquinta - che ha messo a dura prova il bravissimo Sereni - Amauri sembra in un periodo grigio, Del Piero ha esaurito le ispirazioni di qualche mese fa e Trezeguet sta rientrando soltanto in queste settimane. La Juve di questo periodo fa risultato ma non è al top...

Chelsea 6,5

A livello campionato il Chelsea è più o meno nelle stesse condizioni della Juventus: -7 dal Manchester (che però ancora deve recuperare una partita). Però sembra godere di una spinta psicologica dovuta al cambio Scolari-Hiddink. In realtà il pregio maggiore dell'olandese è quello di aver ridato spinta ed entusiasmo a Drogba che con la gestione precedente era finito in rottura. Adesso l'ivoriano è al terzo gol in quattro partite. Uno show contro il Coventry: che però non è la Juve, sia chiaro.

Udinese 5,5, Genoa 5,5, Toro 6

Al di là del clamoroso torto subìto per il rigore non fischiato su Mexes, l'Udinese non è più quella di inizio campionato e non ha saputo nemmeno approfittare di una Roma in dieci: anzi nel finale ha sofferto. Il Genoa ha perso brillantezza, Milito è sempre in discreta forma ma in altre occasioni sapeva fare molto più male. Il Toro ha tenuto bene testa alla Juve con un grande Sereni (che forse un piccolo errore però sul gol di Chiellini lo ha fatto) ma ha il difetto di essere sempre troppo confuso in attacco. Rosina, ad esempio, è decisivo quando entra a partita in corso: quando gli dai fiducia subito delude.

Rifiuto della tecnologia 3

E' stato un altro sabato difficile per gli arbitri. Imperdonabile l'errore di Tagliavento & C. a Roma, col mani di Mexes proprio sotto il naso del guardalinee. E qui la moviola non c'entra proprio nulla. A Marassi un altro giallo sul gol di Balotelli: palla dentro del tutto o no? A vedere le immagini sembrerebbe di no perché l'intero pallone, e non soltanto il punto in cui poggia, deve aver superato tutta la linea. Servirà l'arbitro d'area che sarà sperimentato tra pochi mesi? Inutile non sarà, ma delle telecamere sulla linea di porta - magari incassate in pali e traverse - toglierebbero il dubbio in un secondo. Almeno per quanto riguarda i gol fantasma. C'è un rifiuto medievale nel calcio della tecnologia, quando ormai la televisione ne fa un uso esasperato. I fuorigioco al centimetro sono impossibili da stabilire, a velocità normale, per l'occhio e il cervello umano. Il calcio si sta condannando da solo ad un handicap insostenibile.

Ciao Sissoko


Brutte notizie per Juve, Inter e Roma impegnate martedì e mercoledì nelle gare di ritorno degli ottavi di Champions League contro Chelsea, Manchester United e Arsenal. Ranieri perde Sissoko per almeno due mesi. Il centrocampista maliano, nel corso del derby con il Torino, è stato infatti vittima di un trauma al piede sinistro che gli ha provocato una frattura alla regione metatarsale. Lo ha reso noto il sito ufficiale della Juventus. Le radiografie effettuate al termine della gara presso il C.T.O di Torino hanno evidenziato che tale frattura è al quinto metatarso ed è composta. Le modalità terapeutiche e i tempi di recupero saranno valutati nei prossimi giorni, ma si teme uno stop di almeno due mesi.
QUI INTER - Non sorride nemmeno Josè Mourinho, che all'Old Trafford dovrà sicuramente fare a meno di Nicolas Burdisso e Marzo Materazzi, usciti per infortunio nel corso della gara di Marassi contro il Genoa. Per l'argentino gli esami hanno evidenziato una lesione miotendinea prossimale al retto femorale della gamba destra e una lesione al legamento collaterale mediale del ginocchio sinistro. Per Materazzi, invece, gli esami hanno evidenziato una lesione al semimembraboso della gamba sinistra. Il tecnico portoghese spera però di recuperare Samuel e Chivu, provati nell'allenamento di domenica mattina, a cui ha assistito anche il presidente Massimo Moratti.
QUI ROMA - Nella Roma che aspetta l'Arsenal non ci sarà il brasiliano Cicinho, che verso la fine dell'allenamento di stamattina "ha subito un valido trauma distorsivo al ginocchio destro. Nella giornata di domani verranno effettuati gli accertamenti del caso per valutarne l'entità". Si parla addirittura di rischio operazione e di uno stop molto lungo. 
 
 
Fonte La Gazzetta dello Sport

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Il terreMouto

TerreMouto!Quasi una crasi tra terremoto e Mourinho, perché stavolta lo Mourinho ne ha per tutti. Per il giornalismo sportivo italiano, che tra "grandi manipolazioni" e "prostituzione intellettuale" non lo ha certo colpito per la sua imparzialità. Per i colleghi Spalletti e Ranieri, eternamente alla ricerca di popolarità analoga, solidali nel proporsi come 'coglioni' pur far passar lui come 'cazzone', almeno fino al prossimo incontro tra Roma e Juve. Mourinho contro tutti, neanche fosse Goldrake. E dire che gli estremisti nerazzurri lo accusavano di scarso interismo rispetto a Mancini e gli juventini negazionisti di Calciopoli, distorcendo certe sue frasi uscite da Appiano, addirittura qualche tempo fa lo applaudivano. Come lo applaudivano i soloni dell'informazione il giorno della sua investitura: chissà come se la caveranno ora, dopo che lo Special One ha insolentito l'informazione sportiva italiana, anzi calcistica, perché i colleghi che seguono discipline meno popolari non c'entrano nulla. Per quanto mi riguarda, ho la coscienza a posto: tolti i pochi che dichiarano apertamente da che parte stanno e non si atteggiano a soloni, non ho stima per la mia categoria. Adesso mi darete del classista, ma sono sincero: dei giornalisti di calcio che ho conosciuto, meno del dieci per certo unsa con disinvoltura il congiuntivo, meno del cinque per cento ha uno straccio di laurea, meno del due per cento conosce i rudimenti di una lingua straniera. Non conosco nessuno davvero al di sopra delle parti. Non lo sono io, lo dichiaro apertamente, e non lo sono soprattutto coloro che ve lo fanno credere. Quindi se Mourinho pensa e parla di manipolatori spara nel mucchio in una categoria in cui oggi è difficile distinguere i giornalisti dai tifosi. Come in tutte le professioni, anche tra i giornalisti ci sono i buoni e i cattivi, come ci sono buoni e cattivi architetti, e cosi via. Su questo però l'ultima parola spetta al pubblico e non a Mourinho che è liberissimo di pensarla come vuole. Certo sputtanare Ranieri raccontando di una chiamata non risposta il giorno successivo non sarà elegante, ma chi tra i colleghi, dietro i loro sorrisi patinati, è poi stato sempre elegante nei confronti di Mourinho? Non mi piace chi dice una cosa in pubblico e poi corre a scusarsi via telefono e privatamente con l'interessato. Forse Ranieri temeva la reazione che poi Mourinho ha avuto? Al momento Inter e Juve sono l'una contro l'altra armate, a suon di comunicati, ma presto tutto tornerà nella normalità. Come sempre. Mourinho aveva detto che il calcio italiano non lo avrebbe cambiato. In realtà è cambiato parecchio: ormai pare più italiano di un guaglione di Posillipo nei suoi continui e strategici richiami agli arbitraggi. Ha capito presto il giro del fumo nel Paese del sospetto? La madre di tutte le domande però è un'altra: è sempre lui a dominare quello che lo circonda o sta finendo stritolato? L'esternazione sui 91 giorni che mancano alle sue vacanze è stata accostata al manciniano "credo che tra due mesi, eccetera eccetera!" Esistono esegeti del pensiero dell'allenatore dell'Inter di turno: li aveva Mancini, li ha Mourinho. La mia sensazione è che lo Special One, più del Mancio, ci prenda tutti per il culo. E continua ad essere il grande mattatore di giornali e programmi TV. Non riesco però a capire se alla fine riuscirà a gestire il carico di merda che puntualmente gli arriva addosso o finirà per togliere il disturbo a giugno, scegliendo un ingaggio simile a quello percepito dall'Inter in un calcio più bello, più civile, più divertente in un Paese non più bello né più divertente ma sicuramente più civile del nostro: l'Inghilterra. Dipende anche dai risultati, ma intanto vi anticipo le notizie dei prossimi giorni: se come credo l'Inter settimana prossima l'Inter saluterà la Champions League, preparatevi alla fucilazione mediatica di Mourinho e all'imminente ritorno di Mancini. Dal primo giorno chi conosce l'Inter sa che se Mourinho dovesse lasciare anzitempo può tornare solo Mancini, perché ha ancora quattro anni di contratto che valgono una fortuna. Il rapporto tra Moratti e Mancini si ricomporrebbe in un baleno semplicemente perché conviene ad entrambe le parti e non solo economicamente. Ma sapete qual è l'incredibile fascino di casa Inter? Che basta un'idea improvvisa di Moratti per sparigliare tutte le carte. Ma questo ve lo racconto la prossima volta.

Fonte Gianluca Rossi per Tutto mercato Web

La legge del taglione


La domanda è questa: perchè la Roma che tanto si era lamentata domenica scorsa, oggi non parla degli errori arbitrali? Perchè De Rossi si lamenta della sua espulsione (sacrosanta), quando c'era un rigore evidentissimo non dato all'Udinese? Forse perchè quando la volpe non arriva all'uva, dice che è amara. Queste domande, a cui potranno rispondere solo i diretti interessati, non sono poste per mera polemica, ma per esortare tutti ad avere un pò più di equilibrio. Un clima esasperato non giova a nessuno, tanto meno agli arbitri e ai loro assistenti. Certo, è da capire la rabbia di De Rossi & co. visto che ogni volta che giocano a S. Siro vengono penalizzati in modo clamoroso, però da qui non si deve arrivare a dire che c'è una banda che gestisce gli "errori" a favore di questa o di quella squadra. L'errore fatto ieri da Tagliavento in Roma-Udinese è clamoroso ed ancora più evidente di quello fatto da Rizzoli domenica scorsa. Si, perché il colpo di mano con cui Mexes si porta avanti il pallone in piena area di rigore è netto e palese. Quindi, la se la squadra giallorossa domenica ha perso 2 punti, oggi ne ha guadagnato uno, visto che con quel rigore l'Udinese avrebbe vinto, forse non meritatamente, ma questo è il calcio. Diamoci tutti una regolata, a partire dalla stampa, non diamo continuamente addosso a qualcuno per il solo gusto di farlo e cerchiamo di vivere il calcio serenamente.

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