L'ultimo saluto
Finanza creativa nel calcio
Un'operazione davvero inedita (verrebbe quasi da dire rivoluzionaria) per il mondo del pallone. E' quella lanciata dal Colonia per finanziare il ritorno di Lukas Podolski, per il quale dovrà pagare a giugno 10 milioni di euro al Bayern Monaco: il club ha infatti deciso di mettere in vendita l'immagine del nazionale tedesco su internet al prezzo di 25 euro per ogni riquadro di 64 pixels, allestendo un apposito sito denominato "Poldi in pixels" (http://pixel. fc-koeln. de l'indirizzo completo per chi volesse consultarlo).I sostenitori del Colonia possono in sostanza acquistare un 'pezzettò del loro beniamino di una taglia minima appunto di 64 pixels (8 x 8) pagando 25 euro e lasciare anche un messaggio, come ad esempio quello a firma Ernst e Beeke che si dicono "felici di vedere Podolski ritornare a casa". Da questa originale iniziativa i dirigenti della società dell'ovest della Germania sperano di raccogliere circa un milione di euro, ovvero un decimo della cifra per il trasferimento più oneroso nella storia del club.
Il sito al contempo ha attirato un certo numero di imprese, sia di dimensione locale che internazionale, pronte ad approfittare di questo strumento dove compaiono il giocatore e in primo piano la cattedrale di Colonia per farsi pubblicità.
Dopo tre stagioni in Baviera, Podolski ritroverà a luglio la squadra in cui è cresciuto calcisticamente a condizione che il Colonia rimanga in Bundesliga. Nelle due stagioni e mezzo con la maglia del Bayern, "Poldi" ha collezionato 58 presenze nel massimo campionato tedesco, realizzando in totale 12 gol, dal momento che i tecnici Ottmar Hitzfeld e Juergen Klinsmann gli hanno preferito il centravanti azzurro Luca Toni e quello della Nazionale tedesca Miroslav Klose come coppia d'attacco.
Mourinho e i pirla
Non si è parlato solo di Champions e di Manchester United nella conferenza stampa della vigilia della gara di andata degli ottavi di finale. Forse proprio per distogliere l'attenzione da questa sfida determinante, il tecnico dell'Inter Josè Mourinho ha caricato a testa bassa contro Carlo Ancelotti, reo di aver sostenuto che solo il portoghese non era d'accordo sulla necessità di annullare il gol di Adriano nel derby: "Ancelotti è l'unico a considerarlo irregolare, è un grande allenatore, ma pensa che gli altri sono pirla quando parla così? E lo dimostra quando non dice che nel derby dell'andata ha vinto con il fuorigioco di Kakà
Ed è una fortuna che Allegri è uno tranquillo, se avesse avuto la bocca grande come me o Ancelotti forse oggi si parlava del gol del Milan e di Inzaghi, che meritava tre giornate di squalifica. Si potrebbe parlare di tante cose, di un rosso per Ambrosini contro di noi che non è stato dato. Se il Milan è riuscito a trasformare un derby che andava verso il 3-0 o il 4-0 in un 2-1 è stato fortunato. Ma la fortuna è una qualità delle grandi squadre".
CAPITOLO ADRIANO - Basta con le braccia e le mani di Adriano. Se non riescono a squalificarlo almeno che sia condannato ad essere ammanettato con le mani dietro la schiena. O le usa per spingere dentro un pallone o per dare un cazzotto nello stomaco a un avversario oppure per saltare scompostamente. Nel caso del gol del derby c'era la netta impressione che il fallo ci fosse, ma non la sicurezza che l'uso del braccio fosse involontario. E su questo il giudice si è basato - giustamente - per risparmiargli la squalifica per simulazione. E però a Bologna si è visto ancora qualcosa di molto simile. Forse è il caso di riaffermare solennemente che nel calcio le mani non si usano. Tre indizi fanno una prova e soprattutto il sospetto che un po' di reverenza arbitrale nei confronti dell'Inter ci sia tutta. Altrimenti, come al solito, si rischia di usare due metri e due misure: durezza nei confronti di Gilardino, braccia aperte - è il caso di dire - nei confronti di Adriano e dell'Inter. Proprio dopo che il diabolico Mourinho aveva cominciato a lamentarsi degli arbitri... Insomma Adriano fa il furbo e gli arbitri e chi li comanda si fanno prendere per il naso.
Napoli, ecco i responsabili
I tifosi hanno assediato fino alle 20.45 lo stadio San Paolo, quasi quattro ore. La mediazione della polizia, interessata ad evitare incidenti e a rimandare a casa centinaia di agenti, ha favorito l'incontro di Pierpaolo Marino, il solo dirigente che si sia esposto, con una delegazione di Ultras.
Sono state quindi dettate le condizioni: ritiro immediato e massimo impegno. Il Napoli si è piegato.
Per società, allenatore e squadra è uno smacco. Sono stati espropriati dei loro poteri i dirigenti, dei loro diritti i calciatori. È un golpe che li mortifica, ma scrive una pagina nuova, non esemplare perché segna il trionfo della demagogia, delle minacce, di un assedio.
Tenere una squadra prigioniera negli spogliatoi per quattro ore è violenza, dimostra quanto sia potente e temuta una tifoseria organizzata ma non compromessa da rapporti preferenziali con i dirigenti.
Il movimento Ultras di Napoli è stato negli ultimi anni depurato da inedite inchieste per il calcio italiano, dove tutto comincia e finisce intorno allo stadio, aggressioni e manganelli, sangue e abusi, pietre e coltelli, senza dimenticare attacchi proditori negli Autogrill, poi nemici come prima e arrivedersi alla prossima domenica.
A Napoli no. La Procura antimafia (la Dda) e la Digos hanno attuato una diversa strategia. Le vicende non si sono mai chiuse la domenica, le indagini si aprivano appena terminavano gli incidenti o durante gli scontri.
La Digos, guidata da Antonio Sbordone, ha schierato due formazioni. Una: dialogante. L'altra: investigativa. La prima tiene i rapporti con i tifosi, li conosce, ne studia le gerarchie, i metodi, gli obiettivi. L'altra registra i profili penali in caso di incidenti, ricostruisce oscure alleanze come nella rivolta di Pianura quando i politici reclutarono i professionisti delle sommesse tra gli Ultras. Non disdegna le intercettazioni. Passa quindi alle retate notturne con arresti all'alba, stile blitz anticamorra.
Un pm di punta nel pool anticamorra, Antonello Ardituro, da anni trova il tempo per istruire processi alla tifoseria violenta, senza trascurare il feroce clan dei Casalesi. Questa risposta giudiziaria ha liberato gli Ultras di delinquenti travestiti da tifosi, ragazzi che non sapevano distinguere un gol dalle tangenti, una bandiera azzurra dalle bombe carta, la fede dall'estorsione.
Possono apparire come i nipotini di Masaniello, questi. Sono rappresentanti di commercio o tassisti, studenti fuoricorso o cassintegrati: ma non prendono soldi dalla società, non le chiedono favori, non commerciano biglietti sottobanco. Hanno mani rivide di fatica, ma pulite. Possono sembrare fanatici, ma non corrotti.
Rivendicano la loro indipendenza, non si lasciano manovrare, i loro striscioni sono paventati da società e squadra più delle cartelle esattoriali.
Prima di Napoli-Genoa ne sono comparsi due. In curva B: "Il calcio non è cinepanettone, la programmazione è solo improvvisazione". In Curva A: "Due mesi senza impegno ed ora ci chiedete il sostegno, la nostra posizione è questa: per voi è l'ultima occasione".
Occasione che non hanno colto i giocatori. Fuori forma, anche Lavezzi. Il Napoli ha perso 1-0. E gli Ultras, quasi 400, hanno circondato l'uscita dello stadio. Alla squadra è stato suggerito di non uscire, De Laurentiis e Marino intanto ragionavano con Reja che voleva dimettersi.
Dal 21 dicembre (sconfitta con il Torino e lunghe vacanze) il Napoli non si è più ripreso. Reja non ha letto i segnali di crisi, comunque non ha saputo arginarla. La società neanche, se ha acquistato un grazioso argentino dal piede sapiente per otto milioni di dollari, Jesus Datolo, lasciato in panchina nella partita con il Genoa. Doveva essere il sostituto di Mannini, squalificato per un anno, ma non ha passo né potenza per battere la corsia di sinistra in fase difensiva e offensiva.
Probabilmente la società lo ha acquistato per il prossimo campionato, ipotizzando un allenatore che attui un 4-4-2 e non l'usurato 3-5-2 di Reja. Un errore perché a gennaio è giusto sostituire ruote in corsa come al pit stop, un lusso programmare, trascurando le emergenze. Al Napoli occorrevano giocatori di sostanza a centrocampo per alternare Gargano e Blausi logori, e un attaccante per dare il cambio a Denis. È stato come non accorgersi delle crepe in un palazzo e limitarsi a riverniciare i tetti.
Datolo non copre le necessità del momento, e Reja in un solo giorno ha bocciato tre acquisti. Ha tirato fuori Denis e Maggio, non ha liberato dalla panchina Datolo, preferendogli altri due superleggeri (Più e Russotto) per la rimonta. La squadra è invece apparsa ancora più debole.
Già, la squadra. Gli Ultras rimproverano notti dissennate, tra discoteche e champagne. "Se vi troviamo in giro di notte, sono guai", li avevano avvertiti anche la settimana scorsa. Il calcio scopre a Napoli le ronde contro la dolce vita dei campioni. Interessanti gli sviluppi. Un presidente che ha raccolto il Napoli nella sezione fallimentare del tribunale portandolo dalle macerie alla zona Champions, giocatori superpagati al punto di essere inutilizzati e incedibili: accetteranno la dittatura Ultras?
De Laurentiis ha più volte minacciato di mollare. Stavolta potrebbe davverso pensarci. I giocatori, alcuni ovvio, purtroppo i migliori, sono accusati di notti concitate. Chiederanno di andar via. Discoteche se ne trovano ocunque tante, prima di essere scoperti dagli Ultras. Per loro, come nella canzone della Nannini, c'è sempre un'ultima insegna accesa.
Fonte Antonio Corbo per La Repubblica
Il Napoli è una polveriera
Il giocattolo si è rotto oppure gli sono solo state tolte le pile? Per avere una risposta, probabilmente, dovremo aspettare ancora qualche settimana; sta di fatto che il giocattolo di Aurelio De Laurentiis non diverte più. Un calo era prevedibile, fisiologico, ma è la crisi nera a spaventare i tifosi infuriati e dietro ogni crisi c'è sempre qualche problema più profondo. Uno spogliatoio diviso in due, se non addirittura in tre. La squadra ha "scaricato" Reja perché, se lo ha fatto ufficiosamente la società, i calciatori si sentono autorizzati a comportarsi di conseguenza. Urge un intervento, netto e deciso, del Presidente De Laurentiis, il quale sta iniziando a rendersi conto che l'immagine nel calcio non è tutto e che gestire il rapporto con i calciatori non è come spiegare ad uno dei suoi attori come recitare la parte nel solito film di Natale
Solo Massimo Moratti, negli ultimi 12 mesi, ha speso più del Napoli, che sognava la Champions ed invece rischia di restare completamente fuori dall'Europa: sarebbe un clamoroso fallimento, nell'anno in cui la città ha ritrovato, seppur per poche settimane, la Coppa Uefa. Gli azzurri non divertono, non portano a casa punti, appaiono rassegnati e soprattutto non rispecchiano la città. Un gruppo che non sa lottare e quel che più conta è l'indifferenza di alcuni singoli. La scommessa Denis il Napoli rischia di perderla definitivamente, Datolo non è il calciatore di cui Reja aveva urgentemente bisogno e, se confrontate i numeri di Lavezzi con quelli di qualsiasi altro attaccante, noterete che la media tiri in porta/gol realizzati è piuttosto bassa. Tra gli innumerevoli motivi della crisi c'è anche il fattore fisico. Quando il Napoli ad inizio stagione volava, gli altri camminavano; adesso che gli altri volano, il Napoli si ritrova a camminare su una sola gamba.
Fonte Michele Criscitiello per Tutto Mercato Web
Sempre e solo le grandi!
Le prime della classe vincono tutte, nessuna entusiasma, gli errori arbitrali sono sempre tanti e Adriano continua a giocare con le mani.
Le danze settimanali le aveva aperte proprio l'Inter a Bologna.
Una partita ben controllata per 75 minuti dai nerazzurri che stavano vincendo grazie alla prima rete in campionato di Cambiasso, ma che hanno rischiato alla fine anche di perdere, e forse l'avrebbero pure meritata la sconfitta.
L'avrebbero meritata perchè dal gol di Cambiasso in poi si è cominciato, giustamente, a pensare a Manchester prima che la pratica Bologna fosse chiusa, e ci è voluto uno J.Cesar strepitoso, secondo solo a Buffon nel mondo, e soprattutto una grossa dose di fortuna targata Balotelli per portare a casa tre punti che forse sono ancora più importanti di quelli conquistati nel derby. Può sembrare assurdo pensarlo, ma buttando un occhio al calendario delle prossime giornate, pensare di aver conservato un vantaggio così largo sulle concorrenti non è poi roba da poco.
Fa piacere che a realizzare una rete di tale importanza sia stato, come già detto, Mario Balotelli: una punizione beffarda che non aveva la pretesa di far male ad Antonioli, ma che può rappresentare il confine della carriera di questo straordinario ragazzo. Da qui può (ri)nascere la sua carriera, non può più fallire il buon super-Mario.
Alla vittoria dell'Inter ha risposto per prima in ordine cronologico la Juventus. Sul difficile campo di Palermo l'evento di straordinaria importanza non sono i tre punti incassati dalla squadra che fu degli Agnelli, ma il ritorno al gol di David Trezeguet, un'autentica macchina da gol che non accenna ad incepparsi.
Meno straordinariao ma non meno importante la rottura dell'incantesimo Sissoko: il centrocampista maliano aveva realizzato due reti sinora in maglia bianconera, entrambe le volte la Juve aveva perso in casa 2-3. La fantastica prodezza de "La Favorita" ha fatto crollare anche questo piccolo tabù, oltre ad aver ricordato ancora una volta a tutti che questo giocatore è si famoso innanzitutto per la sua fisicità, ma con la palla fra i piedi non è di certo l'ultimo arrivato.
Ai rosanero restano i tanti complimenti e nulla più, ma il sogno europeo resta vivo.
Vittoria difficile e importante anche per il Milan, seppur con qualche polemica legata al mezzo fallo di Inzaghi nell'occasione del gol di Seedorf, e a qualche errore dei guardalinee non abili a ravvisare i fuorigioco durante la sfida col Cagliari.
Milan costretto a giocare senza brasiliani, senza fantasia, e non è un caso che a segnare sia stato proprio Seedorf. Assurdi i fischi di S.Siro contro l'olandese, neanche ci si stesse rivolgendo ad un Andreas Andersson qualsiasi, o ad un Quaresma nerazzurro. Sono i misteri brutti del calcio questi, probabilmente non esiste una spiegazione a un simile atteggiamento, ma tant'è che ormai Seedorf pare essere il capro espiatorio di qualsiasi malumore dei tifosi rossoneri. D'altronde Gilardino non c'è più, con qualcuno dovranno pur prendersela, no?
Nella corsa ad un posto Champions brillano le stelle di Jankovic e Taddei.
Il primo si sta prendendo rivincite incredibili dopo che da Palermo l'hanno praticamente cacciato, e con il suo Genoa la cavalcata sembra non avere freni. L'altra faccia di questa stessa medaglia è Napoli: che crisi nera per Reja e giocatori, ora non solo si perde fuori casa, ma anche al S.Paolo si cominciano a perdere colpi decisivi. La sfida con la Juve della prossima settimana può essere la scossa giusta per l'ambiente partenopeo.
Dicevamo invece di Taddei, ex di turno che ha regalato una vittoria importante ai suoi contro al Siena in una serata di piena emergenza come quella a cui è andata incontro la Roma fra infortunati e acciaccati lievi.
Torna alla vittoria la Lazio, nonostante il gol annullato a Pandev, nonostante i suoi attaccanti continuino a restare a digiuno, nonostante fra Carrizo e Muslera ci sarebbe da mettersi le mani ai capelli. Ma va bene così in fin dei conti, per gli abbellimenti ci sarà tempo in futuro, intanto si pensi giustamente al sodo.
In fondo alla classifica pare che sia sempre meno critica la situazione della Sampdoria, quel Cassano è da alti livelli, e poi c'è Pazzini che pare essersi ricordato all'improvviso come si faccia a segnare, anche se comunque un buon 90% di merito delle sue realizzazioni è di FantAntonio. Impensanbile che Lippi continui a far a meno di lui, sarebbe come negare che il sole sorga all'alba di ogni giorno.
Le altre invece sono sempre le solite, e fra queste oggi troviamo il sorriso solo in casa Torino: la rete di Dellafiore con l'Udinese (altro fenomeno inspiegabile di questa stagione) fa uscire dalla zona retrocessione gli uomini di Novellino, ma la strada è ancora lunga considerando soprattutto l'ottimo momento del Chievo che si è visto scippare un sacrosanto punto in classifica da un arbitro probabilmente con la testa altrove: non si può non ravvisare l'evidente fallo di Mutu nell'azione che ha portato al sorpasso viola nella partita del Franchi.
La chiusura è ovviamente dedicata alla scomparsa di Candido Cannavò: non un giocatore, non un dirigente, non un allenatore, di certo non uno simpatico a tutti, ma sicuramente uno dei personaggi più conosciuti del mondo dello sport. Avrà già trovato un posto nella redazione del giornalino del Paradiso, quel giornale che racconta il campionato dei beati.
Ciao Candido, da oggi il cielo è un po' più rosa.
Ciao Candido!
Si è spento Candido Cannavò. Firma storica de "La Gazzetta dello Sport", l'unico capace di dare quella soffiata di novità decisiva per il giornale rosa. Oggi chiudo qui con le notizie: il blog non verrà aggiornato in segno di lutto e per rispetto al buon Candido e alla sua famiglia! Se ne vanno sempre i migliori, questa è la triste realtà. Ci mancherai caro Direttore.
Collina costretto a lasciare?
A volte ritornano: fra poco più di due settimane, il 6 marzo a Roma, potrebbe andare in porto la "restaurazione" nel mondo degli arbitri. Proprio così: dopo il terremoto di Calciopoli, ecco che Tullio Lanese e i suoi uomini si stanno riaffacciando con forza nell'Aia, associazione italiana arbitri . L'attuale presidente, Cesare Gussoni, ha fatto bene in questi ultimi anni (è stato eletto il 25 novembre 2006) ma non ha alcuna intenzione a ricandidarsi. Perché? Perché non vuole entrare in una lotta di potere, e di poltrone, che non gli appartiene.
In pista quindi restano in due: Marcello Nicchi e Matteo Apricena. Nicchi, ex arbitro di Arezzo, non è un nome nuovo: ci aveva provato tre anni fa, ora può contare su una solida cordata di cui fanno parte Alfredino Trentalange (candidato alla presidenza del Settore Tecnico), D'Elia e i Paparesta (padre e figlio, avvelenatissimo quest'ultimo per essere stato fatto fuori da Gussoni e Collina). Secondo candidato: Matteo Apricena, invece, è sbucato a sorpresa. Fiorentino, 50 anni, si è dovuto dimettere dalla carica di designatore della D (lui voleva solo autosospendersi ma Abete non glielo ha consentito). Nella sua cordata c'è Maurizio Mattei, candidato al Settore Tecnico e attuale sostituto di Apricena come designatore della D; ma sopratutto ci sono tantissimi uomini legati all'ex numero 1 degli arbitri, Tullio Lanese. Dal siciliano Ingargiola (esilaranti le sue intercettazioni dopo Reggina-Juventus...), a Lascioli, presidente commissione appello Aia, e all'avvocato Giuseppe Napoli, ex arbitro e legale dello stesso Lanese. L'ex presidente Aia è stato condannato dalla Corte Federale a due anni e sei mesi, pena diminuita dalla Camera di conciliazione ad un solo anno (e già scontata). Ma Lanese è anche rinviato a giudizio a Napoli: ha chiesto il rito abbreviato, come Giraudo ed altri, e aspetta la sentenza verso maggio-giugno di quest'anno. Intanto piazza i suoi uomini nella cordata-Apricena. Con l'ex designatore della D pare ci sia anche Carlo Tavecchio, potentissimo presidente della Lega Dilettanti, mentre si è candidato, per il settore tecnico, Stefano Tedeschi, pupillo di Gigi Agnolin, e che nel dicembre 2005 si dimise da designatore della A-B. Con Apricena, candidato al comitato nazionale dell'Aia, l'organo di governo degli arbitri, inoltre c'è pure Filippo Antonio Capellupo, ex presidente del comitato calabrese. Capellupo è stato deferito alla Commissione disciplinare da Palazzi "per avere stipulato una convenzione - si legge in una nota - con un operatore telefonico (la Wind, ndr) per la fornitura di beni e servizi, senza la preventiva autorizzazione del competente organo federale, nonché per avere violato i principi di correttezza e probità nella fase costitutiva ed esecutiva del rapporto contrattuale instaurato, omettendo di effettuare i doverosi controlli sulla sua pratica attuazione". Risultato? Il processo a Capellupo è stato rinviato al 19 marzo, dopo l'elezione-Aia. Complimenti. Ma poteva candidarsi, pur essendo deferito? Chissà. Intanto, nessuno due rivali fa conoscere un minimo di programma, niente di niente: solo la spartizione di poltrone.
Nessuno fa sapere se, vincendo, è intenzionato a proseguire con il designatore Pierluigi Collina, o se ci metterà un amico suo. Incredibile: se Collina è una risorsa per il calcio (e lo è, e ha diritto a concludere il suo lavoro senza interromperlo a metà), allora si dica chiaramente cosa si vuole fare. C'è anche il rischio, a questo punto, che Collina decida di mollare tutto. Ipotesi quasi certa se dovesse vincere la cordata Apricena-Lanese. Tutto questo sta bene ad Abete? D'accordo che l'Aia è autonoma ma i soldi da dove arrivano? E che succederebbe se, litigando, il governo degli arbitri non fosse in grado di governare? C'è già qualcuno che pensa al commissario (Gussoni?): ma intanto vediamo che succede il prossimo sei marzo.
Plebiscito per Luca Pancalli: e fra quattro anni...
Luca Pancalli è stato rieletto presidente del Comitato italiano paralimpico con il 99% delle preferenze. Un autentico trionfo, insomma. Candidato unico, l'ex commissario Figc e vicepresidente del Coni, ha detto: "Ora ci attendono sfide importanti, dalla collaborazione sempre più stretta con il mondo del volontariato alle politiche all'interno del mondo della scuola, per una sempre maggiore integrazione delle persone disabili nel contesto scolastico". All'assemblea di Tivoli hanno assistito anche il sottosegretario allo sport Rocco Crimi ed il presidente del Coni Giovanni Petrucci, al quale già in passato Pancalli aveva promesso il sostegno del "Cip" in occasione delle prossime elezioni di maggio. Fra quattro anni, invece, potrebbe essere lo stesso Pancalli a candidarsi alla presidenza del Coni.
Mourinho fa lo spavaldo
Ora sì che si può pensare al Manchester United. Vinta la partita di Bologna, conservato il vantaggio su Juve e Milan, rilasciato il più classicio dei sospiri di sollievo per le condizioni di Ibrahimovic, Mourinho parla della sfida ai Red Devils senza limiti. "Voglio che i miei giocatori abbiano grande piacere di giocare la partita con il Manchester United, senza paura di uscire agli ottavi. Io ho grandissima fiducia di farcela. Sono una squadra molto pericolosa sulle palle inattive, mi aspetto una grandissima partita".
Il portoghese ha parlato subito dopo la vittoria (2-1) a Bologna, che ha messo un'altra pietra sulle speranze delle inseguitrici. "Ci mancano tanti punti per considerarci al sicuro - ammonisce Mou - è ancora troppo presto. Stasera abbiamo battuto un avversario molto difficile, difensivamente organizzato, che segna sempre il suo gol, che ha carattere, con un'aggressività e voglia di vincere che sono la faccia del suo allenatore".
Parlando dei singoli, Mourinho assolve Muntari, schierato dietro le punte e non molto brillante ("sapevo che non era la sua vera posizione, ma ha fatto il suo lavoro ed era importante fare questa gestione del centrocampo, un tempo lui e uno Stankovic") mentre per quanto riguarda Julio Cesar, decisivo con la sua parata nel finale su Di Vaio, solo tanti complimenti: "Ha dormito per 75 minuti, per 75 minuti non ha toccato palla, poi si è svegliato quando Stankovic quasi faceva un gol fantastico nella sua porta e poi ha fatto quella grande parata su Di Vaio. Il portiere di una grande squadra deve essere così, ha una parata da fare in 90 minuti e quando la fa regala punti". Decisivo è stato anche Balotelli. "Era in panchina, era un'opzione e ho deciso di fare entrare lui - racconta Mourinho -, Mario ha risposto bene, è entrato con voglia, ha segnato, ha lavorato difensivamente, mi piace quando un giocatore capisce la strada che deve percorrere". E con un Ibrahimovic "impressionante, fantastico", l'Inter adesso può concentrarsi sul Manchester United, perché il discorso torna sempre lì, alla Champions.
"Non voglio che i miei giocatori si sentano sotto pressione, voglio che giochino questa partita con grande piacere e la prima cosa che dirò domani loro è che ho grandissima fiducia sul fatto che possiamo farcela - dice il portoghese -. Conosco il Manchester dal 2004, è la miglior squadra al mondo a giocare in contropiede, uccide il suo avversario in transizione, ha Berbatov che ha qualità tecniche fantastiche e poi Ronaldo, Rooney, Tevez o Park che fanno la differenza dando profondità, velocità, ci vorrà una grandissima concentrazione".
Mourinho chiede l'aiuto del pubblico perché "se sappiamo che all'Old Trafford giocheremo contro 12, il Manchester a San Siro deve giocare contro 12". Una grande sfida che arriva nel momento giusto per l'Inter, che forse dovrà fare a meno del solo Samuel infortunato. "Ci presentiamo in una forma fisica e psicologica forte - conclude - e tatticamente sappiamo cosa dobbiamo fare in campo. Mi aspetto una grandissima partita, voglio che il mondo sia felice di guardare questa sfida in tv".
Juve, obiettivi Silva e Zapata
Sono cominciate le grandi manovre di avvicinamento a Diego. La Juventus ha raggiunto un accordo con il giocatore brasiliano da molti mesi, ma la trattativa con il Werder Brema sta entrando solo adesso nella fase decisiva a dimostrazione che Ranieri ha probabilmente dato il suo benestare all’acquisto del centrocampista sudamericano.
SILVA E RAKITIC - Nel frattempo però la Juventus è in movimento anche su altri fronti. Resta calda la strada che porta al difensore centrale Zapata dell’Udinese mentre nei giorni scorsi il ds Secco ha incontrato Michel Urscheler, il procuratore del centrocampista croato Rakitic in forza al lo Shalke 04.
La Juventus continua a tenere sotto controllo la situazione del Valencia immerso in una corposa crisi finanziaria. Il club spagnolo, secondo la stampa locale, sarà costretto a vendere un paio di giocatori importanti e la Juve è sempre in prima fila per ottenere il cartellino di David Silva, l’esterno sinistro che Ranieri vorrebbe a Torino.
OCCHI IN VENEZUELA - In questi giorni la società bianconera sta valutando anche il lavoro del capo degli osservatori Castagnini tornato dal Venezuela dove ha assistito a un torneo Sub 20 con buone indicazioni. Sul taccuino soprattutto due nomi: quello di Douglas Costa, un centrocampista di 18 anni del Gremio e quello di Dentinho, 20 anni esterno sinistro del Corinthians.
Juventus, al via l'operazione Chelsea
BANCO DI PROVA - Ranieri, però, si concentra sulla sfida con i rosanero che, alla vigilia degli ottavi di Champions, rappresenta un banco di prova davvero insidioso. "Sarà una gara importante per noi, la prova generale per la Champions. La squadra sta bene, dobbiamo avere quello slancio in più che ci permetterà di stare ancora meglio. E lo slancio ce lo può dare solo la vittoria. I prossimi saranno 100 giorni decisivi, abbiamo 18 gare sicure, siamo nel momento clou della stagione e il fatto che l'infermeria si stia svuotando - ammette il tecnico - ci da fiducia".
IL RITORNO DI TREZEGOL - Dovrebbe rientrare dal primo minuto David Trezeguet: "A Palermo farò un po' di turn over. Trezeguet giocherà dall'inizio e poi vedremo chi gli affiancherò, e dall'inizio ci saranno anche Chiellini e Camoranesi. Il francese - sottolinea Ranieri - non faticherà a calarsi di nuovo nei meccanismi della squadra: i compagni lo conoscono bene e non credo che si siano dimenticati di come gioca, e lui conosce bene loro".
PENSIERO CHAMPIONS - In campionato l'Inter sembra destinata a conquistare l'ennesimo tricolore. "Lo scudetto, come più volte ho ripetuto, lo può perdere solo l'Inter, noi dobbiamo continuare a lottare e stare sempre sul chi vive". Il pensiero, però, corre alla sfida di Londra: "Mi guarderò la prossima partita del Chelsea registrata. Buffon ha detto che la Juve è più squadra da Champions che da campionato, le somme le tireremo alla fine. Il campionato - continua - fotografa i valori reali delle squadre, la Champions, invece, è una competizione particolare, non sempre vince la più forte. Davanti a noi abbiamo 4-5 supercorazzate europee, ma le sorprese ogni tanto ci sono e noi ci crediamo. Forse dal punto di vista dei valori ha ragione Lippi quando dice che Manchester e Barcellona sono superiori a tutti, ma io non voglio essere d'accordo con lui. Farò di tutto affinché la Juve arrivi in finale".
Fonte La Repubblica
Clamoroso: il quotidiano Il Romanista non sarà più in edicola!
Questa è l'ultima settimana del Romanista. Per ora. Noi speriamo di tornare, siamo determinati a tornare in edicola presto. Ma intanto il 1 marzo ci incontreremo su queste pagine per l'ultima volta. Accade questo. Nel 2004 questo giornale, questo piccolo glorioso giornale unico al mondo, era nato sul presupposto economico di superare il traguardo dei tre anni e guadagnare così il diritto ai cosiddetti "contributi dell'editoria", ovvero, ogni anno, il rimborso di circa il 50 per cento dei costi. In questo modo i conti sarebbero tornati in equilibrio e i romanisti avrebbero avuto per sempre il loro quotidiano. Qualcosa però non ha funzionato. Un intoppo burocratico, diciamo così. La questione non è semplicissima ma vale la pena di seguirci.
Siamo partiti il 10 settembre 2004 e quindi tre anni dopo, il 10 settembre 2007, abbiamo vinto la nostra maratona. Ma era solo la prima tappa. La legge prevede infatti che è da quel momento in poi che si maturano i contributi. E quindi, per il 2007, li abbiamo maturati dall'11 settembre al 31 dicembre. In tutto, 450 mila euro. Poco, nulla rispetto alle decine di milioni di euro che tutti i giornali percepiscono ogni anno in base alla legge sull'editoria. Ma per noi quella somma era, è la vita. E ce l'eravamo meritata tutta.
Nel gennaio 2008 abbiamo presentato regolare domanda, che abbiamo integrato a giugno con il bilancio 2007, approvato e certificato. Il 27 ottobre la Commissione tecnica del dipartimento editoria della presidenza del Consiglio ha dato parere favorevole, ma il capo del dipartimento ha deciso di chiedere un ulteriore parere all'Avvocatura dello Stato. Perché? Perché mentre "Il Romanista" faceva la sua corsa, qualcuno aveva cambiato le regole, senza tener conto di chi era già partito. La data da tenere a mente è il 23 dicembre 2005. Una norma contenuta nella legge finanziaria ha eliminato, a partire dal 1 gennaio 2006, la possibilità di concorrere ai contributi per le società a responsabilità limitata controllate da cooperative; e ha alzato il termine dopo il quale si ha diritto ai contributi da tre a cinque anni per tutte quelle società editrici costituite dopo il 31 dicembre 2004. In pratica, ci avevano messo fuorigioco. Se non fosse che il 29 dicembre, e quindi ben dentro i termini delle nuove norme, I Romanisti si sono trasformati in cooperativa. E quindi per ogni singolo giorno di vita di questo giornale, abbiamo rispettato i requisiti richiesti dalla legge. Perché questa è una trasformazione, lo spiegano anche i manuali di diritto privato.
Ma torniamo al 2008, l'autunno del 2008. Il parere dell'Avvocatura, richiesto a ottobre, non è arrivato a novembre, non è arrivato a dicembre. E' arrivato a metà gennaio, quando la cooperativa aveva naturalmente ormai quasi esaurito le risorse per andare avanti (essendo questa una vera cooperativa di giornalisti, senza nessun finanziatore occulto alle spalle). A metà gennaio l'Avvocatura ha dato il suo parere ed è stato negativo, spostando il nostro diritto ai contributi a partire dal 29 dicembre 2008 (invece che dall'11 settembre 2007).
Una decisione ingiusta, illegittima e illogica che abbiamo subito impugnato al Tar. Ma qualche giorno fa il Tar ci ha risposto: ci ha detto che non è urgente, ci ha detto di fare ricorso ordinario. Altri sei, nove mesi forse. Un termine che purtroppo non possiamo aspettare. E quindi abbiamo presentato un nuovo ricorso al Consiglio di Stato, sperando che capiscano l'urgenza di privare la città di un quotidiano che ha quasi cinque anni di vita, di privare i tifosi della Roma di un punto di riferimento, di beffare tutti quei creditori che ci hanno dato fiducia, che hanno creduto in noi e in questo progetto. Ma soprattutto speriamo che qualcuno capisca l'urgenza di privare 20 famiglie di un posto di lavoro che è stato costruito e difeso ogni singolo giorno con la serietà di ciascuno dei nostri giornalisti, delle nostre segretarie, della nostra amministrazione. Il Consiglio di Stato deciderà nei prossimi giorni. Ma intanto il 1 marzo andremo in edicola per l'ultima volta. Sperando di tornare presto, sperando di restarci per sempre.
Ronaldinho è la palla al piede del Milan
Io l'avevo detto in tempi non sospetti, il giorno dopo l'arrivo di Ronaldinho al Milan. Il brasiliano sarebbe servito ben poco ai rossoneri ( Clicca qui per leggere l'articolo del 16 Luglio ). Ora tutto questo sta venendo a galla!
Che Ronaldinho, attorno ai 25-26 anni, sia stato per un paio di stagioni il più bravo giocatore al mondo e ancora oggi tocchi il pallone come nessuno, non si discute. Ma c'è una cosa che andrebbe aggiunta, per amore di verità, a proposito di questo strambo Milan targato 2008-2009: e cioè che Ronaldinho ne è la palla al piede.
E che i danni che la sua presenza in campo comporta sono esiziali. Per capirci: fa più danni Ronaldinho in campo dal primo minuto che una difesa a quattro Bonera-Senderos-Maldini-Favalli.
Sembra che dirlo sia un sacrilegio: invece bisognerebbe ragionarci sopra e in qualche modo provare a correre ai ripari. Quando il Milan gioca una partita schierando Ronaldinho dal fischio d'inizio (ultimo caso: Werder Brema-Milan di Coppa Uefa), Ancelotti regala un uomo agli avversari e il Milan gioca in 10 contro 11. Dinho oggi è un giocatore atleticamente parlando inesistente. E a parte tre o quattro lampi estemporanei, in cui l'ex Pallone d'Oro è ancora capace di lasciare a bocca aperta la platea con un'apertura geniale, un assist millimetrico, una punizione da manuale, il Milan gioca sempre e irrimediabilmente con un uomo in meno. Facendo una fatica bestiale. E arrivando al 90' con la lingua penzoloni, come un pugile suonato, cotto al punto giusto e sempre sul punto di finire al tappeto al minimo colpo (vedi auto-palo di Zambrotta al 92' dopo il gol di Diego all'84').
Per capirci: se sul campo del Werder, mercoledì, il Milan si fosse presentato con Roberto Baggio (42 anni compiuti da poco) al posto di Ronaldinho (29 anni da compiere fra poco), non sarebbe cambiato niente. E non lo diciamo per gusto di provocazione. Perché Ronaldinho ha camminato per 89 minuti esattamente come avrebbe fatto Baggio con le sua ginocchia a pezzi; e un paio di volte, o forse tre, ha regalato passaggi e aperture a dir poco deliziosi: giocate da fermo sublimi, che pochi al mondo saprebbero imitare. Tra i campioni che hanno vestito la maglia del Milan ce ne vengono in mente due: Baggio, appunto, e Rivera.
Ecco: con tutto il bene che gli sportivi italiani hanno voluto a Roberto Baggio e a Gianni Rivera – tanto per limitarci all'orticello-Milan – la domanda è: sareste stati contenti di vederli in campo a 40-41 anni completamente fermi, tristemente spenti anche se ancora capaci – perché no? – di calciare una punizione all'incrocio dei pali o di mettere la palla sulla testa di un Maldini o di un Maldera arrembanti, a tu per tu con il portiere? La risposta è no. Qualcuno eccepirà: ma Ronaldinho non ha ancora compiuto 29 anni! Vero. Però, per motivi che non siamo in grado di spiegarvi – e che solo l'interessato forse potrebbe – Ronaldinho è oggi un Baggio 42enne: e naturalmente è un peccato, oltre che un mistero, perché alzi la mano chi ha dimenticato i gol segnati da Dinho al Santiago Bernabeu facendosi mezzo campo di corsa e saltando i difensori merengues come birilli. Parliamo di una partita di quattro stagioni fa, non dei favolosi anni Sessanta.
Non entriamo nemmeno nel merito dei danni che Ronaldinho fa a Kakà ogni volta che i due si pestano i piedi in campo: la cosa è sotto gli occhi di tutti, ma qui entriamo nel campo del masochismo puro, roba che Tafazzi al confronto è un dilettante. La verità è che per quanto scomodo sia – lo sappiamo tutti: a volere Dinho è stato Berlusconi -, qualcuno dovrebbe prendere Ronaldinho da parte e raccontargli la storia di un suo connazionale molto famoso in Italia e un po' meno in Brasile, un certo Josè Altafini. Che era vecchio e spremuto, ma aveva classe da vendere; e allora si sedeva in panchina, a 20 minuti dalla fine l'allenatore lo mandava in campo e lui - con un lampo di genio e ad avversari cotti - lasciava sempre il suo il segno.
Che ne dici, vecchio Dinho? Ti va di renderti utile per davvero?
Fonte Paolo Ziliani
Ecco le giovani stelle del calciomercato europeo
Emmanuel Adebayor (classe 1984)
Attaccante dell'Arsenal che già la scorsa estate è stato vicino al trasferimento. Poi l'altissima richiesta degli inglesi ha fatto mollare la presa al Milan. Ora potrebbe essere il turno dell'Inter, per formare con Ibrahimovic una coppia straordinaria. La sua valutazione di mercato al momento si aggira intorno ai 23 milioni di euro, mentre il suo contratto, in scadenza nel 2012, gli assicura 2,8 milioni di ingaggio netti.
Sergio Aguero (classe 1988)
Altra grande stella del calcio argentino, nonostante i suoi 20 anni. Gioca nell'Atletico Madrid, tutti i grandi club europei sono sulle sue tracce, Inter in testa, sempre alla ricerca di un grande attaccante. Per portarlo via agli spagnoli servono almeno 30 milioni di euro, visto che la scadenza del suo contratto è nel 2012. Il suo ingaggio si aggira intorno ai 2,5 milioni.
Alberto Aquilani (classe 1984)
Per lui questi sono mesi decisivi. Il suo contratto con la Roma scade nel giugno 2010, quindi o firma il rinnovo, oppure quest'estate se ne andrà, per una cifra che sarà molto vicina ai 20 milioni. La società giallorossa sta cercando di fargli firmare un nuovo accordo, Inter e Juventus sono molto attente all'evolversi della situazione.
Karim Benzema (classe 1987)
E' il centravanti del futuro. Il Lione lo ha blindato con un contratto che scade nel giugno 2013, con un ingaggio da 2,2 milioni netti a stagione. Il problema per il Lione è che molte società lo vogliono, Real Madrid in testa. E di fronte ad un'offerta di 25 milioni i francesi potrebbero anche cedere.
Antonio Cassano (classe 1982)
La Juventus sta puntando forte su questo giocatore che la Sampdoria ha rigenerato. Cobolli Gigli proprio nei giorni scorsi è uscito allo scoperto dichiarando che il ragazzo interessa. Il suo accordo con la Sampdoria scade nel 2013, l'ingaggio è di 1,2 milioni, mentre la sua valutazione adesso è salita a 13 milioni.
Cristiano Ronaldo (classe 1985)
Elezioni del nuovo presidente permettendo, è il sogno nemmeno poi tanto proibito del Real Madrid, pronto a spendere addirittura 100 milioni per assicurarselo. In alternativa all'altro grande sogno Kakà. Il suo accordo con il Manchester Utd scade nel 2012, mentre l'ingaggio è da 7,5 milioni netti l'anno.
Diego Ribas da Cunha (classe 1985)
Trequartista che da anni sembra destinato a lasciare il Werder Brema, ma che poi alla fine rimane sempre dov'è. La Juventus è sulle sue tracce da tempo, così come il Manchester City, sempre alla ricerca di colpi sensazionali. Il suo contratto con i tedeschi scade nel 2011, l'ingaggio è di 2 milioni, mentre il suo cartellino vale 22 milioni. Cifra destinata ad aumentare dopo il gol al Milan in Coppa Uefa
Didier Drogba (classe 1978)
Milan ed Inter si contendono il centravanti del Chelsea ormai da un bel po' di tempo. Per ora, alla fine, solo a parole. Per acquistarlo adesso servono circa 30 milioni, ma più passa il tempo è più la sua valutazione scenderà, visto che il suo contratto da 3,5 milioni di euro scade nel 2010.
Samuel Eto'o (classe 1981)
Proprio in questi giorni il Barcellona sta cercando di fargli firmare il rinnovo del contratto che scade nel 2010, arrivando ad offrire addirittura 9 milioni netti l'anno. L'attaccante non è però convinto. Così il Milan spera di riuscire a concretizzare il proprio interessamento. All'estero c'è sempre il solito Manchester City che ha fatto un sondaggio su di lui.
Cesc Fabregas (classe 1987)
E' considerato il più grande centrocampista centrale del mondo. E la sua valutazione lo testimonia: 40 milioni. Ha un accordo con l'Arsenal fino al 2014 con un ingaggio da 2,6 milioni a stagione. Il ragazzo ha sempre detto che prima o poi tornerà in patria, in Spagna. Barcellona e Real Madrid sono sempre pronte a partire all'attacco.
Marek Hamsik (classe 1987)
Il gioiellino del Napoli è seguitissimo. E se i partenopei non centreranno la Champions, cosa al momento abbastanza probabile, potrebbero anche non riuscire a trattenerlo. Inter e Real Madrid hanno sempre manifestato grande interessamento per il ragazzo, che vale ormai almeno 18 milioni, a fronte di un ingaggio da appena 600.000 euro fino al 2013.
Ezequiel Lavezzi (classe 1985)
E' l'altro gioiello del Napoli, per il quale valgono le stesse considerazioni fatte per Hamsik. In passato il Real Madrid ha chiesto informazioni su di lui. Pure Lavezzi ha un contratto fino al 2013, mentre il suo ingaggio è di un 1 milione e la sua valutazione è arrivata a 15.
Diego Milito (classe 1979)
L'Inter a gennaio ha provato a prenderlo dal Genoa. Tornerà alla carica in estate, nonostante la valutazione da 30 milioni. Pure il Real Madrid farà un tentativo. Il suo contratto da 1,3 milioni a stagione scade nel 2012.
David Silva (classe 1986)
Il suo nome viene spesso accostato alla Juventus, come erede di Nedved. Il Valencia per darlo via vuole 22 milioni, visto che il suo contratto ha scadenza 2013. Attenzione alla concorrenza del Manchester City. Silva ha un ingaggio da 2,3 milioni l'anno.
Carlos Tevez (classe 1984)
Può essere il vero affare e il grande colpo dell'estate, visto che ha il contratto in scadenza. Ma la sua situazione non è semplice. Gioca nel Manchester United, ma il suo cartellino è di proprietà a mezzo tra la società Media Sports Investment ed il Corinthians. Ferguson sta facendo di tutto per trattenerlo, Inter e Real Madrid lo corteggiano da mesi.
La finale di Champions? Sarà Inter-Barça
Marcello Lippi a 360°. Stimolato da Gianluca Vialli e Paolo Rossi, nell'ambito della trasmissione "Attenti a quei due", la rubrica settimanale di Sky, il ct azzurro parla di italiane in Champions League, Nazionale, Del Piero, Ibrahimovic, Santon, il momento della Juve.
LA CHAMPIONS - Si comincia proprio dalla Champions League che Lippi vinse nel '96 alla guida della Juventus, battendo in finale l'Ajax ai rigori. "Il ricordo più vivo non sono i rigori, ma i 120 minuti splendidi - spiega Lippi -. Il ricordo più frequente è l'emozione con la quale i giocatori sono venuti verso di me, volevano battere i rigori. I cinque rigoristi di solito sono prestabiliti, poi, però, ci sono i cambi e le sostituzioni. Anche ai Mondiali mi è successo, tutti sono venuti verso di me. Nell'altra finale di Champions League, quella persa contro il Milan, invece, capii subito che sarebbe andata male".
Secondo Lippi la squadra che in Europa ha le stesse caratteristiche della Juventus vincente del '96 è "il Manchester United. Noi giocavamo con tre attaccanti e vedere Rooney che segue il difensore fino alla bandierina, poi cambia posizione e riparte, mi ricorda molto l'atteggiamento di Vialli e Ravanelli". Ma l'Inter agli ottavi dovrà vedersela contro il Manchester United. "Negli occhi dei giocatori dell'Inter e nell'allenatore traspare l'autostima e la convinzione. Sarà una bella partita e sono convinto che passerà l'Inter. Le squadre italiane hanno qualcosa in più delle altre nella gara secca, nel dentro o fuori. Certo, se arrivano con il 60% della forma è un altro discorso...".
IBRA - La stella nerazzurra è Zlatan Ibrahimovic che cerca la consacrazione in Europa. "Lui deve semplicemente fare una grande vittoria a livello internazionale, o con una squadra di club o con la Nazionale - spiega Lippi -. Se vincerà la coppa dei campioni con l'Inter, l'anno prossimo sarà Pallone d'Oro. Lui è considerato uno dei più grandi calciatori del mondo, incute timore. Se non è stato finora in grado di ottenere grandi risultati, non credo sia da imputare alle sue prestazioni. Credo sia uno dei più forti giocatori del mondo". Dall'Inter alla Juventus, in calo nelle ultime partite. "Il problema maggiore è che ha avuto per troppo tempo giocatori infortunati. Un dosaggio di energie adeguato è determinante nella gestione. L'Inter arriva al massimo perché adesso sono tutti partecipi di un progetto, giocano tutti, si sentono tutti importanti. Mourinho può permettersi di fare un turn-over. Adesso anche la Juve ha una disponibilità maggiore". La Roma se la vedrà con l'Arsenal.
"Sono convinto che il passaggio al turno delle tre italiane dipenda solo da noi: se noi ci presentiamo al massimo della condizione psicologica, tecnica, al di là di uno-due infortuni, che hanno anche gli altri, se noi arriviamo al 100% passiamo il turno, anche contro il Manchester". Per lui la finale sarà "tra il Barcellona e la vincente di Manchester-Inter. Il Barcellona non fa calcoli, gioca sempre al massimo''
LA NAZIONALE - Dalla Champions League alla Nazionale. "Ho ufficializzato che avrei lasciato la Nazionale prima del Mondiale, l'abbiamo vinto, l'ho lasciata, poi dopo pochi mesi mi resi conto della cavolata che avevo fatto e, appena si è ripresentata la possibilità di ritornarci, ho dato la mia disponibilità. E stata la mia maniera di ripagare la Federazione, perché mi sono reso conto che andar via dalla Nazionale in quel momento non era una cosa tanto normale". L'amichevole con il Brasile non gli ha permesso di stabilire il nuovo record mondiale di imbattibilità per una Nazionale. "Quella con il Brasile era una partita organizzata da tempo. Noi abbiamo bisogno di incontrare squadre importanti. In questo momento loro sono una squadra motivatissima: giocavano contro i campioni del mondo, giocavano in una cornice fantastica, probabilmente ora sono più forti di noi, ma non è detto che lo siano tra un anno e mezzo". Il suo progetto intanto continua: "devo stare attento a non lasciare perdere troppo presto giocatori straordinari che magari hanno qualche anno in più, ma che hanno una capacità, una tecnica, una saggezza, che prima di rinunciare a questi bisogna stare molto attenti. Nel frattempo bisogna far fare esperienza a chi non ce l'ha, può darsi che giocando contro la Russia o contro la Finlandia, magari fanno una figura diversa.
Due anni fa giocammo contro Olanda e Germania dopo un anno e mezzo di lavoro, questa volta dopo sei mesi, contro il Brasile, quindi ci sta la sconfitta. Due anni fa vincemmo in Olanda con grande autorità e personalità, ma eravamo a un punto diverso della costruzione, con la Germania lo stesso".
IL GRUPPO - "Il motivo più importante - continua Lippi - è che non sono tornato in Nazionale perché voglio vincere un altro Mondiale, certo ci proveremo con tutte le nostre forze, ma il mio obiettivo è quello di ricostruire un gruppo che abbia gli stessi presupposti psicologici che aveva l'altro, di grande compattezza, complicità, voglia". Lippi non esclude nessuno dal suo progetto, ma per quanto riguarda Totti, Lippi spiega: "lui ha detto che abbiamo un rapporto talmente bello, di stima, che se mai glielo chiedessi, è a disposizione. Sia Totti che Nesta hanno preso questa decisione, sono dei professionisti seri, gli è costata tanto, abbiamo visto anche il perché, perché non possono gestire il doppio impegno e perciò bisogna rispettare questa decisione".
IDEA SANTON - "Lo conosco da 14 anni, l'ho allenato per 12. Se continuo a chiamare sempre gli stessi come faccio a vedere gli altri? Se poi, tra un anno e mezzo sarà ancora in splendide condizioni è un altro discorso", quindi Amauri: "è un giocatore brasiliano, quando avrà il passaporto italiano...", quindi il dribbling alla domanda su Cassano. "Ci sono tanti giocatori che stanno facendo bene, come Floccari, Di Vaio. Io li sto seguendo, ma non è che posso chiamarli tutti insieme. Santon è un giocatore che mi piace tantissimo, mi sembra predestinato, mi fa pensare a Maldini giovane. Marchisio, Giovinco, Acquafresca li lascio all'Under 21, perché hanno l'Europeo, li lascio a Casiraghi, poi da giugno in poi avrò anche loro a disposizione. Io a distanza di tre anni e mezzo dal Mondiale non sono ancora sicuro adesso di aver portato i più bravi tecnicamente, ma sono sicuro di aver portato dei fuoriclasse, per la testa e per il saper far parte di un gruppo, di una squadra".
Milan, passi avanti per Beckham. E Aquilani è stufo...
Milan-Galaxy il negoziato continua. Lo conferma anche Galliani di ritorno da Brema: "Sono stati fatti passi importanti e concreti per definire l'acquisto di Beckham con i Galaxy". Ora non resta che volare a Los Angeles e chiudere l'accordo. L'appuntamento era stato fissato inizialmente a venerdì il termine ultimo per la conclusione della trattativa tra i due club che avrebbe dovuto portare David Beckham a vestire la maglia rossonera in via definitiva. Ieri un altro rinvio. Questa volta da parte della società statunitense che ha chiesto di rimandare il tutto a martedì.
A tal proposito il direttore organizzativo del Milan, Umberto Gandini, partirà la prossima settimana alla volta di Los Angeles per provare a chiudere l'affare.
Ci sono buone probabilità che il centrocampista inglese resti a Milano per circa 10 milioni di euro. In Via Turati sono tutti abbastanza tranquilli per l'esito dell'accordo, c'è tempo fino all'8 marzo, giorno in cui era stata fissata la data ultima del soggiorno di Beckham nel campionato italiano.
Intanto negli States sembrano essere rassegnati a perdere l'asso britannico. In questi giorni, infatti, i Galaxy hanno deciso di togliere l'immagine di David Beckham dalla campagna abbonamenti e dalle tessere destinate agli abbonati.
AQUILANI - In casa Roma, invece, tiene banco il caso Aquilani. Il rinnovo contrattuale tra il giocatore e la società giallorossa sembra non essere così imminente come si credeva. E' stato lo stesso agente del giocatore, Franco Zavaglia, intervenuto a "Radio Radio" fare il punto della situazione. "Noi siamo in attesa - dice -. A Natale la dottoressa Sensi ha detto che per Aquilani il contratto non sarebbe stato un problema ma stiamo aspettando ancora che qualcuno ci chiami". Zavaglia non parla di complicazioni, "ne potrei parlare se ci fossimo seduti e discusso di un certo problema ma ancora non ci siamo seduti, per cui non posso dire che ci siano. La priorità di Alberto - ribadisce il suo agente - è guarire dall'infortunio e dare il suo apporto alla Roma".
Fonte La Repubblica
Napoli, lavoro e silenzio per uscire dalla crisi
La novità di giornata riguarda l'argentino Jesus Datolo, che è stato schierato come esterno di sinistra nel centrocampo a cinque.
Per quanto riguarda invece la formazione si va verso la conferma di Navarro tra i pali, Santacroce, Cannavaro e Contini in difesa, Maggio, Blasi, Gargano, Hamsik e Datolo a metà campo e la coppia tutta argentina Denis-Lavezzi in attacco. Basterà tutto questo per disfarsi di un Genoa in grande forma? Non sembrano esserci molte differenze tra questo Napoli e quello disastroso di sabato contro il Bologna. L'unica novità è Santacroce (era ora!) e lo spostamento di Datolo sulla fascia dovuto al ritorno in campo di Hamsik. Basterà?
Inter, non è finita
La classifica parla chiaro, ma non mi stupirei se sull'onda del largo vantaggio l'Inter cominciasse a dormire sui suoi allori, esattamente come ha fatto nel derby, dopo aver raddoppiato il gol di Adriano con Stankovic nel primo tempo. Prima e dopo l'Inter ha sprecato almeno tre palle-gol clamorose con Stankovic ancora sullo 0-0 e con Adriano, sempre sciupone. Dell'Inter di Mourinho m'infastidisce l'incapacità di chiudere certe partite e il ritorno di un Milan generoso, che ha accorciato le distanze con il solito bravissimo Pato nella ripresa, stavolta avrebbe potuto punirla severamente. Veniamo alle immancabili lamentele di chi soccombe: ammetto che Adriano in occasione del gol del vantaggio ha toccato la palla con il braccio e che ho visto dare rigori simili a quello reclamato da Inzaghi. Però nel corso di tanti anni mi è capitato di perdere più di un derby per rigori assai dubbi, per azioni in fuorigioco o per rimbalzi casuali su uno stinco. Fa parte del gioco e non credo di aver mai dato in escandescenze quando è successo. A differenza di molti interisti, il mio derby ideale è quello vinto con uno o più gol puri come diamanti, certificati in regolarità perfino dalle moviole di Milan Channel. Questo è il primo derby che l'Inter vince sotto la direzione arbitrale di Rosetti. I precedenti erano tre vittorie rossonere e un pareggio e i cretini che riducono il dominio dell'Inter in campionato solo a vicende arbitrali non meritano nemmeno una risposta. E infatti io nemmeno rispondo: per saper davvero vincere bisogna prima aver imparato a perdere e io, che con l'Inter ho perso tanto, aggiungo al resto anche la parata decisiva e fortunata di Julio Cesar nel finale su Inzaghi. Rosetti dal canto suo non è stato impeccabile nemmeno quando ha rinunciato ad espellere Ambrosini perché, con il cartellino giallo già in mano, si è accorto che avrebbe dovuto sventolargli subito dopo quello rosso. Ma con 11 lunghezze di ritardo, 60 punti guardando agli ultimi tre campionati, spiegare ogni sconfitta con gli arbitraggi non faccia onore a chi ha goduto del grande Milan dell'era Berlusconi. Quindi, riconosciuto al Milan l'onore delle armi e pure qualcosa in più, qui mi fermo, citando le parole sante dell'umorista statunitense Arthur Bloch: "Non discutere mai con un idiota: la gente potrebbe non notare la differenza!"
Fonte Gianluca Rossi per Tutto Mercato Web
Barcellona, scoppia il caso Eto'o. L'Inter è alla finestra
Eppure da qualche giorno a questa parte in seno al club catalano sta tenendo banco la vicenda Eto'o.
L'attaccante camerunese segna a raffica (con la doppietta al Betis sale a quota 23 gol in campionato ed è in pole position per vincere la Scarpa d'oro) ma spesso e volentieri si lascia andare a dichiarazioni che fanno rumore.
A far discutere è l'intervista rilasciata alla rivista francese Sportweek, in cui Eto'o ha affermato: "La mia squadra del cuore è il Mallorca, qui al Barça lavoro e basta". Inoltre il giocatore dice di aver "già preso una decisione sul futuro" senza però rivelarla.
Queste ultime frasi hanno riacceso le voci di mercato nei suoi confronti. La stampa spagnola fa il punto della situazione e scrive che Eto'o è a un bivio: rinnovare il contratto o andare via. Il divorzio potrebbe avvenire a fine stagione oppure nell'estate del 2010 a parametro zero. Il Barcellona non sembra preoccupato ed intende risolvere la questione entro giugno, tenendo in grossa considerazione il parere del tecnico Pep Guardiola.
Intanto oggi l'agente dell'attaccante camerunense José María Mesalles, è intervenuto allo spagnolo 'Sport' parlando proprio delle dichiarazioni rilasciate in questi giorni dal giocatore. "Il fatto che non rinnovi ora non significa che se ne vada. Il suo contratto scade nel 2010 e lui ha sempre detto di volerlo rispettare fino in fondo"
Milan e Inter su Hernanes. Cassano alla Juve, Giovinco all'estero, mentre al Napoli è tutto da rifare!
Si chiama Hernanes, è stato recentemente proclamato il migliore Under 23 del mondo. Visione di gioco sopraffina, tiro dalla distanza, senso tattico e una valutazione da capogiro. Il San Paolo chiede 30 (milioni) per darlo eventualmente a 22-23. Quando il Milan dice che pescherà ancora in Brasile, dobbiamo obbligatoriamente prendere la targa di questo centrocampista che è considerato un portento. Moratti lo ha fatto seguire recentemente, relazioni eccellenti,l'Inter c'è. In Spagna si era svegliato per primo il Barcellona, da qualche settimana si è accodato il Real Madrid. La prossima estate è considerata quella dell'affare, almeno a San Paolo la pensano così. Della serie: è inutile tenerlo ancora qui, il ragazzo ha voglia d'Europa, al ragazzo daremo l'Europa.
Tra i nomi caldi (molto caldi) è quello da monitorare con attenzione. Il Milan deve prendere altri due difensori (a maggior ragione dopo l'incognita legata all'operazione di Nesta, auguri), ma deve anche pensare a chi affidare l'eredità di Pirlo. E siccome ogni brasiliano di talento va accostato inevitabilmente al club di via Turati, non perdiamo di vista la situazione. L'Inter della prossima estate prenderà almeno un altro attaccante da paura (con questo Adriano ne basta uno,non due come si diceva qualche mese fa), con Aguero sempre in cima alla lista. Ma un bel centrocampista di talento come Hernanes va coccolato senza sbattergli il portone in faccia.
Dall'estate 2008 continuo ad accostare Antonio Cassano alla Juve, quando in tanti lo avevano mandato in orbita Inter. Forse perché erano gli effetti della grande amicizia (almeno stima...) di Tonino da Bari con Roberto Mancini. Suvvia, Mancini all'Inter non c'è più... La Juve ha studiato bene l'operazione, adesso Cobolli Gigli conferma,i presupposti ci sono tutti. Cassano è un campione, è pronto per ritornare in un club che lotta per lo scudetto e per la Champions Legue, con la gratitudine che dovrà alla Sampdoria, perché senza l'amore di Genova blucerchiata non avrebbe cancellato qualche stagione difficile, di bizze e ribellioni. Cassano alla Juve ci sta, ci mancherebbe. Però, qualche dubbio mi resta. Il primo: se Ranieri ha detto che con Diego dovrebbe cambiare modulo, cosa significa che sarebbe disponibile a farlo con Cassano? Il secondo: se Cassano è il presente e il futuro potenziale della Juve, Del Piero è almeno il presente e un altro spicchio di futuro, difficile pensare a una convivenza tra i due. Il terzo dubbio è molto più grosso: sono un estimatore di Seba Giovinco, sono convinto che Ranieri avrebbe dovuto dargli più spazio, non entro nelle vicende tecniche o tattiche, però tenerlo in naftalina è uno spreco, un delitto, una bestemmia. Adesso si parla di Giovinco come contropartita alla Sampdoria, per farlo maturare. Può essere un'idea perché giocherebbe con continuità, troverebbe l'ambiente giusto, magari si esalterebbe. Però, c'è un però, bisogna vedere e capire come la pensa Seba che è stato corteggiato da prestigiosi club inglesi e che giustamente vuole avere la parola decisiva sul futuro. Non sarà una soluzione semplicissima, prevedo una piccola bagarre. Con una considerazione molto personale: se Cassano è da Juve, Giovinco può diventarne la stella entro i prossimi due anni. E la semplice ipotesi di andare in rotta di collisione con l'attuale società per me sarebbe una follia.
Leggo moltissimi giudizi sul Napoli. Adesso, con il senno del poi, in molti dicono che il ciclo Reja è finito, che bisognava cambiare a luglio, che la squadra non ha gioco, che tatticamente spesso è allo sbando. Premesso che i risultati di Reja a Napoli sarebbero complessivamente eccellenti anche se dovesse arrivare decimo o undicesimo, io dico che è stato sprecato un anno. Il Napoli cambierà a giugno 2009 (occhio a Delio Rossi), avrebbe dovuto farlo a giugno 2008. Affidando qualsiasi altro tipo di incarico a Reja: quello di consulente, di direttore tecnico, di ambasciatore all'estero. Non l'ha fatto, ha sbagliato. Non l'ha fatto, ha perso un anno. I cicli nascono e muoiono, forzarli o cercare di allungarli non ha senso, è un errore grande quanto un grattacielo. Un'altra cosa: il Napoli fa bene a pescare sul mercato degli argentini, ma non deve pensare che il mercato sia un'esclusiva sudamericana. Prendiamo i campioni italiani, portiamo a casa Pazzini o Cassano, assicuriamo al popolo del San Paolo giocatori pronti e forti,molto forti, da subito. Se hai quaranta milioni da investire, meglio farebbe tre operazioni da tredici, oppure due da venti:sul mercato non hai certezze, ma se spendi per i campioni hai maggiori possibilità di una svolta totale,come merita la gente che segue con passione le vicende del Napoli. A giugno si poteva prendere Milito per dieci e pagarne 2,5 di ingaggio: grossa operazione,conveniente perché oggi Milito vale il doppio. Se il Napoli non entrasse in questa dimensione, almeno quattro o cinque assi nella formazione titolare, sarebbe il caso di dirlo alla gente. Altrimenti, l'aereo resterà parcheggiato in pista. E il decollo per l'Europa che conta sarà rinviato a data da destinarsi.
Fonte Alfredo Pedullà per Tutto Mercato Web
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